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Postilla n. 5


I meccanismi della narrazione

Di Francesca Ambrosetti



Elementi per una definizione


"In principio…"

Al fine di creare una narrazione sono sufficienti tre elementi fondamentali: un narratore che racconta gli eventi, una storia ed un destinatario cui è indirizzato il racconto. La funzione del narratore è di comunicare conoscenze su eventi, cose e persone. La narrazione è una compartecipazione dell'esperienza del singolo (che è il narratore) con l'ampiezza della comunità, essa ha più forme e modalità d'espressione, è lo strumento tramite il quale si realizza il patrimonio di memorie di un'intera tradizione culturale. Una delle principali e fondamentali forme di espressione narrativa è costituita dalla forma orale: in ogni singolo dialogo è presente una narrazione di eventi cose….Da ciò, dunque, si può dedurre che la parola costituisce il più antico strumento di narrazione. Esempi di narrazione orale sono il mito, la leggenda, il racconto popolare, l'epica e la fiaba. Esse sono le forme di narrazione tipiche dei tempi più remoti utilizzate come tramite per trasmettere e dunque tramandare la cultura e l'identità di un popolo in tempi in cui la scrittura era poco praticata. Compito fondamentale del narratore era quello di preservare il più possibile l'integrità del racconto. Esempio di ciò può essere considerato il mito dove attraverso il racconto delle gesta dell'eroe si trasmette un modello di vita sia per quanto concerne il rapporto con la natura sia con la comunità umana. Esempio di tale figura è l'aedo che riveste un ruolo molto importante nel suo tempo. Poi con il successivo espandersi dell'utilizzo della scrittura è nata una narrativa letteraria che mantiene strutture tipiche della narrazione orale, come l'epica, il teatro e la fiaba. La forma che oggi giorno domina la narrazione letteraria è il romanzo, la cui origine è rintracciabile nell'epica cavalleresca medioevale evolutasi nel poema cavalleresco umanistico rinascimentale fino e nel '700 nel romanzo moderno incentrato sul nuovo eroe, l'uomo comune, il borghese, per poi finalmente giungere all'attuale forma. Supporto della narrazione, assolutamente non di poco rilievo, sono le immagini che svolgono un ruolo molto importante fin dai tempi delle rappresentazioni rupestri. Ma le arti figurative alle volte non svolgono solo un ruolo di supporto alla narrazione ma costituiscono esse stesse una narrazione. Oggi giorno una delle principali forme di racconto per immagini è costituita dal fumetto ma altri esempi sono costituiti da cinema, televisione e internet che offrono un ottimo esempio di come la narrazione possa essere una fusione fra parola e immagine in movimento.

Storia, racconto, narrazione

Storia, racconto, narrazione sembrano tra loro sinonimi ma in realtà non è così. Gèrard Genette ha tentato di definire meglio questa terminologia letteraria. Per il termine racconto, infatti, distingue tre differenti significati:

  1.  Con racconto s'indica l'enunciato narrativo che riporta un avvenimento, dunque si tratta di un atto di enunciazione

  2. Per racconto s'intende la serie di avvenimenti che costituiscono l'oggetto del discorso

  3. Il racconto è l'atto in se stesso di narrare. 

La narratologia si deve occupare in prevalenza della prima definizione ma è sempre presupposto un riferimento agli altri due aspetti. Genette offre tre diversi tipi di definizione per distinguerle:

  1. Racconto con cui s'indicherà solo l'aspetto di superficie;

  2. Storia con cui s'indicherà il significato o contenuto narrativo;

  3. Narrazione con cui è indicata l'atto narrativo produttore e l'insieme della situazione.

Il primo aspetto che coglie il lettore è il discorso narrativo, vale a dire la catena di enunciati che ne costituiscono la superficie. In un secondo tempo si metteranno in evidenza gli altri due piani del racconto, cioè la struttura degli eventi narrati e la sua produzione. Gli avvenimenti riportati in un racconto possono essere o reali, storicamente documentabili e non, o puro frutto della fantasia. Da ciò si è andata formando una netta classificazione del racconto secondo il genere. Da un lato vi sono i racconti attribuibili alla cronaca e alla storia, mentre dall'altro vi sono i generi di discorso definiti letterari, dalla poesia al romanzo. Ma in realtà le due tipologie non sono cosi nettamente distinte: esempio di ciò è il romanzo storico in cui i personaggi di finzione vivono su uno sfondo storicamente vero. Dopotutto anche le biografie dei personaggi famosi sono intrise di finzione.


