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Da molti anni gran
parte della mia programmazione di insegnante di lingua inglese si basa
su attività che richiedono l’uso delle Tecnologie dell’Informazione e
della Comunicazione ed è stata in continua evoluzione visto che, anno
dopo anno, il computer ha assunto nuove e impreviste funzioni.
Negli anni ’80
avevo cominciato con qualche programmino di esercizi di grammatica, poi,
ricordo, un collega che sapeva programmare in Basic aveva inventato
degli esercizi di comprensione a scelta multipla che si adattavano al
video che usavo con la mia terza classe. Alla fine degli anni ’80-primi
anni ‘90 usavo anche i programmi di videoscrittura (si chiamavano così
allora) per le attività di writing in inglese (correzione ortografica,
editing, ecc.) e in italiano per i miei documenti e il giornale della
scuola.
Alla metà degli
anni 90 ci siamo appassionati agli ipertesti, nuovo e potente modo per
organizzare le informazioni. Il concetto di ipertesto si poteva spiegare
solo attraverso l’utilizzo di metafore affascinanti ed evocative di
viaggi fantastici nel mare della conoscenza e della mente umana ( la
rete, i nodi, i collegamenti, le connessioni, la navigazione, il
percorso, la mappa…..). Credo sia stato difficile capire questa forma di
comunicazione più per noi adulti che per i ragazzi, visto che mentre noi
partorivamo schematizzazioni di una complessità mostruosa per
rappresentare l’organizzazione delle informazioni in un ipertesto, i
fanciulli in breve tempo l’hanno acquisita e ben accomodata nelle loro
giovani menti. Diciamo che era loro sufficiente un mesetto dopo che in
famiglia arrivava la connessione Internet.
Internet è
entrato prima nelle case di un numero limitato di lungimiranti, istruiti
e benestanti o di insegnanti incoscienti che non si rendevano conto
della brevità delle cifre scritte sul cedolino dello stipendio, la
cultura prima di tutto.
Con Internet e
la marea di materiali autentici in inglese che potevo portare in classe
ogni giorno e, insieme a Internet, la svolta della posta elettronica (da
casa mia ovviamente) e i newsgroup: mezzi di comunicazione incredibili
sia per me che potevo comunicare con altri colleghi-pionieri delle TIC a
scuola, che per i miei studenti per cui ricercavo classi partner su siti
ovviamente americani. Portavo fasci di fogli stampati con le mail per
gli studenti e quello della distribuzione dei messaggi era sempre un
momento di grande eccitazione: comunicazione vera perché non sapevamo
che cosa avremmo letto, e poi subito a lavorare sulle mail di risposta,
e tutto il lavoro linguistico di conseguenza, bello, ancorato al compito
comunicativo da svolgere e le strutture grammaticali da studiare erano
quelle che ci sarebbero servite per comunicare meglio, per capire bene i
messaggi degli e-friends e per scrivere i nostri in modo comprensibile.
E quante cose abbiamo imparato (io e loro), per esempio che i ragazzi
americani facevano un sacco di errori di ortografia che assomigliavano a
quelli che correggevo ogni giorno ai miei, e che usavano un sacco di
acronimi incomprensibili, e praticavano sport che non conoscevamo, e ci
invidiavano perché non usavamo uniformi. E poi la scoperta di quello che
ancora adesso mi sembra l’elemento più rilevante della collaborazione
con realtà lontane: per presentare la tua realtà a chi non la conosce il
primo che deve conoscerla molto bene sei proprio tu e scopri che tante
cose che fai e che reputi normali, quando le devi definire e far capire
a uno estraneo alle tue consuetudini, tanto normali non ti sembrano più.
E’ come se le stessi osservando per la prima volta. A una classe di un
paese che non mi ricordo più, dovevamo spiegare l’autogestione; ai miei
studenti sembrava una cosa ovvia e quelli invece non riuscivano proprio
a capire di cosa si trattasse. O la settimana di “didattica
alternativa”, “…e come glielo spieghiamo professorè’?”. Veramente lo
dovevamo prima spiegare a noi stessi in italiano, perché i “riti”
diventano abitudini i cui significati sono sempre sottintesi e mai più
esplicitati, poi quando passano tanti anni quelli che continuano la
tradizione non se li ricordano più quei significati e rinnovano il rito
più per affermare la propria appartenenza al gruppo che per convinta
adesione alle motivazioni originali dell’atto. Beh, quelli sono stati
anche momenti in cui, proprio perché ci capitava di spiegare avvenimenti
dal significato “sottinteso”, eravamo obbligati a riandare nei posti
della memoria collettiva in cui quei significati erano stati riposti da
chi li aveva espressi per primo e spesso abbiamo constatato che erano
anni luce lontani da noi, roba vecchia. Osservare la propria realtà
attraverso gli occhi di chi la vede per la prima volta è davvero
illuminante, un impulso formidabile a distruggere il rifugio comodo e
rassicurante delle abitudini, e passare a un giudizio il più possibile
obiettivo e documentato di fatti, azioni e opinioni. Concludendo: la
comunicazione con paesi stranieri ci portava a conoscere realtà lontane
e a ri-conoscere la nostra.
E poi c’erano
gli scambi di email con i colleghi stranieri, tutta gente che mi
assomigliava, che condivideva con me l’idea di lingua come mezzo di
comunicazione, di scuola come comunità di apprendimento in cui tutti i
protagonisti sono coinvolti e in cui le direzioni della trasmissione di
informazioni sono molteplici, non più solo insegnante-studente.
L’insegnante è il facilitatore dei processi, consapevole che da questi
uscirà cambiato anche lui.
Con il
computer=mezzo di comunicazione era possibile fare quello che la
tecnologia dei decenni precedenti non ci consentiva: comunicare
velocemente e in tempo reale col mondo intero alla ricerca di persone
con i nostri stessi interessi, e a costo zero, o quasi. Internet e
l’inglese diventavano le chiavi per la comunicazione globale, allora un
privilegio di pochi, oggi una possibilità e una necessità per tutti.
Dal 2000 in poi
ci sono stati i progetti collaborativi online e la costruzione di siti
web, prima, e i social network del Web 2.0 poi, che sono diventati i
luoghi degli scambi comunicativi in tutte le forme possibili …ma questa
è un’altra storia.
Se volete vedere
qualcosa degli anni precedenti il 2000 (archeologia del computer a
scuola!) date un’occhiata
al mio sito dell’epoca.
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