Opinioni
|
Le opinioni: Condividi la presenza degli extracomunitari in Italia |
|
Condividi o non condividi la presenza degli extracomunitari in Italia?
Da
questi dati si desume facilmente che il numero di immigrati in Italia
sta aumentando, sia pur in modo modesto. La maggior parte degli
immigrati in regola è andata ad accrescere la forza lavoro italiana,
ricoprendo da molto tempo i ruoli lavorativi che gli italiani non sono
più disposti a svolgere, perciò la presenza degli immigrati è
fondamentale per la continuità nello sviluppo delle imprese italiane,
soprattutto nell’Italia settentrionale, essendo venuta a mancare quasi
del tutto la figura dell’emigrante. Un impatto positivo sul benessere
dell’economia Italiana è dovuto al fatto che la presenza degli
extracomunitari allarga la base contributiva, trovatasi in grave deficit
a causa del calo demografico, e rappresenta quindi uno strumento
importante di riequilibrio dei nostri conti. Ipotizzando l’assenza
degli extracomunitari dal territorio nazionale, si andrebbe certamente
incontro ad una crisi del settore lavorativo - occupazionale, e, a lungo
termine, si assisterebbe al crollo del sistema previdenziale nazionale.
Secondo l'Istituto Giovanni Battista Scalabrini, che ha effettuato una
ricerca sull’immigrazione e sviluppo socio-economico, l'1,5%~1,8% del
valore aggiunto prodotto in Italia (per un totale di 24-25 mila
miliardi), deve essere attribuito ai lavoratori immigrati. In base alle
precedenti argomentazioni, si può quindi affermare con sicurezza che
gli immigrati costituiscono, più che una minaccia o peggio un pericolo
da cui difendersi chiudendo le frontiere, una vera e propria risorsa per
l’Italia. Sembra quasi un nonsenso che proprio l’Italia del Nord,
che è quella che ha più bisogno della forza lavorativa degli
extracomunitari, sia anche quella più razzista verso di loro, cosa che
si evince dalle frequenti dichiarazioni dei movimenti federalisti
dell’Italia settentrionale. In particolare, questi gruppi politici
portano come argomenti alle loro tesi il consistente aumento della
criminalità in Italia e i dissidi che si verrebbero a formare fra la
comunità italiana cattolica e le comunità extracomunitarie di altre
dottrine. Riguardo
al primo punto è effettivamente attendibile l’aumento della
criminalità provocato dagli extracomunitari: basti pensare che nel
gennaio 2000 i detenuti extracomunitari sono stati 14.037 su 51.862, cioè
il 27% circa, la stragrande maggioranza dei quali incriminata però per
reati minori. È però anche vero che la chiusura delle frontiere non
impedisce l'immigrazione e favorisce, al contrario, la complicità tra
gli immigrati e chi specula sul loro lavoro e sul traffico di
manodopera, incrementando la criminalità organizzata. Non va comunque
ignorato come sia più facile innescare episodi di criminalità fra
persone esposte allo sradicamento, all'abbandono e all'emarginazione
quali sono appunto molte fasce di immigrati che più facilmente possono
cedere alle lusinghe del guadagno facile proposte dalla criminalità
organizzata italiana, a volte consorziata con quella straniera, ma
operante in ambiti (ad es. droga, prostituzione) che soddisfano
richieste di clienti italiani. Riguardo la questione religiosa, invece,
dai dati raccolti dalla Fondazione Migrantes, all'inizio del 1999 la
provenienza religiosa vede una netta maggioranza dei seguaci della
dottrina cristiana con il 57,5% rispetto ai musulmani con il 34,9%. Questo
sdrammatizza i timori di un’"invasione islamica", anzi può
incentivare il dialogo fra espressioni diverse. In conclusione si
dovrebbe affrontare questa emergenza in modo razionale e senza
xenofobia, ma cercando un punto di equilibrio: fornire agli
extracomunitari abitazioni decenti, assistenza socio-sanitaria, libertà
di culto e un lavoro che garantisca un’esistenza libera e dignitosa,
cosa che ci qualificherebbe come il grande Paese in cui ognuno di noi
auspica di abitare. Alessio
II°
L.S.T. Se
si guarda l’esperienza italiana degli ultimi decenni si può affermare
che gli immigrati costituiscono una vera risorsa per l’Italia sia sul
piano economico, sia sul piano culturale. I
dati confermano che la presenza degli immigrati è fondamentale
nell’economia italiana, soprattutto nell’Italia settentrionale, dove
c’è mancanza di manodopera e gli immigrati rappresentano una realtà
concreta del mondo produttivo. L’economia italiana trae benefici dal
