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Postilla n. 2
La fantascienza come genere letterario
Di Maurizio, Leonardo, Emiliano
Introduzione
Lo scopo di questa relazione è delineare le caratteristiche principali di quel controverso genere letterario che e' la fantascienza, le sue origini e il suo sviluppo nel tempo. Nel breve racconto da noi scritto sono presenti numerosi temi classici della fantascienza: il viaggio nel tempo, una scelta che potrebbe cambiare le sorti dell'umanità e il tentativo dell'uomo di vincere le immutabili leggi della natura (cambiare il corso della storia, far ritornare in vita la donna amata).
Per poter capire esattamente cos'è la fantascienza (o la science fiction) dobbiamo prima analizzare i generi letterari che più le si avvicinano, ossia: la fiaba, il fantasy e il genere fantastico.
La fiaba e' una forma della lettura d'immaginazione che appartiene ad un uomo impotente e meravigliato di fronte ai misteri della natura e tutto gli appare come animato e miracoloso. Si svolge in un mondo dove la magia e' regola, il sovrannaturale non stupisce ne spaventa in quanto costituisce la sostanza stessa dell'universo descritto, di conseguenza esso non viola nessuna norma e stabilisce l'ordine delle cose. Differenziamo la fantascienza anche dal fantasy: che non è altro che un'evoluzione del genere fiabesco. Anche se molte volte i due generi vengono confusi e identificati nello stesso genere, bisogna ricordare che invece stiamo parlando di due universi completamente distinti. Con il termine "fantasy" comunemente si intende un eterocosmo costruito secondo criteri di organicità e coerenza, nel cui interno trovano naturale spazio il Sacro e il Magico. Tale genere letterario, è fondamentalmente caratterizzato da ambientazione medioevale. Si tratta di vicende avventurose ambientate in qualche remoto passato con radici che affondano nella mitologia, nella saga, nell'epica, nei romanzi cavallereschi: tutto obbedisce alla magia o alle arti di stregoneria, e si incontrano esseri mostruosi, divinità da incubo. Il riconosciuto capolavoro di questa letteratura fantastica è Il
signore degli anelli (1954) di J.R.R. Tolkien, ove un intero mondo, La Terra di Mezzo, è accuratamente descritto con il suo alfabeto, la sua lingua, la sua storia, come un universo totalmente chiuso.
Ora che conosciamo a grandi linee le principali caratteristiche del "fantasy" possiamo sostenere (come disse anche Isaac Asimov) che questo tipo di letteratura dell'immaginario appartiene all'universo pre-scientifico e dunque deve essere considerato al di fuori della science fiction. La fantascienza (dice lo scrittore russo) è figlia degli ultimi due secoli, ed è nata quando ci si è resi conto "che sono la scienza e la tecnologia (o perlomeno i loro cambiamenti) possono rendere il futuro diverso dal presente e dal passato Eppure, doveva ben esserci qualcosa prima della fantascienza, qualcosa che soddisfacesse gli stessi bisogni emotivi. Dovevano pur esserci storie in cui si narrasse dello strano e del diverso, di forme di vita sconosciute e difficoltà superiori a quelle umane. Lo scopo di queste antiche storie era lo stesso della fantascienza: descrivere la vita così come non è, come anche erano gli stessi i bisogni emotivi appagati. Veniva soddisfatta la fame del meraviglioso. Possiamo quindi tracciare, con un po' di fantasia, le prime origini della science fiction nei miti e negli improbabili viaggi di cui l'uomo ha sempre fantasticato, tra i quali possiamo anche includere persino
l'Odissea di Omero un misto di invenzione narrativa, mito e realtà. La differenza sta nel fatto che i miti e le leggende antiche raggiungevano quello scopo sullo sfondo di un Universo dominato da dèi e demoni, che a loro volta potevano venire controllati per mezzo di formule magiche, sotto forma di incantesimi o di preghiere suadenti. La fantascienza, invece, soddisfa gli stessi bisogni sullo sfondo di un Universo regolato da leggi impersonali ed inflessibili, che possono a loro volta essere controllate mediante una migliore comprensione della loro natura.