La Creazione "di mondi"

Il problema che ogni narratore deve affrontare all'inizio d'ogni narrazione è quello di creare un mondo narrativo su cui si sviluppi la storia che è costituita da personaggi, oggetti, ed eventi. Tali elementi sarebbero totalmente scoordinati se non fossero ben definiti all'interno di coordinate temporali e spaziali. Infatti, perché un personaggio agisca necessita di un ambiente in cui poter agire ed allo stesso tempo tali azioni devono essere definite rispetto alle azioni degli altri personaggi e degli eventi descritti. Ogni singola narrazione deve aprirsi con la determinazione degli assi spaziali e temporali del racconto, esempi di ciò sono costituiti dal romanzo Notre Dame de Paris di Victor Hugo e dal romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, in ambedue sono fornite le coordinate spazio temporali del racconto nella prima pagina del romanzo (" Quel ramo del lago di Como … "). I personaggi che popolano ogni mondo narrativo devono avere caratteristiche sia fisiche sia psicologiche ben definite attribuite loro mediante le descrizioni del narratore o degli altri personaggi che sono presenti nella storia o attraverso le sue stesse azioni. . Punto fondamentale e di primaria importanza è l'assegnazione dei nomi comuni e propri ad ambienti, personaggi e oggetti interni alla storia. Per quanto concerne oggetti e paesaggi, il mondo narrativo è semplificato dai riferimenti che il lettore fa rispetto alla propria esperienza nella vita reale ad esempio se sarà indicato " un coltello affilato " oppure " una tortuosa cascata " il lettore nella propria mente ha l'immagine di questi due oggetti e li comprende senza alcuno sforzo d'immaginazione. Mente è più complesso individuare nella propria mente un'immagine quando il narratore nomina nomi propri che però saranno poi individuati attraverso indizi descrittivi contenuti all'interno del testo man mano concessi dal narratore per permettere ad ognuno di comprendere. 
Ciò è molto importante anche per quanto concerne i nomi propri di persona dove è impossibile senza alcun indizio immaginare un individuo mai venuto a contatto con il lettore. Attraverso il progressivo accumularsi delle informazioni fornite sul personaggio si delineerà il suo completo profilo sia a livello caratteriale sia fisico. Anche attraverso le relazioni dei personaggi tra loro si mettono in luce le molteplici sfaccettature del loro carattere. Naturalmente le descrizioni dei personaggi, dei luoghi, degli oggetti sono in qualità e in quantità notevolmente inferiore rispetto a ciò che si può definire una descrizione del tutto esauriente, infatti, sta al lettore creare una realtà narrativa omogenea e coerente con la propria immaginazione, perché è egli che con la propria esperienza del reale e allo stesso tempo con la consapevolezza di ciò che è scritto nel testo fornisce una continuità al mondo narrativo completandolo. 


Nel bosco narrativo: " fabula " e " intreccio "

L'autore del racconto deve fornire una serie di avvenimenti che vengono indicati come storia del racconto e deve essere in grado di presentarli in modo che essi possano variare a seconda delle mutevoli esigenze del lettore o dei tempi della narrazione imposti quindi da ciò si può dedurre che medesimi personaggi ed eventi possono dar vita a differenti racconti. Boris Tomasevskij ritiene che ogni racconto può essere suddiviso in minime unità che chiama motivi ed è attraverso questi elementi fondamentali che il narratore compone il proprio acconto. Esistono due differenti tipologie di motivi : la prima tipologia è costituita da motivi determinanti per lo sviluppo logico del racconto e sono chiamati motivi legati , mentre la seconda tipologia è costituita da motivi non determinanti per lo sviluppo logico anzi rivestono un ruolo molto più marginale e sono chiamati motivi liberi , essi sono identificabili nelle descrizioni e nelle digressioni Poi vi è un ulteriore classificazione a seconda che tali motivi comportino uno sviluppo oggettivo degli eventi che compongono la narrazione . I motivi che comportano trasformazioni nella situazione narrativa sono definiti motivi dinamici propri delle azioni compiute dai protagonisti mentre quelli che non comportano alcuna variazione vengono definiti motivi statici propri dei brani descrittivi. Può accadere alle volte che motivi statici siano fondamentali per il racconto come ad esempio la descrizione di un personaggio fondamentale per una scena seguente della storia E' definita fabula l'ordine che hanno gli avvenimenti nel racconto secondo la loro sequenza logica e cronologica. Mentre per intreccio s'intende la disposizione che hanno gli eventi all'interno della fabula Forma tipica della fabula è l'inversione dell'ordine temporale degli eventi narrati, altra forma tipica è costituita dalla descrizione di eventi che avvengono nei medesimi istanti ma in scene diverse. I motivi dinamici hanno molta rilevanza all'interno della fabula mentre altrettanta importanza hanno i motivi statici nell'intreccio. La fabula di una narrazione dipende dal livello d'astrazione richiesto al lettore, dallo smembramento dell'intreccio narrativo si possono avere vari livelli d'astrazione tutti identificabili con la fabula del racconto in oggetto. I diversi livelli d'astrazione della fabula possono essere il punto di partenza per successive forme d'espansione narrativa che possono formare intrecci completamente differenti dall'originario oppure possono diventare la base della traduzione del racconto in svariate forme comunicative come per la trasposizione in film di testi letterari ("A caccia dell'ottobre rosso" di Tom Clancy, "L'ultimo dei moicani" di Jemes Cooper, "Storia di una capinera" di Giovanni Verga). 


