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IL nostro genio

Un vampiro tra noi

Poesia

Il regno della luce

Il portale magico

Avventure nello spazio

Il cavaliere del leone

(Un vampiro tra noi

Sul penitenziario federale di Alcatraz era appena calata una notte senza luna. Il detenuto dell’ultima cella del sotterraneo si stava appena risvegliando dal torpore che lo assaliva di giorno. Aveva uno sguardo agghiacciante che infondeva terrore. Il suo viso scarno appariva di un pallore quasi spettrale ed era contornato da neri capelli, radi e scomposti. Alcune ciocche scendevano sul suo viso quasi a disegnare una fitta trama di solchi sottili e profondi. La sua bocca era esageratemente grande con delle labbra poco carnose. Sembrava avere scolpito sul suo viso un ghigno malvagio. Le dita delle sue mani apparivano lunghe e nodose, con le unghie spezzate e consumate. Da tempo le sue unghie non riuscivano a crescere, poiché erano l’unico strumento che poteva utilizzare per scavare. Da circa tre anni ormai tutte le notti, al chiarore della luna, avanzava di pochi centimetri verso la sua libertà: aveva scoperto che proprio sotto il pavimento della sua cella passava la rete fognaria del carcere. Mancavano ormai solo pochi centimetri da scavare per raggiungere il canale. Quella sera la guardia di turno anticipò il giro d’ispezione e, giunto davanti alla cella di Darkan, lo vide chino in terra, affannosamente intento a scavare. Capì cosa stava accadendo: estrasse la pistola ed entrò nella cella minacciando di ucciderlo se non si fosse alzato immediatamente. Darkan lentamente si tirò su e si voltò verso la guardia. Nei suoi occhi era riflessa la luna e, fulmineo come un’aquila si avventò sul malcapitato, che cadde a terra con un rivolo di sangue che scendeva dal collo. Darkan si introdusse rapidamente nel cunicolo e, mentre camminava circondato da topi, si sentì rinvigorito sia dall’ambiente malsano sia dal pensiero di quelli che fra poco avrebbe addentato. Anche se non era sua consuetudine, sfinito da anni di astinenza, afferrò con uno scatto felino un grosso topo, lo azzannò e ne bevve il sangue. Essendosi nutrito a sufficienza, corse più velocemente fino allo sbocco del canale fognario. Qui, dopo aver fatto un respiro profondo, si trasformò in un pipistrello e con queste sembianze si diresse, volando, verso San Francisco. Nella metropoli californiana si tramutò di nuovo riassumendo il suo aspetto originario, aggirandosi furtivamente nei sobborghi squallidi e abbandonati. Nell’urgenza di nutrirsi di nuovo, si gettò avidamente sul primo barbone che incontrò, ma mentre si sollevava dal corpo esanime, con un rivolo di sangue che gli colava da un lato della bocca, si accorse di una piccola ombra tremante che sporgeva da un cassonetto della spazzatura. Non posso permettermi di essere scoperto, non posso lasciare che tu viva! Un’ombra più scura si sovrappose e fece scomparire per sempre la piccola vittima.

Xan & Anspaugh

 

 

-Una situazione incontrollabile

Ti possiede, 

ti sconvolge, 

che cos’è? 

Vorresti controllarlo ma non ci riesci, 

lo vivi in modo caotico, irrefrenabile, 

non capendo mai quello che ti sta succedendo, 

quel senso di vuoto che ti logora dentro, 

che ti fa capire quel sentimento che si chiama          

 “amore”.

 

 

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Il regno della luce

Il portale magico

Avventure nello spazio

Il cavaliere del leone

Ispirandosi alle narrative di Calvino 

alcuni compagni hanno inventato dei  racconti fantastici 

in cui loro sono i protagonisti principali.