Il fantastico subentra quando l'uomo possiede un paradigma scientifico che gli consente di interpretare il mondo che lo circonda, a questo punto qualsiasi infrazione a quel paradigma diventa fonte di terrore. In questo genere il sovrannaturale è la rottura della coerenza universale. Il prodigio diventa un qualcosa che infrange la stabilita' di un mondo le cui leggi fino allora apparivano rigorose e immutabili, è l'impossibile che senza preavviso appare in un mondo da cui era stato esiliato. La paura dell'ignoto e il caos che si nasconde dietro l'illusorio confine dell'ordinario sono i temi principali di questo genere.
La fantascienza può essere considerata quindi la sintesi dei due momenti precedenti in cui il caos viene identificato come una parte ancora inesplorata del cosmo, tutto può essere spiegato dalla scienza e quindi ogni infrazione dell'ordinario non è né spaventosa né sorprendente, tutto quello che appare assurdo hai lettori è qualcosa di ordinario e naturale per i protagonisti del racconto, tutto quello che apparirà assurdo ai personaggi verrà progressivamente chiarito con l'evolversi del racconto, senza lasciare spazio al mistero.
Nella fantascienza la fantasia supera i limiti posti dall'intelletto, come un mezzo di supporto e di previsione nei riguardi del progresso scientifico e tecnologico, atto per esempio a fornire il senso della grandiosità del cosmo e ad esaltare la passione per la scienza. Uno degli scritti ancora oggi più pertinenti per comprendere le origini e la natura della SF rimane la famosa prefazione di Sergio Solmi a Le meraviglie del
possibile. Qui Solmi ritiene di collegare la nascita della fantascienza al positivismo e al suo ardore, in effetti ancora romantico, per la scienza. "L'aspirazione all'onniscienza, alla rivelazione immediata e definitiva dei misteri della vita e del cosmo, continuava il vecchio sogno faustiano". In oltre Solmi sostiene che le origini lontane della fantascienza stanno nei "viaggi meravigliosi" di cui l'uomo ha sempre fantasticato.
La fantascienza
"Più il processo scientifico apre nuove prospettive all'uomo (immortalità, viaggio nel tempo e nello spazio, controllo sopra la propria psiche), più l'uomo si ritrova in balia di forze incontrollabili e colossali che plasmano la sua vita, danno una visione illusoria della realtà, falsificando i suoi ricordi…"
La fantascienza è una rappresentazione fantastica dell'universo, nello spazio e nel tempo, operata secondo una consequenzialità di tipo logico-scientifico, capace di porre il lettore, attraverso l'eccezionalità o impossibilità della situazione, in un diverso rapporto con le cose. Ufficialmente la letteratura fantascientifica è sorta solamente nel 1910, quando per la prima volta viene impiegato il termine inglese
science fiction (tradotto con fantascienza) negli Stati Uniti, per indicare un tipo di letteratura di evasione modellata sulle opere di Verne, Wells ecc., che ipotizza in chiave fantastica gli effetti della scienza nel e sul futuro del pianeta. Le costanti sono: intrecci costituiti su scoperte o ipotesi scientifiche; l'ambientazione nel futuro o in mondi diversi con viaggi nel tempo e nello spazio; minacce atomiche, guerre interplanetarie ecc.
Ora che abbiamo chiarito cosa si intende con il termine fantascienza, possiamo interrogarci sul come definire tale letteratura: può essere considerata una letteratura di idee e filoni, oppure possiede precisi caratteri peculiari ed originali?
Essa è definita dal critico Sergio Solmi come "letteratura popolare", in quanto caratterizzata da una produzione di carattere commerciale. Inoltre, al suo inizio, la SF si avvicinò ai romanzi d'avventure e quelli polizieschi, prendendo a prestito dagli uni e dagli altri fondamentali situazioni, effetti e intrecci tipici. Ciò viene messo in evidenza se consideriamo l'intreccio di una tipica storia di fantascienza a livello della struttura superficiale. Possiamo costatare una parentela col romanzo poliziesco (la cosiddetta "detective" (detection) story") proprio a livello di componenti comuni sia al "giallo" sia alla fantascienza - la proposizione e lo scoprimento di un enigma, l'ossessione, il mistero, l'orrore.
