Ottobre
2001
Pericolo estinzione per più di 11.000 specie animali e
vegetali
Particolarmente a rischio la lince europea
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Secondo
la World Conservation Union
(IUCN), che ha sede in Svizzera, 11.170 specie vegetali e animali
sarebbero in serio pericolo di estinzione, compresa la lince europea, che
potrebbe ottenere il triste primato di primo felino selvatico estinto. Un
altro animale particolarmente a rischio è la saiga, un'antilope nomade
dell'Asia centrale, il cui numero è stato ridotto del 90 per cento in soli
dieci anni a causa del bracconaggio.
La lista rossa delle specie in pericolo dell'IUCN indica che l'Indonesia,
l'India, il Brasile e la Cina ospitano le specie più in pericolo di
mammiferi e uccelli, mentre le piante soffrono maggiormente in America
Latina, in Africa centrale e occidentale e nel sud-est asiatico. 124
specie, quasi tutte vegetali, sono state aggiunte alla lista dal settembre
del 2000. Nel frattempo, però, almeno due specie ritenute estinte sono
state ritrovate. Si tratta dell'Insetto stecco dell'isola Lord Howe,
ritenuto scomparso nel 1920, e dell’arvicola Microtus pinetorum.
Nel frattempo, la popolazione di lince iberica, che contava 1200 esemplari
all'inizio degli anni novanta, è calata a meno della metà, a seguito di un
tentativo di controllare i conigli, la sua preda principale.
"Ci sono meno di 20 linci iberiche in Portogallo, dove sta realmente per
scomparire, e la Spagna potrebbe seguire presto" dice Peter Jackson, dell'IUCN.
Secondo l'organizzazione, anche se molte sottospecie di felini selvatici,
fra cui varie di tigre, sono scomparse, la lince iberica potrebbe essere
la prima vera specie vera e propria a scomparire da più di 2000 anni fa.
Gli ambienti più in pericolo sono quelli delle pianure di bassa quota e
delle foreste tropicali montane. Ma anche gli ambienti di acqua dolce sono
molto vulnerabili, con molti pesci, rettili e anfibi in serio pericolo.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" del 15/10/2002
Ottobre
2001 Oscillazioni
dell'orbita terrestre ed ere glaciali I
cicli di Milankovitch coincidono con quelli di espansione e contrazione
della calotta polare
Un
gruppo internazionale di ricercatori ha riferito questa settimana che
una carota di roccia prelevata dal fondo oceanico al largo
dell'Antartide ha mostrato per la prima volta come i cambiamenti
climatici nelle regioni polari siano collegati a quelli delle zone
temperate e tropicali. Inoltre, i periodi di avanzamento e ritirata dei
ghiacci coincidono molto bene coi i cosiddetti cicli di Milankovitch,
variazioni periodiche dell'inclinazione dell'asse terrestre. La
scoperta, descritta in un articolo pubblicato sulla rivista
"Nature", suggerisce un legame fra queste oscillazioni
orbitali e le ere glaciali.
Il campione in questione è stato prelevato tre anni fa dal fondo del
mare di Ross, al largo della base antartica americana di McMurdo. I
sedimenti riguardano un periodo di circa 400.000 anni, compreso fra 24,1
e 23,7 milioni di anni fa. In quel periodo le temperature erano circa 3
o 4 gradi più elevate di oggi e, probabilmente, l'atmosfera conteneva
una quantità di anidride carbonica doppia rispetto a quella odierna.
I ricercatori che esaminano i sedimenti oceanici delle regioni temperate
e polari avevano già trovato prove indirette per proporre che le
variazioni nella quantità di ghiaccio nelle regioni polari dipendesse
dai cicli di Milankovitch. Nessuno dei campioni prelevati in Antartide
ha però mai fornito i dati necessari a dimostrare questa teoria. I
nuovi dati indicano ora che la calotta polare subì un processo di
espansione e contrazione a intervalli regolari durante il periodo
studiato. Inoltre, il periodo di questi cicli coincide con quello tipico
dei cicli di Milankovitch, di 100.000 e 40.000 anni. Di fatto, ha
spiegato il professor Peter Webb, dell'Università
dell'Ohio, coautore della ricerca, "sembra che la calotta
polare antartica abbia risposto in modo molto ritmico e pronunciato
durante questo periodo."