Quando i " personaggi " entrano in " azione "

" Uno degli aspetti primari della narrazione è che è l'imitazione di un'azione " (citazione d'Aristotele .). Il problema più grande che si pone ad un autore è quello di dare un'azione ai personaggi. Le componenti descrittive servono per riempire il mondo del personaggio e per delineare lo stesso personaggio e ciò è la statica, mentre la dinamica è costituita da una serie d'azioni che i personaggi della narrazione compiono e l'importanza di una data azione è valutabile mettendola in relazione con le altre azioni con cui è legata in una sequenza. La funzione che un personaggio riveste stabilisce un collegamento fra il ruolo del personaggio stesso e una categoria di azioni prevedibili e prestabilite, in questo modo non è più importante chi compie l'azione bensì che cosa viene fatto. Una funzione definisce un gruppo di azioni compiute dai personaggi e tale gruppo si specializza di volta in volta a seconda del ruolo che può assumere all'interno del racconto In genere i racconti hanno un modello generale formato da trentuno funzioni narrative disposte in specifica sequenza, nelle fiabe si possono riscontrare funzioni di molteplici forme. Ad esempio esistono sette sfere d'azione in cui possono essere raggruppate le tipologie dei personaggi:


1 l'antagonista;
2 il donatore;
3 l'aiutante;
4 la principessa ed il re suo padre;
5 il mandante;
6 l'eroe;
7 il falso eroe.

Ma codesta analisi non può essere applicata ad alcun tipo di narrazione che non sia una fiaba, per cogliere la realtà del racconto generico è necessario operare una generalizzazione sulle nozioni di funzione e schema narrativo al di là dunque del genere letterario. Approfondendo l'argomento si riscontra che il racconto ha una sequenza elementare costituita da tre punti: 

1 l'obbiettivo da raggiungere ;
2 la messa in atto di un atteggiamento proteso a far sì che si raggiunga l'obbiettivo desiderato ;
3 il raggiungimento dell'obbiettivo.


Tale sequenza può essere soggetta a variazioni d'ordine a seconda della scelta stilistica dell'autore. Il personaggio può scegliere un atteggiamento tale che gli permetta di raggiungere l'obbiettivo oppure può scegliere di non comportarsi in tal modo, l'obbiettivo può essere raggiunto oppure no, in questo modo le funzioni sono regolate da una serie di scelte alternative. Altra tipologia è costituita dal fornire astratte sfere ai personaggi del racconto: l'attante è l'astratto fascio di funzioni narrative che costituiscono la sfera d'azione del personaggio, è la categoria di funzioni che si rifà alla varietà di tipologie dell'azione della narrativa, mentre l'attore costituisce la materializzazione della realtà del personaggio del racconto.. In ogni racconto vi è un confronto fra il soggetto, che è l'eroe, l'anti-soggetto, che è il cattivo, per il possesso di un oggetto di valore che può essere sia materiale che immateriale. L'oggetto può essere collocato al centro di un rapporto di comunicazione fra chi lo rende desiderabile (destinante) e chi lo riceve 
( destinatario) Il soggetto può trovarsi dinanzi altre due differenti tipologie: 


1 l'aiutante ( sempre al fianco dell'autore ) ;
2 l'oppositore ( che oppone ostacoli ) .


Esempio di ciò è nei Promessi sposi dove Renzo è il soggetto e Lucia è l'oggetto del suo desiderio, ma ella è anche l'oggetto del desiderio dell'anti-soggetto che don Rodrigo Poi sono presenti le figure di padre Cristoforo che è l'aiutante di Renzo e di don Abbondio che è l'oppositore che pone ostacoli al matrimonio fra i due giovani in favore di don Rodrigo. Agnese madre di Lucia costituisce il destinante per Renzo mentre il conte Attilio è il destinante nei confronti di don Rodrigo sempre dell'unico oggetto del desiderio che è costituito da Lucia. 


