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Postilla n. 4


La società dell'ancien régime

Di Marco De Paolis e Marco Petrucci



Introduzione



Il nostro lavoro ha contribuito in maniera determinante alla stesura del romanzo, grazie al nostro impegno, di cui andiamo orgogliosi, siamo riusciti ad illustrare la società parigina prima della rivoluzione francese, la quale cambiò radicalmente la posizione dell'uomo e del cittadino all'interno di qualsiasi ambito sociale. Questa parte del lavoro ha permesso di fornire al romanzo un'ambientazione quasi pienamente fedele alla realtà, strumento questo che ci ha permesso di arricchire il nostro racconto con numerosi particolari concernenti i viali, i parchi, i monumenti della capitale francese all'epoca di quello che ancora oggi è il più significativo evento storico parigino. 



La società dell'ancien régime al suo tramonto


Con ancien régime (antico regime) si indica il sistema politico esistente in Francia prima della rivoluzione del 1789. Coniata dagli stessi rivoluzionari francesi a partire dal 1790 l'espressione ancien régime è divenuta sinonimo di società tradizionale, primordiale, anteriore cioè a tutti i fenomeni di modernizzazione economica e politica determinati dalla rivoluzione francese e dalla rivoluzione industriale
Se analizziamo la sua struttura sociale francese prima della rivoluzione dobbiamo basarci sulle nozioni di ordine e classi. Esse ci introducono delle distinzioni e delle divisioni, vi è una pluralità di ordini come di classi ma non si riferiscono alla stessa concezione dell'organizzazione sociale e derivano da principi diversi. La concezione degli ordini è una concezione puramente giuridica, l'ordine è definito in uno statuto, si può parlare indifferentemente di ordine e di stato, il terzo stato è il terzo ordine. Lo statuto che definisce l'ordine comporta degli obblighi e delle prerogative che devono equilibrarsi fra loro. Nozione e realtà giuridica sono del tutto estranee all'economia. Con gli ordini, né beni, né attività professionali sono criteri decisivi così si ha che livelli di vita molto diversi come il piccolo borghese e il mendicante vengano classificati nello stesso ordine e al cospetto del diritto la loro situazione è la stessa, hanno lo stesso statuto. Può accadere che uomini di tenore di vita simili possano appartenere a ordini diversi, quindi la realtà sociale non è riconducibile alla classe. La nobiltà e il terzo stato appartengono a un ordine per nascita, il clero vi può accedere per vocazione, possibilità di ascesa sociale, chi faceva carriera nella chiesa poteva ricoprire anche cariche politiche importanti. Anche molti "ricchi" hanno potuto ricevere la nobilitazione da parte del re. L'ordine non è una casta che può essere cambiata. La suddivisione della società dell'antico regime in tre ordini si fonda in origine su una differenza di funzioni. Gli uomini di chiesa hanno quella di badare al culto divino più altre funzioni occasionali, insegnamento, assistenza, il nobile assicura la difesa, combatte, protegge, in secondo luogo giudica; il terzo stato lavora. Questa ripartizione che genera divisioni è riflesso di un sistema di valori: valori religiosi, come la preminenza di Dio sulle altre attività, valori sociali come la distinzione fra chi combatte e chi lavora che dà il primato a chi porta la spada. La classe, invece, non possiede alcuna espressione giuridica, è pura realtà di fatto, raramente sancita dal diritto, di fronte alla legge la realtà è disuguale per chi è di classe superiore e per chi ha dei privilegi anche se sulla carta siamo tutti uguali, così era e così sempre sarà. L'ordine si basa sul concetto di disuguaglianza attraverso la gerarchia. Il primo ordine è il clero, poi la nobiltà, ed infine il terzo stato. Questa condizione è accettata normalmente dai contemporanei. Ogni ordine ha il proprio statuto e le proprie leggi. Ciascuno di questi ordini ha la sua distinta rappresentanza in seno agli stati generali. L'antico regime è il regime della legge particolare. Non esistono leggi nazionali ma ogni villaggio ha le proprie leggi, diverse dai villaggi o municipalità vicine. Per capire la società dell'antico regime bisogna capire su quali principi si fonda, riassumendo quanto sopra detto possiamo dire: diversità della società, pluralità degli ordini, gerarchia e molteplicità delle leggi. 