Ciò che ha realmente sorpreso i ricercatori è però la rapidità di
alcuni cambiamenti. Il passaggio da una intensa glaciazione a una
ritirata generale dei ghiacciai ha infatti richiesto spesso meno di
cento anni, un periodo confrontabile con la durata della vita umana.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" del 19/10/2001
Maggio
2001
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Petrolio
sull'Alaska
Secondo gli studiosi gli uccelli stanno soffrendo per la scarsità
di cibo nelle acque poco profonde vicino alla riva
Molte
delle popolazioni di uccelli marini colpite dal disastro della
petroliera Exxon Valdez, avvenuto in Alaska nel 1989, non mostrano
ancora segni di recupero. Questo risultato, pubblicato sul «Marine
Pollution Bulletin» (vol. 42, p. 298) d David Irons e colleghi,
contraddice chiaramente le affermazioni della Exxon, la compagnia
petrolifera responsabile dell'incidente. I ricercatori hanno
tenuto sotto controllo le popolazioni di uccelli per oltre otto
anni e delle 17 colpite dall'inquinamento, solo quattro hanno
mostrato deboli segni di recupero, nove sono rimaste stazionarie e
altre quattro sono ancora in declino.
Gli uccelli che non sembrano in fase di recupero sono i cormorani,
varie specie di gabbiani e le rondini di mare, che sono stati in
assoluto la popolazione più colpita, con oltre 30.000 esemplari
morti recuperati nei mesi successivi all'incidente.
Al contrario di quanto hanno scoperto i ricercatori, la Exxon, che
fa ora parte della ExxonMobil, ha affermato che l'ambiente di
Prince William Sound, il luogo dell'incidente, è sano, robusto e
rigoglioso. A onor del vero c'è da dire che queste affermazioni
sono state supportate dai risultati di un'altra ricerca, svolta da
John Wiens, dell'Università del Colorado. Secondo Irons però il
problema è che la metodologia usata da Wiens non è adatta a
riconoscere i segni di recupero, mentre si concentra sulla
quantificazione dei danni.
Secondo Wiens gli uccelli stanno soffrendo per la scarsità di
cibo nelle acqua poco profonde vicino alla riva, dove i molluschi
sono ancora contaminati dal petrolio. Anche le popolazioni di
alcune prede abituali degli uccelli sono ancora lontane dal
recupero, come quella delle aringhe del Pacifico, per esempio.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" del 06//05/2001
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Aprile
2001
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I
segreti delle aurore
Ad accelerare gli elettroni sarebbero onde particolari
Le
aurore, boreali o australi che siano, sono spettacoli
straordinari, che nascondono però un'origine violenta. Sono
infatti tempeste nell'alone di plasma (una «miscela» costituita
in questo caso principalmente da elettroni e protoni, che sono poi
ioni di idrogeno) che inviano docce di particelle elettricamente
cariche nell'atmosfera, le quali collidono con gli atomi neutri
irradiando una luce multicolore. Un gruppo di ricercatori
giapponesi e cinesi ha pubblicato su «Nature» un articolo in cui
tenta di trovare un possibile meccanismo attraverso il quale tanta
energia magnetica viene rilasciata in un tempo così breve.
La maggior parte degli scienziati pensa che il rilascio esplosivo
di energia magnetica, durante un fenomeno noto come riconnessione
magnetica, avvenga in regioni dove il campo inverte la sua polarità.
Lì, le linee del campo disegnano una lettera X, senza però mai
incrociarsi, ma piegandosi in quattro grosse V. L'energia viene
rilasciata quando il plasma, che viene attirato dentro alla X dal
basso e dall'alto, viene poi espulso ai lati, accelerato. Il
problema è che il plasma nella magnetosfera terrestre si muove a
una velocità che eccede quella permessa dalle teorie
convenzionali. Queste teorie sostengono che gli ioni e gli
elettroni si muovono insieme e che gli ioni, più pesanti e lenti,
fissano il limite alla velocità dell'intero plasma.
Negli ultimi anni, i teorici hanno però sviluppato un'idea
alternativa, in cui gli ioni e gli elettroni si muovono
indipendentemente. Ad accelerare gli elettroni sarebbero onde
particolari, la cui velocità varia in modo inversamente
proporzionale alla lunghezza d'onda. Gli elettroni, poi, avendo
una massa molto inferiore a quella degli ioni, viaggiano
abbastanza rapidamente da generare le enormi emissioni di energia
che vengono osservate. Anche se questa teoria è stata più volte
verificata in laboratorio, nessuno aveva ancora osservato le onde
nello spazio. Una riesaminazione dei dati ottenuti dal satellite
nippo-americano Geotail, ha però permesso agli scienziati di
individuare un campo magnetico quadripolare che, secondo i
teorici, può essere generato solo da queste onde.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" del 04//04/2001
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Il
colore della vita
La NASA ha in programma di estendere la serie dei dati del SeaWiFS
fino a cinque anni
Analizzando
dai satelliti il colore della luce riflessa dalla superficie
terrestre, gli scienziati sono in grado di capire quanto bene stia
procedendo la fotosintesi nelle piante. Una misura della
fotosintesi equivale sostanzialmente una misura della crescita,
che a sua volta è collegata a un uso efficace del carbonio
atmosferico. Sapere poi quanta anidride carbonica viene consumata
dalle piante, considerando che si tratta di un gas serra, è
importante per effettuare migliori previsioni dell'eventuale
riscaldamento globale del pianeta. Finora gli scienziati avevano a
disposizione solamente le registrazioni della fotosintesi
clorofilliana sulla terra ma, da tre anni a questa parte, grazie
al satellite SeaWiFS,
la NASA ha raccolto molti dati riguardanti gli oceani.
