Cap. 5
I romanzi successivi a Il nome della rosa
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Il
pendolo di Focault Nel
1988 viene pubblicato "Il pendolo di Foucault", un romanzo nel
quale Eco perfeziona la sua vocazione di narratore. Rispetto allo
scritto precedente "Il nome della rosa", che è stato
considerato - il romanzo di tutti i romanzi -, "Il pendolo di
Foucault" ha una struttura piuttosto complessa: l'autore mescola più
storie intrecciando fra di esse tantissime piste diverse mettendo
abilmente in evidenza la contrapposizione tra la follia e la razionalità
umana. I protagonisti sono tre redattori editoriali che, dopo anni di
lavoro in una casa editrice specializzata nella pubblicazione di testi a
spese degli autori, decidono di dedicarsi alla redazione e alla
pubblicazione di saggi esoterici. Eco
cerca (e riesce) a coinvolgere e affascinare il lettore, rendendolo
partecipe di un intricato "gioco" che diviene, nella
narrazione, una vera e propria realtà e che stravolge la vita dei tre
redattori in modo traumatico. Un viaggio avventuroso nel tempo e nello
spazio che lega assieme la
magia, l'esoterismo, il misticismo, la tradizione cabalistica, i
Rosa-Croce, i miti delle antiche popolazioni della Terra, il
"mito" di Agarthi (la città sotterranea) e la Sinarchia e che
vede, infine, al centro della narrazione i Templari e la loro intricata
storia. I tre protagonisti, illudendosi di aver trovato qualcosa
"che scotta", che darà una svolta alle loro insipide vite,
verranno infine sopraffatti dalla loro stessa creazione, divenendo
fragili creature inconsapevoli della loro emozionante illusione:
"...la saggezza maggiore è sapere che l'hai saputo troppo tardi.
Si capisce tutto quando non c'è più nulla da capire. Non si sfugge
alla ricerca dell'identico, illudendosi di poter incontrare il
diverso". Importante, ai fini della narrazione, è il ruolo svolto
dal computer, che diventa un vero e proprio personaggio per la funzione
che svolge nell'elaborare dei messaggi crittografici e per quella di
confidente personale di uno dei protagonisti. Il
romanzo, da un punto di vista narrativo, si dispone su più piani; un
piano è caratterizzato dall'insieme di tutte le notizie riguardanti la
meta personale dei protagonisti e le loro esperienze, mentre un altro
piano è costituito dall'attenta analisi del lavoro intellettuale dei
tre redattori editoriali e dalle loro interazioni con tutti gli altri
personaggi. Da questa complicata struttura narrativa ne deriva una
strutturale ancora più complessa. Nel "Il nome della rosa",
è possibile constatare una continuità nell'azione dei personaggi,
mentre ne "Il Pendolo di Foucaut", il tempo, proprio a causa
della complessità della narrazione
è scandito dalle "dieci sefiroth", cioè le potenze e
le forme di azione del Dio vivente nella dottrina cabalistica, ovvero le
figure con le quali si può rappresentare l'infinità del mondo. si può
concludere dicendo che il romanzo sviluppa comunque un'importantissima
tesi ideologica: la teoria del Complotto universale che da tempo ci
spinge a cercare un segreto sotto il "velo" del mondo. L'isola
del giorno prima "L'isola
del giorno prima" è l'ultimo romanzo di Eco, nel quale torna
l'intervento dell'autore come nel "Il nome della rosa": viene
utilizzato l'espediente del manoscritto come sorgente della storia
narrata, con evidente riferimento a Manzoni. La narrazione è ambientata
nel '600 ed il protagonista è il giovane Roberto de la Grive, che viene
a trovarsi nel mezzo di un intrigo internazionale, intento a scoprire il
metodo per calcolare esattamente la posizione dei meridiani terrestri.
Dopo essere stato imbarcato su una nave-laboratorio per attuare delle
ricerche, il protagonista si ritroverà, dopo un naufragio, su un'altra
nave. Quest'ultima, abitata da un padre che cerca il segreto della
longitudine, è vicinissima a un'isola ritenuta mai raggiunta e che si
trova al di là del 180° meridiano che divide un giorno del suo
successivo. "L'isola del giorno prima", quindi, è l'isola del
tempo perduto, che non può essere trascorso di nuovo, ed è un luogo
tanto desiderato da causare la morte del padre gesuita e del
protagonista. Dal punto di vista stilistico e strutturale, viene
utilizzato frequentemente il flashback e, nella parte iniziale e finale
del romanzo, Eco segue la tecnica a "incastro" della
narrazione nella narrazione: la trama principale, infatti, viene fusa
all'assedio spagnolo di Casale e alla stesura di un romanzo scritto dal
protagonista sulla nave. "L'isola del giorno prima", quindi,
rappresenta la ricerca delle verità che, in questo caso, non c'è o non
si può trovare ed essendo impossibile raggiungerle coincide con
l'annullamento di se'.
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