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Postilla n. 3
La filosofia della storia
Di Valentina Colelli e Sara Ventrone
Indice
PREMESSA
1 UN PRIMO APPROCCIO AL PROBLEMA (Estratto dai questionari proposti ad
insegnanti ed alunni)
2 LA FILOSOFIA DELLA STORIA (Il parere di coloro che hanno dedicato la
propria vita alla "comprensione della Storia")
3 MARC BLOCH: UNA CONCEZIONE DELLO STORICO E DEL SUO
MESTIERE
4 F. HEGEL: LA STORIA COME SVILUPPO DELLA RAGIONE
5 BENEDETTO CROCE E LO STORICISMO ASSOLUTO
6 UNO SPUNTO PER RIFLETTERE: "GUERRA E PACE" DI LEONE TOLSTOJ
CONCLUSIONI
NOTE BIBLIOGRAFICHE
Premessa
Immaginate un giorno di scoprire la "Macchina del Tempo", uno speciale marchingegno per attraversare passato e futuro. In principio sareste sicuramente allettati dall'idea di conoscere la realtà del passato e di avere delle anticipazioni sul vostro futuro.
Vi sarebbe di certo concessa una grande opportunità: potreste ricostruire la vostra vita passata, cancellando quei momenti che non avreste mai voluto vivere e dirigere le vostre scelte verso nuovi percorsi. Il futuro non rappresenterebbe per voi un'incognita, la causa delle vostre paure ed incertezze!
In un secondo momento però, di riflessione e d'abbandono dell'entusiasmo, un mare di dubbi vi assalirebbe: effettivamente tutto ciò avrebbe un senso? Che cosa accadrebbe alla vostra vita tornando indietro nel tempo? Come vi sentireste ad affrontare degli eventi di cui conoscete già le sorti? Sareste sempre voi a riviverli, o trovereste un vostro "doppio"?
Ma soprattutto: esiste un futuro al di là del presente che lasciate? Esiste un destino per il quale il vostro futuro è già segnato, o in esso c'è solo il vuoto, il nulla? Il destino è quello che vi accadrà o quello che vi è già accaduto? Potreste opporvi all'inesorabile corso della storia e quindi cambiarla, o sareste comunque travolti da questa? Se qualcosa come un destino esiste, le vostre scelte, che vi costano tanta fatica, sono allora soltanto un'ingenua e semplice illusione?
Tutte domande importanti, assolutamente non trascurabili, che suscitano un certo interesse e che tuttavia, forse, rimarranno senza risposta.
Questa breve trattazione è, in ogni caso, un tentativo di dare almeno un senso a tali riflessioni; un modo per mettere in discussione le nostre convinzioni e penetrare nella profondità del "problema".
Innanzi tutto ci chiederemo: "cos'è la STORIA?". Attraverso i secoli, uomini illustri hanno proposto possibili risposte a questa domanda, e di certo sarà utile nel nostro percorso tenerne conto. Ad ogni modo abbiamo ritenuto necessario, considerare anche il parere delle persone che ci circondano abitualmente (ragazzi, insegnanti), proponendo loro un questionario che riportiamo di seguito:
1) Che cosa significa e quale senso ha la parola storia?
2) A quali condizioni un evento può essere definito storico?
3) In che misura l'uomo fa la storia?
4) L'uomo subisce il proprio divenire storico o può dominarlo?
5) Possono gli uomini sfuggire alla storia?
6) Lo svolgimento della storia dimostra un progresso dell'umanità?
7) Il fluire della storia, è legato unicamente agli eventi umani, oppure a qualsiasi evento naturale?
Il nostro discorso comincia quindi, con "Un primo approccio al problema", basato sull'elaborazione delle risposte a tale questionario.
Un primo approccio al problema
(Estratto dai questionari proposti ad alcuni insegnanti e ragazzi)
La storia è comunemente intesa come ricordo dell'insieme dei fatti che appartengono al passato della collettività, è una sorta di "Memoria Collettiva", una base su cui l'umanità acquisisce la propria esperienza. Tuttavia di tale memoria sembrano far parte solo determinati eventi, quelli
"degni di essere ricordati", cioè quegli eventi significativi che permettono di delineare razionalmente un percorso sempre più complesso (nel senso di articolato), sviluppatosi in un tempo lineare, del divenire dell'uomo e della sua realtà.
Rispetto a quanto detto è evidente, quindi, che il concetto di storia è strettamente legato all'uomo;
non esiste una storia senza l'uomo: l'uomo compie delle azioni, le azioni determinano la storia, l'uomo è la storia stessa….In un certo senso!
Vale la pena riflettere sulla definizione di storia che Marc Bloch dà in "Apologia della storia": la storia, afferma, è "la scienza degli uomini nel tempo". In effetti la storia può essere considerata come una vera scienza in quanto la scelta degli eventi è determinata dalla loro misurabilità e ripetibilità e la narrazione dei ricordi, raccolti nella "Memoria Collettiva", è sistematica e razionale, basata cioè su un'ordinata concatenazione logica di questi secondo un rapporto di causa-effetto.
Tuttavia, a tal punto sorge un dubbio: dobbiamo considerare la storia come semplice narrazione degli eventi significativi? Senza un narratore la Storia esisterebbe ancora?