Il lavoro fatto dallo strumento è stato in realtà quello di
misurare la concentrazione superficiale della clorofilla, la cui
quantità è un indicatore diretto dello stato di salute delle
piante o, come in questo caso, delle alghe. Il vantaggio di
compiere osservazioni da un satellite è poi quello di poter
analizzare aree di oceano molto vaste in tempi brevi. Per studiare
con una nave l'area ripresa in una sola immagine del SeaWiFS, una
nave dovrebbe viaggiare a una velocità di sei nodi per circa 4000
anni.
Anche se per ora la serie di dati è ancora relativamente corta,
per essere utile, in futuro essa servirà come base per studiare
gli andamenti della crescita delle alghe oceaniche e la
circolazione globale del carbonio. In ogni caso, già nei primi
tre anni gli scienziati hanno potuto osservare una crescita nella
fotosintesi. Purtroppo, però, è ancora presto per stabilire le
cause di questa crescita che, almeno nella sua parte iniziale, è
dipesa sicuramente dal ripresentarsi di El Niño. Proprio per
questo, la NASA ha in programma di estendere la serie dei dati del
SeaWiFS fino a cinque anni, per continuarla poi con altri
satelliti.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" del 03//04/2001
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Freddo
eccessivo e fascia dell'ozono
Man mano che la superficie della Terra si scalda per effetto
serra, gli strati più alti dell'atmosfera si raffreddano
Secondo
un articolo pubblicato su «Science», le nuvole che distruggono
lo strato di ozono che protegge la Terra dai raggi ultravioletti
solari hanno origine in anelli di aria superfredda che circondano
entrambi i poli. Le nuvole sono costituite da acido nitrico e
acqua, che reagiscono con l'ozono distruggendolo. Queste nubi non
sono una novità per gli scienziati, che le conoscono da anni, ma
solo ora si sono osservate delle fasce di aria gelida che ne
aiutano la formazione.
Le nubi hanno origine negli strati più alti dell'atmosfera, tanto
da essere state battezzate nubi stratosferiche polari. Molto
probabilmente, il raffreddamento dell'aria è conseguenza diretta
del riscaldamento del suolo; man mano infatti che la superficie
della Terra si scalda per l'effetto serra, gli strati più alti
ricevono meno energia e, quindi, si raffreddano.
Le nuvole stratosferiche polari sono costituite da particelle
molto grandi e, quindi pesanti. L'effetto di queste nuvole è
duplice; da una parte, esse assorbono dall'aria fredda dell'azoto,
che mitiga gli effetti della distruzione dell'ozono. Dall'altra
invece attivano le molecole di clorofluorocarburi (CFC) che sono
responsabili dirette della distruzione dell'ozono. In teoria, la
limitazione nelle emissioni di CFC imposta negli ultimi anni
dovrebbe permettere allo strato di ozono di ricostituirsi, ma
l'effetto serra, che lavora invece nella direzione opposta,
comincia ora a destare qualche preoccupazione.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" del 03//04/2001
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Marzo
2001
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Il
freddo dei poli
Per le misure, utilizzato un LIDAR, uno strumento che invia un
fascio laser verso l'alto e conta i fotoni che vengono riflessi
verso la Terra
Per
la prima volta, gli scienziati dell'Università
dell'Illinois hanno misurato alcuni parametri delle regioni più
alte dell'atmosfera in prossimità dei poli terrestri. In
particolare, in un articolo pubblicato su «Geophysical Research
Letters», gli scienziati riferiscono di aver misurato il profilo
della temperatura in funzione della quota e la temperatura delle
nuvole mesosferiche sopra entrambi i poli. Per le misure, gli
scienziati hanno utilizzato un LIDAR, uno strumento che invia un
fascio laser verso l'alto e conta i fotoni che vengono riflessi
verso la Terra.
