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La donna in epoca imperiale

 

1.1 L’emancipazione della donna


Durante ultimo secolo della repubblica e nei primi dell’impero la donna aveva maggiore liberta rispetto alle epoche passate, ma restava sempre sottomessa al marito.La condizione della donna era migliorata dal punto di vista giuridico che da quella pratico, relativo ai comportamenti quotidiani giudicati leciti dalla società. Questo fu il frutto di una sensibilità, in parte degli effetti del lunghissimo periodo di guerra che allontanarono gli uomini e moltiplicarono il numero delle vedove sole e più numerose, quelle si trovavano a disporre di maggiori poteri e libertà e dovettero assumere nuove responsabilità nella famiglie nella società al posto degli uomini assenti: i componenti che nei tempi precedenti venivano disapprovati divennero comuni e alla lunga ciò modificò anche i pregiudizi e la mentalità corrente. La donna romana indossava una tunica che di solito non arrivava oltre al ginocchio, sulla tunica di solito portavano una stola che copriva il collo fino ad arrivare alla caviglia, ed era assicurato alle spalle con dei fermagli metallici. Le calzature rappresentavano per i romani la posizione di una persona nella società. Le donne indossavano dei sandali chiusi, di colore giallo e verde. La donna ( specialmente quella di buona famiglia) furono ammesse nelle scuole e dimostrarono particolari tendenze per la danza, il canto e la musica, occupando cosi un ruolo importante nella società e svolgere attività un tempo riservate agli uomini: (avvocato, medico, atleta, artista…). La donna assunse cosi grande prestigio ricordiamo in fatti i casi di Afrania o Ortesia: la prima, avvocato difendeva personalmente le proprie cause nei processi, mentre la seconda, nel 42 a.C., organizzò con successo la protesta della ricche ereditiere contro Augusto che le voleva obbligare a contribuire alle spese militari,al posto dei famigliari fuggiti da Roma. Le donne emersero poi anche nei circoli politici e culturali partecipando cosi alla vita pubblica, sia pure indirettamente.La maggioranza di loro conoscevano il greco oltre agli autori latini conosceva anche poemi molto famosi come i poemi omerici e ellenici.Molte erano anche della scrittrici, come risulta in alcuni ritratti in cui la donna viene ritratta con libri e attrezzi per la scrittura, tuttavia però ci sono rimasti i testi di una sola poetessa , Sulpicia, che visse durante il periodo di Augusto componendo delle dolci poesie di amore come questa scritta da Sulpicia che dimostra l’abilità di questa poetessa nell’espressione:

 

E’ giunto l’amore finalmente. Nasconderlo sarebbe
assai più grave vergogna che svelarlo.
Commossa dai miei versi, Venere lo portò sino a
Me, tra le mie braccia, compì la sua promessa.
I miei peccati li narri chi si dirà non ebbe i suoi.
Io qua non vorrei neppure scriverli: 
prima di lui, temo li legga un altro.
Ma disturba atteggiare il mio voto alla virtù.
Si dirà che son degna di lui, e lui di me.

(Dal Corpus Tibullianum,III, 13)