Dobbiamo comunque riconoscere che solo una piccola parte delle opere di SF vi si può accostare, sviluppando però le caratteristiche sociali e collettive di tale schema. Nonostante ciò dobbiamo riconoscere la fantascienza come una forma di "letteratura d'evasione" dice Solmi, "essa ama autoprospettarsi quale fermento incitativo sulla via più concreta oggi aperta al progresso, la costruzione tecnico-scientifica dell'avvenire". E allora si pone il problema della critica: è possibile giudicare la SF coi metri dell'ordinaria letteratura, di fronte all'originalità storica e alla consistenza di un fenomeno che sembra reclamare, anzitutto, un'interpretazione complessiva sul piano sociale? Il critico letterario suole in proposito assumere uno di questi due atteggiamenti fondamentali: il primo, di netto rifiuto, oppure un secondo, più tollerante atteggiamento, a ricercare nella fantascienza gli stessi valori che suole riconoscere in altre forme di letteratura narrativa e della stessa poesia; una autenticità trasposta, esprimente le reazioni di un'esperienza intimamente attuale, anche se proiettata simbolicamente su mondi irreali.
Possiamo affermare che il romanzo fantascientifico affonda indiscutibilmente le proprie radici di nel "romanzo nero" o
"gothic novel", dalla metà del 700, vale a dire le prime opere "del terrore". Ma l'inizio vero e proprio della narrativa di fantascienza si colloca in realtà nei primi anni dell'ottocento, estrapolando dalle prime conoscenze realmente "scientifiche", come proiezione di timori e pericoli della scienza. Gli ultimi importanti ingredienti della SF così come la intendiamo oggi furono gli elementi psicologici e filosofici contenuti in opere come Frankenstein
(1818) di Mary W. Shelley e Lo strano caso del dottor Jekyll e Mister Hyde (1886) di Robert Louis Stevenson. Possiamo facilmente cogliere come la SF abbia a lungo coltivato l'intenzione di essere soprattutto un mezzo di supporto e di previsione nei riguardi del progresso scientifico e tecnologico, atto per esempio a fornire il senso della grandiosità del cosmo e ad esaltare la passione per la scienza. La science fiction è, tra i vari generi, uno di quelli più sicuramente collegati con la società, sia in fase di scrittura che in fase di diffusione. Lo scrittore di fantascienza non soltanto risponde ai condizionamenti che gli provengono dai fattori "politici, sociali e culturali, bensì ne trae la sostanza stessa della sua opera che molto spesso è detta "di anticipazione" (mirabili esempi di "anticipazione" sono:
Viaggio sulla luna, Ventimila leghe sotto i mari, Giro del mondo in 80
giorni, ecc)
Scrive Brian Aldiss, celebre scrittore inglese di science fiction "Ai tempi della Shelley la tecnologia aveva appena cominciato i suoi passi. (...) Le scienze rimasero a lungo simili a un cucciolo di leone, le cui capriole deliziavano il suo padrone in privato: il cucciolo non aveva ancora gustato il sangue dell'uomo". L'argomento del celeberrimo Frankenstein (la creazione che sfugge al controllo dell'uomo) è probabilmente uno dei temi principali della fantascienza. Quest'opera dunque è basata in gran parte sulle scoperte della "elettricità animale" di Galvani, e rappresenta le prime paure per le conseguenze nefaste della scienza: l'uomo punito per voler uguagliarsi a Dio Creatore.
Interminabile sarebbe la lista degli scrittori di science fiction, ne annoveriamo solamente i nomi più famosi è rappresentativi. Uno degli indiscussi padri della moderna SF è Edgar Allan Poe, il cui stile è caratterizzato da un linguaggio minuzioso e scientifico, il quale prelude ad orrori inimmaginabili e ad esperienze dello spirito: alla follia addirittura. Ricordiamo "The Facts in the Case of M. Valdemar" (1845). Nel racconto di Poe il signor Valdemar, poco prima di spirare, dà il suo assenso a un terribile esperimento: verificare se l'ipnosi (o sonno mesmerico) è capace di interrompere il processo di morte. E così dal cadavere esce una voce spaventevole, un suono sconvolgente prodotto dalla lingua gonfia e nerastra. E alla fine emerge l'orrore puro, il corpo che diventa "disgustoso repellente putridume" dopo una sospensione di sette mesi tra vita e morte.