Queste misure, dice il leader del gruppo, Chester Gardner, «sono
importantissime per verificare i modelli che descrivono la
circolazione atmosferica globale.» Il LIDAR ha permesso di
compiere misure a quote comprese fra 20 e 110 chilometri, dal
centro della stratosfera fino al limite inferiore della termosfera,
in una regione inaccessibile dai palloni. Per entrambi i poli, le
misure sono state compiute installando lo strumento su un aereo,
viste le difficoltà di trasportarlo a terra.
La temperatura è stata misurata in due modi. Per la parte più
bassa dell'intervallo, gli scienziati hanno misurato la luce
riflessa dalle molecole d'aria, mentre più in alto è stata usata
la dispersione degli atomi di ferro rilasciati dalle meteore. Per
entrambi i poli, i profili di temperatura misurati si sono
dimostrati in ottimo accordo con la teoria, anche se si sono viste
notevoli differenze, soprattutto durante l'autunno australe. L'8
maggio 2000, per esempio, la temperatura della bassa mesosfera è
risultata 20 gradi più alta delle previsioni e quella dell'alta
mesosfera era invece 20 gradi più bassa.
Gli scienziati sono anche riusciti a misurare la temperatura delle
nuvole mesosferiche che si formano ai poli in estate. A differenza
della bassa atmosfera, la mesosfera è più fredda in estate, e
queste nuvole si formano quando la temperatura scende sotto i 125
gradi sottozero. Con la loro quota media di 84 chilometri, sono le
nuvole più alte del pianeta e la loro estensione è aumentata
sensibilmente durante gli ultimi 40 anni. Gli scienziati
sospettano che questo cambiamento sia dovuto alla più alta
concentrazione di anidride carbonica e metano, responsabili
dell'effetto serra, che intrappola il calore nelle regioni più
basse dell'atmosfera.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 22/03/2001
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Fiumi
di ghiaccio
Gli scienziati sperano ora di aggiungere sensori biologici per
cercare tracce di vita nascoste sotto il ghiaccio
Una
sonda sviluppata dalla NASA
si è mossa nei ghiacci antartici fino a una profondità di 1200
metri, rivelando dettagli interessanti della loro dinamica. La
sonda, parte del progetto The Antarctic Ice Borehole Probe
Project, è stata immersa in quattro diversi buchi nella
calotta glaciale antartica settentrionale. L'interesse scientifico
potenziale di questi ghiacci è enorme, poiché essi contengono
sicuramente un tesoro di dati sulla storia geologica e climatica
del nostro pianeta.
In particolare, i glaciologi hanno concentrato i loro studi
sull'Ice Stream C (flusso di ghiaccio C), un enorme torrente di
ghiaccio che smise di scorrere improvvisamente 150 anni fa. Questo
flusso si muove infatti a una velocità media di 2 metri all'anno,
contro i 400 dei flussi circostanti. Grazie alle sue due
telecamere, la sonda ha scoperto alla base del flusso, a contatto
con la roccia, canali di acqua profondi fino a un metro e mezzo,
dove gli scienziati si aspettavano di trovarne al massimo qualche
millimetro. Anche un'altra previsione degli scienziati si è
dimostrata errata, che si aspettavano di trovare i frammenti di
roccia staccati dal ghiaccio a non più di due metri dalla base di
roccia; in realtà, la sonda ne ha incontrati fino a 26 metri di
«altezza», anche se le dinamiche che li hanno trasportati tanto
in alto non sono ancora state comprese. Un'ultima sorpresa è
stata rappresentata da una stratificazione del ghiaccio, altro
dettaglio che necessiterà di ulteriori studi per essere spiegato.
Gli scienziati sperano ora di migliorare notevolmente la sonda per
proseguire i loro studi nei prossimi anni. Per esempio, un'idea è
quella di aggiungere sensori biologici per cercare tracce di vita
nascoste sotto il ghiaccio. È forse inutile dire che tutte le
tecnologie sviluppate per questa sonda saranno in futuro
applicabili all'esplorazione delle calotte polari marziane e,
ancora più interessante, ai ghiacci che ricoprono Europa, il
satellite di Giove.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 21/03/2001
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Termoregolazione
planetaria
Gli scienziati pensano che la temperatura dell'oceano influenzi
direttamente la formazione delle nuvole
Secondo
un gruppo di scienziati del Goddard
Space Flight Center della NASA, l'Oceano Pacifico potrebbe reagire da solo
al riscaldamento del pianeta, aprendo un varco nella sua coltre di nuvole che
trattengono il calore. Se questo effetto, che non viene tenuto in
considerazione nei modelli attualmente in uso per prevedere l'effetto dei gas
serra, venisse confermato, potrebbe ridimensionare sensibilmente le
pessimistiche previsioni sull'andamento della temperatura del pianeta.
