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News dal mondo:

 

 

Ottobre 2001

Pericolo estinzione per più di 11.000 specie animali e vegetali
Particolarmente a rischio la lince europea
 

Secondo la World Conservation Union (IUCN), che ha sede in Svizzera, 11.170 specie vegetali e animali sarebbero in serio pericolo di estinzione, compresa la lince europea, che potrebbe ottenere il triste primato di primo felino selvatico estinto. Un altro animale particolarmente a rischio è la saiga, un'antilope nomade dell'Asia centrale, il cui numero è stato ridotto del 90 per cento in soli dieci anni a causa del bracconaggio.
La lista rossa delle specie in pericolo dell'IUCN indica che l'Indonesia, l'India, il Brasile e la Cina ospitano le specie più in pericolo di mammiferi e uccelli, mentre le piante soffrono maggiormente in America Latina, in Africa centrale e occidentale e nel sud-est asiatico. 124 specie, quasi tutte vegetali, sono state aggiunte alla lista dal settembre del 2000. Nel frattempo, però, almeno due specie ritenute estinte sono state ritrovate. Si tratta dell'Insetto stecco dell'isola Lord Howe, ritenuto scomparso nel 1920, e dell’arvicola Microtus pinetorum.
Nel frattempo, la popolazione di lince iberica, che contava 1200 esemplari all'inizio degli anni novanta, è calata a meno della metà, a seguito di un tentativo di controllare i conigli, la sua preda principale.
"Ci sono meno di 20 linci iberiche in Portogallo, dove sta realmente per scomparire, e la Spagna potrebbe seguire presto" dice Peter Jackson, dell'IUCN. Secondo l'organizzazione, anche se molte sottospecie di felini selvatici, fra cui varie di tigre, sono scomparse, la lince iberica potrebbe essere la prima vera specie vera e propria a scomparire da più di 2000 anni fa. Gli ambienti più in pericolo sono quelli delle pianure di bassa quota e delle foreste tropicali montane. Ma anche gli ambienti di acqua dolce sono molto vulnerabili, con molti pesci, rettili e anfibi in serio pericolo.

Notizia tratta da "Le scienze online" del 15/10/2002


Ottobre 2001

 

Oscillazioni dell'orbita terrestre ed ere glaciali

I cicli di Milankovitch coincidono con quelli di espansione e contrazione della calotta polare

Un gruppo internazionale di ricercatori ha riferito questa settimana che una carota di roccia prelevata dal fondo oceanico al largo dell'Antartide ha mostrato per la prima volta come i cambiamenti climatici nelle regioni polari siano collegati a quelli delle zone temperate e tropicali. Inoltre, i periodi di avanzamento e ritirata dei ghiacci coincidono molto bene coi i cosiddetti cicli di Milankovitch, variazioni periodiche dell'inclinazione dell'asse terrestre. La scoperta, descritta in un articolo pubblicato sulla rivista "Nature", suggerisce un legame fra queste oscillazioni orbitali e le ere glaciali.
Il campione in questione è stato prelevato tre anni fa dal fondo del mare di Ross, al largo della base antartica americana di McMurdo. I sedimenti riguardano un periodo di circa 400.000 anni, compreso fra 24,1 e 23,7 milioni di anni fa. In quel periodo le temperature erano circa 3 o 4 gradi più elevate di oggi e, probabilmente, l'atmosfera conteneva una quantità di anidride carbonica doppia rispetto a quella odierna.
I ricercatori che esaminano i sedimenti oceanici delle regioni temperate e polari avevano già trovato prove indirette per proporre che le variazioni nella quantità di ghiaccio nelle regioni polari dipendesse dai cicli di Milankovitch. Nessuno dei campioni prelevati in Antartide ha però mai fornito i dati necessari a dimostrare questa teoria. I nuovi dati indicano ora che la calotta polare subì un processo di espansione e contrazione a intervalli regolari durante il periodo studiato. Inoltre, il periodo di questi cicli coincide con quello tipico dei cicli di Milankovitch, di 100.000 e 40.000 anni. Di fatto, ha spiegato il professor Peter Webb, dell'Università dell'Ohio, coautore della ricerca, "sembra che la calotta polare antartica abbia risposto in modo molto ritmico e pronunciato durante questo periodo."
Ciò che ha realmente sorpreso i ricercatori è però la rapidità di alcuni cambiamenti. Il passaggio da una intensa glaciazione a una ritirata generale dei ghiacciai ha infatti richiesto spesso meno di cento anni, un periodo confrontabile con la durata della vita umana.

Notizia tratta da "Le scienze online" del 19/10/2001


Maggio 2001

 

Petrolio sull'Alaska

Secondo gli studiosi gli uccelli stanno soffrendo per la scarsità di cibo nelle acque poco profonde vicino alla riva

Molte delle popolazioni di uccelli marini colpite dal disastro della petroliera Exxon Valdez, avvenuto in Alaska nel 1989, non mostrano ancora segni di recupero. Questo risultato, pubblicato sul «Marine Pollution Bulletin» (vol. 42, p. 298) d David Irons e colleghi, contraddice chiaramente le affermazioni della Exxon, la compagnia petrolifera responsabile dell'incidente. I ricercatori hanno tenuto sotto controllo le popolazioni di uccelli per oltre otto anni e delle 17 colpite dall'inquinamento, solo quattro hanno mostrato deboli segni di recupero, nove sono rimaste stazionarie e altre quattro sono ancora in declino.
Gli uccelli che non sembrano in fase di recupero sono i cormorani, varie specie di gabbiani e le rondini di mare, che sono stati in assoluto la popolazione più colpita, con oltre 30.000 esemplari morti recuperati nei mesi successivi all'incidente.
Al contrario di quanto hanno scoperto i ricercatori, la Exxon, che fa ora parte della ExxonMobil, ha affermato che l'ambiente di Prince William Sound, il luogo dell'incidente, è sano, robusto e rigoglioso. A onor del vero c'è da dire che queste affermazioni sono state supportate dai risultati di un'altra ricerca, svolta da John Wiens, dell'Università del Colorado. Secondo Irons però il problema è che la metodologia usata da Wiens non è adatta a riconoscere i segni di recupero, mentre si concentra sulla quantificazione dei danni.
Secondo Wiens gli uccelli stanno soffrendo per la scarsità di cibo nelle acqua poco profonde vicino alla riva, dove i molluschi sono ancora contaminati dal petrolio. Anche le popolazioni di alcune prede abituali degli uccelli sono ancora lontane dal recupero, come quella delle aringhe del Pacifico, per esempio.

Notizia tratta da "Le scienze online" del 06//05/2001


Aprile 2001

 

I segreti delle aurore

Ad accelerare gli elettroni sarebbero onde particolari


Le aurore, boreali o australi che siano, sono spettacoli straordinari, che nascondono però un'origine violenta. Sono infatti tempeste nell'alone di plasma (una «miscela» costituita in questo caso principalmente da elettroni e protoni, che sono poi ioni di idrogeno) che inviano docce di particelle elettricamente cariche nell'atmosfera, le quali collidono con gli atomi neutri irradiando una luce multicolore. Un gruppo di ricercatori giapponesi e cinesi ha pubblicato su «Nature» un articolo in cui tenta di trovare un possibile meccanismo attraverso il quale tanta energia magnetica viene rilasciata in un tempo così breve.
La maggior parte degli scienziati pensa che il rilascio esplosivo di energia magnetica, durante un fenomeno noto come riconnessione magnetica, avvenga in regioni dove il campo inverte la sua polarità. Lì, le linee del campo disegnano una lettera X, senza però mai incrociarsi, ma piegandosi in quattro grosse V. L'energia viene rilasciata quando il plasma, che viene attirato dentro alla X dal basso e dall'alto, viene poi espulso ai lati, accelerato. Il problema è che il plasma nella magnetosfera terrestre si muove a una velocità che eccede quella permessa dalle teorie convenzionali. Queste teorie sostengono che gli ioni e gli elettroni si muovono insieme e che gli ioni, più pesanti e lenti, fissano il limite alla velocità dell'intero plasma.
Negli ultimi anni, i teorici hanno però sviluppato un'idea alternativa, in cui gli ioni e gli elettroni si muovono indipendentemente. Ad accelerare gli elettroni sarebbero onde particolari, la cui velocità varia in modo inversamente proporzionale alla lunghezza d'onda. Gli elettroni, poi, avendo una massa molto inferiore a quella degli ioni, viaggiano abbastanza rapidamente da generare le enormi emissioni di energia che vengono osservate. Anche se questa teoria è stata più volte verificata in laboratorio, nessuno aveva ancora osservato le onde nello spazio. Una riesaminazione dei dati ottenuti dal satellite nippo-americano Geotail, ha però permesso agli scienziati di individuare un campo magnetico quadripolare che, secondo i teorici, può essere generato solo da queste onde.


