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Due sonetti di Guinizzelli
Io voglio del ver la mia donna lodare Chi vedesse a Lucia un var capuzzo
Io voglio del ver la mia donna laudari Chi vedesse a Lucia un var capuzzo (1) ed assemblargli la rosa e lo giglio: in cò tenere, e como li sta gente, più che stella diana splende e pare, e’ non è om de qui ‘n terra d’Abruzzo e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio. Che non ne ‘namorasse coralmente.
Verde river’a lei rasembro e l’are, Par, sì lorina,(2) figliuola d’un tuzzo (3) tutti color di fior’, giano e vermiglio, de la Magna o de Franza veramente; oro ed azzurro e ricche gioi per dare; e non se sbatte cò de serpe mozzo medesimo amor per lei rafina meglio. come fa lo meo core spessamente.(4)
Passa per via adorna, e sì gentile Ah, prender lei a forza, ultra su’ grato, Ch’abbassa orgoglio a cui dona salute, a bagiarli la bocca e ‘l bel visaggio e fa ‘l de nostra fè se non la crede; e li occhi suoi, ch’èn due fiamme de foco!
e nolle po’ apressar om che sia vile; Ma pentomi, però, che m’ho pensato ancor ve dirò c’ha maggior vertute: ch’sto fatto poria portar dannaggio null’om po’ mal pensar fin che la vede. Ch’altrui(5)despiaceria forse non poco
I due componimenti appartengono alle due correnti poetiche più diffuse nella seconda metà del secolo XIII in Toscana, diametralmente opposte per registro linguistico e “approccio” nei confronti delle tematiche affrontate. Il primo sonetto è il tipico componimento stilnovistico, e segue canoni che lo stesso Guinizzelli stilò nella canzone “Al cor gentile rempaira sempre amore”, considerata il manifesto poetico della Stilnonvo. Il sonetto è divisibile in due parti: nella prima la donna è paragonata a quanto di più bello esiste al mondo secondo una tecnica provenzale (plazer) che, attraverso una enumerazione di elementi naturali e divini tende a regalare al lettore immagini solari e piacevoli; la seconda parte, più originalmente stilnovistica, enuncia gli effetti benefici che la donna diffonde al suo passaggio. Del Dolce Stil Novo la poesia porta con sé tutti gli elementi più tipici: dall' aulicità del linguaggio alla purezza delle immagini descritte. La donna è fortemente idealizzata, è una donna casta e portatrice di castità e umiltà: una donna che ha poco di umano. L' “om che sia vile” a cui allude Guinizzelli non è necessariamente un “non nobile”: contraddicendo la teorizzazione della gentilezza secondo i canoni provenzali, il poeta è sicuro ( come dichiara nella già citata canzone“Al cor gentile rempaira sempre amore”) che un animo nobile prescinda dalla stirpe d' appartenenza. Il secondo sonetto, appartenente alla corrente comico-realistica, deriva da una tradizione giullaresca e triviale, che a sua volta affonda le radici in un filone già presente nella tradizione classica, che già denigrava ogni moralismo esaltando gli aspetti più “goderecci” della vita. Seppur lontano dalla aulicità del dolce stilnovo, non presenta, però, l' accentuata goliardia di altri componimenti della stessa corrente poetica. Non può sfuggire la sensualità prorompente della prima terzina, lontana dalla spiritualità stilnovistica, tuttavia nel suo pentimento finale il poeta finisce per discostarsi dalla concezione più materiale dell’amore espressa in genere dai poeti comico realistici.. Una compresenza di elementi così distanti in un medesimo autore non fa che consolidarne l' identità multiforme; un autore che forse con l' intento di fare autoironia, scherza sul genere di cui egli stesso aveva posto le basi.
Giacomo Cirillo 3ALST |