Col passare del tempo la donna riuscì anche a conquistare ulteriori diritti come la possibilità, da parte delle ereditiere, di scegliere da sole i propri tutori di fiducia, i quali le lasciavano libere di agire come volevano.
La donna di Roma divenne così autonoma tanto che si recava liberamente alle terme, (le terme erano stabilimenti di vaste dimensioni adibite a bagni pubblici, spesso venivano utilizzate come sede di riunione) al teatro e ai banchetti che venivano organizzati.Nella casa godeva della massimo prestigio ne dirigeva in fatti l’andamento, guidava la servitù partecipava alla vita del marito e amministrava con lui il patrimonio della famiglia. L’età minima per il matrimonio era 14 anni mentre per l’uomo 12 anni. Le nozze venivano combinate dalle famiglie e si svolgevano con una cerimonia. La sposa assumeva il nome del marito e gli portava come regalo di matrimonio una dote. Una volta sposata la donna prendeva il nome di (signora). La moglie diventava giuridicamente soggetta alla masus del marito in tre modi: a traverso la cerimonia religiosa della confarreatio (la spartizione di focacce di farro, il cereale d’antichissima coltivazione) attraverso la cerimonia laica della coemptio( una vendita simulata); oppure attraverso l’usus (la coabitazione continua per un anno) in questo caso la donna veniva considerata come un bene. Spesso la donna veniva usata come uno strumento in fatti serviva per stipulare delle nuove alleanze. In fatti con il matrimonio veniva sottolineato il fatto che la donna fosse sottomessa al marito, ma con il passare del tempo però anche questo concetto fu modificato, in fatti le cerimonie divennero molto più semplici sottolineando la disparità fra i coniugi.in questo modo divenne anche più facile che la donna chiedesse il divorzio ciò che prima non accadeva. 



Approfondimento

Agrippina Minore :(Oppidum Ubiorum 15 - Baia 59 d.C.), nobile romana, sorella di Caligola e figlia del generale Cesare Germanico e di Agrippina Maggiore. Dal primo marito, Gneo Domizio Enobardo, ebbe Nerone, futuro imperatore. Nel 49 sposò in terze nozze l'imperatore Claudio, che adottò Nerone come figlio ed erede. Nel 54 Claudio fu avvelenato, quasi certamente dalla stessa Agrippina, che riuscì a porre sul trono il figlio, sul governo del quale impose la propria tutela, finché questi la fece uccidere per mano di un sicario. 





1.2 La donna in tarda repubblica

Durante l’epoca repubblicana il ruolo della donna divenne assai più prestigioso ,tanto che lo stesso Cesare per avere il favore di Pompeo gli diede in sposa sua figli già promessa ad un giovane aristocratico.


1.3 Le nuove possibilità della donna

Alcuni tra i più importanti personaggi della storia di Roma erano accompagnati da una consorte come nel caso di Plinio il Giovane, con la sua tersa moglie Calpurnia. Gli storici raccontano appunto che l’unione tra Plinio il Giovane e sua moglie Carpunia fosse un unione felice in fatti quando Plinio doveva partire la moglie ne sentiva tanto la mancanza che lo citava in ogni sua opera.Allo stesso modo Plinio sentiva la mancanza della mogli quando questa era lontano che rileggeva tutte le lettere che quest’ultima gli aveva scritto. Alcuni però smentiscano questi ipotesi e dicono che la loro unione era tutt’altro che felice. Infatti i due avevano un rapporto freddo e distaccato, Calpunia secondo alcuni amava soprattutto i propri scritti mentre Plinio cercava sempre la solitudine. Il loro matrimonio era perciò legato dal codice delle buone educazione anche se i due non dormivano neanche nella stessa camera, ma in camere separate.


1.4 Severità di un tempo del marito

Le donne venivano rispettate,ma i mariti erano molto severi, in quanto un uomo comandava la moglie.egli in fatti ne era il giudice come se egli fosse un censore, a pieni poteri, se per esempio la donna commetteva qualche errore l’uomo la multava, mentre veniva uccisa se per esempio tradiva il marito e questi lo scopriva. In fatti a quel tempo c’era il diritto di uccidere se si scopriva la propria moglie insieme ad un altro uomo la si poteva uccidere,mentre se era l’uomo ad essere sorpreso con un'altra donna la donna non poteva fare niente perché non aveva nessun diritto.In questi casi la severità del merito assumeva forme eccessive, come nel caso di Caio Sulpicio Gallo il quale ripudiò la moglie, lo stesso fece anche Quinto Antistio Veto ripudiando la moglie perché l’aveva vista in pubblico parlare segretamente con una libertà di dubbi costumi. Era così che si prevenivano le colpe della donna allontanandole dalle loro menti il pensiero del vizio.

 

Assunta Lorenzi II LST

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