Notizia tratta da "Le scienze online" del 04//04/2001


 

Il colore della vita

La NASA ha in programma di estendere la serie dei dati del SeaWiFS fino a cinque anni


Analizzando dai satelliti il colore della luce riflessa dalla superficie terrestre, gli scienziati sono in grado di capire quanto bene stia procedendo la fotosintesi nelle piante. Una misura della fotosintesi equivale sostanzialmente una misura della crescita, che a sua volta è collegata a un uso efficace del carbonio atmosferico. Sapere poi quanta anidride carbonica viene consumata dalle piante, considerando che si tratta di un gas serra, è importante per effettuare migliori previsioni dell'eventuale riscaldamento globale del pianeta. Finora gli scienziati avevano a disposizione solamente le registrazioni della fotosintesi clorofilliana sulla terra ma, da tre anni a questa parte, grazie al satellite SeaWiFS, la NASA ha raccolto molti dati riguardanti gli oceani.
Il lavoro fatto dallo strumento è stato in realtà quello di misurare la concentrazione superficiale della clorofilla, la cui quantità è un indicatore diretto dello stato di salute delle piante o, come in questo caso, delle alghe. Il vantaggio di compiere osservazioni da un satellite è poi quello di poter analizzare aree di oceano molto vaste in tempi brevi. Per studiare con una nave l'area ripresa in una sola immagine del SeaWiFS, una nave dovrebbe viaggiare a una velocità di sei nodi per circa 4000 anni.
Anche se per ora la serie di dati è ancora relativamente corta, per essere utile, in futuro essa servirà come base per studiare gli andamenti della crescita delle alghe oceaniche e la circolazione globale del carbonio. In ogni caso, già nei primi tre anni gli scienziati hanno potuto osservare una crescita nella fotosintesi. Purtroppo, però, è ancora presto per stabilire le cause di questa crescita che, almeno nella sua parte iniziale, è dipesa sicuramente dal ripresentarsi di El Niño. Proprio per questo, la NASA ha in programma di estendere la serie dei dati del SeaWiFS fino a cinque anni, per continuarla poi con altri satelliti.

Notizia tratta da "Le scienze online" del 03//04/2001


 

Freddo eccessivo e fascia dell'ozono

Man mano che la superficie della Terra si scalda per effetto serra, gli strati più alti dell'atmosfera si raffreddano


Secondo un articolo pubblicato su «Science», le nuvole che distruggono lo strato di ozono che protegge la Terra dai raggi ultravioletti solari hanno origine in anelli di aria superfredda che circondano entrambi i poli. Le nuvole sono costituite da acido nitrico e acqua, che reagiscono con l'ozono distruggendolo. Queste nubi non sono una novità per gli scienziati, che le conoscono da anni, ma solo ora si sono osservate delle fasce di aria gelida che ne aiutano la formazione.
Le nubi hanno origine negli strati più alti dell'atmosfera, tanto da essere state battezzate nubi stratosferiche polari. Molto probabilmente, il raffreddamento dell'aria è conseguenza diretta del riscaldamento del suolo; man mano infatti che la superficie della Terra si scalda per l'effetto serra, gli strati più alti ricevono meno energia e, quindi, si raffreddano.
Le nuvole stratosferiche polari sono costituite da particelle molto grandi e, quindi pesanti. L'effetto di queste nuvole è duplice; da una parte, esse assorbono dall'aria fredda dell'azoto, che mitiga gli effetti della distruzione dell'ozono. Dall'altra invece attivano le molecole di clorofluorocarburi (CFC) che sono responsabili dirette della distruzione dell'ozono. In teoria, la limitazione nelle emissioni di CFC imposta negli ultimi anni dovrebbe permettere allo strato di ozono di ricostituirsi, ma l'effetto serra, che lavora invece nella direzione opposta, comincia ora a destare qualche preoccupazione.

Notizia tratta da "Le scienze online" del 03//04/2001


 

Marzo 2001

 

Il freddo dei poli

Per le misure, utilizzato un LIDAR, uno strumento che invia un fascio laser verso l'alto e conta i fotoni che vengono riflessi verso la Terra


Per la prima volta, gli scienziati dell'Università dell'Illinois hanno misurato alcuni parametri delle regioni più alte dell'atmosfera in prossimità dei poli terrestri. In particolare, in un articolo pubblicato su «Geophysical Research Letters», gli scienziati riferiscono di aver misurato il profilo della temperatura in funzione della quota e la temperatura delle nuvole mesosferiche sopra entrambi i poli. Per le misure, gli scienziati hanno utilizzato un LIDAR, uno strumento che invia un fascio laser verso l'alto e conta i fotoni che vengono riflessi verso la Terra.
Queste misure, dice il leader del gruppo, Chester Gardner, «sono importantissime per verificare i modelli che descrivono la circolazione atmosferica globale.» Il LIDAR ha permesso di compiere misure a quote comprese fra 20 e 110 chilometri, dal centro della stratosfera fino al limite inferiore della termosfera, in una regione inaccessibile dai palloni. Per entrambi i poli, le misure sono state compiute installando lo strumento su un aereo, viste le difficoltà di trasportarlo a terra.
La temperatura è stata misurata in due modi. Per la parte più bassa dell'intervallo, gli scienziati hanno misurato la luce riflessa dalle molecole d'aria, mentre più in alto è stata usata la dispersione degli atomi di ferro rilasciati dalle meteore. Per entrambi i poli, i profili di temperatura misurati si sono dimostrati in ottimo accordo con la teoria, anche se si sono viste notevoli differenze, soprattutto durante l'autunno australe. L'8 maggio 2000, per esempio, la temperatura della bassa mesosfera è risultata 20 gradi più alta delle previsioni e quella dell'alta mesosfera era invece 20 gradi più bassa.
Gli scienziati sono anche riusciti a misurare la temperatura delle nuvole mesosferiche che si formano ai poli in estate. A differenza della bassa atmosfera, la mesosfera è più fredda in estate, e queste nuvole si formano quando la temperatura scende sotto i 125 gradi sottozero. Con la loro quota media di 84 chilometri, sono le nuvole più alte del pianeta e la loro estensione è aumentata sensibilmente durante gli ultimi 40 anni. Gli scienziati sospettano che questo cambiamento sia dovuto alla più alta concentrazione di anidride carbonica e metano, responsabili dell'effetto serra, che intrappola il calore nelle regioni più basse dell'atmosfera.


Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 22/03/2001


 

Fiumi di ghiaccio

Gli scienziati sperano ora di aggiungere sensori biologici per cercare tracce di vita nascoste sotto il ghiaccio


Una sonda sviluppata dalla NASA si è mossa nei ghiacci antartici fino a una profondità di 1200 metri, rivelando dettagli interessanti della loro dinamica. La sonda, parte del progetto The Antarctic Ice Borehole Probe Project, è stata immersa in quattro diversi buchi nella calotta glaciale antartica settentrionale. L'interesse scientifico potenziale di questi ghiacci è enorme, poiché essi contengono sicuramente un tesoro di dati sulla storia geologica e climatica del nostro pianeta.
In particolare, i glaciologi hanno concentrato i loro studi sull'Ice Stream C (flusso di ghiaccio C), un enorme torrente di ghiaccio che smise di scorrere improvvisamente 150 anni fa. Questo flusso si muove infatti a una velocità media di 2 metri all'anno, contro i 400 dei flussi circostanti. Grazie alle sue due telecamere, la sonda ha scoperto alla base del flusso, a contatto con la roccia, canali di acqua profondi fino a un metro e mezzo, dove gli scienziati si aspettavano di trovarne al massimo qualche millimetro. Anche un'altra previsione degli scienziati si è dimostrata errata, che si aspettavano di trovare i frammenti di roccia staccati dal ghiaccio a non più di due metri dalla base di roccia; in realtà, la sonda ne ha incontrati fino a 26 metri di «altezza», anche se le dinamiche che li hanno trasportati tanto in alto non sono ancora state comprese. Un'ultima sorpresa è stata rappresentata da una stratificazione del ghiaccio, altro dettaglio che necessiterà di ulteriori studi per essere spiegato.
Gli scienziati sperano ora di migliorare notevolmente la sonda per proseguire i loro studi nei prossimi anni. Per esempio, un'idea è quella di aggiungere sensori biologici per cercare tracce di vita nascoste sotto il ghiaccio. È forse inutile dire che tutte le tecnologie sviluppate per questa sonda saranno in futuro applicabili all'esplorazione delle calotte polari marziane e, ancora più interessante, ai ghiacci che ricoprono Europa, il satellite di Giove.

Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 21/03/2001


Termoregolazione planetaria

Gli scienziati pensano che la temperatura dell'oceano influenzi direttamente la formazione delle nuvole


Secondo un gruppo di scienziati del Goddard Space Flight Center della NASA, l'Oceano Pacifico potrebbe reagire da solo al riscaldamento del pianeta, aprendo un varco nella sua coltre di nuvole che trattengono il calore. Se questo effetto, che non viene tenuto in considerazione nei modelli attualmente in uso per prevedere l'effetto dei gas serra, venisse confermato, potrebbe ridimensionare sensibilmente le pessimistiche previsioni sull'andamento della temperatura del pianeta.
Ciò che gli scienziati hanno osservato è che la copertura nuvolosa sulle regioni tropicali del pacifico diminuisce sensibilmente tutte le volte che si alza la temperatura delle acque. In questo modo, viene permessa una maggiore dissipazione di energia tramite raggi ultravioletti, che si possono disperdere nello spazio senza essere catturati di nuovo dalle nuvole.
Lo studio, pubblicato sul «Bulletin of the American Meteorological Society», è stato fatto nell'arco di 20 mesi confrontando i dati della copertura nuvolosa con quelli della temperatura delle acque. Ciò che i ricercatori hanno osservato è che i grandi cumuli producono una quantità minore di cirri di alta quota, quando si trovano sopra acque più calde. Normalmente, i cirri si formano alla sommità dei cumuli, dove le goccioline d'acqua prodotte dai moti convettivi congelano e vengono trasportate dal vento. Un solo grado di differenza fa sì che il rapporto fra l'area di un cumulo e quella dei cirri da esso generati si riduca anche del 27 per cento. Gli scienziati pensano che la temperatura dell'oceano influenzi direttamente la formazione delle nuvole. In pratica, le temperature più alte favoriscono la condensazione al di sotto dei cumuli, e le precipitazioni sottraggono materiale alla formazione dei cirri.

Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 02/03/2001


Febbraio 2001

 

L'innalzamento dei mari è selettivo

I dati mostrerebbero anche un aumento del ritmo dello scioglimento


Uno dei problemi che gli scienziati hanno avuto nel valutare gli effetti del riscaldamento del nostro pianeta è che il livello degli oceani è variato nell'ultimo secolo in misura anche molto diversa, a seconda della posizione geografica considerata. Finora, gli scienziati hanno sempre assunto che lo scioglimento dei ghiacci del polo Sud o della Groenlandia dovessero avere un effetto uniforme su tutto il pianeta. In un articolo pubblicato su «Nature», Jerry Mitrovica, dell'Università di Toronto sostiene che questa assunzione è semplicemente sbagliata.
Secondo il lavoro, per esempio, lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia avrebbe l'effetto di far abbassare il livello dei mari nelle zone più vicine. La spiegazione deriva dal fatto che i ghiacci esercitano un'attrazione gravitazionale sulle acque vicine, aumentandone il livello; man mano che i ghiacci si sciolgono, l'attrazione diminuisce e il livello si abbassa. Lo stesso è vero nel caso dell'Antartide, dove lo scioglimento dei ghiacci non provocherebbe un innalzamento delle acque in Australia, per esempio, ma nell'emisfero Nord. Una volta tenuto conto di questo modelli, secondo Mitrovica l'innalzamento dovuto al riscaldamento globale sarebbe perfettamente visibile, anche se per ora limitato a circa 1,8 millimetri al giorno. Secondo Mitrovica, poi, i dati mostrerebbero anche un aumento del ritmo dello scioglimento.

Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 23/02/2001


 

Antichi aiuti per insegnanti

Forse svelato il mistero della famosa tavoletta in cuneiforme P322

La matematica è una scienza antichissima, le cui prime testimonianze risalgono a migliaia di anni fa. Il più famoso documento è probabilmente una tavoletta babilonese scritta in caratteri cuneiformi e grande quanto il palmo di una mano. Gli scienziati hanno dibattuto per anni sul significato della tabella di numeri che vi si trova, ma ora è stata avanzata l'ipotesi che essa non sia niente più che una guida per insegnanti. L'idea che Plimpton 322 (P322), il nome della tavoletta, potesse essere un eserciziario per insegnanti è venuta a Eleanor Robson, dell'Istituto Orientale della Oxford University ed è descritta sulla rivista «Historia Mathematica».
La tavoletta fu creduta inizialmente un semplice elenco, fino a quando nel 1945 uno storico della scienza, Otto Neugebauer, non si rese conto che quei numeri in base 60 non erano altro che terne pitagoriche. In pratica, ogni tre numeri si trovava la lunghezza dei cateti e dell'ipotenusa di un triangolo rettangolo. P322 diventò quindi la prova che il teorema di Pitagora era in realtà noto almeno mille anni prima della nascita del grande matematico greco. Ma a che cosa serviva questa tavola? Per anni gli scienziati hanno pensato che fosse un ausilio per i calcoli astronomici, considerando che i babilonesi erano sicuramente molto progrediti in questa scienza. Secondo la nuova ipotesi, frutto del confronto con altre 50 tavolette di contenuto matematico, dice che P322 serviva probabilmente a un insegnante per dare esercizi ai suoi allievi e controllare la soluzione velocemente, senza dover rifare i calcoli egli stesso.

Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 09/02/2001


 


I limiti dei Neanderthal

Uno studio della mano degli uomini di Neanderthal ne mostra i limiti

Anche se gli uomini di Neanderthal avevano mani prensili, che permettevano loro di maneggiare utensili, la loro presa non era così precisa come quella dei loro cugini più moderni. Questa è la conclusione a cui è giunto Wesley Niewoehner, antropologo dell'Università del New Mexico ad Albuquerque. Niewoehner ha costruito mappe tridimensionali delle ossa della mano degli uomini di Neanderthal, dalla cui forma dipende appunto il tipo di presa possibile. Lo studio suggerisce che dita più fini degli ominidi più moderni permettevano un utilizzo migliore degli strumenti dotati di manici disponibili all'Età della pietra, come le asce e i martelli. Probabilmente, la presa degli uomini di Neanderthal era molto più potente, ma non permetteva di svolgere compiti più sofisticati, come per esempio la pittura o l'incisione. Questo studio supporta la teoria secondo cui i primi uomini moderni furono in grado di sopravvivere più a lungo degli uomini di Neanderthal proprio perché in grado di utilizzare con più destrezza gli stessi strumenti. Finora gli scienziati credevano però che questo fosse solo il frutto di una maggiore intelligenza, e non di un vero e proprio vantaggio fisico.

Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 08/02/2001


 

Brutte nuove dall'Antartide

Nel periodo preso in considerazione, le precipitazioni nevose sono state pari a un decimo del ghiaccio finito in mare


Lo scioglimento dei ghiacci antartici e il conseguente innalzamento del livello degli oceani è una delle tante minacce al pianeta Terra collegate al riscaldamento globale. Per la prima volta, grazie a misurazioni eseguite per mezzo di satelliti, gli scienziati sono stati capaci di mostrare che in un'area chiave del continente sono scomparsi 30 chilometri cubi di ghiaccio in soli otto anni. Questo scioglimento non significa che ci sia una minaccia incombente, poiché corrisponde a un innalzamento dei mari di 0,14 millimetri, ma sicuramente rappresenta un primo campanello di allarme.
Lo studio, pubblicato su «Science» ha preso in considerazione la calotta ghiacciata della regione occidentale del continente, una delle due calotte più importanti, dal punto di vista della quantità di ghiaccio. L'autore della ricerca, Andrew Shepherd, dello University College di Londra, sostiene che il ghiacciaio ha perso massa principalmente attraverso un aumento della velocità di scorrimento del ghiacciaio Pine Island, un flusso di ghiaccio che interessa circa un terzo della calotta. Questo ghiacciaio è stato indicato già in passato dagli scienziati come il punto debole della calotta ghiacciata occidentale.
Nel periodo preso in considerazione, le precipitazioni nevose sono state pari a un decimo del ghiaccio finito in mare, ed è questa la causa dell'assottigliamento. Proprio per questo il punto in cui il ghiaccio si stacca dalla roccia e inizia a galleggiare sul mare si è avvicinato alla costa di circa 5 chilometri. Se l'intero corpo principale del ghiacciaio dovesse venire sollevato e galleggiare sul mare, allora il livello degli oceani potrebbe innalzarsi repentinamente. Al ritmo attuale, questo non dovrebbe succedere per almeno altri 600 anni, ma la scarsa conoscenza della dinamica dei ghiacci antartici suggerisce sicuramente di non trascurare questo avvertimento.

Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 06/02/2001


 

New Economy City

Silicon Valley? No, Ponte San Giovanni, a due passi da Perugia

NEC, New Economy City. Dato l’argomento, acronimo e lingua inglese sono d’obbligo, ma in questo caso si riferiscono a una realtà tutta italiana: un imponente insediamento produttivo che sorgerà in Umbria e sarà dedicato alle imprese che operano nell’ambito delle nuove tecnologie. Telecomunicazioni, Internet, servizi di consulenze alle imprese, design, produzione di software: tutte le eterogenee realtà che trovano un comune riferimento sotto l’ombrello della cosiddetta new economy disporranno di una collocazione ideale nel cuore della penisola, a Ponte San Giovanni, a due passi da Perugia. Stazione ferroviaria e accesso alle autostrade a meno di un chilometro, oltre a un capillare servizio pubblico di autobus, faciliteranno l’accesso alla cittadella; la vicinanza di un polo universitario internazionale garantirà la necessaria collaborazione con il mondo della ricerca. Questo aspetto è considerato essenziale, basti dire che il gruppo ESG 89, capofila del progetto, prevede l’inserimento di almeno un migliaio di giovani universitari nel proprio organico all’interno di NEC.
Le aziende che decideranno di aprire filiali nella City potranno usufruire di condizioni particolarmente favorevoli. Il traffico telefonico costerà la metà; banche e assicurazioni hanno già garantito agevolazioni di tipo finanziario; saranno disponibili inoltre tutte le infrastrutture necessarie allo sviluppo e all’esercizio di attività produttive: sale conferenze e show room, servizi di corriere espresso quotidiano e di sorveglianza, società di consulenze aziendali e incubatori di imprese, ristoranti e travel service.
Il progetto è molto ambizioso, anche a giudicare dalle cifre, fornite questa settimana a Perugia. 12.000 mq di uffici con allestimenti avveniristici, 10.000 mq di parcheggi e aree verdi, 30 miliardi di lire di investimenti per una realizzazione che è si intende effettuare in tempi molto rapidi: si prevede che i lavori, iniziati il 15 gennaio 2001, saranno conclusi entro la metà del 2002.
Il nascente centro di Perugia sta suscitando interesse anche all’estero. Sono stati avviati contatti con aziende californiane mentre una delegazione di imprenditori degli Emirati Arabi si è già recata sul posto a visitare il luogo dove sorgerà NEC.

Renato Torlaschi

Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 04/02/2001


 

La vita cominciò nello spazio profondo?

I primi composti chimici potrebbero essersi formati lontani dalla Terra


Ricreando in laboratorio le condizioni presenti nel freddo spazio interstellare, gli scienziati della NASA hanno costruito cellule primitive che riproducono le strutture a membrana trovate in tutti gli esseri viventi e potrebbero perciò aver avuto un ruolo importante nell’origine della vita.
Il risultato degli scienziati NASA – che sarà riportato sul prossimo numero dei «Proceedings of the National Academy of Sciences» – è ritenuto importante per la teoria secondo cui il via alla vita sulla Terra è stato dato da composti organici portati da comete, meteoriti e polveri interplanetarie.
«Gli scienziati – ha spiegato Louis Allamandola, il ricercatore della NASA che ha condotto lo studio – credono che simili molecole siano necessarie per costruire una membrana cellulare e per dare origine alla vita in tutto lo spazio.»
La produzione artificiale di una protocellula a partire da composti chimici elementari è considerata un grande passo avanti, poiché potrebbe implicare l’esistenza della vita ovunque nell’universo.
«Il processo – ha continuato Allamandola – si verifica spesso nelle dense nubi molecolari che si trovano nello spazio. La scoperta ha importanti implicazioni per l’attività della NASA soprattutto per le missioni di astrobiologia.»
Attualmente non è noto se la vita sia cominciata da un semplice tratto di RNA o da materiale genetico incapsulato in una membrana, ma a un certo punto dell’evoluzione la membrana ha sicuramente acquistato un’importanza fondamentale.
«Le membrane – ha concluso Jason Dworkin, del SETI Institute, l’ente che dedica la propria attività alla ricerca di vita extraterrestre – sono come una casa; può darsi che queste molecole fossero solo materiale sparso in cui i composti chimici originari si sono introdotti per avere una protezione.»


Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 01/02/2001


 

Gennaio 2001

 


Il ghiaccio ha formato alcuni canali su Marte?

Lo studio è una conferma dell’ipotesi della presenza di un oceano nel passato del Pianeta Rosso

Alcuni canali visibili sulla superficie di Marte potrebbero essere stati plasmati dal ghiaccio e non da catastrofiche alluvioni come generalmente ritenuto.
Questo è il punto di vista di Baerbel Lucchitta, ricercatrice dello U.S. Geological Survey di Flagstaff, in Arizona, che ha messo a confronto le caratteristiche del suolo del Pianeta Rosso con quelle, straordinariamente simili, del suolo dell’Antartide.
I risultati della ricerca sono riportati su «Geophysical Research Letters», una pubblicazione dell’American Geophysical Union.
La prima somiglianza riguarda le dimensioni. I canali di scorrimento su Marte possono misurare decine di chilometri di larghezza e centinaia di chilometri di lunghezza, come quelli studiati nel continente antartico. Negli strati profondi di quest’ultimo, scorre il ghiaccio che confluisce e si fonde in corrispondenza dell’Oceano circostante. Quelli studiati scorrono dall’Antartide occidentale alle piattaforme di Ross e di Ronne Ice. I canali marziani si aprono improvvisamente in terreni irregolari e fratture e terminano nelle pianure del nord, dove una volta ci poteva essere un oceano. Inoltre, sia i flussi di ghiaccio antartico sia alcuni canali marziani sono sotto il livello del mare. Nel caso di Marte esso è definito dal livello medio della superficie dell’ipotetico antico oceano; nel caso terrestre i livelli vengono rilevati con sofisticate tecniche sonar.
Ma esistono anche altre somiglianze più specifiche che accomunano i canali sui due pianeti, in particolare tra i canali marziani chiamati Kasei Valles e, e quello antartico noto come Rutford Ice Stream, che confluisce nel Ronne Ice Shelf.
La conclusione dello studio è che la Ares Vallis era riempita da materiale simile a ghiaccio e che confluiva in un bacino d'acqua. Si ritiene quindi che il ghiaccio coperto da polvere possa persistere nella stessa zona o che questo materiale roccioso abbia lasciato una traccia del flusso dopo l’evaporazione del ghiaccio.
«Le osservazioni – ha commentato la Lucchitta – supportano fortemente l’ipotesi che una volta esistesse un oceano nelle pianure settentrionali di Marte.»