La " comunicazione" narrativa

Ogni narrazione in qualsiasi forma si trovi, può essere interpretata come un dato soggetto che comunica un dato messaggio ad un altro soggetto. Esiste differenza fra comunicazione orale e comunicazione scritta: nella prima la comunicazione del messaggio è immediata mentre in una comunicazione scritta l'autore scrive un messaggio che verrà letto dal destinatario dopo un dato tempo dalla stesura del testo, ulteriore differenza fra i due tipi di comunicazioni è che l'autore non può ampliare e chiarire il proprio messaggio come invece accade in una comunicazione orale, quindi l'autore è costretto a fornire il maggior numero d'informazione al lettore al fine che egli comprenda. Il lettore dal canto suo deve accettare il percorso prestabilito dall'autore. All'interno dell'opera sono presenti strutture atte a creare l'illusoria presenza del narratore e ciò dà l'immagine di un autore implicito. ( Tutte le strutture utilizzate dal lettore sono atte per catturare l'attenzione del lettore). Figura utilizzata è quella del narratore che è un testimone diretto o indiretto degli eventi che accadono nella storia, tale figura è spessissimo confusa con l'autore mentre non è altro che un dispositivo narrativo. Il narratore permette all'autore di ampliare la possibilità di esprimere giudizi sul narrato o manipolare i fatti proposti al lettore, la forma principale in cui si può presentare è quella di commentatore esterno alla vicenda. Il non identificarsi dell'autore con un personaggio della storia lo tramuta in un narratore nascosto, egli è spesso un giudice al sopra delle parti proprio perché esterno alle vicende. Ma alle volte il narratore può essere interno alla storia: un testimone di poco rilievo oppure lo stesso protagonista e questa figura di personaggio-testimone è definito narratore palese ed è naturalmente più coinvolto di un narratore esterno alla storia arrivando alla diretta testimonianza del romanzo epistolare o autobiografico. Al narratore corrisponde una figura complementare che è quella del narratorio che è spesso identificato col potenziale lettore del testo, di frequente quando, il narratore compie il dispositivo narrativo detto appello al lettore. Alle volte narratore e narratorio possono fondersi a discapito del lettore che si trova in ogni istante spiazzato, maestro di tale tecnica è Laurence Sterne.


Raccontare " culture " e "ideologie "

Le opere letterarie nel narrare la propria trama trasmetto un messaggio, l'autore in esse vuole dare qualcosa al proprio lettore, egli dà una determinata concezione generale del mondo sulla realtà che appartiene al libro. Un testo letterario tende sempre a rispecchiare la realtà e la cultura in cui è immerso l'autore stesso. Un testo che rispecchia una data ideologia ci dà un'immagine o giudizio del mondo dell'autore. Per cultura di un popolo si intende memoria ereditaria della collettività, ogni gruppo sociale ha un proprio patrimonio culturale che ne mantiene l'identità e solo tramite la trasmissione orale di tali codici culturali e' possibile la sopravvivenza del gruppo sociale. Le identità culturali e ideologiche si manifestano in primo piano tramite l'utilizzo del linguaggio, la predominanza del linguaggio sugli altri tipi di comunicazione è definita sistema modellizzante. Il linguaggio è il fondamento su cui si basano gli altri sistemi componenti la struttura sociale e culturale che dunque divengono modellizzanti secondari. Il linguaggio e' il metodo tramite cui si producono i testi sia orali che scritti dunque una cultura e' definita composta da testi. La conservazione della cultura dipende dalla trasmissione dei testi, essa è un processo di circolazione e produzione di testi tramite il linguaggio. I testi letterari, dunque, svolgono un ruolo importantissimo nella definizione di una cultura, durante la stesura di un testo l'autore usa date espressioni che lo identificano in una data ideologia e cultura. Alcune espressioni dei personaggi esprimono vere e proprie realtà e identità ideologiche e culturali.