Un altro grandissimo personaggio è Jules Verne. Egli era solo un elaboratore di conoscenze, alla cui base c'era un intenso e appassionato lavoro di documentazione e di aggiornamento. Le sue macchine non erano frutto di pura immaginazione ma di intuizioni e studi realistici fondati sulle scienze e sulla tecnica dell'epoca. Le sue pagine hanno assunto per i posteri un valore profetico perché molte di queste macchine (dal sommergibile del capitano Nemo all'apparecchio volante di Robur, dai mezzi per le ricerche subacquee ai veicoli spaziali, dai missili teleguidati alle trasmissioni telefoniche e televisive) furono effettivamente realizzate in seguito. "Tutto quello che l'uomo è capace di immaginare, altri uomini saranno capaci di realizzarlo" scrisse una volta Jules Verne; e proprio questa immensa fiducia nel progresso e questo generale ottimismo sono alla base di tutta la narrativa fantascientifica. Alcune delle più famose di Verne sono: Giro del mondo in 80 giorni, Ventimila leghe sotto i mari, Tre domeniche in una settimana ed infine il celeberrimo Viaggio al centro della Terra, con cui Verne ottenne uno strepitoso successo. La narrativa di Verne, specialmente nella sua prima fase, resta certo per molti aspetti una "tecnique - fiction", ed egli punta molto sulla verosimiglianza degli apparecchi tecnologici, restando per lo più legato alla propria epoca senza ipotizzare cambiamenti sociali.
Al contrario gli "scientific romances" di H. G. Wells (anch'egli ritenuto padre della moderna fantascienza) tendono a provocare una più ambigua apertura verso l'immaginazione fantastica e l'estrapolazione sociale. Egli inventa con notevole fantasia il "suo futuro" lasciando sullo sfondo l'aspetto propriamente scientifico.Il suo primo romanzo, Time Machine (La Macchina del Tempo), rappresenta uno dei punti fermi nella storia della SF. Wells sosteneva che occorre sforzarsi di dipingere il nostro futuro, e già in quest'opera egli esprime il suo senso del futuro e la coscienza delle ingiustizie sociali, che sentiva molto. Era infatti profondamente antivittoriano, positivista nelle scienze e progressista in politica: membro della Fabian Society, l'associazione da cui nacque il partito laburista. Seguiranno La guerra dei mondi, del 1898 ove faranno la loro comparsa gli alieni, i Marziani che invadono la terra.
In Asimov, invece, ritorna fortissimo il ricorso ad uno scrivere secondo una struttura descrivendo una situazione e poi sviluppandola fino a una soluzione finale fulminea, determinata da una frase o da una parola. Asimov è un creatore geniale di intrecci, e il finale a sorpresa che egli adopera è tipico del genere "giallo", o poliziesco. Le sue opere "Abissi d'acciaio" e "Il sole nudo" sono tra i migliori gialli fantascientifici con esempi di "delitto perfetto" e di indagini poliziesche. Anche alcuni dei suoi racconti sui robot sono di questo tipo. Del resto egli ha detto: "I gialli sono esempi di come si risolve un problema: si pone il problema, si raccolgono le prove, si deduce la soluzione. Mi piace il modo in cui si arriva alle soluzioni". Però, solitamente, anche Asimov più che l'indagine predilige il cosiddetto "puzzle scientifico", o rompicapo, cioè la risoluzione di un problema, più o meno complicato, di tipo scientifico. E la sua eccezionale versatilità ha prodotto un'enorme varietà di storie e di temi. È molto difficile scindere l'Asimov scrittore dall'Asimov scienziato, un uomo razionale e dalla mentalità positiva, che crede fermamente nel progresso e nelle buone sorti dell'umanità - come altri scienziati e Fred Hoyle, per esempio. Egli considera la fantascienza il completamento e l'applicazione a livello narrativo delle conoscenze scientifiche.
