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Il principato adottivo

 

Nella storia di Roma la successione dei poteri fra un imperatore e l’altro era stato sempre un momento di crisi, in cui spesso molti uomini di potere si contrapponevano per la successione all’impero, spesso anche con guerre civili. Questa situazione ebbe termine con la salita al potere di Marco Cocceio Nerva, che per primo applicò il principio del principato adottivo, cioè la scelta del proprio successore fra i capaci e i meritevoli, senza vincoli familiari di alcun tipo. Marco Cocceio Nerva (30 - 98 d.C., imperatore romano dal 96 al 98 d.C) nacque da una famiglia di rango senatorio, fu console due volte: nel 71 con l'imperatore Vespasiano e nel 90 con Domiziano. Quando quest'ultimo venne assassinato nel 96, Nerva fu eletto imperatore dal senato, con l'appoggio del popolo e dell'esercito. Nel corso del suo regno dimostrò grande saggezza e moderazione; mise fine all'attività dei delatori che avevano prosperato con Domiziano e scelse i suoi consiglieri tra i senatori, permettendo al senato di svolgere le sue funzioni tradizionali. Nerva mise ordine nelle finanze pubbliche e promosse riforme in campo sociale, facendo tra l'altro approvare dal senato una legge agraria che prevedeva l'acquisto di terre per i cittadini poveri. A causa dell'età avanzata e della salute cagionevole, egli non dimostrò abbastanza forza nel resistere alle richieste della guardia pretoriana, che aveva favorito il suo predecessore ed esigeva l'esecuzione degli assassini di Domiziano, mantenuti in carica da Nerva. Con l'obiettivo di porre il governo in mani sicure, Nerva adottò come figlio e successore Marco Ulpio Traiano, allora comandante delle legioni romane sul Reno. Nerva regnò per tre mesi con Traiano, che poi gli succedette al trono imperiale. Il suo successore fu Marco Ulpio Traiano (53 - 117 d.C., imperatore romano al 98 al 117). Conquistò la Dacia e la Mesopotamia portando l'impero alla sua massima estensione. Si arruolò nell'esercito romano, prendendo parte alle campagne di Spagna, Siria e Germania. Per le sue doti militari, nel 91 ottenne la carica di console e nel 97 l'imperatore Nerva lo adottò designandolo alla successione: Traiano divenne coreggente dell'impero. Quando Nerva morì nel 98, Traiano era impegnato in una missione di ispezione dei confini germanici, il suo diritto alla successione non venne messo in discussione. Rientrò a Roma e assunse numerose iniziative volte a migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Varò importanti riforme amministrative e sociali, costruì grandiose opere pubbliche; l'antica via Appia venne consolidata e furono parzialmente bonificate le paludi pontine. Venne realizzato il porto a Centum Cellae. Nel 101 condusse la prima campagna contro i daci nell'Europa sudorientale: nel 106 l'esercito romano ottenne la vittoria e annetté all'impero la Dacia come nuova provincia. Venne eretta nel Foro romano la celebre Colonna Traiana. Tra il 106 e il 116 l'imperatore intraprese la guerra contro i parti: sbarcato in Siria, creò due nuove province in Armenia e nella Mesopotamia del nord; occupò Ctesifonte, capitale della Partia, sul fiume Tigri (nei pressi dell'attuale Baghdad), e si spinse fino al golfo Persico. Approfittando della sua lontananza, le popolazioni appena conquistate insorsero: Traiano decise di rientrare in Italia, ma morì prima di giungervi. Gli succedette il cugino Adriano. Publio Elio Adriano (76 - 138 d.C., imperatore romano al 117 al 138). Ricoprì numerose cariche civili e militari fino al 98, quando Traiano venne eletto imperatore; lo seguì nelle campagne militari sulla frontiera del Danubio e fu più volte eletto console. Approfondì la conoscenza della cultura greca. Fu governatore della Siria e riuscì a porre fine alla lunga guerra contro i parti. Alla morte di Traiano (117), Adriano venne proclamato imperatore dall'esercito, carica in seguito confermata anche dal senato romano. Si ritirò entro i confini stabiliti da Augusto ponendo a salvaguardia del resto