Per dare un senso a quanto ci stiamo domandando è necessario riflettere sulla differenza che esiste tra la Storia e la storiografia. Quest'ultima è "l'arte" di scrivere la Storia, avente per presupposto l'interpretazione razionale degli eventi storici. Prendendo in considerazione questa "definizione" stiamo implicitamente affermando che esiste una "Storia con la esse maiuscola" indipendente dalla narrazione che se ne fa. Anche senza un narratore esiste allora la Storia. Scegliere determinati eventi ed "etichettarli" come significativi e degni, vuol dire interpretarli (in questo senso è bene notare la differenza tra la narrazione storiografica e la cronaca: la "storia" raccontata dalla storiografia non è una cronaca!). Ecco un altro motivo per cui possiamo affermare che la Storia è indipendente dal racconto che ne viene fatto, altrimenti, cosa interpreta chi interpreta? Un evento definito storico, in realtà, può essere significativo solo per la storiografia.
Un'osservazione: le interpretazioni degli eventi sono effettuate dallo storico, una persona qualunque la cui cultura è modellata dal tipo di società in cui quest'uomo si forma e con la quale è in contatto. Come possiamo avere la certezza che determinati effetti presi in considerazione dallo storico siano prodotti di poche specifiche cause che egli sceglie da un proprio punto di vista? Basta affidarsi alla testimonianza delle fonti e dei reperti che aiutano lo storico durante il suo lavoro? A tal proposito è da sottolineare il problema della limitatezza delle fonti che gli storici utilizzano per ricostruire i fatti. Facciamo un utile esempio che ci è stato proposto in un questionario:
" […] Immaginate un incidente stradale. Potete ricostruirlo guardando i rottami che se ne sono prodotti, ma con molta difficoltà. […] Adesso, immaginate di avere sul tavolo un pezzetto di vetro del fanalino posteriore sinistro di una delle automobili coinvolte nell'incidente e di voler provare a ricostruire tutto quel che è accaduto soltanto con quel pezzetto di vetro lì. Gli storici lavorano così.
[1]"
Professor
A. Boezi
Cos'è la Storia raccontata dalla storiografia se non una sorta di "ermeneutica" della realtà? Cosa se non uno degli strumenti che la civiltà occidentale si è data per raccontare sé a se stessa? Come definiamo a questo punto la Storia? I dubbi diventano sempre più grandi!
Mah…per ora non ce la sentiamo di proporre possibili definizioni anche (e soprattutto) perché non abbiamo gli strumenti e le conoscenze adatte; questa pagina vuole semplicemente essere un primo approccio al "problema", un modo per mettere in discussione le nostre convinzioni e affrontare la questione con la mente più aperta!
Sappiamo solo che esiste una Storia indipendente dalla narrazione, che questa non è un'entità sostanziale (una sorta di Spirito Assoluto…per dirla alla Hegel!) e che è strettamente legata all'umanità e in particolare al singolo: una collettività è "la somma" di tanti singoli che mantengono la loro identità e che sono tante Storie diverse.
Il singolo uomo, l'uomo qualunque, partecipa non da spettatore anche quando pensa di non avere alcun peso e agisce sul fluire della Storia inconsapevolmente in quanto il fluire Storico del singolo si intreccia con le grandi trasformazioni della società, con il cammino di tutta l'umanità (anche il non schierarsi fa la Storia).
Ci sono poi individui capaci di interpretare e leggere la realtà che possono esercitare un ruolo maggiore nel fluire degli eventi mossi da valori, sentimenti, fattori sociali, politici, ambientali…e questo dipende da come la natura e la cultura hanno modellato tali individui.
Solo in apparenza ogni evento compiuto da un uomo ha importanza relativa: tutti i fatti (ma proprio tutti) diventano significativi nel momento in cui egli interagisce con l'esterno indirizzando, anche se in piccole proporzioni, il flusso della realtà collettiva.
Parlando di interazioni, è interessante chiedersi se il fluire della Storia, oltre ad essere legato all'uomo, è legato anche agli eventi naturali.
Da quanto è risultato dai questionari, in generale, si ha la tendenza ad affermare che un evento naturale è legato alla Storia solo quando in qualche modo l'evento si intreccia con il fluire delle azioni umane, quando cioè condiziona le decisioni (e il percorso) dell'uomo. Il fluire della Storia è legato a quali eventi naturali? Anche questa risposta sembra essere relativa: lo decide l'uomo quando narra.
In tale prospettiva gli eventi naturali, intesi in senso globale, non sono considerati legati alla Storia (su questo, forse, gli studiosi della teoria del caos non sarebbero d'accordo). *
Terminiamo con un'ultima domanda: non credete che per avere una risposta anche a quest'ultima domanda sia necessario prima "comprendere" cosa è la STORIA al di là della semplice parola che utilizziamo per comunicare tra di noi?
*Un consiglio per chi è interessato ad approfondire quest'aspetto:
Sarebbe interessante guardare il "problema" da un altro punto di vista, per esempio da quello che il famoso biologo Jacques Monod
affronta nella sua opera "Il caso e la necessità" un saggio sulla filosofia naturale della biologia moderna.
Jacques Monod, “Il Caso e la necessità”, Oscar Mondatori,
Milano, 1997
La filosofia della storia
(Il parere di coloro che hanno dedicato la propria vita alla "comprensione della Storia")
Il termine STORIA deriva dal greco HISTORIA che vuol dire indagine e racconto; nasce in occidente come resoconto e testimonianza di ciò che si è visto o di ciò che si è sentito raccontare da testimoni diretti.