Le tecniche della narrazione nel romanzo moderno



Come iniziare. Accordi e contratti narrativi

Iniziare un racconto è sempre un'ardua impresa anche perché la prima pagina (o primo capitolo) è quella che dà il tono, il ritmo e il soggetto della storia e quindi fin dall'inizio devono essere prefissi dei punti da rispettare. Esempio di ciò può essere considerato il genere del romanzo poliziesco, altro esempio è Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust dove il lettore è spinto dalla curiosità di capire chi sia in realtà il narratore. L'evento descritto all'inizio della narrazione non è detto che sia l'azione da cui scaturisce poi tutto il racconto centrale dal quale poi la narrazione si sposta avanti e indietro lungo la catena degli eventi. Esempio Di ciò è l'Odissea che incomincia quando Ulisse è prigioniero della ninfa Calipso e racconta le avventure precedenti per poi procedere nel racconto e andare avanti nelle sue avventure. L'autore fin dal principio deve evitare che il lettore si annoi nella lettura decidendo magari di abbandonarla. Il lettore deve essere coinvolto nel testo dallo scrittore, all'inizio della lettura è come se si creasse un patto fra lettore e testo detto patto narrativo per far sì che avvenga una comprensione completa del testo. Il lettore può trovare nei testi eventi e cose differenti dalla realtà (come ad esempio i libri di fantascienza) e quindi deve essere pronto ad accettarlo. Nei libri che appartengono alla letteratura popolare (esempio romanzo rosa, romanzo giallo, ecc. …) il lettore sa già cosa lo aspetta ancora prima di incominciare la lettura perché guidato dallo stereotipo del genere del libro scelto. Esistono, a sostegno di ciò, delle espressioni stereotipate come ad esempio il " C'era una volta … " delle fiabe, ma esiste l'opportunità di rielaborare tali forme per non dare esattamente conferma a ciò che si aspetta il lettore. Alle volte l'autore sembra mettere a nudo il patto narrativo ed esempio di ciò si risconta in Se una notte d'inverno un viaggiatore d'Italo Calvino dove sono fornite delle vere e proprie istruzioni per l'uso all'inizio del romanzo. Alle volte viene messo in discussione non solo il confine fra il mondo del lettore e quello del testo ma anche la possibilità da parte del lettore di poter accettare il passaggio attraverso il confine questo confine. Un romanzo può incominciare in svariati modi: 


1 può cominciare con la descrizione di una persona o di un luogo ( Promessi sposi );
2 può cominciare nel mezzo di una comunicazione ( I racconti del signor Mani );
3 può cominciare con la presentazione autobiografica dell'autore ( Il fu Mattia Pascal );
4 può cominciare con una riflessione filosofica o ironica ( Er pasticciaccio brutto );
5 può cominciare con la spiegazione dell'origine del racconto, vale a dire il ritrovamento di un manoscritto o di lettere ( Il nome della rosa ).
Queste sono solo poche fra le svariate tipologie esistenti. Ne esistono infinitamente di più. 


Descrivere l' "azione ", raccontare lo " spazio "

Nel racconto coesistono due forme distinte: la parte dedicata alla descrizione e la parte dedicata all'azione, vale a dire le parti statiche e le parti dinamiche, ma le due categorie sono a tal punto legate che alle volte è impossibile distinguerle tanto da poter dire che si racconta lo spazio e si descrive l'azione. Gli autori devono attraverso le semplici parole dare: dinamismo, velocità e movimento ad una scena, egli deve far " ricadere " sul lettore una " cascata " di parole sull'azione in modo da non far perdere il ritmo all'azione. Esistono romanzi dove l'azione è la parte essenziale di tutto il racconto come ad esempio nei romanzi d'avventura (nella letteratura contemporanea appare naturale ricorre alla cinematografia per dare movimento alla scena). La definizione dello spazio è spesso legata al concetto di descrizione, nella tradizione la parte descrittiva è vista come la sezione dove l'autore dà sfogo a tutta la sua bravura a livello tecnico e formale, mentre nel romanzo moderno la parte descrittiva assume un ruolo semplicemente di supporto al racconto, quindi in esso è inserita al solo fine di chiarire, aggiungere, accrescere, sfumare e sostituire parti narrative. I brani descrittivi servono per creare un effetto di sospensione nel lettore, essi sono riferiti come se passassero attraverso lo sguardo stesso dell'autore e tale modalità è caratteristica del romanzo storico in cui l'autore utilizza veri e propri documenti dell'epoca. Può accadere che invece la descrizione passi attraverso lo sguardo di un personaggio che è interno all'azione e tale forma è tipica del romanzo realista e naturalista in cui l'autore cerca di dare al lettore la diretta sensazione di un contatto con la realtà dei personaggi. In altri casi i brani descrittivi sono legati ad un simbolismo proprio e al fatto che riescono a caratterizzare la narrazione tramite determinati elementi ambientali. 


" Prima ", " dopo " e " nel frattempo "

Ogni storia deve rispettare lo scorrere del tempo nel mondo reale, cioè il tempo all'interno della storia deve essere scisso in anni, mesi, giorni, ore, così un racconto incomincia più o meno in un dato momento storico (" L'anno 2014 …. ). L'ideale sarebbe se l'autore durante la narrazione raccontasse in tempo reale la storia rispettando allo stesso tempo la consequenzialità degli eventi, ma ciò non è realizzabile. Esistono tre differenti tipi di temporaneità:
1 Il tempo della storia che misura effettivamente durata ed estensione della vicenda narrata;
2 Il tempo della narrazione che stabilisce la collocazione temporale del narratore;
3 Il tempo del racconto che riguarda i modi in cui sono rappresentate le vicende del tempo della storia.