Asimov crede talmente nella funzione educativa e didattica della SF che ha pubblicato "Dove da qui? Antologia scolastica" con l'intenzione, come egli stesso dice: "di ispirare curiosità e suscitare interrogativi, stimolare linee di ricerca. Non basta infatti affermare che la letteratura fantascientifica è "un valido strumento" eccetera; bisogna anche mostrare come di questo strumento ci si possa servire all'atto pratico e fornire al lettore, per così dire le "istruzioni per l'uso". Si tratta di racconti seguiti da domande che suggeriscono approfondimenti e proposte di discussione. Ad esempio sulla relatività, sulla possibile composizione delle atmosfere e della vita su altri mondi.
Nella letteratura fantascientifica le emozioni, i sentimenti dei personaggi, i rapporti umani e, in genere, gli elementi della nostra esperienza sociale sono proiettati su uno sfondo insospettato, inedito, e, così "straniati", sono più nitidi, in modo che possiamo vederne i particolari che ci sarebbero altrimenti sfuggiti e interrogarne aspetti che ci sarebbero altrimenti sembrati irrilevanti. Che lo sfondo sia il futuro (un diverso tempo), le lontane galassie (un diverso spazio) o un mondo parallelo (un diverso spazio-tempo), lo straniamento opera fondamentalmente con lo stesso meccanismo.
Quando un lettore legge in una storia una serie di avvenimenti e coglie una serie di indizi, questi possono essere fuorvianti e gli suggeriscono determinate aspettative circa la soluzione finale. Ma questa soluzione può addirittura capovolgere il punto di vista del lettore creando appunto l'"effetto straniamento".
L'esplorazione delle possibilità offerte all'uomo dalla conoscenze tecniche e scientifiche, ed insieme una riflessione sulle loro conseguenze, porta inevitabilmente ad un ampliamento delle nozioni di esperienza e libertà, derivante anche dai cosiddetti paradossi temporali. Mentre gli altri generi (come ad es. il "giallo") si limitano a scrivere variazioni dello stesso schema base, nella SF esiste un'estrema varietà di situazioni, schemi narrativi, personaggi, scenari. Una mobilità straordinaria di convenzioni e forme narrative, elaborate da artigiani di grandi abilità. Possiamo concludere affermando che questo genere letterario ha raggiunto a volte elevate vette artistiche, fatto che è stato a lungo ingiustamente ignorato o almeno sottovalutato.
L'effetto di straniamento
Lo straniamento è un artificio letterario che ha la funzione di metterci davanti ad una situazione usuale ponendola, però, sotto un punto di vista insolito e alternativo, facendola apparire completamente nuova. Questa tecnica è sorta come conseguente contrapposizione al processo di automazione cui siamo soggetti, legato all'abitualità che poi, inconsciamente, determina la routine. Per esempio accade spesso che non ci ricordiamo se abbiamo appena svolto una determinata azione (come spolverare un divano) oppure no, poiché essendo un'azione abituale la si compie meccanicamente e si finisce col dimenticare di averla fatta, quindi è come se non avessimo mai vissuto quel momento. L'automazione, in pratica, cancella le nostre azioni e le nostre esperienze, cosicché se tutta la vita passasse inconsciamente sarebbe come se noi non l'avessimo mai vissuta. In questa situazione lo straniamento ci permette di "riconoscere" un oggetto, un momento, una situazione, valicando il limite della prima sensazione, legata all'usuale "visione" che si ha generalmente di un comune oggetto. L'arte rappresenta il mezzo per passare dal momento della visione a quello del riconoscimento di un dato oggetto, quando però, questo riconoscimento viene inglobato dalla comune situazione di routine, questo subisce un processo che lo riporta inevitabilmente al momento della visione. Per esempio, se noi guardiamo un quadro o un'opera d'arte in generale, lo percepiamo come riconoscimento; ma se questa la mettiamo nel salotto di casa, essa diviene parte integrante del paesaggio, divenendo così (con il trascorrere del tempo) visione.