In principio, gli eventi narrati non erano relativi ad un passato lontano e remoto ma ad un passato che rimaneva ancora vivo in chi lo aveva vissuto. Solo in seguito si ebbe una concezione della storia in senso globale comprendente, cioè, "l'intero" passato delle diverse civiltà del mondo. In tal modo nacque una prima "storia universale" presupposto indispensabile di ogni filosofia della storia (la "filosofia della storia", nasce solo nel 1765 con il volume Philosophie de l'histoire di Voltaire). Quest'ultima nasce dalla necessità dei singoli di sentirsi coinvolti in una "marcia" dell'umanità e con l'umanità verso una meta condivisa e desiderabile indipendente da qualsiasi volere di potenze extra-umane.
Nel corso degli anni sono state elaborate diverse concezioni della storia, diverse FILOSOFIE DELLA STORIA
Definizione di filosofia della storia
Una riflessione sulla scienza storica e sui metodi messi in opera dalla storia apre il campo ad una speculazione più ampia sul significato del divenire storico. Chiamiamo filosofia della storia la metafisica del destino dell'umanità: essa supera le incoerenze superficiali, che minano il corso degli eventi per ritrovare un ordine superiore che presiede allo svolgimento della storia.
Nelle filosofie della storia si affronta il problema della libertà e della responsabilità dell'individuo di fronte alle vicende storiche, chiedendosi se il suo ruolo sia da protagonista, da comprimario, oppure da semplice comparsa, strumento di un disegno che lo supera e lo domina.
La filosofia della storia è caratterizzata dall'idea che i processi storici costituiscono una TOTALITA' DI EVENTI di cui occorre comprendere il senso, cioè il fine.
Nel quadro di queste riflessioni rientrano non pochi altri problemi. Ad esempio, il problema del carattere necessario o possibile dei processi storici, che potrebbe essere riassunto dal seguente interrogativo: nel passato tutto è avvenuto come era necessario che avvenisse, oppure poteva accadere in altro modo?
Talvolta, nelle concezioni che hanno sostenuto l'esistenza di un ordine necessario allo sviluppo storico, gli individui e i popoli sono stati descritti come strumenti inconsapevoli di uno scopo, di un disegno che andava oltre quello che si erano prefissi nel loro operare: un disegno superiore, un ordine concepito come trascendente la storia, vera e propria causalità necessaria per lo sviluppo.
Da qui il problema se tutto ciò che è accaduto doveva comunque accadere, oppure se potevano esserci altri esiti.
Diverse altre concezioni hanno invece riconosciuto agli uomini, un ruolo attivo da protagonisti, da attori della storia. Talvolta questo ha significato privilegiare il grande uomo, il condottiero, l'eroe che fa la storia rispetto agli uomini che fanno la storia senza saper di farla. Tutti gli uomini lasciano una traccia nel tempo.
Per dare un significato alla storia del mondo, che Borges definisce un "immenso guazzabuglio", sono necessari dei criteri per orientare e per selezionare gli eventi e degli schemi d'intreccio narrativo per esporli. E' proprio dalla scelta d'eventi precisi e cronologicamente vicini, che nasce la storiografia occidentale, una sorta di scienza (in quanto dotata di un metodo basato sul rapporto di causa-effetto), che ha come fine quello di dare una spiegazione complessiva del movimento dell'umanità.
La storia e lo storico
"La scelta degli eventi" citata, è un compito affidato allo storico il quale interpreta e organizza in modo razionale le informazioni raccolte dalle fonti storiche;
"[…] Al livello più semplice ed elementare, gli storici creano un passato perché la comunità di cui essi fanno parte vuole sapere da dove è venuta e come le cose siano arrivate ad essere come sono.[3]"
Le informazioni storiche che gli storici forniscono, sono delle interpretazioni basate su fonti, a volte limitate, e allo stesso tempo influenzate dalla
"[3]mente dello studioso formata di suoi tempi influenzate dalla sua teoria della storia e controllata dalla sua personalità unica che si frappone fra i resti del passato e il lavoro che gli è necessario per comprendere, come questi resti possano rivelare che cosa è accaduto e perché. La scelta degli argomenti su cui scrivere, da sola rivela la concezione dello storico che valuta e seleziona fra tutti gli avvenimenti del passato solo quelli più importanti per
lui[4]".
Obiettività dello storico
Compito, talvolta arduo, dello storico è quello di essere obiettivo. A tal riguardo dice Ricoeur
[5]-è obiettivo quello che il pensiero metodico ha elaborato, messo in ordine, compreso e quello che può in tal modo far comprendere. In alcuni casi, lo storico non riesce mostrarsi obiettivo come fa il fisico, dal momento che vuole resuscitare un passato assente e che per riuscirci deve fare una scelta e tenere conto di molteplici causalità. Così lo storico è necessariamente obbligato a fare appello alla propria immaginazione, perché le testimonianze di cui dispone sono discontinue, intervallate da vaste lacune, da vuoti, e questi vuoti bisogna colmarli e questo non si può fare se non mediante l'immaginazione. Ma l'immaginazione deve essere strettamente controllata dalla ragione e da una critica, un'autocritica in particolare, che lo storico deve continuamente esercitare su se stesso per difendersi dalle divagazioni nelle quali la sua immaginazione, se non fosse vincolata, lo trascinerebbe.