 

Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 19/01/2001



Depurare l’acqua dagli inquinanti


L’attrazione chimica esercitata sui metalli permette di estrarli dal liquido


L’acqua dissolve una grande quantità di sostanze. Ciò è da una parte un fatto positivo, perché permette di smacchiare i vestiti e di preparare bevande come tè e caffè. In altri casi è un serio problema poiché rende l’acqua facilmente inquinabile, per esempio col dissolvimento dei metalli tossici prodotti dagli impianti industriali. In tal caso, non è facile recuperare le sostanze pericolose.
Robin Rogers e i suoi colleghi dell'Università dell'Alabama hanno progettato un liquido che può rompere il legame tra l’acqua e le molecole di alcuni inquinanti.
Si tratta di un solvente altamente discriminante, che può agire in modo molto specifico nei confronti di particolari metalli. La tecnica potrebbe risultare molto utile per depurare l’acqua contaminata e potrebbe trovare un uso in alcuni processi chimici industriali.
Il solvente «pignolo» appartiene a uno strano gruppo di sali, i liquidi ionici. Normalmente questo tipo di composizione si trova in solidi con un punto di fusione molto alto, come rocce e minerali, poiché l’attrazione elettrica tra cariche di segno opposto li lega fortemente.
I ricercatori hanno investigato sulla possibilità di sostituire con ioni liquidi alcuni solventi infiammabili o tossici usati comunemente nei processi industriali. In questi ultimi sono frequentemente utilizzati solventi organici, che non si sciolgono in acqua. Al contrario, i liquidi ionici sono in grado di mischiarsi con l’acqua e tenere separati specifici materiali. Ciò non avviene automaticamente e per tutte le sostanze: molte di queste molecole resistono all’attrazione dei liquidi ionici preferendo stare nell’acqua. Rogers e i suoi colleghi hanno superato questo ostacolo progettando liquidi ionici che contengono particolari gruppi chimici che si legano ai metalli come minuscole pinze.
In particolare, hanno prodotto solventi in cui sono presenti atomi di zolfo e gruppi di urea che si legano facilmente ai metalli pesanti, e molto tossici come mercurio e cadmio.

Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 18/01/2001


 


Nasce GNUPedia, l'enciclopedia digital-free

Dopo quello del free software, Stallman lancia il movimento della free encyclopedia, un'opera colossale che promette di dar vita alla più vasta enciclopedia universale libera del web. Il motore sarà il software GNU

18/01/01 - News -

Boston (USA) - Il progetto GNUPedia, "the free universal encyclopedia and learning resource", è appena stato ufficialmente varato. I suoi obiettivi sono semplici ma ambiziosi: dar vita ad un'enciclopedia totalmente free che copra ogni area del sapere e offra una completa libreria di corsi didattici.
GNUPedia, come si intuisce dal nome, rientra nel grande progetto GNU iniziato da Richard Stallman nel lontano 1984. Il guru della Free Software Foundation, nell'annunciare il progetto della prima enciclopedia free, scrive: "Per assicurare che lo sviluppo del web volga al migliore e al più spontaneo risultato possibile e divenga un'enciclopedia libera, dobbiamo fare un consapevole sforzo per prevenire il sequestro deliberato di informazioni enciclopediche e didattiche sulla Rete. Noi non possiamo fermare il business dal restringere le informazioni che esso rende disponibili; quello che noi possiamo fare è fornire un'alternativa". E quell'alternativa, naturalmente, si chiama GNUPedia.

Caratteristica principale dell'enciclopedia promossa da Stallman sarà quella di avvalersi dei software messi a disposizione dal sistema GNU (Linux in primis) ed essere decentralizzata, ovvero i contenuti potranno trovarsi su server di tutto il mondo. Questa struttura aperta consentirà all'enciclopedia di rimanere slegata dalla gestione centralizzata di una singola organizzazione, e dunque libera.

Da quanto si apprende, dall'home page del progetto tutti sono invitati a scrivere articoli per l'enciclopedia, e già ora è possibile inviare materiale a questo e-mail; ma di certo le persone più indicate a fornire materiale enciclopedico e didattico saranno professori e studenti.

GNUPedia potrà essere accessibile ovunque sia disponibile Internet, potrà essere duplicata su più server (mirror), tradotta in altre lingue, quotata citando la fonte, modificata ed eventualmente ripubblicata in altri ambiti a patto di chiedere il permesso agli autori originali e citare la fonte.

Come ammette lo stesso Stallman, ci vorranno anni prima che il progetto GNUPedia decolli e sempre più persone vi collaborino. Che fra le idee di Stallman questa sia la più ambiziosa? Forse, ma dopo Linux, nessuno sembra avere più il coraggio di chiamarle utopie.

18/01/2001 Notizia tratta da Punto Informatico http://punto-informatico.it


Groenlandia e Antartide: destini opposti

Gli studi potranno aiutare a formulare previsioni più precise sul futuro 

Nella loro storia climatica, Groenlandia e Antartide hanno subito variazioni di temperatura del tutto simili ma di segno opposto negli stessi periodi. Lo affermano Edward Brook, docente di geologia e scienze ambientali della Washington State University di Vancouver, e Thomas Blunier, ricercatore del Dipartimento di Scienze della Terra della Princeton University. 
I due paleoclimatologi hanno ottenuto nuove osservazioni sui rapidi cambiamenti climatici negli emisferi settentrionale e meridionale degli ultimi 100.000 anni che potrebbero aiutare gli scienziati a fare previsioni più accurate su quelli futuri. 
In esame è stata la correlazione tra i cambiamenti climatici avvenuti ai due poli. Le ricerche sono state effettuate studiando la composizione chimica degli strati profondi di ghiaccio raccolti negli ultimi otto anni. La quantità di metano, di biossido di carbonio e di protossido di azoto intrappolata negli strati formatisi nelle centinaia di migliaia di anni passati rappresentano una testimonianza fedele della storia dei cambiamenti climatici del nostro pianeta. 
Nell’articolo pubblicato sull’ultimo numero di «Scienc» sono riportate le conclusioni, piuttosto sorprendenti. Brook e Blunier, infatti, hanno mostrato che quando in Antartide le temperature sono diminuite, in Groenlandia sono generalmente aumentate, e viceversa. In particolare, dal confronto sistematico dei periodi di cambiamento più rapido nel clima nel corso degli ultimi centomila anni nelle due regioni glaciali, è emerso che il rapido riscaldamento nell’emisfero boreale è coinciso con un rapido raffreddamento dell’emisfero australe. 
«Comprendere la manifestazione di questi rapidi cambiamenti anche in altre parti del mondo – ha spiegato Brook – è molto complicato ma fondamentale per scoprire dinamiche climatiche ancora poco conosciute e prevedere con maggiore precisione ciò che potrà avvenire in futuro.» 