Ciò che gli scienziati hanno osservato è che la copertura nuvolosa sulle
regioni tropicali del pacifico diminuisce sensibilmente tutte le volte che si
alza la temperatura delle acque. In questo modo, viene permessa una maggiore
dissipazione di energia tramite raggi ultravioletti, che si possono disperdere
nello spazio senza essere catturati di nuovo dalle nuvole.
Lo studio, pubblicato sul «Bulletin
of the American Meteorological Society», è stato fatto nell'arco di 20
mesi confrontando i dati della copertura nuvolosa con quelli della temperatura
delle acque. Ciò che i ricercatori hanno osservato è che i grandi cumuli
producono una quantità minore di cirri di alta quota, quando si trovano sopra
acque più calde. Normalmente, i cirri si formano alla sommità dei cumuli,
dove le goccioline d'acqua prodotte dai moti convettivi congelano e vengono
trasportate dal vento. Un solo grado di differenza fa sì che il rapporto fra
l'area di un cumulo e quella dei cirri da esso generati si riduca anche del 27
per cento. Gli scienziati pensano che la temperatura dell'oceano influenzi
direttamente la formazione delle nuvole. In pratica, le temperature più alte
favoriscono la condensazione al di sotto dei cumuli, e le precipitazioni
sottraggono materiale alla formazione dei cirri.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 02/03/2001
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Febbraio
2001
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L'innalzamento
dei mari è selettivo
I dati mostrerebbero anche un aumento del ritmo dello
scioglimento
Uno dei problemi che gli scienziati hanno avuto nel valutare gli
effetti del riscaldamento del nostro pianeta è che il livello
degli oceani è variato nell'ultimo secolo in misura anche molto
diversa, a seconda della posizione geografica considerata. Finora,
gli scienziati hanno sempre assunto che lo scioglimento dei
ghiacci del polo Sud o della Groenlandia dovessero avere un
effetto uniforme su tutto il pianeta. In un articolo pubblicato su
«Nature», Jerry
Mitrovica, dell'Università di Toronto sostiene che questa
assunzione è semplicemente sbagliata.
Secondo il lavoro, per esempio, lo scioglimento dei ghiacci della
Groenlandia avrebbe l'effetto di far abbassare il livello dei mari
nelle zone più vicine. La spiegazione deriva dal fatto che i
ghiacci esercitano un'attrazione gravitazionale sulle acque
vicine, aumentandone il livello; man mano che i ghiacci si
sciolgono, l'attrazione diminuisce e il livello si abbassa. Lo
stesso è vero nel caso dell'Antartide, dove lo scioglimento dei
ghiacci non provocherebbe un innalzamento delle acque in
Australia, per esempio, ma nell'emisfero Nord. Una volta tenuto
conto di questo modelli, secondo Mitrovica l'innalzamento dovuto
al riscaldamento globale sarebbe perfettamente visibile, anche se
per ora limitato a circa 1,8 millimetri al giorno. Secondo
Mitrovica, poi, i dati mostrerebbero anche un aumento del ritmo
dello scioglimento.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 23/02/2001
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Antichi
aiuti per insegnanti
Forse svelato il mistero della famosa tavoletta in cuneiforme P322
La
matematica è una scienza antichissima, le cui prime testimonianze
risalgono a migliaia di anni fa. Il più famoso documento è
probabilmente una tavoletta babilonese scritta in caratteri
cuneiformi e grande quanto il palmo di una mano. Gli scienziati
hanno dibattuto per anni sul significato della tabella di numeri
che vi si trova, ma ora è stata avanzata l'ipotesi che essa non
sia niente più che una guida per insegnanti. L'idea che Plimpton
322 (P322), il nome della tavoletta, potesse essere un
eserciziario per insegnanti è venuta a Eleanor Robson, dell'Istituto
Orientale della Oxford University ed è descritta sulla
rivista «Historia Mathematica».
La tavoletta fu creduta inizialmente un semplice elenco, fino a
quando nel 1945 uno storico della scienza, Otto Neugebauer, non si
rese conto che quei numeri in base 60 non erano altro che terne
pitagoriche. In pratica, ogni tre numeri si trovava la lunghezza
dei cateti e dell'ipotenusa di un triangolo rettangolo. P322
diventò quindi la prova che il teorema di Pitagora era in realtà
noto almeno mille anni prima della nascita del grande matematico
greco. Ma a che cosa serviva questa tavola? Per anni gli
scienziati hanno pensato che fosse un ausilio per i calcoli
astronomici, considerando che i babilonesi erano sicuramente molto
progrediti in questa scienza. Secondo la nuova ipotesi, frutto del
confronto con altre 50 tavolette di contenuto matematico, dice che
P322 serviva probabilmente a un insegnante per dare esercizi ai
suoi allievi e controllare la soluzione velocemente, senza dover
rifare i calcoli egli stesso.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 09/02/2001
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I limiti dei Neanderthal
Uno
studio della mano degli uomini di Neanderthal ne mostra i limiti
Anche
se gli uomini di Neanderthal avevano mani prensili, che
permettevano loro di maneggiare utensili, la loro presa non era
così precisa come quella dei loro cugini più moderni. Questa è
la conclusione a cui è giunto Wesley Niewoehner, antropologo
dell'Università
del New Mexico ad Albuquerque. Niewoehner ha costruito mappe
tridimensionali delle ossa della mano degli uomini di Neanderthal,
dalla cui forma dipende appunto il tipo di presa possibile. Lo
studio suggerisce che dita più fini degli ominidi più moderni
permettevano un utilizzo migliore degli strumenti dotati di manici
disponibili all'Età della pietra, come le asce e i martelli.