Se noi poniamo un oggetto comune della vita quotidiana, al di fuori del proprio posto abituale, noi lo notiamo (ovvero lo riconosciamo).
Un autore che si avvale costantemente del metodo dello straniamento è Tolstoj: Egli, spesso non chiama l'oggetto con il suo nome, ma lo descrive come se lo vedesse per la prima volta; per cui adopera nella descrizione denominazioni non abituali. Tolstoj, si avvale inoltre dello straniamento, inteso come cambiamento del punto di vista del narratore. Nel caso di "Cholstomer" il racconto viene condotto dal punto di vista di un cavallo. Attraverso le parole del cavallo, si può scorgere una denuncia nei confronti delle contraddizioni e dei difetti del genere umano: "essi [gli uomini] considerano importanti le parole mio, mia, che essi dicono di diverse cose,……e colui che, per questo gioco da loro concordato, può dire: mio del maggiore numero di oggetti, quegli è stimato il più felice di tutti. Perché sia così non so, ma è cosi".
Un altro esempio di questo tipo è la descrizione di una comunità sconvolta da esseri mostruosi e giganteschi di provenienza ignota i quali formano una misteriosa "ombra assassina" che precede un'orribile morte. Il loro enorme unico occhio è impressionante. La soluzione finale, imprevedibile e che capovolge del tutto le aspettative di chi legge, è che si tratta di biologi chinati con la lente d'ingrandimento a osservare nella foresta amazzonica una nuova specie di insetti.
Confrontiamo quindi la possibile interpretazione del lettore e il significato vero degli indizi. Si tratta sicuramente di uomini (no, si tratta di insetti), quei giganti sono probabilmente extraterrestri (invece sono uomini che appaiono mostruosi agli insetti), "l'ombra assassina" che precede la morte deve essere un evento soprannaturale (invece è l'ombra di un piede umano che sta per schiacciare gli insetti), quell'enorme occhio appartiene ai mostruosi giganti (ma è solo una lente di ingrandimento degli scienziati).
Spesso nello straniamento lo scopo dell'immaginazione non è quello di avvicinare il suo significato alla nostra comprensione, ma la creazione di una determinata percezione dell'oggetto, ovvero la creazione della sua "visione" e non del suo "riconoscimento". Esempio di tale rappresentazione si può cogliere nell'arte erotica, dove la rappresentazione dell'oggetto erotico è posta come se questo fosse visto per la prima volta; oppure possono essere rappresentati allegoricamente (fatto che conferma come lo scopo non è quello di aiutare la comprensione).
Lo straniamento dell'atto sessuale, si incrosta spesso nella letteratura (per esempio nel Decameron di Boccaccio, si usa l'espressione raschiare la botte)
Un altro mirabile esempio di straniamento si può cogliere ne "La sentinella" di Frederic Brown (uno di più celebri racconti fantascientifici) ". Esso inizia con la frase "Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni luce da casa". Lo spiazzante finale lo rivela come un alieno, e vediamo noi umani attraverso i suoi occhi: "Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle di un bianco nauseante, e senza squame".
Philip K. Dick
A lungo misconosciuto, Philip Kindred Dick, nato a Chicago nel 1928 e prematuramente scomparso nel 1982, gode attualmente di un interesse sempre crescente da parte della critica letteraria, e le sue opere sono conosciute e apprezzate da un pubblico sempre più vasto. Questo anche grazie alle trasposizioni filmiche delle sue opere, tra cui spicca Blade Runner. Il processo di conoscenza della realtà in Dick non è circolare, in quanto non si ferma alla superficie della realtà, all'apparenza delle cose; bensì scava sempre più nel profondo, strato dopo strato, con la massima determinazione e in modo disperato.