Inoltre, come far comprendere nel nostro linguaggio attuale dei costumi, delle tradizioni o delle istituzioni completamente aboliti?
Il fondamento del pensiero dello storico è che la storia sia una passeggiata nel passato e che il passato esiste ancora, come i paesi che abbiamo abbandonato non scompaiono per il semplice fatto che ce ne siamo andati. Generalmente, gli storici hanno la tendenza a concepire la storia come un susseguirsi d'eventi secondo cui il divenire storico è essenzialmente opera di grandi individualità, collocate nel ruolo di decisori.. Possiamo inserire in questo contesto la posizione di Levi-Strauss[6] che afferma che l'esistenza storica appare come una conquista dell'umanità. La società tradizionale non conosce altro che l'eterno ritorno del ritmo ciclico delle stagioni e delle feste religiose. Essa non vuole mettere in discussione i valori sui quali organizza la sua esistenza, eppure è necessario che si cancelli l'ordine esistente, che accadano degli stravolgimenti economici e sociali affinché il "singolo" abbia la possibilità di prendere coscienza di una nuova situazione, e di avviarsi sulla strada del divenire storico. Questo è il progresso.
Claude Levi Strauss (1908-19..) etnologo ed antropologo francese; i suoi
studi sono volti ad evidenziare le strutture costanti delle civiltà
umane, dalle primitive a quelle tecnologicamente più avanzate.
L'idea del progresso
(Il materialismo storico di Marx) A sostegno di quanto detto, ci sembra interessante riportare la tesi marxista del materialismo storico-dialettico. Il materialismo storico consiste nella tesi secondo cui "non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario il loro essere sociale che determina la loro coscienza." Ciò porta a specificare il rapporto che esiste tra struttura economica e sovrastruttura ideologica. Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono emanazione diretta del loro comportamento materiale. In breve: il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Tutto questo per sostenere che, la storia vera, secondo Marx, è quella degl'individui reali, della loro azione per trasformare la natura e delle loro condizioni materiali di vita. Secondo tale prospettiva, l'etica, la religione, la metafisica non sono autonome, non hanno storia: quando muta la base economica esse mutano con questa.
Il materialismo di Marx è anche e soprattutto detto materialismo dialettico, che ha le sue radici nel sistema hegeliano. Hegel, però, applicava il movimento dialettico al "processo del pensiero", Marx invece lo riporta al mondo della storia reale e concreta, quella dei bisogni economici e sociali degli uomini. Ogni realtà storica genera in se delle contraddizioni che necessariamente portano al suo superamento: la borghesia nasce dallo sviluppo della società feudale e sarà proprio essa che con la rivoluzione francese distruggerà i vincoli feudali. Dal canto suo, la borghesia, che al tempo di Marx deteneva il potere, non poteva fare a meno di quel proletariato, che secondo il filosofo l'avrebbe portata nella tomba. È la lotta di classe che muove il divenire storico.
Marx sostiene che la dialettica è la legge di sviluppo della realtà storica e che tale legge esprime l'inevitabilità del passaggio dalla società capitalistica alla società comunista.
(Tesi di Condorcet) Possiamo citare come ulteriore esempio di filosofia del progresso, quello di Condorcet
che si riferisce ad una divisione della storia in 10 epoche, basate sul progresso e non sull'età dell'uomo al termine delle quali si realizzerà il compimento dell'umanità verso la perfezione. Tali epoche,
"[…]sono spazi di tempo omogenei separati da due cesure rivoluzionarie, che introducono forme d'intelligibilità e di intrinseco legame tra i fenomeni diversi e che scandiscono la storia dell'umanità secondo moduli di discontinuità, salti bruschi, che tendono a condurla verso il meglio.[…]"
E' in ambito illuministico che a partire da Condorcet, si esprime l'esigenza di emancipazione degli individui da vincoli ultraterreni mediante la comune costruzione di una "storia civile" fatta solamente dagli uomini.
Jean-Antoine-Nicolas-Caritat Condorcet (1743-1794), matematico,
enciclopedista e filosofo illuminista francese.
Remo Bodei “Filosofia della storia”
tratto da
“Filosofia”,
Paolo Rossi
(capitolo 6, par. 11)
Natura e storia
Scienza e storia non si possono contrapporre poiché entrambe sono rivolte allo studio sia dell'universale, che dell'individuale; la differenza sostanziale tra le due è da ricondurre in particolare al rapporto tra storiografia e scienza fisica: la prima è un corpo di fatti raccontati e spiegati, la seconda è un corpo di leggi permanenti, misurabili e ripetibili, che servono a spiegare i fatti.
Non tutti gli eventi naturali sono considerati eventi storici: esiste una storia della natura (geologia, cosmologia …) indipendente da quella dell'uomo. Tuttavia, gli storici hanno la tendenza a considerare i fatti naturali come fatti storici solo nel caso in cui i fenomeni naturali interagiscono con il cammino dell'uomo.
La storia dell'uomo e la storia della natura non sono dei fenomeni a sé, poiché possono interagire tra loro. Fenomeni naturali, come le valanghe, i terremoti, le eruzioni vulcaniche, le epidemie, possono influenzare la vita dell'uomo e a volte portare alla scomparsa d'intere civiltà.