dei territori fortificazioni difensive, come il celebre vallo di Adriano in Britannia, che storicamente segnò il limite dell'espansione territoriale romana. Adottò una politica liberale verso i cittadini rispettando le decisioni del senato. In quasi tutte le province romane riformò l'organizzazione politica, militare ed economica. Negli anni 134-135 si recò in Giudea, dove riuscì a sedare una sanguinosa insurrezione degli ebrei. Negli ultimi anni visse fra Roma e Tivoli, dove aveva fatto costruire una magnifica residenza: la villa Adriana. Si circondò di poeti, filosofi e studiosi. Arricchì Roma di splendidi monumenti, fra cui  il Tempio di Venere e la Mole Adriana (il mausoleo nel quale fu sepolto), divenuta in seguito fortezza papale con il nome di Castel Sant'Angelo, oltre all’intero rifacimento del Pantheon. Il suo epigono fu Antonino Pio (86 - 161 d.C., imperatore romano dal 138 al 161). Nominato console nel 120 e poi proconsole della provincia dell'Asia, divenne uno dei principali consiglieri dell'imperatore Adriano, il quale nel 138 lo adottò, decretandone la successione sul trono imperiale. Quello stesso anno Adriano morì e Antonino fu proclamato imperatore. Il grande affetto che mostrò verso la memoria del predecessore gli valse l'appellativo di Pio. Egli regnò in un periodo d'insolita pace e prosperità, eccetto per la guerra contro i mauri in Africa e una ribellione avvenuta in Britannia, in seguito alla quale l'imperatore fece erigere una linea difensiva fortificata contro le invasioni provenienti dalla Scozia, tra le foci dei fiumi Forth e Clyde, nota come il vallo di Antonino (142). Altre barriere fortificate vennero edificate in Germania, tra il Reno e il Danubio. Le condizioni della popolazione migliorarono, furono alleggerite le tasse ed elargite numerose donazioni ai bisognosi. Antonino si mostrò tollerante anche in campo religioso; i suoi successori, Marco Aurelio e Lucio Vero, entrambi adottati da lui in vista della successione, fecero erigere in suo onore la colonna di Antonino. Alla sua morte salì al potere Marco Aurelio (121 - 180 d.C., imperatore romano dal 161 al 180). Alla morte del padre Marco Annio Vero, per volere dell'imperatore Adriano venne adottato dal successore di questi Antonino Pio. Nel 161 fu incoronato imperatore, condividendo l'impero con il fratello adottivo Lucio Vero. Marco Aurelio fu costretto a fronteggiare continue guerre lungo le frontiere settentrionali e orientali dell'impero: nel 166 fermò i parti in Siria, nel 167 affrontò le tribù germaniche. A Roma varò riforme amministrative e legislative finalizzate a riorganizzare l'impero. Per finanziare l'esercito non esitò a vendere i propri tesori e a mettere all'asta i palazzi imperiali. Perseguitò i cristiani, che riteneva una minaccia al sistema imperiale. Una serie di vittorie sui germani lo spinse nel 176 a tornare sul fronte settentrionale per estendere i confini dell'impero al di là della Vistola, ma morì di peste il 17 marzo 180 prima di dare inizio all'invasione. In politica interna, Marco Aurelio si adoperò per tutelare i diritti dei poveri e dei minori, costruendo scuole, orfanotrofi e ospedali; varò leggi più benevole nei confronti degli schiavi. Nella vita pubblica e privata rifuggì lo sfarzo e l'ostentazione del lusso. Figlio di Marco Aurelio, Commodo, Marco Aurelio (161 – 192 d.C.), salì al potere nel 180 e restò in carica fino al 192. Marco Aurelio lo designò suo erede ripristinando la successione dinastica, dopo una serie di imperatori saliti al soglio per "adozione". Favorì la vendita delle cariche pubbliche e si alienò i favori della nobiltà e del senato. Si dimostrò un sovrano stravagante, violento e dissoluto. Instaurò un regime di terrore, mandando a morte chiunque fosse sospettato di complottare contro di lui. Assunse il nome e gli attributi di varie divinità, prima fra tutte Ercole, pretendendo che gli venisse tributato culto. Inviso ai suoi sudditi, venne fatto assassinare dal gladiatore Narcisso.

 

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