Probabilmente, la presa degli uomini di Neanderthal era molto più
potente, ma non permetteva di svolgere compiti più sofisticati,
come per esempio la pittura o l'incisione. Questo studio supporta
la teoria secondo cui i primi uomini moderni furono in grado di
sopravvivere più a lungo degli uomini di Neanderthal proprio
perché in grado di utilizzare con più destrezza gli stessi
strumenti. Finora gli scienziati credevano però che questo fosse
solo il frutto di una maggiore intelligenza, e non di un vero e
proprio vantaggio fisico.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 08/02/2001
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Brutte
nuove dall'Antartide
Nel periodo preso in considerazione, le precipitazioni nevose sono
state pari a un decimo del ghiaccio finito in mare
Lo scioglimento dei ghiacci antartici e il conseguente
innalzamento del livello degli oceani è una delle tante minacce
al pianeta Terra collegate al riscaldamento globale. Per la prima
volta, grazie a misurazioni eseguite per mezzo di satelliti, gli
scienziati sono stati capaci di mostrare che in un'area chiave del
continente sono scomparsi 30 chilometri cubi di ghiaccio in soli
otto anni. Questo scioglimento non significa che ci sia una
minaccia incombente, poiché corrisponde a un innalzamento dei
mari di 0,14 millimetri, ma sicuramente rappresenta un primo
campanello di allarme.
Lo studio, pubblicato su «Science» ha preso in considerazione la
calotta ghiacciata della regione occidentale del continente, una
delle due calotte più importanti, dal punto di vista della
quantità di ghiaccio. L'autore della ricerca, Andrew Shepherd,
dello University
College di Londra, sostiene che il ghiacciaio ha perso massa
principalmente attraverso un aumento della velocità di
scorrimento del ghiacciaio Pine Island, un flusso di ghiaccio che
interessa circa un terzo della calotta. Questo ghiacciaio è stato
indicato già in passato dagli scienziati come il punto debole
della calotta ghiacciata occidentale.
Nel periodo preso in considerazione, le precipitazioni nevose sono
state pari a un decimo del ghiaccio finito in mare, ed è questa
la causa dell'assottigliamento. Proprio per questo il punto in cui
il ghiaccio si stacca dalla roccia e inizia a galleggiare sul mare
si è avvicinato alla costa di circa 5 chilometri. Se l'intero
corpo principale del ghiacciaio dovesse venire sollevato e
galleggiare sul mare, allora il livello degli oceani potrebbe
innalzarsi repentinamente. Al ritmo attuale, questo non dovrebbe
succedere per almeno altri 600 anni, ma la scarsa conoscenza della
dinamica dei ghiacci antartici suggerisce sicuramente di non
trascurare questo avvertimento.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 06/02/2001
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New
Economy City
Silicon Valley? No, Ponte San Giovanni, a due passi da Perugia
NEC,
New Economy City. Dato l’argomento, acronimo e lingua inglese
sono d’obbligo, ma in questo caso si riferiscono a una realtà
tutta italiana: un imponente insediamento produttivo che sorgerà
in Umbria e sarà dedicato alle imprese che operano nell’ambito
delle nuove tecnologie. Telecomunicazioni, Internet, servizi di
consulenze alle imprese, design, produzione di software: tutte le
eterogenee realtà che trovano un comune riferimento sotto
l’ombrello della cosiddetta new economy disporranno di una
collocazione ideale nel cuore della penisola, a Ponte San
Giovanni, a due passi da Perugia. Stazione ferroviaria e accesso
alle autostrade a meno di un chilometro, oltre a un capillare
servizio pubblico di autobus, faciliteranno l’accesso alla
cittadella; la vicinanza di un polo universitario internazionale
garantirà la necessaria collaborazione con il mondo della
ricerca. Questo aspetto è considerato essenziale, basti dire che
il gruppo ESG 89, capofila del progetto, prevede l’inserimento
di almeno un migliaio di giovani universitari nel proprio organico
all’interno di NEC.