 

--Il regno della luce

C’erano una volta, nel lontano medioevo in Irlanda, due principi in lotta tra loro, si supponeva che fossero gemelli: uno si chiamava Artan (che sarei io) e l’altro Slayn. Uno era il buono e l’altro il cattivo. Artan era amato da tutto il popolo, fiero e generoso. Il suo castello era situato sulla parte più alta del regno, sempre illuminato. Era il bene, la luce e il fuoco che arde nei nostri cuori. Slayn, era esattamente l’inverso, odiato dal popolo, con un castello che stava nell’oscurità più totale. Era il male, l’oscurità e la fiamma nera della cattiveria che arde in un posto desolato del nostro cuore. Un giorno Artan, andò dall’oracolo per farsi dare un consiglio per sconfiggere Slayn e costui gli disse: << Scegli i famigerati “Cavalieri della Morte” vedrai che funzionerà>>. Il principe Arton gli diede retta e l’indomani aveva già schierato tutto l’esercito davanti al castello. In prima fila c’erano i tamburini che facevano un ritmo tribale, per far capire che stavano andando in battaglia; in seconda fila, i fanti con una corazza lucente e una lancia lunga circa due metri. In terza fila i famigerati “Cavalieri della Morte” su dei cavalli con armature nere e spade possenti con una lancia anch’essa molto potente, uno scudo con oscure incisioni e vari pugnali.

Davanti a tutti, c’era il principe Artan con un ’armatura d’oro (l’aveva rubato nella caverna del Dragon Ship, per quella battaglia) sorreggeva uno scudo rosso fuoco con una spada grandissima, che maneggiava con tanta maestria. Inizia la battaglia ma anche il principe Slayn ha un esercito portentoso e si avvalgono della forza dell’oscurità. Sono passati due giorni, e la battaglia è ancora in corso, ma non ci sono ancora né vincitori né vinti, le perdite sono atroci. Ci sono brandelli di carne ovunque “sembrava un mattatoio” .

Nel cielo si  potevano notare già stormi d’uccelli neri, sembravano corvi, che scendevano per decimare le poche vittime ancora vive. All’improvviso Slayn tenta la fuga per il bosco. Artan lo inseguì per vedere dove quel codardo stesse andando a rifugiarsi. C’era una montagna, Slayn l’aggira, Artan la scala, perché pensa che così gli avrebbe tagliato la strada. Incominciata la scalata e arrivato a metà percorso, Artan sfoderò la spada perché sentì una voce che gli disse : "Sono la voce del vento che ti dà un consiglio" allora Artan rispose : "Sono tutto orecchie, cosa hai da consigliarmi? " , "Parlo da parte del Dragon Ship, dice che devi andare nella sua grotta, ti deve parlare" , " Ci vado subito, ma da qui è molto lontano, come faccio? ", e il vento rispose : "Sali su di me". Artan salì e arrivò all’ingresso della grotta. All’improvviso sbuca dalle sue spalle Dragon Ship . Inizia una lunga conversazione tra i due, Artan gli vorrebbe ridare la sua armatura, perché non si è comportato lealmente nei confronti del drago. Ma esso gli disse: “l’armatura ti servirà per sconfiggere il nemico Slayn, forse non lo sai ma essa nasconde un segreto. Colui che la indossa e ha un cuore puro, sarà invincibile e nessun perfido individuo potrà ucciderti. Solo una persona con il tuo stesso sangue che gli scorre tra le vene potrà scalfirti, ma usando la potenza della spada del drago, potrai sconfiggere chiunque. Ecco la spada, te la dono, come segno di fedeltà. Ricorda, Slayn è tuo fratello gemello, quindi attento. Artan un po’ perplesso lascia la caverna e ripensa alle parole del Dragon Ship e con l’aiuto del drago ritrova Slyn. Gli salta addosso, i due cominciano a discutere dei torti fatti reciprocamente, dopo una serie di discussioni Arton dice: “Slayn è giunta la tua ora comincia a scavare la tua fossa per la tua salma”. In guardia, Slayn: “Ok fino all’ultimo sangue” incomincia il  duello tra i due. Nei primi colpi prevale Slayn, ma Artan ripensa alle parole del Dragon  Shyn e si avvale di quello che aveva detto e sottomette Slayn. Con una mossa da vero maestro e con la forza dell’armatura, disarma Slayn, che finito in ginocchio scongiura Artan di non ucciuderlo. Artan dice: “ è giunta la tua ora, muori maledetto” e con un colpo gli fa saltare la mano. Con un altro colpo netto gli fa saltare la testa che cade per terra rotolando sull’erba bagnata dalla rugiada. Poco dopo arriva l’esercito di Artan, anch’esso aveva sconfitto l’altro esercito, che lo porta trionfante nel castello. Tutta la popolazione riunita per il grande evento, saluta il principe. Fa preparare un banchetto in suo onore. Ora nel regno di Artan regna la luce, l’oscurità è sconfitta per sempre. Ma non bisogna essere sicuri della pace eterna, perché il male prima o poi tornerà. Dove c’è il bene c’è anche il male ma per il momento il mondo si gode la pace, sperando che duri in eterno. La storia è finita ma ci rivedremo quando il male tornerà. Pensiamo che sarà molto presto.