Nel corso del 700 la società dell'ancien régime subì alcune profonde trasformazioni, tra cui il fenomeno più ampio e rilevante, che investì tutta l'Europa, fu l'avvio di una crescita demografica che non si sarebbe più interrotta.
Fra il 1700 e il 1800 in Europa la popolazione passò da 118 a 193 milioni di abitanti con un incremento del 66%. L'aumento demografico nel 700 non fu tuttavia soltanto un fenomeno europeo, ma riguardò tutto il mondo; particolarmente significativo quello dell'America settentrionale dove superò il 1000%, in virtù di un'intensa migrazione. Oltre all'immigrazione (spesso agevolata dai governi) che fu decisiva in molte zone dell'Europa orientale, le ragioni di questo rilevante incremento furono la riduzione in molte regioni della mortalità e, in alcuni casi, l'incremento della natalità. Alcuni storici ritengono che il meccanismo che regolò l'andamento demografico prima del boom settecentesco non fu solo legato al rapporto con le risorse. Le popolazioni dell'ancien règime si erano adattate nel corso dei secoli alle difficoltà alimentari e ambientali; per gran parte dell'Europa questa auto regolamentazione era determinata da due fattori strettamente collegati: la disponibilità di un posto di lavoro e il matrimonio tardivo.
Non si dava, infatti, inizio a un nuovo legame matrimoniale senza una concreta possibilità di lavoro e quindi il matrimonio era generalmente ritardato. Il matrimonio tardivo, comunque, non riguardava la nobiltà o la borghesia e fu soprattutto prerogativa dell'Europa centro occidentale, in quella mediterranea le nozze erano invece molto più precoci. L'abbassamento dell'età matrimoniale nel 700 fu uno dei segni precoci che il comportamento demografico stava cambiando.
L'assenza di censimenti attendibili, che iniziarono ad essere tenuti regolarmente solo nel secolo successivo, impedisce ai demografici e agli storici ricostruzioni sicure e soprattutto l'individuazione di cause certe
Non meno problematico è stabilire un nesso preciso tra lo sviluppo demografico e il miglioramento delle condizioni ambientali, igieniche, climatiche, etc. In questo campo non pare possibile giungere a valutazioni; forse non si può andare oltre la considerazione, in verità un po' scontata, che un diffuso anche se moderato sviluppo economico ha portato con sé anche migliori condizioni di vita. Ma i tempi, i modi, i nessi e le sequenze di questa trasformazione rimangono privi di una spiegazione convincente. Non è privo di importanza senz'altro la fine delle epidemie di peste. Non è affatto chiaro perché la peste cominciò ad allontanarsi dall'Europa nel 700. Alcuni pensano che fu grazie alle maggiori capacità di isolare i focolai epidemici, o a un'aumentata resistenza degli organismi umani. Nello stesso tempo mentre la peste declinava, il vaiolo aveva il primato di pericolosità, né si attenuarono le altre tradizionali malattie epidemiche come il tifo, la dissenteria, le varie forme influenzali. La maggiore organizzazione ospedaliera non ridusse la mortalità, probabilmente anzi la accrebbe, in quanto i luoghi di cura accentuavano le probabilità d'infezione e contagio. L'inoculazione antivaiolosa, a cui si ricorreva nel 700, fu spesso letale e fino alla scoperta di Edward Jenner sull'efficacia della vaccinazione effettuata con i germi del vaiolo vaccino (1796), l'unico rimedio sicuro fu il controllo del contagio.
Nell'economia dell'antico regime la capacità di un paese di nutrire la sua popolazione era legata alle risorse alimentari di cui disponeva, così in Francia fino al XIX secolo dopo, quindi, la rivoluzione industriale, le possibilità di aumento demografico erano ancora condizionate dalla produzione dei cereali. Si era alla mercé di un cattivo raccolto, delle intemperie, di un'estate piovosa, etc. Un esempio può essere l'Irlanda, dove nel 1846 la carestia fece morire mezzo milione di irlandesi e ne condannò all'emigrazione un altro mezzo milione. Tuttavia nel XVIII secolo in qualche luogo privilegiato gli uomini cominciano a sottrarsi a questa dipendenza. La rivoluzione agricola, i progressi dell'agronomia, la scoperta britannica della possibilità di integrare l'allevamento con l'agricoltura, la soppressione del maggese e, come diretta conseguenza il recupero di un terzo del suolo, aprono alla speranza di prospettive inattese. 