D'altro canto anche l'uomo modifica a suo favore la realtà che lo circonda, alterando gli equilibri naturali che la regolano (clonazione, biotecnologie, deforestazione, inquinamento chimico…) e determinando nuovi processi naturali.
Marc Bloch: una concezione dello storico e del suo mestiere.
Marc Bloch, storico francese (1886/1944) conduce in "Apologia della storia" un'appassionata riflessione interrogandosi sui metodi, sugli obbiettivi e sui problemi del suo mestiere. Bloch compose questo saggio, pubblicato postumo da Lucien Febvre, durante la clandestinità cui lo avevano costretto l'occupazione tedesca e la lotta partigiana. Nella sua vita di studioso si era spesso interrogato su queste problematiche, ma solo di rado era uscito dai limiti cronologici del Medioevo. Spinto dalla grave minaccia che incombeva sulla civiltà europea, Bloch si decise a tentare un discorso di metodo, in cui si saldassero rigore scientifico e impegno civile.
"[…]Papà, spiegami a che serve la storia". Cosi, pochi anni or sono, un ragazzo che mi è molto vicino, interrogava suo padre, uno storico. Vorrei poter dire che questo libro rappresenta la mia risposta, perché non credo ci sia lode migliore, per uno scrittore, che di saper parlare, con il medesimo tono, ai dotti e agli scolari. Ma una semplicità tanto elevata è privilegio di alcuni rari eletti. Tuttavia la domanda di quel fanciullo, di cui sul momento non riuscii gran che bene a soddisfare la sete di sapere, la conserverei volentieri qui, come epigrafe. (...) Il problema ch'essa pone, con la sconcertante dirittura di quell'età inesorabile, è, né più né meno, quello della legittimità della storia.[…]".
Marc Bloch, “Apologia della storia o mestiere dllo storico”, Einaudi;
Torino, 1950; (prefazione).
In quel drammatico Giugno del '40, quando i tedeschi occupavano Parigi, spontanea, ricorda Bloch, sorgeva la domanda "La storia ci ha allora ingannati ?".
Il mondo occidentale ha infatti radicato in se il culto della storia. La storiografia non è solo un elemento fondamentale nel mondo greco e latino ma anche in quello cristiano, che inserisce il destino dell'umanità, tra Caduta e Giudizio, nella durata, nella storia.
È' naturale quindi per Bloch che ad ogni crisi del nostro mondo ci si chieda se abbiamo interrogato bene la storia.
Certo la storia è anche un piacere, lo spettacolo delle attività umane non può non sedurre.
Anche Gramsci, in una lettera dal carcere al figlio, diceva di aspettarsi da lui interesse per la storia, di sperare che l'amasse come l'amava lui, perché tutto ciò che riguarda l'uomo, la sua crescita, le passioni che accompagnano l'evolversi della società, l'avevano sempre affascinato.
Il primo impulso verso la storia è perciò una risposta al piacere di riscoprire il passato, come anche per l'archeologia e l'etnologia. Tuttavia fare storia solo per diletto, non può essere l'unico scopo di chi si interessa ad essa. Questo è dimostrato dal fatto che per rivendicare il suo posto fra le alte forme di conoscenza, il sapere storico, deve tendere soprattutto all'intelligibilità degli eventi.
Come e perché - si chiede Bloch - uno storico esercita il suo mestiere?
Senz'altro gli sembra che lo storico moderno sia in una condizione migliore rispetto alla generazione dei positivisti, allucinati dall'idea che si potesse estendere al complesso delle cognizioni dello spirito l'ingannevole schema delle scienze del mondo fisico, convinti che non potesse esistere conoscenza autentica che non sapesse giungere a certezze espresse sotto la forma di leggi universali, mediante dimostrazioni di inopinabile evidenza.
Questa opinione generò due atteggiamenti: alcuni cedettero di istituire una scienza dell'evoluzione umana che si conformasse a quell'ideale pan-scientifico, lasciando fuori dall'orizzonte di questa conoscenza degli uomini, realtà che apparivano ribelli a un sapere razionale, altri non riuscendo ad inserire la storia negli schemi del legalismo fisico ritennero che la disciplina di cui si occupavano fosse incapace di conclusioni certe nel presente e di prospettive di progresso nel futuro.
Oggi la teoria cinetica dei gas, la meccanica einsteniana, la teoria dei quanti, hanno modificato il significato della scienza rendendola più "duttile". Così siamo ormai meglio preparati ad ammettere che una conoscenza possa meritare il crisma di scienza, anche se incapace di dimostrazioni euclidee. È' caduta la necessità di imporre a tutti gli oggetti del sapere un modello intellettuale uniforme, derivato dalla scienza e dal mondo fisico. Ogni scienza, presa a sé, è una parte del moto universale verso la conoscenza.
Hegel: la storia come sviluppo della ragione
Durante il XVIII secolo la cultura illuminista europea bandisce qualsiasi elemento metafisico e teologico dai suoi canoni d'interpretazione della realtà. È solo un secolo dopo, con Georg W. Friederich Hegel che la conoscenza teologica viene completamente riabilitata nel pensiero filosofico. La visione metafisica del mondo è, infatti, alla base della filosofia idealista hegeliana, una delle forme più complesse dell'idealismo. Attraverso essa egli ha cercato di interpretare la totalità, in funzione dell'identità pan-logistica (tutta la realtà è logos, cioè puro Spirito) di reale e di razionale espressa dalla preposizione speculativa: "tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale".
