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Ho introdotto l'uso della email nella programmazione di lingua inglese da tre
anni, prima ancora avevo usato la posta normale per realizzare scambi di
corrispondenza, utilizzando il supporto (a pagamento) di associazioni che
forniscono gli indirizzi di studenti stranieri. Gli scambi iniziavano in mezzo
all'entusiasmo degli alunni, ma poi proseguivano con tutti i problemi che la
posta normale comportava: estrema lentezza dello scambio, attribuzione di
indirizzi di persone che spesso erano poco motivate a portare avanti la
corrispondenza, per cui dopo una o due lettere (quando cominciavano) finivano
tristemente. Risultato: perdita di entusiasmo e demotivazione degli alunni a
ricominciare la corrispondenza con altri partner.
I vantaggi dell'uso della posta elettronica sono molti e talmente evidenti da
sembrare persino ovvi:
-
velocità, e quindi possibilità di instaurare un contatto continuo, con
aggiornamenti immediati e conseguente livello di motivazione e
coinvolgimento sempre alto
-
facilità nel trovare scuole partner e contatti con insegnanti di solito
molto motivati a seguire e portare avanti lo scambio, visto il numero ormai
elevatissimo di scuole che hanno un sito Internet, ma soprattutto, vista
l'esistenza di molti siti che (gratuitamente) offrono il servizio di ricerca
partner e l'inserimento della propria scuola nel database del sito
-
possibilità di ricevere e spedire, insieme ai messaggi, qualsiasi tipo di
file contenente documenti scritti, immagini, suoni (tempi di download
permettendo) che rendono la comunicazione varia, completa e più simile a un
contatto reale che è fatto anche di percezioni visive, sonore e scambi di
opinioni più approfondite di una semplice lettera
-
naturale tendenza ad usare una lingua molto simile a quella parlata (e
quindi imparare quello che non si trova sui libri di testo) vista la velocità
e la frequenza della corrispondenza che rendono gli scambi comunicativi più
simili a una conversazione che si sviluppa nel tempo che a una forma di
comunicazione scritta, che, per sua natura, tenderebbe ad essere più
formale, coerente e "compatta", anche in messaggi di tipo
informale quali le lettere spedite ad amici. Quando gli scambi email
diventano frequenti, la confidenza e la conoscenza dell'interlocutore
diventano più forti, e si tende a scrivere proprio come si parla. Le
formalità della lingua scritta rimangono di solito nei documenti che si
spediscono in allegato che riguardano approfondimenti, ricerche, lavori in
genere realizzati secondo le caratteristiche e le tipologie testuali della
comunicazione scritta.
-
basso costo dell'attività, solo le spese della connessione telefonica
quando ci si collega
-
estrema flessibilità dell'attività e completa libertà di gestione da
portare avanti negoziandone lo sviluppo con gli studenti e gli altri
colleghi
-
possibilità di realizzare scambi di informazioni e progetti didattici di
tipo collaborativo con scuole straniere senza dover percorrere le strade
lunghe e complicate (moduli da riempire, scadenze, piani, approvazioni di
consigli e collegi vari, progetti, che non se ne può più, gestione di
budget e resoconti vari) dei programmi europei di tipo canonico, che
sicuramente offrono maggiori opportunità e finanziamenti, ma fanno passare
la voglia di realizzarli per le complicazioni che presentano.
I progetti collaborativi con partner stranieri che si possono realizzare con
la email sono un tipico esempio di come le nuove tecnologie possono essere
applicate alla didattica delle lingue straniere. La comunicazione online in
generale può costituire un supporto ideale all'approccio comunicativo, basato
sul concetto di lingua come comunicazione, sull'analisi dei bisogni linguistici
e comunicativi degli alunni, sulla contestualizzazione delle attività, sulla
significatività e la chiara individuazione delle finalità comunicative delle
attività stesse.
È vero che una metodologia efficace e lo stimolo della motivazione
intrinseca degli alunni, (prodotta dalla mediazione didattica e legata al
rapporto che si crea con l'insegnante) possono rendere efficaci le simulazioni,
e i bravi insegnanti di lingua straniera lo hanno fatto per anni. Ma ora le
nuove tecnologie, Internet in particolare, sono in grado di ottimizzare ed
enfatizzare i risultati dell'approccio comunicativo, offrendo possibilità
impensabili rispetto ad altri sussidi.
Il sito www.epals.com, che uso per
trovare i contatti con le scuole partner, mi sembra molto ben organizzato e
facile da usare. In questi tre anni ho realizzato scambi di email con scuole di
molti paesi e qualche volta le collaborazioni con i colleghi stranieri sono
diventate anche più interessanti . In particolare un collega americano,
fortissimo, ha creato un sito in cui ha messo in rete ricerche di carattere
storico fatte dagli alunni delle diverse scuole coinvolte. Le ricerche avevano
come caratteristica comune quella di essere basate su materiale autentico. La
sua scuola in particolare ha realizzato un progetto singolare: hanno ripercorso
il fiume Hudson sulla Half Moon (copia della nave di Henry Hudson), rifacendo
esattamente il percorso fatto da lui. Durante il viaggio scrivevano resoconti
alle scuole partner e mettevano in rete il diario di bordo dei ragazzi e degli
insegnanti, insieme a foto bellissime e risultati di esperienze che realizzavano
a bordo della nave. Immaginate l'interesse nell'aprire il sito nei giorni in cui
seguivamo l'avventura!!!! Ci sono state anche chat tra insegnanti e tra
studenti, l'unico problema quello di trovare un orario decente che stesse bene a
tutti!