Esiste poi una seconda classificazione fra le tipologie di rapporto fra tempo della storia e tempo del racconto e sono tre:
1 Durata;
2 Ordine;
3 Frequenza. 


1) Durata
L'autore durante la stesura del testo sopprime parti della storia per far sì che esso non si dilati troppo e perciò diventi impossibile la lettura. Spessissimo accade che venga creato solamente un semplice legame di raccordo fra le due parti principali del racconto collegandole, ma può accadere anche che l'autore dia una descrizione in tempo reale, codesta è una modalità del discorso che viene detta scena ed è un rapporto uno a uno fra tempo della storia e tempo del racconto. Al fine di una migliore comprensione del testo l'autore può soffermarsi su dati, episodi, oppure può concedere una pausa di riflessione.

2) Ordine
Altro problema che si pone all'autore è quando si deve occupare di anticipare o dare una retrospezione ad eventi della storia. Le anticipazioni si riscontrano piuttosto raramente, il loro ruolo è quello di sottolineare il futuro mutare del ruolo di un personaggio e quindi richiamare l'attenzione del lettore su questo dato episodio per creare in lui curiosità, mentre a differenza i richiami al passato sono notevolmente più frequenti, ad esempio quando si sviluppano diverse scene contemporaneamente oppure quando si crea un nuovo corso degli eventi sono necessari dei chiarimenti dal passato antecedente alla storia raccontata in quel momento (Il signore degl'anelli - L'hobbit), alle volte può essere ripreso un intero racconto alla storia precedentemente narrata. 

3) Frequenza 
L'autore può decidere di variare la quantità delle rappresentazioni nel racconto degl'eventi dalla storia. In questo modo possono esserci due possibilità: o che un evento della storia sia ripetuto più volte o semplicemente dare singola rappresentazione d'ogni singolo argomento. 



Ritratto e rappresentazione del personaggio

I personaggi svolgono il ruolo di dare vita e movimento alla narrazione, ma tale ruolo non può essere limitato semplicemente al fornire poco alla volta gli eventi che poi formano la storia. I personaggi non sempre entrano in azione ma hanno anche alle volte un semplice ruolo di comparsa, essi sono creati da una descrizione. Il personaggio è ritratto con le parole e dall'accumulazione di tali parole, che sono semplicemente dati descrittivi, egli è identificato. Alle volte però il ritratto descrittivo diviene un'ironica caricatura dell'autore stesso, oppure può avvenire una suddivisione per tipi dove vi è la descrizione del personaggio che viene identificato all'interno di una determinata categoria (impermeabile stropicciato sinonimo di investigatore). La descrizione del personaggio avviene man mano durante lo spiegarsi della storia, ma la prima descrizione che se ne dà è di rilevante importanza. Alle volte il personaggio si rivela attraverso l'immagine che risulta dai suoi rapporti con gli altri personaggi coinvolti nella storia. Il personaggio può essere introdotto da un narratore esterno in modo del tutto oggettivo, oppure può essere presentato da un altro personaggio interno alla storia, oppure può autopresentarsi come nel caso dell'autobiografia, ma comunque l'immagine del personaggio è perfezionata dai rapporti che ha con il resto del contesto della storia. 


Chi vede

La posizione da cui il personaggio osserva l'azione narrativa fa sì che muti la quantità e la qualità delle informazioni che sono a disposizione del lettore. Il narratore può scegliere di dare minore o maggiore importanza ad aspetti della storia tramite lo sguardo di un personaggio e questo dipende dal rapporto esistente fra il narratore e uno o più personaggi. Il personaggio diviene in questo modo lo strumento tramite cui il narratore guida l'attenzione del lettore, infatti, il lettore conosce solo una determinata quantità di informazioni sulla storia derivanti dalla prospettiva del personaggio. La relazioni possibili fra personaggio e narratore possono essere di tre tipi:

1 Narratore > Personaggio: in questo caso il narratore è a conoscenza degli eventi della storia meglio dei personaggi che sono immersi in essa. In questo caso il narratore ha un ruolo d'onniscienza e la prospettiva dei personaggi è inattiva. 


2 Narratore = Personaggio: in questo caso il narratore e i personaggi hanno le stesse conoscenze relativamente agli eventi della storia. Il narratore segue il percorso del personaggio e non può anticipare nulla della storia o esprimere alcun giudizio all'infuori dello stesso personaggio. Alle volte l'autore può decidere di presentare un evento sotto il punto di vista di più personaggi che lo hanno vissuto, tale tecnica è ricorrente nei romanzi epistolari. Il lettore poi compie una propria sintesi da cui costruisce il racconto.