lavoro degli extracomunitari che pagano le tasse e, quindi, aumentano le
entrate che lo Stato percepisce e producono ricchezza. Inoltre, per gli
Italiani la loro presenza costituisce una risorsa culturale effettiva,
perché il contatto con loro significa conoscere le loro tradizioni, le
loro idee e i loro valori. Però soprattutto negli ultimi tempi molti Italiani, e stranamente proprio nel nord Italia, pensano che gli immigrati costituiscono un problema sociale e di ordine pubblico, perché è aumentata la criminalità e la disoccupazione. Per
quanto riguarda la disoccupazione, l’idea che gli immigrati tolgano
lavoro agli Italiani è falsa perché la stragrande maggioranza degli
immigrati dotati di regolare permesso di soggiorno va ad
aumentare la forza lavoro italiana, ricoprendo i mestieri che gli
italiani non sono disposti a eseguire. Se
andassimo a guadare la nostra recente storia, scopriremmo che
all’inizio del XX secolo anche l’Italia è stata un paese di
emigranti verso l’America, i quali hanno potuto costruire un futuro in
quel paese. È, quindi, inconcepibile pensare di chiudere le frontiere
per xenofobia, anche se è giusto regolamentare gli ingressi,
rinunciando alla possibilità di questo scambio con persone di culture
diverse, che è una ricchezza. Inoltre, accogliere gli immigrati
garantendo loro un’esistenza libera e dignitosa, qualificherebbe il
nostro Paese come un paese veramente civile. XAN
II L.S.T.
L'immigrazione
oggi è un fenomeno che si verifica frequentemente, infatti in Italia
come negli altri paese industrializzati, il tasso degli extracomunitari
si è alzato e si sta alzando molto rapidamente. Tutto questo è dovuto
dal fatto che nei paesi del terzo mondo il lavoro è molto scarso, e le
condizioni di vita non sono delle migliori. Oggi, in Italia si conoscono
circa un milione e mezzo di extracomunitari provenienti da tutto il
mondo, e la popolazione italiana si è divisa nettamente alla domanda:
"accetti gli extracomunitari nel tuo paese?". Molti vedeno
queste persone come dei potenziali delinquenti che portano nel nostro
paese droga, prositituzione ecc… Molti si sentono minacciati dalla
diversità esteriore e culturale degli extracomunitari: il loro colore,
la loro lingua, la loro religione sono per molta gente motivo di
razzismo. Altri ritengono che gli extracomunitari rapresentano una
minaccia per la popolazione disoccupata italiana, ma questo non è
affatto vero, infatti tutti i lavori svolti dagli extracomunitari sono
molto pesanti e riguardano solo ed esclusivamente i settori
dell'edilizia, dell'agricoltura, della pesca, e sono proprio questi
lavori molto umili che gli italiani non vogliono svolgere. L'altra parte
della popolazione accetta pienamente gli extracomunitari e ritiene che i
lavori rifiutati dagli italiani per motivi economici, sociali e
demografici, ed accettatti da loro, consentano il mantenimento in vita
di attività produttive, condannate all'estinzione e di attivare servizi
che altrimenti sarebbero più carenti e costosi. Io ritengo gli
extracomunitari siano diventati ormai troppi per l'Italia, anche se li
accetto e li rispetto pienamente. Io penso che la società comtemporanea
sia diretta verso la multirazionalità, e ritengo che sia opportuno,
attrezzarsi fin d'ora per rendere l'inevitabile fenomeno culturale e
sociale accettabile, anche se ancora l'arretratezza razzista purtroppo
persiste nel nostro paese. Riccardo
II L.S.T. |
|
Le opinioni: Condividi la presenza degli extracomunitari in Italia? Le assemblee d'Istituto |
|
L'Assemblea
d'Istituto
I
decreti delegati riportano che le assemblee studentesche rappresentano
l’occasione per la partecipazione democratica alla gestione scolastica
da parte degli studenti, ma al giorno d’oggi le assemblee hanno perso
questo valore e assumono una funzione minima, di socializzazione tra gli
alunni, mentre dovrebbe essere il momento per discutere e per fare
proposte sui problemi della scuola e della società. Infatti, secondo i
decreti può essere richiesta la partecipazione di esperti del campo
sociale, artistico e scientifico; inoltre può essere destinata allo
svolgimento di attività di ricerca. In realtà, le assemblee si sono
ridotte in un momento in cui gli studenti si riuniscono in piccoli
gruppi e parlano tra di loro di questioni personali e non delle
problematiche inerenti alla scuola. Mai, da quando frequento le scuole