  Danilo 2D

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Il portale magico

Avventure nello spazio

Il cavaliere del leone

---Il portale magico

Una mattina del 20 dicembre 2020, mentre ero nella mia stanza a riposare, dopo una lunga giornata di lavoro, sentii un tremendo rumore sordo, come qualcosa di enorme che cadeva a terra con violenza. Mi affacciai di corsa alla finestra e vidi un enorme cratere nel giardino di casa. Titubante ed impaurito, mi rinchiusi in camera. I miei genitori dormivano, soltanto io ed il mio pappagallo avvertimmo il tremendo rumore. Aspettai ancora qualche minuto e, dopo aver riflettuto, incuriosito, ma impaurito, mi precipitai giù per le scale. Aprii la porta lo scenario che mi vidi davanti fu spaventoso: un enorme cratere largo una ventina di metri e profondissimo dal quale non si riusciva ad intravedere nulla. Ad un tratto udii un altro rumore sordo come una porta sbattuta e dei passi molto forti. Ma non era solo il misterioso essere; si avvertivano altri passi e da qui una catena di strani mugolii e scricchiolii. Un’ombra dietro di me aleggiava imperiosa; il mio cuore palpitava, tanto che non ebbi il coraggio di voltarmi. Ad un tratto il buio. Mi risvegliai, non so dire dove, non so dire quando. Tutto appariva ai miei occhi cambiato; tutto taceva, tutto era fermo, come se quel posto fosse disabitato.

Accanto a me  praterie infinite, cascate meravigliose, alberi ed animali selvaggi all’apparenza tranquilli. Provavo una sensazione bellissima, mista a paura. Sperduto in quel mondo fantastico, mi sentivo in preda alla natura. Sporgendomi, al di là di una folta boscaglia, vidi una casupola, probabilmente costruita manualmente, ed accanto un diroccato mulino ad acqua. Il paesaggio intorno alla casupola era lo stesso, ma avvertivo una strana sensazione. Dove mi trovavo? Di chi era quella casa? I dubbi in me crescevano, così come anche la paura. Attraversai delle palme e mi ritrovai a tu per tu con la casa. La mia curiosità mi trascinò a guardare al di là della vetrata colorata. Ben poco riuscii ad intravedere. Però scorsi un volto femminile, come di una anziana signora impegnata nelle faccende domestiche. Lo spettacolo che mi apparve subito dopo fu per me una scena inamovibile. Al di là della casupola udii delle grida. Mi precipitai. Un enorme distesa di uomini, costretti a vivere in quella valle rinchiusi senza via d’uscita. Un alone di angoscia aleggiava su di essi. Rimasi immobile, senza batter ciglio. Chi era quella anziana signora che avevo visto nella casa? La paura era enorme. Mi voltai e mi ritrovai il volto della signora accanto al mio. I suoi occhi erano dolci; non era scostante. Le chiesi chi fossero quelle persone. Tacque per un po’. Riaprì la bocca dicendomi che quelle erano le anime dannate della vita terrena, di tutti quelli che vivevano alle spalle di qualcuno. Non c’era via di scampo da quel mondo apparentemente fantastico. Le chiesi chi fosse. Mi rispose dicendomi con tono deciso: " Io sono la guardiana del portale magico". Dopodiché, voltandosi, mi condusse al portale magico. Un cerchio di sette simboli concatenati: Sole, Luna, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano. "Soltanto chi riuscirà ad aprire il portale avrà salva la vita, altrimenti sarà costretto a vivere incatenato al mondo illusorio del fantastico e tranquillo".