Notizia tratta da "Le scienze online" dell' 11/01/2001


Dicembre 2000  

 

Oceani sotto la superficie di Ganimede

Il satellite più grande del sistema solare

Le misure magnetiche effettuate nel maggio di quest’anno dalla sonda spaziale Galileo della NASA lasciano poco spazio a dubbi: sotto la crosta di ghiaccio che ricopre Ganimede, satellite di Giove, c’è uno strato di acqua salata. La notizia è stata annunciata all’ultimo convegno dell’American Geophysical Union, tenutosi a San Francisco.
«Gli indizi magnetici di un possibile strato di acqua salata su Ganimede – ha spiegato Margaret Kivelson, ricercatrice dell'Università della California a Los Angeles che ha lavorato alla lettura degli strumenti magnetometrici della sonda Galileo – sono più complicati di quelli ottenuti in precedenza su Europa e Callisto, altri due satelliti di Giove. Ganimede è addirittura più grande di Mercurio e di Plutone e possiede un campo magnetico proprio oltre a quello indotto da Giove. Le indicazioni di un campo indotto su Ganimede suggeriscono comunque la presenza di acqua salata a circa 200 chilometri sotto la superficie: occorre qualcosa con una conducibilità elettrica più alta di quella del ghiaccio».
E non è tutto: secondo le misurazioni di riflessione della radiazione infrarossa, su una porzione della superficie sarebbero presenti minerali formatisi in un’epoca passata, quando l’acqua allo stato liquido era presente anche sulla superficie. Tale indizio è confermato anche dalle fotografie – prese da Galileo a poco più di 800 chilometri dalla superficie – che mostrano profonde fratture della crosta.
«Ganimede è coperto di ghiaccio sia sui terreni più scuri e antichi sia su quelli di formazione più recente, di colore più chiaro» ha commentato Thomas McCord, geofisico dell'Università delle Hawaii a Honolulu. «Secondo le indicazioni dello spettrometro, alcune regioni contengono gli stessi minerali trovati su Europa; essi potrebbero essere stati lasciati in seguito all’esposizione di acqua salata in prossimità o addirittura al di sopra della superficie. L’ipotesi più plausibile è che la radioattività naturale delle rocce presenti in profondità riesca a produrre un calore sufficiente a mantenere l’acqua allo stato liquido».

Notizia tratta da "Le scienze online" del 19/12/2000


Durante l'ultima glaciazione registrata in Antartide un brusco riscaldamento di 32 gradi in poche decine di anni, eventi simili sono avvenuti anche nell’emisfero boreale

Gli strati di ghiaccio più antichi dell’Antartide indicano un incremento di 32 gradi nelle temperature della zona avvenute in pochi decenni verso la fine dell’ultima era glaciale, conclusasi circa 19.000 anni fa. Secondo James White, professore associato presso l'Università del Colorado a Boulder, che ha presentato i risultati della ricerca all’ultimo convegno dell’American Geophysical Union, si tratta del più grande e improvviso evento di riscaldamento mai registrato nell’emisfero australe. Tale risultato contraddice precedenti valutazioni secondo le quali, durante l’ultima deglaciazione, il riscaldamento dell’Antartide fu molto più graduale di quelli documentati dalle ricerche effettuate in Groenlandia.
«Il riscaldamento registrato – ha spiegato White – è il primo a poter essere comparato con i grandi eventi dello stesso tipo avvenuti nell’emisfero boreale durante i periodi interglaciali, sia per il valore dell’incremento di temperatura sia per la sua rapidità».
Dalle analisi dei campioni di ghiaccio presi nella zona di Siple Dome, durante la spedizione finanziata dalla National Science Foundation lungo la costa occidentale dell’Antartide, è emerso inoltre che il periodo di brusco riscaldamento è coinciso con un significativo aumento del livello del mare, documentato dai ricercatori dell’Australian National University.
«Le indicazioni fornite dai carotaggi di Siple Dome – ha continuato White – inducono a pensare che tale zona abbia addirittura potuto innescare la fine del periodo glaciale. A causa della sua posizione costiera, Siple Dome era sensibile a eventi climatici avvenuti nella zona, come parziali collassi della calotta di ghiaccio dell’Antartide occidentale, che avrebbero causato un aumento globale del livello dei mari. Inoltre, non bisogna dimenticare che un secondo evento di brusco riscaldamento avvenne 15.000 anni fa. Secondo le nostre conoscenze, esso avrebbe preceduto un evento analogo nel nord dell’Oceano Atlantico chiamato Bolling/Allerod.»

Notizia tratta da "Le scienze online" del 19/12/2000


 

10 milioni per i PC dei giovani 

19/12/00 - News - Roma - Se ne parla da molto tempo ma ora pare finalmente essere destinata a diventare realtà: è la cosiddetta "Carta di credito tecnologica", ovvero un credito quinquennale destinato ai giovani over18 desiderosi di acquistare "gli strumenti dell'informazione".


Si tratta cioè di un credito per l'acquisto di personal computer e di altri device tecnologici nonché per coprire le spese di corsi di formazione e di aggiornamento specialistico sempre a contenuto "hi-tech".

La misura, varata ieri dal Senato e così inserita nella Finanziaria, prevede che i fruitori utilizzino il credito entro cinque anni dall'emissione della carta. La somma dovrà poi essere restituita, senza interessi, entro due mesi dalla conclusione del quinto anno.

Sul piano finanziario, la spesa prevista dal Senato è di 55 miliardi per il 2001 e di 125 miliardi per il 2002. La copertura di queste spese è garantita da una porzione delle entrate ottenute con la gara per l'assegnazione delle licenze UMTS. 

19/12/2000 Notizia tratta da Punto Informatico http://punto-informatico.it


In Antartide per rilevare la tettonica delle zolle

La parte occidentale e quella orientale del continente si stanno separando



Le più recenti ricerche condotte in Antartide sui movimenti della crosta terrestre possono fornire nuove stime della tettonica delle zolle del bacino dell’Oceano Pacifico. Nella Terra Marie Byrd occidentale e nell’area della Baia di Ross la deformazione tettonica avviene apparentemente perché il continente si sta dividendo in due. Le cause possibili della deformazione includono la separazione e il sollevamento della crosta causato dal'aggiustamento isostatico che è seguito all’ultimo massimo di glaciazione avvenuto circa 14.000 anni fa.
L’aggiustamento isostatico è un movimento verticale causato dal peso aggiunto o sottratto a parti della crosta terrestre. Quando per esempio un ghiacciaio raggiunge il suo massimo peso, la crosta si abbassa; viceversa quando il ghiaccio fonde la crosta torna a salire.
«Il fatto che nella regione del Mare di Ross sia in atto una deformazione della crosta è largamente accettato – ha spiegato Bruce Luyendyk, direttore del Dipartimento di geologia dell'Università della California a Santa Barbara – ma la rapidità e le cause di tale deformazione sono in massima parte sconosciute. Si pensa comunque che sia in atto un fenomeno di espansione crostale con conseguente separazione tra la parte occidentale e quella orientale dell’Antartide.» Per misurare il rebound isostatico e la deformazione tettonica i ricercatori hanno installato tre stazioni autonome sugli affioramenti nella Terra Marie Byrd occidentale e sulle montagne della Catena Transantartica in grado di registrare continuamente la loro reciproca posizione grazie al sistema satellitare di posizionamento globale (Gps). Ciò ha permesso agli scienziati di raccogliere dati fin dal 1998 in una vasta area entro la Baia di Ross.
«Finora – ha commentato Andrea Donnellan, del Jet Propulsion Laboratory della NASA, che ha sede a Pasadena, in California – i dati indicano che la separazione avviene in corrispondenza della Baia di Ross; le misurazioni future daranno modo di raffinarli ulteriormente».