3 Narratore < Personaggio: in questo caso il narratore è rispetto ai personaggi in minor parte a conoscenza degli eventi della storia e quindi osserva il tutto dal di fuori, il racconto dunque è oggettivo poiché il narratore non può superare i confini posti al personaggio. Tale tecnica è frequentemente utilizzata in storie in cui il narratore vuole mantenere un alone di mistero e segreto perciò è tipica dei romanzi d'avventura o polizieschi oppure in parti di testo dove è richiesta dalla situazione un velo di segreto. 


Chi parla

Ciò che si legge in ogni racconto è il risultato dell'atto della narrazione. In un testo la dinamica della narrazione può essere solo rappresentata e tale rappresentazione è identificata nel narratore. La figura del narratore può essere costruita in due differenti modi, infatti, l'autore può stabilire un diverso rapporto fra narratore e storia:

1 Il narratore esterno alla storia;
2 Identificazione del narratore in un personaggio della storia quindi un entità interna.

Può accadere che in alcuni romanzi che le due tipologie di narratore si sovrappongano. Altra problematica che si pone che coinvolge il ruolo del narratore è il diverso livello in cui si può collocare il racconto: all'interno di un racconto principale può presentarsi un racconto di " secondo grado " che un dato personaggio riporta ad un altro personaggio, ciò accade in testi che hanno una struttura detta a " cornice " vengono impressi e disposti in sequenza una serie di racconti secondari, esempio di ciò è il Decameron di Giovanni Boccaccio.


Come si parla

Quando l'autore deve dare le parole alla storia deve compiere una scelta, cioè deve scegliere a quale grado del mondo di finzione aderire assumendo quindi una distanza più o meno ravvicinata agli eventi della storia. In questo modo l'autore ha un mezzo in più per regolare la quantità d'informazioni narrative da fornire al lettore sul mondo della finzione. Per ottenere maggiore o minore realtà nel racconto basta aumentare o diminuire il numero dei particolari riportati durante la trasposizione degli eventi ad esempio i connotatori di mimesi sono elementi descrittivi spesso superflui per lo svolgimento della trama ma fondamentali per dare al lettore la sensazione di trovarsi di fronte alla descrizione di un evento reale. Più complesso è il discorso che concerne la modalità da parte dell'autore di decidere come riportare i discorsi dei personaggi:

1 L'autore può riportare il contenuto del discorso in modo distante e distaccato in che modo le parole del personaggio siano narrativizzate;
2 L'autore può semplicemente dare forma alle parole del personaggio e ciò viene definito discorso indiretto, in questo caso alle parole dell'autore si uniscono le parole del personaggio;
3 L'autore può scegliere la tipologia del discorso indiretto libero in cui è mancante la presenza del verbo che introduce la frase e lascia il lettore nel dubbio sé si tratti di un discorso pronunciato oppure di un discorso interiore, esiste una variante a tale modalità che consiste nella trascrizione fedele del pensiero costituendo dunque un mongolo mentale (tipica forma è il diario).


I salti fuori dal racconto

La storia del racconto non è data solo dalla creatività dell'autore ma anche dalla finzione e dalla realtà. L'autore, infatti, durante il racconto cerca di dare al lettore un senso di realtà e in questo modo elementi che sembrano superflui allo scorrere della narrazione rivestono un importante ruolo funzionale nel racconto chiamando in causa la realtà della quotidianità in cui ogni giorno viviamo. Esiste però un altro aspetto della realtà che noi non conosciamo direttamente ed è la storia, vale a dire nel percorso del racconto può presentarsi la realtà storica di eventi e fatti documentati. Nel testo in cui è presente il rapporto fra storia documentata e storia del racconto si fa riferimento non alla realtà materiale ma ad altri testi di stereografia. Il momento di maggiore importanza nel diciannovesimo secolo per il romanzo è legato all'interazione fra la storia e la storiografia. Sia il romanzo storico che il romanzo realista hanno uno stretto rapporto con la realtà storica sia del passato che contemporanea. Più recentemente esiste un ambito narrativo in cui storia, ideologie e culture si intrecciano ed è la letteratura post-coloniale. Negli ultimi decenni autori di origine africana, indo-pakistana o caraibica hanno prodotto materiale narrativo di crescente livello nelle lingue dei loro ex colonizzatori e ciò ha condotto tali autori ad un ripensamento e revisione della storia più recente dei rapporti tra la cultura occidentale dominante e quella dei paesi del terzo mondo che sono in un rapporto di subordinazione con i primi tuttora.