Dopo avermi detto ciò, ella rincasò e ricominciò le faccende. In quel mondo tra il fantastico e l’orribile non vi era altro che erba e selvaggina. Mentre girovagavo per la boscaglia, un’immagine straordinaria mi apparve davanti agli occhi: una bellissima donna dai lunghi capelli biondi, con fare dolcissimo. Mi avvicinai. Mi guardò: i suoi occhi si accesero come diamanti; si getto  tra le mie braccia piangendo disperata e urlando: "La nostra vita rinchiusa qui ". Dopo essersi calmata, mi condusse nella sua casa, un rifugio fatto di canne di bambù e foglie di palme. Mi rifocillai. Là per venti lunghi anni, lei e suo marito erano stati rinchiusi, mi fece anche vedere una strana mappa, nella quale era disegnata una strana cosa, simile ad un’eclissi lunare. Naturalmente lei non capì a cosa si riferisse, ma io si. Capii subito che da li poteva derivar la nostra salvezza, ma quando mi recai al portale, vidi che non era possibile, poiché il simbolo della Luna, già era messo al posto giusto, come tutti i simboli tranne quello di Giove, Dio della guerra. Kasha, così si chiamava la fanciulla, aveva messo quei simboli da molto tempo, ed era ora alla ricerca del settimo simbolo, quello di Giove. Sulla strada del ritorno mi venne come un flash, e ripensai alla vecchia signora, che anche Kasha aveva incontrato. Infatti mi aveva detto di averla incontrata nel mio stesso modo e mi raccontò di aver visto una sera la vecchia pulire uno strano oggetto simile ad una sfera, con all’interno due spade incrociate, ma pensò che fosse un gingillo per casa. Non era così; era il simbolo di Giove e le spade rappresentavano chiaramente l’onore alla guerra. Purtroppo il simbolo era custodito dalla guardiana, apparentemente inerte. Sicuramente la vecchia nascondeva qualcosa. Kasha mi raccontò che la vecchia durante la precedente eclisse lunare, non uscì mai dalla casa, e vi restò tutto il giorno rinchiusa con lei, dato che l’eclissi era assai pericolosa per la vita umana. Osservando attentamente la mappa, capii che la prossima eclisse era vicina. Ci accampammo vicino alla casa della vecchia, pronti a colpire. Il simbolo era rinchiuso in un bauletto che la donna custodiva sotto il letto. Come previsto, il fatidico giorno arrivò. La guardiana infatti era inerte. Stava distesa sul letto e non si muoveva. Riuscii ad intrufolarmi attraverso il caminetto ed entrai  nella stanza . Mentre strisciavo verso il letto, urtai una statua di marmo, che provocò un rumore sordo e forte, e la vecchia si svegliò. Venni scoperto e rinchiuso nella valle con le altre anime  dannate. Da quel giorno non vidi più Kasha, ne’ tanto più la mia famiglia, costretto alla vita eterna all’interno del portale magico.