Notizia tratta da "Le scienze online" del 18/12/2000


Fiasco all’Aja

Conclusasi senza accordi la COP-6 sul clima


Doveva portare alla definitiva messa in opera del Protocollo di Kyoto e invece si è chiusa con un nulla di fatto la VI Conferenza delle Parti (COP-6) della United Nations Framework Convention on Climate Change <//www.unfccc.de>. Eventuali accordi e progressi sul controllo dei gas serra si potranno, si spera, vedere nella seconda puntata della COP-6 il prossimo maggio. Diffusi la delusione e il disappunto per il fallimento, sia pur accompagnati da qualche nota di ottimismo generato dal fatto che, secondo alcuni delegati, con una mezza giornata di confronti in più a disposizione si sarebbe forse giunti a un risultato migliore. Due settimane di negoziazioni hanno invece visto Unione Europea e Stati Uniti contrapposti in un disaccordo irrisolvibile. In particolare gli Stati Uniti, che sono i maggiori produttori mondiali delle emissioni responsabili del riscaldamento planetario, spalleggiati da Australia, Canada e Giappone, si sono impuntati sulla concessione ai paesi industrializzati di uno «sconto-emissioni» equivalente alla quota di anidride carbonica assorbita dalle foreste. Conditio sine qua non secondo le quattro potenze industriali per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto nel 1997 (la riduzione delle emissioni del 5,2 per cento rispetto ai livelli del 1990 da realizzare entro il 2008-2012). Richiesta inaccettabile per gli oppositori, pena un complessivo aumento delle emissioni.
Sui motivi e sulle implicazioni della mancata risoluzione si interrogano i rappresentanti dei cinque maggiori gruppi ambientalisti, da Greenpeace alla Union of Concerned Scientists, presenti alla conferenza.
Sicuramente, galeotta fu la crisi presidenziale statunitense: la concomitanza tra la consultazione internazionale e l’incertezza sulla successione di Clinton ha giocato a sfavore, in quanto con Bush alla presidenza sarebbe stata da mettere in conto una completa sostituzione dei delegati incaricati dall’amministrazione Clinton. Eppure, anche nella prospettiva di un governo repubblicano, agli occhi degli ambientalisti il clima di questa conferenza è apparso più favorevole che in precedenza.
Non resta che tenere in caldo quel che di buono è stato prodotto in vista del prossimo confronto, sperando che gli effetti dell’insuccesso non si rivelino troppo deleteri. Rimandare i tagli sulle emissioni potrebbe significare un aggravamento della già critica situazione climatica, nella quale versano soprattutto i paesi più poveri. E da non sottovalutare sono anche alcuni meccanismi di mercato: il Protocollo di Kyoto aprirebbe le porte a un’infinità di progetti per lo sviluppo delle tecnologie pulite, delle energie rinnovabili e via dicendo, ma quale azienda darebbe via libera agli investimenti in questo senso prima della definizione degli aspetti operativi del protocollo?

Monica Oldani

Notizia tratta da "Le scienze online" del 5/12/2000



Un archivio elettronico multimediale


L’archivio, consultabile anche su Internet, sarà aggiornato continuamente


Anche Cd-rom, siti web e altre opere multimediali assumono la dignità di opere scientifiche a tutti gli effetti, e valgono come pubblicazioni. Per la prima volta in Italia,
l’Università di Firenze <//www.unifi.it> e la Biblioteca Nazionale Centrale <//www.bncf.firenze.sbn.it> hanno firmato un accordo per il riconoscimento scientifico di un’opera realizzata con linguaggi multimediali o elettronici. Nelle sale, bellissime, della Biblioteca Nazionale sarà creato un archivio elettronico nel quale saranno custodite le opere che una commissione valuterà idonee a essere «pubblicate».
L’archivio, consultabile anche su Internet, sarà aggiornato continuamente e messo a disposizione dei mondo accademico per ricerche e consultazioni.
La decisione di Firenze è una piccola rivoluzione nel settore universitario. Fino a oggi in Italia difficilmente un’opera elettronica poteva avere dignità scientifica, mentre in altri Paesi da anni Cd-rom e website sono equiparati al libro e alle pubblicazioni su carta.
Per ottenere la certificazione è indispensabile trovare un editore e ottenere il nullaosta da commissione che valuterà il contenuto. In futuro, quando la velocità di Internet lo consentirà, tutte le opere multimediali e ipermediali saranno messe online e sarà possibile consultarle direttamente dal computer di casa.

Marco Gasperetti

Notizia tratta da "Le scienze online" del 5/12/2000

 


Novembre 2000

 

 

Un mondo che cambia i connotati
Gli ultimi rilevamenti cartografici da satellite impongono una revisione delle carte geografiche di regioni poco accessibili

Il mondo ha cambiato volto. Una cascata nel cuore della foresta amazzonica, che si pensava addirittura più grande di quelle del Niagara, una valle di ben 100 chilometri nell'Africa orientale e diversi altri lineamenti topografici di grande scala si direbbero recentemente scomparsi senza lasciare tracce. Ma meglio forse sarebbe dire che non sono mai esistiti, anche se ancora sono riportati su migliaia di carte geografiche.
Nuove carte geografiche dovranno essere disegnate, che avranno un aspetto diverso grazie ai più recenti progressi della tecnologia cartografica. A completare, infatti, la più precisa e accurata immagine della forma del Mondo, è stato il laboratorio di ricerca geografica dell'università De Monfort di Leicester, in Gran Bretagna. Per correggere gli errori di rilevamento, i ricercatori inglesi si sono basati sui dati raccolti da un altimetro radar in orbita intorno alla Terra sui satelliti Ers 1 e 2 - lanciati dall'Esa - combinandoli con quelli dei rilevamenti sul campo. Inoltre, tramite il nuovo sistema sono state ricostruite aree geografiche particolarmente inaccessibili come i poli, i deserti e le foreste più vaste.
«Abbiamo ottenuto in assoluto l’immagine più accurata della forma della superficie terrestre», afferma Philippa Berry, direttrice del progetto, «il 40 per cento dei dati dei modelli precedenti è da buttare via, mentre un altro 20 per cento dovrà subire correzioni importanti». Gli errori presenti sulle vecchie carte sono dovuti all’uso di strumenti di rilevamento che presentano grandi limiti intrinseci.
Nel rilevamento cartografico di grande scala, infatti, un’approssimazione anche millimetrica, può essere così decisiva da causare la restituzione di un’immagine completamente distorta della zona geografica considerata.

Manuela Evangelista

Notizia tratta da "Le scienze online" del 17/11/2000


Negroponte: L'e-futuro è in Asia

Il docente del MIT, noto per le sue esternazioni sul futuro di Internet, questa volta avverte che tra pochi anni la maggioranza degli utenti della Rete non si troverà in Occidente. Sarà l'Asia a guidare il cambiamento

Roma - Nicholas Negroponte non ha dubbi: "Nei prossimi pochi anni assisteremo ad un boom senza precedenti delle tecnologie dell'informazione nei paesi asiatici in via di sviluppo".

Lo scienziato del MIT, noto anche come scrittore e "Internet guru", ha spiegato che sono molti i segni di questo sviluppo rapido. Come ad esempio il virus LoveLetter: "Due o tre anni fa uno si sarebbe aspettato che a costruire un virus come ILoveYou fosse un hacker di qualche università americana e non un tecnico filippino. Ora iniziamo a vedere che per essere leader non è necessario avere una potente economia alle spalle". Ma altri segni sono anche la costante emigrazione di tecnici e programmatori che dall'India si spostano in Europa, in Germania in particolare, e nella Silicon Valley americana affamata di nuovi cervelli.

Secondo Negroponte, dunque, i paesi in via di sviluppo utilizzeranno presto Internet più di tutti gli altri, soprattutto grazie alla diffusione delle tecnologie wireless che consentiranno di superare d'un sol colpo numerosi "passaggi" legati alla povertà delle infrastrutture di rete fissa.

Lo scienziato del MIT ha ribadito, in una conferenza tenuta nelle scorse ore, che "la demografia della Rete cambierà, e i player di maggior peso su Internet saranno le nazioni in via di sviluppo". Ed è per questo che Negroponte prevede investimenti occidentali in America Latina dove troverebbero un ottimo connubio, per la diffusione della Rete, sia la latente ostilità diffusa verso le autorità locali e nazionali che la presenza di una vasta popolazione giovane. Questi due elementi da tempo sono individuati da Negroponte come sintomi di una rapida crescita della Rete, "anarchica" e "giovane".

Ma ancora più del continente americano sarà l'Asia, ha detto lo scienziato, a far sentire il proprio peso. India e Cina guideranno il loro enorme potenziale verso Internet sebbene i governi dell'uno e dell'altro paese oggi ancora sottostimino l'impatto della Rete. "Nei prossimi anni - ha detto Negroponte - Internet porterà ad una accelerazione verso il cambiamento e lo sviluppo senza precedenti per la Cina".