Come finire (o come continuare…)

L'idea del "lieto fine" proviene dalla letteratura popolare ed in particolare da quelle forme di narrazione che sono predisposte per un largo pubblico. L'intento moralistico di ciò sta nella risoluzione della storia in cui trionfa il bene e in cui i giusti ottengono una ricompensa per il loro comportamento corretto, e ciò ha l'intento di sostituire e divertire un pubblico non all'altezza di forme di letteratura più ricercate. Ma una storia può finire anche male, oppure il romanzo può finire né bene né male per lasciare nel lettore il desiderio di sapere se continueranno le vicende del protagonista (Miss Murple, l'investigatore Poirreaut), a tale settore appartengono tutte le forme seriali di narrazione, in altre parole quei romanzi che costituiscono un ciclo. Ogni seguito deve avere un costante riferimento alla precedente opera tramite parallelismi di scene narrative e richiami a personaggi ed eventi già noti ai lettori. Esistono però anche tipologie in cui il racconto non ha una vera e propria fine per scelta dell'autore per sviare le aspettative da parte del lettore per quanto riguarda il finale. Altri racconti invece non hanno un finale perché vogliono riportare al lettore al punto di partenza, questi racconti, detti ad anello, hanno trovato espressione soprattutto nel romanzo del novecento (esempio di ciò è il nostro racconto).


Appendice



Nascita del Romanzo moderno e della forma diaristica

Nel settecento in Francia e in Inghilterra si assiste alla nascita del romanzo moderno in concomitanza allo sviluppo di un pubblico più ampio, mentre in Italia permangono forme narrative tradizionali e solo nell'ottocento questo nuovo genere si svilupperà con un'articolazione inimmaginabile. Al romanzo verranno affidati i principali messaggi del sistema culturale ottocentesco e questo genere diverrà il principale specchio del tempo collocandosi al centro del sistema letterario. 
Nel periodo che va dalla rivoluzione francese all'età della Restaurazione la vicenda del romanzo e del racconto s'intreccia con il movimento preromantico e romantico. La riscoperta romantica del valore della riflessione storica darà vita, infatti, ad una fioritura di romanzi storici, mentre dalla rivalutazione del sentimento e dell'individualità deriveranno generi quali la biografia, l'autobiografia e il romanzo epistolare.
Questi generi di narrativa sono incentrati principalmente sul ruolo fondamentale dell'io, in essi è predominante la funzione espressiva. La narrazione si focalizzata principalmente sul protagonista.
Mentre la biografia è la descrizione della vita di un personaggio condotta da un narratore esterno e oggettivo, l'autobiografia è la diretta descrizione della propria esperienza di vita da parte del narratore. Particolare esempio d'autobiografia può essere considerato il diario in cui l'autore ripone i propri pensieri, esperienze, sentimenti. Nel diario c'è una sorta di comunicazione tra l'autore e un interlocutore non palesato: è come se chi scrive raccontasse ad una seconda persona, in cui ripone la più assoluta fiducia, tutto ciò che di positivo o negativo gli accade. Il capostipite di questo genere è "Robinson Crusoe" di Defoe. In esso trova cittadinanza un nuovo eroe: l'uomo comune. Attraverso i precisi riferimenti temporali di una struttura diaristica la vicenda di Robison assume il sapore di verità. Il diario nasce in questo caso come una necessità per affrontare la solitudine in cui il personaggio si trova imprigionato, una scelta per non impazzire (Anche per il nostro Jean scrivere il diario diviene una scelta per non impazzire dal dolore e per testimoniare una scelta difficile).
Nell'ambito della letteratura sentimentale di fine settecento larga diffusione avrà anche il romanzo epistolare, formato da una serie di lettere che l'autore scrive ad uno o più destinatari. Esempio significativo è la "Pamela" di Richarson. Questo genere di romanzo è in fondo quasi una sorta di diario, con la differenza che in questo caso l'interlocutore è in fondo un personaggio presente, anche se non direttamente, con una sua vita concreta, a cui si fa anche riferimento: le lettere, sono, infatti, concepite anche come risposta a lui.
Nella letteratura italiana romantica il romanzo epistolare e le memorie assumono un significato politico. D'altra parte il nostro romanticismo non sfocia nell'individualismo, nel ripiegamento dell'intellettuale in se stesso, ma nel realismo, frutto della tendenza dell'uomo di lettere ad assumere un ruolo attivo, di guida verso un processo di promozione sociale. Nascono, così, "Le mie prigioni" di Silvio Pellico e in genere la memorialistica risorgimentale. 
La crisi delle certezze, la perdita di sicuri punti di riferimento dell'intellettuale del '900 darà vita a quella particolare forma di diario che è la "Coscienza di Zeno". E' la scoperta della psicanalisi che guida Svevo verso una forma di scrittura come scavo interiore, acquisizione di una maggiore consapevolezza di se stesso. Il diario di Zeno riflette una nuova coscienza di tempo, il tempo dell'anima in cui passato presente e futuro si sovrappongono, l'io è il risultato delle esperienze passate e del presente carico delle aspirazioni verso il futuro.

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