                                                                                                        Stefano  2D

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Il cavaliere del leone

----Avventura nello spazio

  3002 A.D., base astrale I.S.S., quadrante cinquantuno. Il mio incrociatore AX-704, è arrivato da 1500 anni luce; dopo la dura guerra con gli zergling, ne siamo usciti vittoriosi con in premio il loro pianeta. Con il mio copilota ci fermiamo per riparazioni e scorte di viveri e armi. Il timone destro è completamente distrutto. Ci dicono che ci vorranno circa tre giorni per effettuare le dovute riparazioni. Il capitano ci ospiterà nella sua base. Le cabine non sono delle suite presidenziali, ed eliminando qualche scarafaggio qui e là potremmo riuscire a renderle vivibili. All'entrata ho visto un uomo dall'aspetto strano, che mi guardava misteriosamente. Credo che preferirò dormire con la pistola sotto il cuscino, anche se mi sentirei più sicuro sul mio incrociatore. Il secondo giorno, passato il duro risveglio dal mio letto ultrascomodo, facciamo un giro nella base assieme al capitano. Per fortuna il rancio e le armi in dotazione non sono come la nostra cabina. Il capitano della base ci fa vedere il punto di assembramento robotico. È ben costruito: sembra che solo la nostra cabina sia una "discarica". Sembra tutto tranquillo quando dall'altoparlante …

"Allarme generale! Una flotta di mutalische zergling in avvicinamento dal settore sette punto zero! A tutte le unità d'appoggio, dirigersi ai propri posti di combattimento!". Intanto noi stiamo dando una mano a infilare gli incrociatori e i trasporti negli hangar antiatomici. Ci arriva la strana notizia da un sottufficiale che il nostro incrociatore è come nuovo. Partiamo subito! Io e Jack (il mio copilota) ci stiamo chiedendo da dove potessero venire quelle truppe, visto che praticamente li avevamo sterminati. "Ne abbiamo due alle costole" mi riferisce Jack. Cominciamo bene! Dopo una serie di cabrate e avvitamenti, mi sono ancora dietro, allora mando Jack al cannone mobile rotante. Devo ammettere che ha buona mira: ne ha distrutto uno al primo colpo! Ma siamo alle strette: la mutalisca sta caricando la loro unica risorsa: il cannone fotonico! Un solo colpo per ridurci in mille pezzettini! Se Jack lo manca, addio all'AX-704. Ma forse ci possiamo salvare: il radar ha ricevuto il segnale di un missile sparato dalla base.

Ed infatti ecco che la mutalisca è ormai ridotta in polvere. Torniamo alla base quando ci appare uno spettacolo orribile: la base ridotta ad un mucchio di rottami e carcasse umane sparse ovunque. Siamo costretti a ritornare sul pianeta zarrot (quello da cui provengono gli zergling). Andiamo su quella base installata qualche giorno fa. Raccontiamo tutto al comandante in capo, tanto che, per la preoccupazione aumenta le truppe di trecento uomini ogni divisione. La notte la passeremo lì. Non ho neanche la forza di togliermi la divisa, tanto che mi addormento vestito, per poi aprire gli occhi in piena notte: degli strani rumori mi hanno svegliato. Accendo la luce, quando uno strano essere, probabilmente uno zergling, mi piomba addosso, ma faccio in tempo a scostarmi, tirare fuori dalla fondina la pistola, e uccidere quella lurida bestiaccia. Jack si sveglia di soprassalto, ma non fa in tempo a "spaventarsi", che uno zergling uscito da terra, lo ha conficcato e fatto a pezzi con le lame che ha al posto delle braccia. <<JACK !!!>>. Le mie urla risuonano per tutta la base. Esco per la strada principale, guardo l'orizzonte quando una grande ombra copre il mio corpo. Sento tre canne di fucile laser poggiate sulla mia testa. Faccio per girarmi quando… BANG !!!