!5/11/2000 Notizia tratta da Punto Informatico http://punto-informatico.it


Ottobre 2000

 

Cam e computer per decifrare Archimede

 

L'unico testo del più celebre matematico della storia giunto fino a noi dovrebbe essere decifrato nella sua interezza entro il prossimo settembre. Sono 174 pagine di trattato oggi all'esame di due università americane in competizione

17/10/00 - News - Baltimora (USA) - Una competizione tra due team di ricerca per decifrare tutte le 174 pagine dell'unico testo firmato da Archimede di Siracusa 2.300 anni fa e giunto fino a noi. Per comprendere fino in fondo cosa è stato scritto dal più celebre dei matematici, due università stanno lavorando contro il tempo ed entro il prossimo settembre, tra un anno dunque, dovrebbero giungere alla "soluzione".

Fino a questo momento gli scienziati della Johns Hopkins School of Medicine e quelli del Rochester Institute of Technology sono riusciti a decifrare solo cinque delle 174 pagine della "Teoria dei corpi galleggianti" e ci vogliono, pare, i computer più attrezzati per procedere "speditamente" nel lavoro.

Servono computer e strumenti ottici avanzati, spiegano i ricercatori, per la singolarissima storia del testo. Le 174 pagine di Archimede, infatti, nel decimo secolo furono copiate da un amanuense che così le preservò dalla distruzione. Ma due secoli dopo, un monaco decise di usare quelle pergamene per scriverci sopra un altro testo. Questo accadde perché il materiale di scrittura era raro e costoso.

Ora
i due team di ricerca sono impegnati a individuare il testo originale sotto quello apposto nel 12esimo secolo. Per la riuscita dell'impresa vengono utilizzate telecamere digitali governate da sistemi di processo avanzati capaci di discernere le immagini prodotte dal bombardamento ultravioletto e infrarosso. Sfruttando tecnologie in uso negli enti di ricerca medica e spaziale, gli scienziati sembrano riuscire a "tirar fuori" quel testo. Quelli della Hopkins stanno sfruttando una tecnologia di imaging "iperspettrale" con bombardamenti di ultravioletti capaci di evidenziare le modificazioni apportate dall'inchiostro utilizzato nel decimo secolo.

I due team, che lavorano a questa impresa ormai da gennaio, stanno cercando ambedue di farsi assegnare l'intero lavoro dall'anonimo possessore del testo di Archimede. Il prezioso palinsesto era stato acquistato nel 1998 ad un'asta per 2 milioni di dollari e dato in gestione alla galleria di Baltimora.

!7/10/2000 Notizia tratta da Punto Informatico http://punto-informatico.it


Giugno 2000

DA SETTEMBRE AL VIA LA PRIMA LAUREA ONLINE MILANESE 

Partira' a settembre il primo corso di laurea in Italia da svolgersi tramite Internet. Sara' un corso in Ingegneria Informatica. I promotori e gli sviluppatori di questa innovazione sono il Politecnico di Milano e il gruppo editoriale l'Espresso: il primo garantisce e cura l'aspetto contenutistico e didattico, mentre il secondo si occupa della parte redazionale ed informatica. L'iscrizione avverra' tramite normale test di ammissione al Politecnico e prevede la scelta tra un corso di laurea full-time (6 semestri) ed uno part-time (9 semestri) espressamente pensato per studenti lavoratori. I supporti didattici saranno rappresentati da un cd-rom per ogni materia di insegnamento e da un sito web corredato di tutti gli strumenti atti a garantire l'interattivita' tra studenti e docenti (Forum, Chat line, Virtual Cafe'). Gli studenti faranno parte di classi composte da 25 persone, seguite da un docente e da un tutor.

Web: http://www.corsionline.polimi.it

Data: 1 giugno 2000

Info: laureaonline@somedia.it , segreteria.studenti@como.polimi.it

Informazione tratta da www.sophia.it


 

Archeologia: dal 26 al 29 giugno a Roma musei gratis


ROMA - Festa grande per l'archeologia romana. Dal 26 al 29 giugno la soprintendenza archeologica riapre monumenti per lungo tempo in restauro (come la tomba di Cecilia Metella) o ne apre altri chiusi da sempre o sui quali si è cominciato da poco a scavare (come villa dei Quintili, la più grande e importante villa suburbana di Roma). Per l'occasione sarà completata anche un'opera più che decennale, il polo nazionale romano, cioè il Museo nazionale romano, con le due ultime sezioni del Museo delle Terme di Diocleziano. Un sistema che presenta tutta la storia di Roma (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, Crypta Balbi, e appunto Museo delle Terme). Nello stesso museo apre il grande, restaurato chiostro di Michelangelo. Nelle monumentali aule delle terme viene contemporaneamente inaugurata la mostra su Romolo e Remo, cioè sulla nascita di Roma.

notizia tratta dal sito http://www.repubblica.it


ARCHEOLOGIA: TROVATE DUE ANTICHE CITTA' SOMMERSE

L'archeologo francese Franck Goddio

L'archeologo francese Franck Goddio

ALESSANDRIA (EGITTO), 3 GIU - Due antiche citta' sommerse sono state trovate nelle acque del Mediterraneo, a una ventina di km da Alessandria in Egitto. Lo hanno annunciato oggi il Consiglio superiore delle antichita' e l'Istituto europeo di archeologia sottomarina. Le due citta', Herakleion e Menouthis, situate vicino allo sbocco occidentale del delta del Nilo, racchiudono vestigia greco-romane e resti di faraoni. Sono in particolare celebri, rispettivamente, per i loro templi di Ercole e di Iside. Dopo due anni di scavi i ricercatori hanno rinvenuto nelle due citta' statue, sfingi e colonne dell'antico Egitto, alcune delle quali risalgono alla 26/ma (tra il VI e il VII secolo a.C.) e alla 30/ma dinastia (IV secolo a.C.). A livello storico le scoperte dimostrano che l'area, fiorita splendidamente fino alla fondazione di Alessandria (331 a.C.), e' sopravvissuta fino all'VIII secolo, sotto il califfato islamico degli Omayyadi.

Notizia  (ANSA-AFP) 03/06/2000 12:27

Il testo e le immagini della pagina successiva sono tratti dal sito di La Repubblica


Maggio 2000

 

 

Lingue:  entro 10 anni più della metà scomparirà

notizia tratta dal sito http://www.repubblica.it


Privacy, non si espongono i voti degli studenti bocciati

ROMA - È stata una delle ultime ordinanze firmate dal ministro Luigi Berlinguer. Il 20 aprile ha raggiunto i presidi delle scuole secondarie superiori: a partire da quest'anno, i voti degli studenti bocciati non appariranno più sui quadri finali. Accanto ai nomi dei respinti verrà scritto "non ammesso alla classe successiva" o "non qualificato". (continua)

notizia tratta dal sito http://www.repubblica.it


http://radio.iol.it/home.htm - RADIO FRECCIA «La radio risorge in Rete». Alle 9000 radio online di tutto il mondo se ne aggiunge una: Radio Freccia, la web-radio che mancava.

Newsletter di Italia Online - 29 maggio 2000


Finalmente! L'emendamento che permette di ottenere agevolazioni per l'acquisto di un pc, per gli studenti del primo anno delle superiori, è quasi una realtà.

da Educazione&Scuola notizia (ANSA): Roma, 25 Maggio - La commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento del governo al collegato sull'istruzione con il quale si finanzia il programma dei ''pc agli studenti''. L'emendamento stanzia 200 miliardi di lire in due anni (65 miliardi per il 2000 e il resto l'anno successivo) istituendo un fondo di garanzia destinato a coprire i rischi sui crediti erogati dalle banche, in attuazione della convenzione tra la presidenza del Consiglio e l'Abi (Associazione bancaria italiana). Il collegato alla finanziaria per l'istruzione dovrebbe essere approvato dalla
commissione Cultura la settimana prossima per approdare nell'aula di Montecitorio i primi di giugno. Il responsabile Ds per l'informazione Giuseppe Giulietti ha auspicato un iter rapido del provvedimento sottolineando che il programma ''Pc agli  studenti'' e' uno strumento importante della campagna del governo per l'alfabetizzazione informatica.

Grazie a Bruno Forresu di Docenti.org per aver segnalato la notizia.


 

 

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