L'aumento della popolazione illumina soltanto un aspetto della struttura demografica, quella delle variazioni quantitative di lungo periodo. Vi sono altri aspetti che rendono particolarmente significativa la differenza fra la società dell'ancien règime e la realtà contemporanea, ad esempio quelli relativi alla composizione della famiglia e alla consistenza numerica dei domestici e del clero. Nell'età pre-industriale la famiglia era l'unità produttiva di base tanto nel mondo rurale, che nelle attività artigianali e nell'industria rurale. Per questa epoca molti storici e sociologi - a partire dal secolo scorso- hanno sostenuto l'esistenza di una tipologia dominante, costituita dalla famiglia estesa o allargata, in cui convivevano almeno tre generazioni (nonni, genitori e figli) insieme ad altri parenti o affini. Questo tipo di composizione familiare era favorito soprattutto da un sistema successorio fondato nella trasmissione della proprietà indivisa ad un unico erede. Posteriore alla rivoluzione industriale e all'incremento dell'urbanizzazione sarebbe invece la famiglia nucleare o coniugale, formata da soli genitori e figli. Studi più recenti hanno dimostrato invece che la famiglia nucleare era già largamente presente nell'Europa nord orientale ed in particolare in Inghilterra, mentre a sud della Loira nel mondo mediterraneo e nell'Europa orientale era prevalente la famiglia estesa, struttura che si sarebbe mantenuta anche quando - dopo il codice civile napoleonico - si impose, ovunque, il sistema necessario di divisione della proprietà. È stata sottolineata infine l'estrema varietà della composizione familiare in rapporto alle esigenze e alle dimensioni della "azienda" produttiva, potere agricolo o bottega artigiana. La famiglia estesa era comunque tipica dei ceti nobiliari, sia quella piccola come a maggior ragione, della grande nobiltà. Presenti in ogni tipo di struttura familiare, in diretto rapporto con i livelli di ricchezza, erano domestici e servi, mentre nelle famiglie artigiane convivevano spesso apprendisti e garzoni senza legami di consanguineità. Piuttosto che famiglia si parla in questi casi di aggregato domestico per indicare tutti i conviventi in un'unica casa. Nei paesi cattolici una parte importante della popolazione era rappresentata dal clero, che in alcune città dell'area mediterranea superava il 5%. Preti, frati e monaci erano il 3% dell'Italia del 700. Come vedremo la riduzione del clero, soprattutto di quello parassitario e contemplativo, fu uno degli obiettivi dei riformatori illuministi.
Muta in questo periodo anche l'atteggiamento nei confronti della donna e die bambini. Una maggiore attenzione alla salute della donna e alla necessità di preservarla all'eccessivo numero di gravidanze si diffusero fra i ceti superiori insieme a una riconsiderazione degli affetti coniugali; l'acquisizione di un nuovo atteggiamento nei confronti dell'infanzia, fatto di sollecitudine, di tenerezza, di interesse all'educazione, contribuì a distanziare le nascite; la tutela della proprietà, soprattutto se di recente acquisizione, che non poteva rischiare, dove vigeva la divisione ereditaria, di essere eccessivamente frammentata; l'adozione infine di elementi di valutazione e di controllo razionale della vita effettiva sessuale.

Dal punto di vista sociale l'elemento rilevante nel '700 è l'avanzata di una nuova classe sociale, la borghesia che si differenziava per diverse origini e attività professionali. Le nazioni, ad esempio, con un forte mercato marittimo avevano una borghesia più forte, consapevole del proprio ruolo anche politico, basti pensare al ruolo che questa classe ha avuto nella costituzione in Inghilterra di una monarchia parlamentare alla fine del '600. In Francia, invece, da secoli esisteva una borghesia attiva, ricca, colta ma non influente politicamente e priva di iniziative autonome in campo economico, lo stato è obbligato, così, a svolgere il ruolo dell'imprenditore. La Francia, perciò, aveva una tradizione d'iniziativa statale di cui il sistema colbertiano era la compiuta espressione. La borghesia francese acquistava terre, cercava onorabilità e voleva paragonarsi alla nobiltà e si distoglieva dall'economia a differenza di quella della vicina Inghilterra. Gli investimenti si immobilizzavano nell'acquisto di terre di cui non ci si occupava di migliorare la modernizzazione e il rendimento. La rilevanza che questo ceto assumerà nel corso del '700, divenendo protagonista di una nuova cultura, l'Illuminismo, volta ad una generale riforma della società alla luce della ragione, si rifletterà in vari aspetti della vita associata, a cominciare dall'organizzazione della famiglia e dalle abitazioni.
Lungo il secolo XVIII, la famiglia e l'abitazione borghesi, infatti, assumono dimensioni proprie, distanti nei valori e nel costume dalle situazioni aristocratiche e popolari. La famiglia e la casa aristocratica mantengono con continuità le caratteristiche pubbliche e teatrali. La casa e la famiglia contadina proletaria, in diversi modi, saranno coinvolte nel ciclone industriale, soprattutto nelle città e negli immediati dintorni, anche se i ritmi e i modi delle abitudini campagnole si manterranno più stabili e duraturi. Nella borghesia in questo periodo il quotidiano subisce le trasformazioni più interessanti. Casa e famiglia si privatizzano, nasce addirittura il concetto moderno di vita privata. Vita familiare e professionale a poco a poco si scindono. Il lavoro è un impegno esterno e specifico del capo famiglia, la famiglia unita vive come proprio momento pubblico le relazioni mondane di intrattenimento e divertimento. L'architettura abitativa urbana tenderà a farsi specchio delle nuove esigenze: lo spazio casalingo sarà sottoposto a una più forte divisione funzionale fra pubblico e privato; la sala da pranzo e il salotto, gli ambienti di ricevimento e di rappresentanza avranno collocazione e sviluppo distinto dalle camere per il riposo, dal soggiorno privato e dai servizi. La casa, che veniva organizzata a seconda del mestiere del capo famiglia, cede progressivamente il posto alla casa come luogo privato; di riposo, di riproduzione e relazione mondane della famiglia. Ma sono gli interni medio borghesi di Parigi a dare meglio di ogni altro aspetto il senso del cambiamento. Il salotto assomiglia sempre meno a quello delle gran dame intellettuali dell'età dei lumi: la donna compare nella nuova cornice come interprete di un ruolo sempre più centrale ma subordinato al sistema familiare, pur partecipando attivamente ai massimi circoli del sapere con disinvoltura "libertina". 