Alessio 2D

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Il cavaliere del leone

-----Il cavaliere del Leone

Questa è la vera storia del leggendario "Cavaliere del Leone" che si affidò al suo istinto, per liberare una bellissima Maga dalle grinfie di un perfido stregone. Tutto ebbe inizio tanto tempo fa, nel lontano anno di grazia 1320.Io, il famoso pirata gentiluomo Son, mi preparavo con la mia ciurma per una nuova avventura in mare aperto, pronto ad affrontare nuove battaglie, nuovi pericoli. La mattina mi alzai presto per una lunga passeggiata riflessiva in riva al mare. Ad un certo punto uno strano luccichio attrasse la mia attenzione.

Era una bottiglia di uno strano colore, tra il verde e il giallo. Dentro di essa c'era un bigliettino, strano, incantato, come se fosse destinato a me. In quel pezzetto di carta c'era scritto: "Giovane valoroso, aiutami sono prigioniera nell'isola della REGINA NERA. Solo tu puoi salvarmi". Dietro la scritta c'era una mappa per arrivare nella terrificante isola. Così in fretta e furia radunai la mia ciurma, e ci preparammo a partire. Ormai erano diversi giorni che navigavamo e di quest'isola nemmeno l'ombra. Tutti i marinai stavano per gettare la spugna, anche perché non comprendevano il motivo della spedizione e si ponevano tutti la stessa domanda: "Perché rischiare la vita per una persona sconosciuta, e se fosse una trappola?". A dire la verità anch'io ero pensieroso, ma quella sera mi apparve in sogno una bellissima ragazza, imprigionata nello scantinato di un castello. Mi chiedeva: "Liberami, liberami, solo tu puoi farlo, sei il predestinato". Mi svegliai tutto sudato, pensai e ripensai mille volte a quella frase, "Tu sei il predestinato". "Predestinato", ma predestinato a che cosa? Quella notte non chiusi più occhio cosi me ne andai sul ponte della nave a guardare le stelle. La notte era stupenda, il cielo era pieno di mille luci. Ad un certo punto tutte le stelle si misero in modo tale da formare una freccia. Capii al volo quest'altra indicazione, e, anche se non compresi bene cosa stesse succedendo, mi fidai del mio istinto, presi il timone e girai la nave verso la direzione indicatami dalle stelle. La mattina seguente, come per miracolo, l'isola era davanti a noi. Attraccammo e ci preparammo al combattimento. Ci avventurammo in un bosco pieno di insidie, ma con molta abilità riuscimmo ad arrivare davanti al castello, senza perdere né uomini né munizioni. Il castello era circondato da una strana nebbiolina. Capii immediatamente che qualcosa di anormale, di magico, come una barriera, circondava il castello. I miei uomini si precipitarono per entrare nel castello, anche perché il portone era aperto, e non c'erano guardie a sorvegliare l'entrata. Ma la loro foga venne punita perché ,appena si avvicinarono a quella strana nebbiolina, essi scomparvero nel nulla. Ero rimasto solo, ma con me avevo la mia fedelissima spada e il mio portafortuna, una collanina d'oro con un ciondolo a forma di leone che mi aveva dato mio padre prima di morire, dicendomi che mi avrebbe aiutato a trovare la mia vera identità.