Questo vuol dire semplicemente che tutta la realtà è, secondo Hegel, Spirito Infinito e questo Spirito si manifesta nel reale attraverso il movimento dialettico (sintesi di opposti). È proprio il suo dispiegarsi che determina il suo divenire storico.
Per Hegel, in particolare, la storia è la realizzazione della libertà, non in senso materiale come puro arbitrio individuale, bensì concretizzata attraverso lo Spirito Oggettivo, nel mondo del diritto, della morale e dell'eticità. Per Spirito Oggettivo s'intende lo Spirito che si realizza nelle istituzioni sociali (famiglia, società e nello stato) e nella stessa vita etico-politica: è la storia che-si-fa.
È nello stato, momento di sintesi di diritto e moralità, che lo Spirito Oggettivo si realizza e si manifesta in un popolo libero.
"[…] in questo processo sono dunque essenzialmente contenuti dei gradi, e la storia del mondo è la rappresentazione del processo divino, del corso graduale in cui lo spirito conosce se stesso e la sua verità e la realizza[…]"
G. W. F. Hegel, “Lezioni sulla filosofia della Storia”.
Secondo Hegel non è lo Stato che esiste per il cittadino, ma è il cittadino stesso che esiste in quanto membro di uno Stato.
Lo Spirito Oggettivo è Ragione, e lo Stato essendo la realizzazione di questo, è allo stesso tempo anche Ragione; da ciò è che la Storia è il dispiegarsi di tale Ragione nel tempo.
"Lo scopo" della storia è un fine universale e collettivo, il fine ultimo del mondo e non uno scopo particolare dello spirito del singolo dettato dai propri valori e sentimenti.
La "filosofia della Storia" è lo studio, la conoscenza scientifica di tale scopo, regolato da quello che Hegel definisce "piano razionale". Quest'ultimo è dettato dall'Astuzia della Ragione.
Il divenire storico è "conflittuale" avviene per rovesciamenti, ed è in base a ciò che gli stessi momenti storici negativi, come le guerre, sono per Hegel delle tappe necessarie, dei punti di snodo senza i quali "la storia registrerebbe solo pagine bianche".
Per quanto riguarda gli individui, Hegel fa una distinzione tra "individui conservatori" e "individui cosmicostorici". I primi agiscono in conformità al proprio costume e al diritto realizzando in questo modo la propria moralità; i secondi, quelli che noi semplicemente chiamiamo grandi personaggi storici, avvertono in sé il carattere logoro delle istituzioni dell'epoca e sono chiamati nel seguire le loro passioni ad anticipare il nuovo corso dei tempi. Su costoro incombe un destino di sconfitta poiché la loro funzione non è affatto quella di realizzare la loro personale felicità, ma fini universali dell'Astuzia della Ragione (vedi anche Tolstoy). La Ragione immanente nella storia si avvale di questi "eroi" e proprio delle loro passioni e delle loro imprese per realizzare il proprio fine universale e poi indifferente li abbandona a loro stessi.
Secondo la filosofia hegeliana (del movimento dialettico con ritmo triadico) lo spirito libero si realizza ottenendo piena coscienza di sé soltanto nel mondo Cristiano Germanico, al quale approda percorrendo altri due punti di snodo: la prima tappa è il mondo orientale, la seconda il mondo greco-romano:
Mondo orientale: la prima forma di vita politica è vista come superamento del puro arbitrio individuale, secondo un'organizzazione patriarcale; non essendo poi presente una distinzione tra mondano ed ecclesiale si può ancora definire questo regno una teocrazia poiché Dio è colui che regge il mondo.
Mondo greco-romano: il primo è il mondo della giovinezza della storia e dello spirito umano che si manifesta in una pluralità di stati ove regna libertà e armonia. Tale libertà, però, è unita in modo immediato all'etica cosa non concepibile per la logica hegeliana: tale conciliazione deve scaturire dal superamento dell'opposizione. E' nel mondo romano che la storia giunge alla sua maturità; l'uomo non si affida né all'arbitrio del signore né al proprio ma lavora duramente per un fine universale (per lo Stato) e ne ricava da esso la possibilità di essere "personalità", diventa "persona giuridica" come privato. E' a questo regno puramente mondano che comincia a venire contrapposto un regno spirituale che inizia a manifestarsi come reale. Tramite un superamento dialettico di tale regno, con l'avvento del cristianesimo e dopo che il principio spirituale è apparso nel mondo come una realtà singola, che inizia il mondo
germanico. Quest'ultimo sembra ridursi a una continuazione di quello romano. Ma in esso viveva uno spirito affatto nuovo, lo spirito libero. Con l'avvento del cristianesimo il messaggio cristiano annulla qualsiasi disuguaglianza tra gli uomini e tra le istituzioni: la chiesa non subordina più a sé lo stato né lo stato vede l'elemento spirituale come estraneo. La filosofia della storia ha acquisito il suo risultato, comprende che la storia non soltanto viene da Dio ma è essenzialmente opera di Dio.