Dick è uno di quegli scrittori "che non vogliono auto-ingannarsi", cosa che la maggioranza degli umani fa tranquillamente, e si pone davanti al mondo reale allo stesso modo in cui si poneva, nella sua epoca, Franz Kafka. "La metamorfosi", il più' celebre romanzo Kafkiano, il racconto non è in prima persona, ma procede sempre in soggettiva, attraverso gli occhi del "mostruoso" Gregor, che utilizza un linguaggio apparentemente tranquillo e misurato, ma che analizza la sua situazione con una profondità e una disperazione crescenti. Quando egli, finalmente, spira, ecco che l'atmosfera si rasserena, e per quelli che lo circondano la vita procede, rinnovata.
Ubik rimanda anche ad ubiquità: ossia alla perdita di un'identità salda sostituita con lo sdoppiamento del soggetto. Ma Ubik è soprattutto la porta romanzesca attraverso cui si entra in una nuova nozione di tempo. Un tempo che degenera e deflagra fino a coinvolgere oggetti e uomini. Dick respinge così l'idea di un tempo lineare scandito da un passato, un presente, un futuro. Ma se non c'è futuro non c'è progetto e senza passato non esiste memoria che lo difenda. Ecco perché in Memoria Totale, (...) da cui è stato ricavato il film "Atto di forza", i ricordi sono esperienze artificiali innestate nella testa del protagonista.
Tra l'altro il racconto che è del 1966 è il primo esempio concreto dell'applicazione che Dick fa della nozione di realtà virtuale.
Occorre dire che la falsificazione del reale, la confusione tra il piano della realtà e quello dell'immaginazione, ha sempre affascinato Dick. Qualunque realtà ancorché convincente conserva ai suoi occhi un'inquietante illusorietà. La quale è alla base dell'idea stessa di simulacro, ossia dell'impossibilità di distinguere tra il reale e l'immaginario. E' evidente che una tale impossibilità significa il puro dissolvimento dell'originale. Viviamo, sembra suggerire Dick, in un mondo di copie"
Nei romanzi egli raggiunge talora dei livelli di allucinazione per taluni insopportabili, e anche incomprensibili (occorre possedere una stabilità mentale molto alta per reggere la sua disgregazione del tempo e le sue distorsioni percettive); ma ci sono molti racconti i quali presentano gli stessi temi propriamente dickiani in modo più semplice, e soprattutto non traumatico. Vi è una maggiore attenzione alla "trovata" che risolve la storia, la trama è più stabile e definita, i personaggi non raggiungono l'alienazione mentale che caratterizza i romanzi.
Dick è rimasto sempre fedele ai temi classici della SF, ma li ha impiegati in maniera personalissima, portandoli a degli estremi prima di lui impensabili. Vediamo ad esempio il tema dei viaggi nello spazio, della fuga verso altri mondi, che per molti costituisce il tema centrale, il "mito centrale" della SF. Ma più fortemente egli esamina l'impulso di evasione della realtà e lo critica: sono i riferimenti a fenomeni sociali contemporanei, in particolare ai loro aspetti peggiori e più pericolosi, che infine si sovrappongono all'immagine di una possibile "nuova frontiera". Questa "nuova frontiera" è in realtà proiezione dell'esistente, la scoperta di una nuova situazione, che comporta però il riconoscimento in se stessi dell'incapacità di sottrarsi all'esistente stesso (all'espansionismo, agli intrighi politici, all'influenza dei mass media sugli standard, sociali e non, della vita umana). L'esempio per eccellenza di come Dick riesca ad attuare questo suo progetto narrativo è il romanzo intitolato "Noi marziani". A prima vista il mondo in cui si svolge il racconto appare completamente nuovo, senza riferimenti alla realtà contemporanea, ma ad un'analisi più accurata il pianeta di "Noi marziani" si rivela una replica della società americana in gestazione, con il suo generoso pionierismo, ma anche con i fenomeni di formazione di una società capitalistica dominata dalla legge inesorabile del profitto e della speculazione.