Mi avvicinai lentamente, per paura di fare la stessa fine dei miei uomini. Questa volta la nebbiolina scomparve, mi affrettai ad entrare. Una volta all’interno del castello, guardai la mappa che avevo, così mi diressi senza perdere tempo verso gli scantinati. Gli antri spettrali erano sorvegliati da una decina di guardie, armate fino ai denti. Da solo non potevo combattere, allora mi appellai alla mia intelligenza e cercai di escogitare un piano, ma il tempo era poco e le dieci guardie aspettavano solo il momento di farmi fuori. Cercai di distogliere la loro attenzione, smorzando le candele, facendoli rimanere cosi al buio. Approfittai delle tenebre per colpire una delle guardie e appropriarmi dei suoi vestiti, così mescolarmi tra loro sarebbe stato più facile. Facendo finta di aspettare l'intruso (che ero io) cercai di scoprire dove fosse stata imprigionata la ragazza. Dopo tanto cercare la trovai, era nella cella numero cinque. Arrivata la sera e arrivato, per fortuna, il mio turno di guardia, senza farmi scoprire la liberai. Ora il problema era uscire dal castello. Mentre scappavamo, ella mi disse che era una Maga e che era stata imprigionata lì molti anni prima da uno stregone che ambiva alla sua mano, ma lei si era rifiutata di sposarlo, quindi, l'unica sua speranza risiedeva in quel biglietto. Riuscimmo ad uscire, ma qui una terribile sorpresa ci stava aspettando. Lo stregone era fuori e attendeva proprio me. Incominciammo lo scontro, lui inizialmente ebbe la meglio, ma ad un certo punto la mia collanina si staccò e si trasformò in una splendida armatura d'oro. La bellissima maga esclamò: "Allora sei proprio tu il Cavaliere del Leone!". Risposi: "Chi sarei io?" "Il Cavaliere del Leone, un uomo dal cuore nobile e destinato a fare del bene". Ora capivo il significato della collanina e delle parole di mio padre. Con quell'armatura non fu difficile vincere il perfido stregone. Così in fretta e furia arrivammo alla nave, ci guardammo negli occhi e fu subito amore. Arrivati a casa decidemmo di sposarci. Dopo alcuni anni capii che la mia vita non era sulla terra ferma, ma in mare, così mi lasciai alle spalle il passato e partii per una nuova avventura. 

                                                                                                  Riccardo   2D

 

La storia di Paolo, un ragazzo albanese

 

Prima della guerra in Albania, Paolo Serbavic un ragazzo di 15 anni, svolgeva insieme alla sua famiglia una vita normale. Ma dopo lo scoppio della guerra la sua vita cambiò in modo drammatico. Paolo cercò di scappare insieme alla sua famiglia dalla guerra,  ma durante la fuga perse prima i suoi genitori e in seguito il fratello minore. Per Paolo la vita si fece sempre più triste, però lui sopportò tutte le disavventure e andò avanti. In seguito partì per l'Italia ed arrivò in un paese chiamato Montesilvano, che si trova in provincia di Pescara. Dopo circa dieci giorni passati "facendo la fame", una  ragazza di nome Giulia di 26 anni lo vide disteso su un marciapiede lo svegliò e lo portò a casa sua, lì si presentarono, Paolo le raccontò tutta la sua storia e lei commossa lo invitò a restare da lei. Giulia lo rimise a nuovo e lo portò sulla giusta strada per ricominciare una nuova vita. Paolo, dopo alcuni giorni passati da Giulia, uscì a fare una passeggiata e incominciò a chiedere in giro se c'erano posti di lavoro. Dopo tanto tempo passato a cercare lavoro, trovò un posto come commesso in un negozio di abbigliamento sportivo che si chiamava "Lo sport secondo te". Paolo, preso dall'euforia di lavorare, cominciò subito. La sera arrivò a casa e comunicò la bella notizia a Giulia, che gli rispose dicendo: "sono contenta, te lo meriti". Paolo iniziò così a mettere dei primi soldi da parte, e prese ad uscire con i primi amici. Un giorno al lavoro conobbe una ragazza di nome Jenny, una giovane di 18 anni proveniente da una famiglia di ricchi industriali. Questa conoscendo Paolo se ne innamorò e decise di sposarlo, anche se lui aveva solo 16 anni. Il loro matrimonio avvenne un giorno d'estate e gli fecero da testimoni due persone prese dalla strada, che si chiamavano Alessandro e Pina. Per Paolo si aprirono le porte di una vita stupenda. Egli ebbe durante la sua lunga vita ben quattro.

Enzo, Matteo, Tiziano, Remo (Classe 1° E)

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