Le aziende che decideranno di aprire filiali nella City potranno
usufruire di condizioni particolarmente favorevoli. Il traffico
telefonico costerà la metà; banche e assicurazioni hanno già
garantito agevolazioni di tipo finanziario; saranno disponibili
inoltre tutte le infrastrutture necessarie allo sviluppo e
all’esercizio di attività produttive: sale conferenze e show
room, servizi di corriere espresso quotidiano e di sorveglianza,
società di consulenze aziendali e incubatori di imprese,
ristoranti e travel service.
Il progetto è molto ambizioso, anche a giudicare dalle cifre,
fornite questa settimana a Perugia. 12.000 mq di uffici con
allestimenti avveniristici, 10.000 mq di parcheggi e aree verdi,
30 miliardi di lire di investimenti per una realizzazione che è
si intende effettuare in tempi molto rapidi: si prevede che i
lavori, iniziati il 15 gennaio 2001, saranno conclusi entro la metà
del 2002.
Il nascente centro di Perugia sta suscitando interesse anche
all’estero. Sono stati avviati contatti con aziende californiane
mentre una delegazione di imprenditori degli Emirati Arabi si è
già recata sul posto a visitare il luogo dove sorgerà NEC.
Renato Torlaschi
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 04/02/2001
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La
vita cominciò nello spazio profondo?
I primi composti chimici potrebbero essersi formati lontani
dalla Terra
Ricreando in laboratorio le condizioni presenti nel freddo spazio
interstellare, gli scienziati della NASA
hanno costruito cellule primitive che riproducono le strutture a
membrana trovate in tutti gli esseri viventi e potrebbero perciò
aver avuto un ruolo importante nell’origine della vita.
Il risultato degli scienziati NASA – che sarà riportato sul
prossimo numero dei «Proceedings of the National Academy of
Sciences» – è ritenuto importante per la teoria secondo cui il
via alla vita sulla Terra è stato dato da composti organici
portati da comete, meteoriti e polveri interplanetarie.
«Gli scienziati – ha spiegato Louis Allamandola, il ricercatore
della NASA che ha condotto lo studio – credono che simili
molecole siano necessarie per costruire una membrana cellulare e
per dare origine alla vita in tutto lo spazio.»
La produzione artificiale di una protocellula a partire da
composti chimici elementari è considerata un grande passo avanti,
poiché potrebbe implicare l’esistenza della vita ovunque
nell’universo.
«Il processo – ha continuato Allamandola – si verifica spesso
nelle dense nubi molecolari che si trovano nello spazio. La
scoperta ha importanti implicazioni per l’attività della NASA
soprattutto per le missioni di astrobiologia.»
Attualmente non è noto se la vita sia cominciata da un semplice
tratto di RNA o da materiale genetico incapsulato in una membrana,
ma a un certo punto dell’evoluzione la membrana ha sicuramente
acquistato un’importanza fondamentale.
«Le membrane – ha concluso Jason Dworkin, del SETI
Institute, l’ente che dedica la propria attività alla
ricerca di vita extraterrestre – sono come una casa; può darsi
che queste molecole fossero solo materiale sparso in cui i
composti chimici originari si sono introdotti per avere una
protezione.»
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 01/02/2001
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Gennaio
2001
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Il ghiaccio
ha formato alcuni canali su Marte?
Lo studio è una conferma dell’ipotesi della presenza di un
oceano nel passato del Pianeta Rosso
Alcuni
canali visibili sulla superficie di Marte potrebbero essere stati
plasmati dal ghiaccio e non da catastrofiche alluvioni come
generalmente ritenuto.
Questo è il punto di vista di Baerbel Lucchitta, ricercatrice
dello U.S.
Geological Survey di Flagstaff, in Arizona, che ha messo a
confronto le caratteristiche del suolo del Pianeta Rosso con
quelle, straordinariamente simili, del suolo dell’Antartide.
I risultati della ricerca sono riportati su «Geophysical Research
Letters», una pubblicazione dell’American
Geophysical Union.
La prima somiglianza riguarda le dimensioni. I canali di
scorrimento su Marte possono misurare decine di chilometri di
larghezza e centinaia di chilometri di lunghezza, come quelli
studiati nel continente antartico. Negli strati profondi di
quest’ultimo, scorre il ghiaccio che confluisce e si fonde in
corrispondenza dell’Oceano circostante. Quelli studiati scorrono
dall’Antartide occidentale alle piattaforme di Ross e di Ronne
Ice. I canali marziani si aprono improvvisamente in terreni
irregolari e fratture e terminano nelle pianure del nord, dove una
volta ci poteva essere un oceano. Inoltre, sia i flussi di
ghiaccio antartico sia alcuni canali marziani sono sotto il
livello del mare. Nel caso di Marte esso è definito dal livello
medio della superficie dell’ipotetico antico oceano; nel caso
terrestre i livelli vengono rilevati con sofisticate tecniche
sonar.