Benedetto Croce e lo storicismo assoluto
Nell'ambito della filosofia della storia si muove anche la produzione crociana della filosofia, intesa come storicismo assoluto e neoidealismo.
Proprio come nel corso dell'illuminismo era stata bandita dalla riflessione filosofica qualunque riferimento teologico e metafisico, per essere ripreso di nuovo nel corso dell'idealismo hegeliano, così Croce, nell'ambito della filosofia positivista della fine dell'ottocento, rilancia la teoria dell'idealismo in una società che vedeva il fluire storico come una corsa verso il progresso e la felicità sociale. I lumi della ragione tornano a trionfare, "possiamo portare avanti di nuovo la bandiera dell'illuminismo" dice Nietzsche, ma Croce contrasta tali teorie e rivalutando la dialettica hegeliana proclama che la realtà è Spirito immanente. Quindi lasciando cadere i capisaldi del sistema hegeliano, che riconducevano ancora ad una metafisica fondata sull'idea assoluta, Croce perviene alla propria filosofia dello spirito: la filosofia è nesso di distinti e non solo sintesi d'opposti e tale presenza di distinti ed opposti nell'implicazione -distinzione, è la vita circolare eterna dello Spirito.
La realizzazione dello Spirito nell'unità distinzione, costituisce la Storia, che si scandisce nella sintesi di opposti in maniera circolare. In questo sta la libertà dello Spirito: così si è verificato nel corso della storia e così sarà sempre, secondo Croce.
[…]la libertà è l'eterna formatrice della storia, soggetto stesso d'ogni storia. Come tale essa è per un verso il principio esplicativo del corso storico e dall'altro l'ideale morale dell'umanità[…].[…]asserire morta la libertà, vale lo stesso che asserire morta la vita spezzata la sua intima molla[…]
B.Croce, “La storia come pensiero e come azione, Laterza
Il giudizio che Croce ha della storia è questo: essa non è cronaca, né arte, né retorica ma è la vera conoscenza del reale e si esplica attraverso l'universale concreto. Inoltre non solo ogni giudizio storico è conoscenza, ma la conoscenza storica "è tutta la conoscenza". Questo è il senso dello storicismo assoluto di Croce.
Secondo il filosofo, inoltre, i caratteri fondamentali della storia sono la sua costante attualità ed il suo effetto catartico. Croce afferma la contemporaneità della storia in tutti i suoi momenti, infatti, nel suo sistema ogni forma e momento di storia è sempre storia che, conoscendosi, si rivive e si attua nel presente dello Spirito.
[…]il bisogno pratico che è nel fondo d'ogni giudizio storico, conferisce a ogni storia il carattere di storia contemporanea, perché, per remoti e remotissimi che sembrino cronologicamente i fatti che vi entrano, essa è, in realtà storia sempre riferita al presente, nella quale quei fatti propagano le loro vibrazioni[…].
Ibid
L'effetto catartico della storia consiste, invece, nel fatto che tramite la conoscenza e l'analisi del passato di cui siamo prodotto, possiamo riscattarci da esso nel presente. Tuttavia per Croce il "se storico" è ridicolo, non ha senso: non si può dire "se non avessi commesso quell'errore"; infatti, si è ciò che si è, proprio perché si è commesso quell'errore e si può dire quel che si dice, poiché si è commesso e superato quell'errore.
Uno spunto per riflettere: "Guerra e pace" di L. Tolstoj
Scritto tra il 1865 e il 1869 durante un periodo felice della vita dell'autore, "Guerra e Pace" è considerato dalla critica un vero e proprio capolavoro del realismo russo. Manovrando abilmente, come in un teatro di marionette, 559 personaggi (alcuni dei quali storici) e concentrandosi in particolare sugli eventi che s'intrecciano nella storia di cinque famiglie aristocratiche, Tolstoj delinea una perfetta rappresentazione della vita sociale russa negli anni, che di poco precedettero e seguirono l'invasione napoleonica (1805-1815).
I personaggi sono tratteggiati secondo un'attenta analisi introspettiva; attraverso i loro occhi si ha la consapevolezza degli orrori della guerra e delle manchevolezze umane. Tuttavia ciò non soffoca il fondamentale ottimismo che pervade il romanzo: l'amore per la vita in tutte le sue manifestazioni.
È sempre attraverso i personaggi, che è espressa la visione dello scrittore dello scorrere della vita umana e del processo storico: la storia è il risultato di forze anonime e accadimenti individuali e non il succedersi di eventi grandiosi determinati da figure carismatiche.
Il fluire della storia si compie in modo continuo; questo movimento può essere descritto da leggi e comprendere queste è lo scopo degli storici.
Vediamo quindi più dettagliatamente, come l'autore analizza l'attività di studio e ricerca di coloro che interpretano la storia. Nell'epilogo del romanzo Tolstoj distingue il lavoro di ricerca degli storici antichi e degli storici moderni ed in particolare, poi, quello degli storici dei singoli popoli e degli storici della storia universale.
Tutti gli storici antichi adoperavano un medesimo metodo per descrivere e cogliere la vita di un popolo. Descrivevano l'attività dei singoli uomini che governavano quel popolo e quest'attività esprimeva per loro l'attività di tutt'un popolo. Tuttavia per costoro, tutti gli eventi si risolvevano nella credenza della diretta partecipazione delle divinità, alle opere e all'azione del genere umano. Secondo Tolstoj la " nuova storia" ha rinnegato le credenze degli antichi, senza però aver messo al posto di quelle nuove concezioni. Nonostante ciò i "nuovi storici, hanno individuato che esiste anche uno scopo verso il quale muovono i popoli e il genere umano.