Credo che le esperienze fatte in questi anni attraverso l'uso della posta
elettronica come strumento per sviluppare le abilità di lettura e di scrittura
, ma soprattutto come strumento per creare momenti di comunicazione reale per i
ragazzi e dar loro la consapevolezza che imparare una lingua vuol dire avere la
possibilità di comunicare col mondo intero, sia stata una esperienza
entusiasmante perché mi ha dato la possibilità di conoscere colleghi di tutto
il mondo (Usa, Spagna, Danimarca, Francia, Israele, Australia, Nuova Zelanda,
Finlandia, Giappone.....), di scambiare con loro informazioni sulle nostre
scuole e sul modo di lavorare, e ....anche di migliorare la mia padronanza della
lingua.
L'unico problema (ma allo stesso tempo anche il lato più bello) è che
questo tipo di attività, che io chiamo "senza rete", sono
assolutamente imprevedibili, sai come cominci e non sai mai come si
svilupperanno e dove ti porteranno. E qui sta anche il bello dell'esperienza,
perché l'imprevedibilità, la velocità e l'estrema flessibilità sono le
caratteristiche che rendono la cosa motivante e significativa agli occhi dei
ragazzi, perché si tratta di comunicazione vera. Il tutto però si scontra con
l'estrema staticità e la lentezza della realtà in cui operiamo sia dal punto
di vista organizzativo-logistico (laboratori, competenze, mansionari, orari,
prenotazioni, e roba del genere) sia da un punto di vista metodologico-didattico,
visto che questo tipo di attività vengono spesso considerate di
"contorno", un di più rispetto alle cose "serie" da
insegnare. Voglio dire che non sono inserite in modo organico nel curricolo al
posto di altre attività che la "storia" ha dimostrato essere
completamente inefficaci, inutili, se non addirittura dannose, visto il livello
di conoscenza delle lingue straniere dei nostri ragazzi alla fine della scuola
superiore!!!!
Altra considerazione: un tipo di attività del genere, proprio a causa del
grado di imprevedibilità, per la velocità con cui si sviluppa, per il modo in
cui mette in gioco l'insegnante, che si trova spesso ad affrontare tematiche
nuove tanto per lui quanto per i suoi studenti, cambia del tutto il ruolo
dell'insegnante che diventa coordinatore, consulente, guida e tutor, e richiede
allo stesso tempo all'insegnante un grande sforzo di progettazione continua, di
cambi di direzione, di sviluppi imprevisti, di mediazione con i partner,
assecondando le indicazioni che arrivano come feedback dai ragazzi, se si vuole
che le attività di scambio siano veramente ricche ed efficaci. Altrimenti tutto
si riduce a "Ciao, mi chiamo Maria, ho 15 anni, abito a... I miei hobbies
sono... Mi piace... ecc.".
E questo lo trovo certamente faticoso ma... molto, molto stimolante e
creativo!!!
Paradossalmente la comunicazione virtuale offre agli insegnanti di
lingua straniera la possibilità di rendere reali gli scambi comunicativi
con parlanti nativi o con parlanti di altre lingue attraverso una lingua
veicolare comune. Nelle consuete simulazioni in classe (role pays, information
gap activities ecc.) la comunicazione è semplicemente realistica, cioè
simile alla realtà, ma non sentita dagli alunni come vera: si tratta di attività
didattiche dove la lingua rimane solo una materia "scolastica", con
tutto ciò che di negativo tale aggettivo comporta: scolastico=falso=non legato
al mondo reale…
Con questo non voglio dire che tutto l'insegnamento della L2 si deve
risolvere in attività comunicative basate sulla tecnologia online. Voglio solo
dire che l'introduzione di rapporti con pezzi di vita reale per mezzo del
computer e attraverso una lingua diversa dalla propria, può costituire una
finalità significativa e stimolante per gli alunni all'apprendimento delle
lingue straniere e sostituire, almeno in parte, quella motivazione estrinseca,
di tipo strumentale, che spesso manca nei nostri studenti. Se al ragazzo viene
offerta la possibilità di comunicare davvero attraverso una lingua straniera,
anche tutte le altre attività di tipo più ripetitivo e, diciamo,
"scolastico" appariranno ai suoi occhi sotto un'altra luce: un’utile
"ginnastica", un momento di necessario training per rafforzare abilità
ed acquisire conoscenze che saranno utili nel momento della performance vera e
propria, quella dello scambio comunicativo vero con qualcuno che può capirci
solo attraverso la lingua che stiamo imparando.
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