Dick porta alle estreme conseguenze l'indagine dei rapporti fra individuo e società, proiettandoli nei molteplici livelli del reale. La realtà diventa una "costruzione" fragile, pronta a dissolversi, rivelando la sua natura illusoria. Certamente questo autore aveva idee politiche, e per tutti gli anni '60 fu collegato alla controcultura californiana: si è battuto contro la guerra dal Vietnam, e a favore dei diritti civili, come lui stesso ricorda in una narrazione autobiografica molto toccante. In queste sue note egli dice anche: "Ho paura dell'autorità, ma nello stesso tempo sono pieno di risentimento, per l'autorità stessa e per la mia paura ... così mi ribello. Scrivere fantascienza è un modo per ribellarsi. La fantascienza è una forma d'arte ribelle e ha bisogno di scrittori e lettori con cattive inclinazioni, come per esempio quella di chiedere sempre Perché? o Come mai?, o Chi l'ha detto? Questo atteggiamento è sublimato in alcuni temi tipici delle mie storie, come: L'Universo è qualcosa di reale? oppure : Siamo davvero uomini, o solo macchine?"
Il mondo dei media (il "media landascape", dice Ballard), è quindi una creazione di realtà rassicuranti, che diventano uno strumento principe, da parte di un potere tecnocratico o dittatoriale, di manipolazione, attraverso la strutturazione di personalità e di comportamenti, i quali per Dick sono distruttivi verso un atteggiamento "autentico" nei confronti della vita.
Anche nel romanzo che ha dato origine a Blade Runner, nell'originale "Do Androids Dream of Electric Sheep?"(1968) l'unico personaggio sicuramente umano, Isidore, si accorge dell'artificiosità del sistema dei media e si chiede: "Ma come faceva Buster a registrare le sue trasmissioni per la televisione e anche per la radio? (...) E come faceva Amanda Werner a trovare il tempo di essere ospite della sua trasmissione ogni giorno? (...) Non si ripetevano mai. (...) Le loro battute, sempre spiritose e sempre nuove, Quando trovavano il tempo di inventarle?"
In effetti, questi due popolarissimi personaggi televisivi non sono altro che androidi. Dick descrive dunque una realtà sociale artificiale e che è vissuta comunemente come oggettiva e incontrovertibile, grazie ad una potente mistificazione.
Anche il rapporto con gli oggetti in Dick è problematico: a quanto pare per Dick il manufatto per eccellenza ha la forma di un televisore. Nel racconto intitolato "La macchina", del 1956, un oggetto robotico assassino dalle incredibili capacità, costruito per distribuire falsi indizi di colpevolezza a carico di un uomo (un capello, l'impronta di un tacco, una goccia di sangue, tracce di tabacco, frammenti di stoffa), in grado quindi di alterare e falsificare la realtà, nel momento in cui è scoperto assume la sua forma base, d'emergenza: un innocuo televisore portatile.
Il tema della macchina raggiunge la sua espressione massima con i famosi androidi di Dick che l'hanno reso tanto celebre, e che sono entrati nel linguaggio comune col nome di "replicanti", come li battezzò il regista Ridley Scott nel film "Blade Runner".
Dick porta al minimo la discriminazione tra umano e artificiale, come già avveniva in alcuni racconti di Asimov sui "robot organici" o androidi. Ciò che distingue Dick da Asimov è che il suo androide (ad esempio nel racconto "Impostore") non inganna volutamente gli uomini: crede assolutamente e senza dubbio di essere un uomo.
La vera differenza tra uomini e androidi, secondo Dick, è nella capacità di provare emozioni e sentimenti. Dick, in una relazione intitolata "Man, Android and Machine", del 1966, aveva descritto gli androidi come "entità crudeli che sorridono mentre si accingono a stringere la mano, ma la loro stretta è la morsa della morte, e il loro sorriso ha la freddezza della tomba".
Dick, senza mai rinnegare questo genere letterario, e servendosi sempre dei suoi motivi classici, vi ha introdotto le sue svariatissime conoscenze di trattati filosofici, opere letterarie, dissertazioni psichiatriche, e tomi e tomi teologici dalle tante religioni del mondo. Egli è arrivato a fare quello che nessuno altro autore di SF ha mai tentato: rendere la propria opera un vero trattato teorico sul valore e sulle possibilità della fantascienza, usando sempre la medesima formula narrativa.
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