Tale scopo è diversamente concepito da due categorie di storici: quelli dei singoli popoli e quelli della storia universale. I primi vedono una forza affidata agli eroi e ai dominatori che muove i singoli popoli. Questo vale però affinché esiste uno storico per ogni avvenimento e popolo; infatti, non appena gli storici di diversa nazionalità cominciano a narrare uno stesso avvenimento, cadono in contraddizione poiché tale forza è concepita da ognuno di loro in modi opposti. I secondi non ammettono la dipendenza di questa forza dagli eroi e dai dominatori, ma la riconoscono come il risultato di forze diversamente dirette; essi ricercano la causa dell'evento nell'influenza reciproca di molte persone, collegate con l'avvenimento. Secondo la loro opinione, il personaggio storico è un prodotto del suo tempo, e la sua autorità è la risultante di forze diverse. Infatti il potere del personaggio storico che lo possiede, si trova non insito nel personaggio, ma dipende dai rapporti con le masse in cui egli si trova. Le forze che muovono il genere umano appaiono misteriose e continuano costantemente la loro azione.
Al di là, però, di tali interpretazioni del processo storico, esistono per Tolstoj delle tappe che ogni storico indistintamente, deve seguire:
- Il primo passo d'ogni ricerca che lo storico compie, consiste nel prendere una serie arbitraria d'avvenimenti continui e nell'esaminarli separatamente gli uni dagli altri.
- l secondo passo consiste nell'analizzare l'azione di un uomo, re, condottiero come somma delle volontà umane.
- Ultimo momento di tale percorso in cui si realizza il fine della scienza storica, comporta lo studio e la comprensione delle tendenze omogenee degli uomini a partire da piccoli nuclei sociali, (che rappresentano singole realtà storiche) fino ad arrivare allo studio della storia universale.
[…]Gli storici tentando di rispondere raccontano le imprese, citano i discorsi di alcune decine di persone riunite in un edificio di Parigi, e per definire queste imprese e questi discorsi, usano il termine di rivoluzione; poi ci danno dettagliate biografie di Napoleone e d'altri personaggi, alcuni a lui favorevoli, alcuni ostili, spiegano come e quanto queste persone s'influenzassero a vicenda e affermano: ecco com'è nato questo movimento ed ecco le sue leggi[…]
[…] "Ogni volta che ci sono state conquiste ci sono stati anche conquistatori, ogni volta che si sono fatti dei grandi mutamenti in uno stato, ci sono stati anche grandi uomini "dicono gli storici.
Effettivamente, ogni volta che sono apparsi dei conquistatori, ci sono state anche delle guerre, risponde l'intelligenza umana, ma questo non dimostra che questi autori fossero la causa della guerra e che si possono trovare le cause di un conflitto nell'attività di un solo uomo[…].
[…]I contadini dicono ce in primavera talvolta, soffia un vento gelido, perché le gemme della quercia spuntano e, in effetti, ogni primavera soffia un vento freddo quando la quercia fiorisce.
Sebbene io ignori la causa del vento freddo che spira quando la quercia fiorisce, io posso credere, come i contadini, che la causa del vento sia il fiorire della quercia…io ci vedo in realtà, solo una coincidenza di circostanze, che si possono riscontrare in ogni fenomeno della vita […].1
Lev Nicolaev Tolstoj, “Guerra e pace” (1865-69), tr.it.Einaudi,
Torino 1963 pp.963-4-5-6
Conclusioni
NON ESISTONO CONCLUSIONI!!!!
Come vi avevamo avvisato nella Premessa, dare delle risposte sicure e oggettive alla domanda "cosa è la STORIA?" e a quelle ad essa legate non ci sembra possibile perché noi facciamo parte di Essa, la viviamo giorno per giorno e la facciamo, anche, giorno per giorno. Per dare un vero giudizio, un giudizio che sia assolutamente obiettivo, dovremmo metterci al di fuori dell'intero "sistema" (il mondo, la società, insomma!) e questo non è realizzabile…sarebbe un po' come la scena del Barone di Munchausen che, per uscire dal lago in cui era caduto, si tirava per i lacci delle scarpe! Se la pensate diversamente…beh…buon lavoro!!!
Note bibliografiche
- Giovanni Reale-Dario Antiseri, " Storia della Filosofia 3. Dal Romanticismo ai giorni nostri" Editrice La Scuola; Brescia, 1997
-André Roussel "Filosofia e Società (Antologia tematica) ", Armando Editore; Roma, 1999
-G. W. F. Hegel, "Lezioni sulla Filosofia della Storia", Laterza, Bari.
-Remo Bodei, "Filosofia della Storia"; tratto da "Filosofia", a cura di Paolo Rossi, Garzanti
-Marc Bloch, "Apologia della Storia o mestiere di storico", Einaudi; Torino, 1950
-Lev N. Tolstoj, "Guerra e Pace", Einaudi; Torino, 1963
-Benedetto Croce, "Storia d'Europa nel secolo diciannovesimo", Laterza, Bari
-J. M. Williams, "Origins of the English Language", The free Press; New York, 1975
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