Ma è soprattutto in un nuovo modo di pensare e di costruire la città che si riflettono i cambiamenti della trasformazione socioculturale che in questo secolo si attuava. Nel 1747, per opera di Jean -Rodolphe Perronet, venivano istituite a Parigi le Ecoles des Ponts et Chaussées (scuole dei ponti e della viabilità) e, per la prima volta, si rendeva ufficiale la divisione fra l'ingegneria e l'architettura. L'ingegneria civile, che si era fino a quel momento occupata solo delle fortificazioni, cioè della protezione tecnico-militare della città, appresta ora le infrastrutture necessarie per i trasporti e la vita civile e urbana: argini, tunnel, ponti, dighe, ecc.. I nuovi materiali da costruzione (soprattutto, in una prima fase, il vetro che perfeziona la propria tecnologia nel secondo '700 ed è sempre più diffuso nell'utilizzazione di architettonica per il collegamento con l'idea di luce e trasparenza) e i modi in cui l'ingegneria li viene strutturando si mescolano ai modelli artistici e stilistici che l'architettura continua a trarre dall'archeologia e dal gusto neoclassico. La natura, nella forma dei materiali e nelle tecniche forniti dall'applicazione della scienza, si incontra con la storia in modo di edificare le città intrecciate con il modo di lavorare di masse umane sempre più numerose (nelle manifatture) e con il variare delle abitudini quotidiane (rapporti familiari modificati e diverse esigenze di "comodità"). Il potere politico e amministrativo oscilla per lungo tempo fra controllo e "laisser faire" (lasciare alla libera iniziativa). Per lungo tempo l'intervento pubblico sarà indirizzato più all'architettura rappresentativa che a quella costruttiva funzionale e igienica. In questo senso a Parigi si attuano le trasformazioni più note, seguendo ancora la tradizione del decoro e dell'immagine urbana. Esempio tipico è Place Vendôme, progettata agli inizi del'700 con l'obbligo per proprietari e acquirenti dei terreni affacciati sulla piazza di mantenere le "facciate che sua maestà fa costruire". Il potere è ancora occupato a disegnare la propria immagine simbolica che si esprime nelle piazze e nelle statue. E' il volto del centro delle città, nei suoi percorsi di rappresentanza, nelle sue dimensioni teatrali, nei suoi ornamenti monumentali, che interessa un progetto architettonico che si sviluppa lungo il '700 mutuando gli schemi europei della città tardo -barocca e poi neoclassica e i progetti delle costruzioni di maggior rilievo vengono affidati ad architetti italiani e francesi. Mentre i poveri contadini, i servi, i primi nuclei di lavoratori dell'industria non hanno storia architettonica e abitativa. Gli spazi cittadini sono occupati da botteghe artigiane e mercati, la vita quotidiana, pur nella rapida divisione fra palazzo e casupola, fra chi va in carrozza e chi va a piedi, si muove in una dimensione patriarcale. Gli uomini, le donne, i bambini, gli scorci di borgate e di quartieri sono lontani dalle abitazioni di rappresentanza dei nobili e dei potenti

 

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