superiori, si è discusso i punti all’ordine del giorno anche se per
ottenere l’assemblea è necessario proporre questioni da dibattere. A
riprova che l’assemblea è sentita come un giorno di vacanza, c’è
il fatto che gli alunni abbandonavano l’aula magna dopo pochi minuti
dall’inizio e che la preside ha dovuto mettere un orario minimo di
svolgimento per evitare questa fuga. Però
alcuni potrebbero obiettare che l’assemblea d’istituto è un diritto
e, pertanto, la scuola deve concederla, ma questa posizione, secondo me,
nasconde solo la voglia di fare un giorno di vacanza. Si
dovrebbe, però, considerare che questo diritto è nato perché gli
studenti credevano veramente di poter cambiare qualcosa all’interno
della scuola. Oggi sembra che gli studenti non vogliano più partecipare
alla gestione della vita scolastica, quindi, per logica si può dire che
abbiano rinunciato a questo diritto. Ritengo
che l’assemblea d’istituto dovrebbe tornare ad avere un valore di
partecipazione e potrebbe essere così se gli studenti vedessero che le
idee discusse poi fossero prese in considerazione. Xan L'Assemblea
d'Istituto Durante
gli ultimi anni, la scuola ha subito una serie di cambiamenti che ne
hanno rivoluzionato profondamente la struttura e le competenze. Una
tappa fondamentale che ha visto finalmente riconosciuti alcuni diritti
degli studenti, tra cui quello di assemblea, è stato l’anno 1968,
anno in cui sono nate le assemblee studentesche grazie alle proteste di
numerosi giovani. Il diritto di assemblea è regolato dal recente
decreto legislativo numero 297 del 16 aprile 1994, in particolare dagli
articoli 12, 13 e 14. L’articolo 12 del suddetto DLG sancisce il
diritto di riunirsi in assemblea sia da parte degli alunni delle scuole
superiori, sia da parte dei genitori, mentre gli articoli 13 e 14
prevedono le norme dello svolgimento delle assemblee rispettivamente per
gli alunni e per i genitori. Il primo comma dell’articolo 13 reputa le
assemblee studentesche molto importanti per l’alunno, poiché
costituiscono occasione di partecipazione democratica per
l’approfondimento dei problemi della scuola e della società. Molto
spesso, tuttavia, esse perdono questi valori, rappresentando non più un
momento di partecipazione attiva e responsabile alla vita scolastica e
sociale, in cui ogni studente è libero di esercitare la propria
democrazia, ma, molto più banalmente, un modo per sottrarsi ad una
giornata di lezione o per svagarsi. Ai sensi del quinto e sesto comma
dell’art. 13, alle assemblee d’istituto può essere richiesta la
partecipazione di esperti di problemi sociali, culturali, artistici e
scientifici, ed a richiesta degli studenti, le ore destinate alle
assemblee possono essere utilizzate per lo svolgimento di attività di
ricerca, di seminario e per lavori di gruppo, possibilità queste che
durante il mio periodo di frequenza in quest’istituto non è mai stata
esercitata. Durante le assemblee d’istituto cui ho partecipato, si è
assistito, più o meno frequentemente, ad un momento in cui gli studenti
si raggruppano e conversano tra loro di argomenti personali. Limita
l’insorgere di questi giorni di stravizio il settimo comma
dell’articolo 13, che vieta qualsiasi assemblea nel mese conclusivo
delle lezioni, e che sancisce il diritto che hanno i docenti e il
preside di assistere alle assemblee. Secondo la stragrande maggioranza
degli studenti, l’assemblea d’istituto è realmente un momento
durante il quale si affrontano e si cercano di risolvere dei problemi
comuni, e ciò potrebbe
essere valido se le assemblee d’istituto fossero svolte con una
parvenza di serietà, ma oggi come oggi ciò accade molto raramente.
Negli anni passati questo problema non sussisteva, poiché nelle scuole
erano realmente presenti i problemi che oggi dovrebbero essere discussi
nelle assemblee, pertanto gli studenti avevano necessità di dibattere
insieme per trovare insieme una soluzione: non per niente in quegli anni
si sono verificati i più grandi movimenti studenteschi. Si evince
quindi il fatto che gli studenti abbiano rinunciato in maniera tacita a
questo diritto per cui hanno lottato tanto, e si può quindi affermare
che le assemblee d’istituto riguadagneranno un’effettiva utilità
solo quando gli studenti termineranno di considerarle non più un giorno
di stravizi, ma piuttosto un modo per far sentire la propria voce
all’interno della scuola. Cyfra+ |