Ma esistono anche altre somiglianze più specifiche che accomunano
i canali sui due pianeti, in particolare tra i canali marziani
chiamati Kasei Valles e, e quello antartico noto come Rutford Ice
Stream, che confluisce nel Ronne Ice Shelf.
La conclusione dello studio è che la Ares Vallis era riempita da
materiale simile a ghiaccio e che confluiva in un bacino d'acqua.
Si ritiene quindi che il ghiaccio coperto da polvere possa
persistere nella stessa zona o che questo materiale roccioso abbia
lasciato una traccia del flusso dopo l’evaporazione del
ghiaccio.
«Le osservazioni – ha commentato la Lucchitta – supportano
fortemente l’ipotesi che una volta esistesse un oceano nelle
pianure settentrionali di Marte.»
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 19/01/2001
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Depurare l’acqua dagli inquinanti
L’attrazione chimica esercitata sui metalli permette di estrarli
dal liquido
L’acqua dissolve una grande quantità di sostanze. Ciò è da
una parte un fatto positivo, perché permette di smacchiare i
vestiti e di preparare bevande come tè e caffè. In altri casi è
un serio problema poiché rende l’acqua facilmente inquinabile,
per esempio col dissolvimento dei metalli tossici prodotti dagli
impianti industriali. In tal caso, non è facile recuperare le
sostanze pericolose.
Robin Rogers e i suoi colleghi dell'Università
dell'Alabama hanno progettato un liquido che può rompere il
legame tra l’acqua e le molecole di alcuni inquinanti.
Si tratta di un solvente altamente discriminante, che può agire
in modo molto specifico nei confronti di particolari metalli. La
tecnica potrebbe risultare molto utile per depurare l’acqua
contaminata e potrebbe trovare un uso in alcuni processi chimici
industriali.
Il solvente «pignolo» appartiene a uno strano gruppo di sali, i
liquidi ionici. Normalmente questo tipo di composizione si trova
in solidi con un punto di fusione molto alto, come rocce e
minerali, poiché l’attrazione elettrica tra cariche di segno
opposto li lega fortemente.
I ricercatori hanno investigato sulla possibilità di sostituire
con ioni liquidi alcuni solventi infiammabili o tossici usati
comunemente nei processi industriali. In questi ultimi sono
frequentemente utilizzati solventi organici, che non si sciolgono
in acqua. Al contrario, i liquidi ionici sono in grado di
mischiarsi con l’acqua e tenere separati specifici materiali. Ciò
non avviene automaticamente e per tutte le sostanze: molte di
queste molecole resistono all’attrazione dei liquidi ionici
preferendo stare nell’acqua. Rogers e i suoi colleghi hanno
superato questo ostacolo progettando liquidi ionici che contengono
particolari gruppi chimici che si legano ai metalli come minuscole
pinze.
In particolare, hanno prodotto solventi in cui sono presenti atomi
di zolfo e gruppi di urea che si legano facilmente ai metalli
pesanti, e molto tossici come mercurio e cadmio.
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 18/01/2001
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Nasce GNUPedia, l'enciclopedia digital-free
Dopo quello del
free software, Stallman lancia il movimento della free
encyclopedia, un'opera colossale che promette di dar vita alla
più vasta enciclopedia universale libera del web. Il motore sarà
il software GNU
18/01/01 - News -
Boston (USA) - Il progetto
GNUPedia, "the free universal encyclopedia and learning
resource", è appena stato ufficialmente varato. I suoi
obiettivi sono semplici ma ambiziosi: dar vita ad un'enciclopedia
totalmente free che copra ogni area del sapere e offra una
completa libreria di corsi didattici.
GNUPedia, come
si intuisce dal nome, rientra nel grande progetto GNU iniziato da
Richard Stallman nel lontano 1984. Il guru della Free Software
Foundation, nell'annunciare il progetto della prima enciclopedia
free, scrive: "Per assicurare che lo sviluppo del web volga
al migliore e al più spontaneo risultato possibile e divenga
un'enciclopedia libera, dobbiamo fare un consapevole sforzo per
prevenire il sequestro deliberato di informazioni enciclopediche e
didattiche sulla Rete. Noi non possiamo fermare il business dal
restringere le informazioni che esso rende disponibili; quello che
noi possiamo fare è fornire un'alternativa". E
quell'alternativa, naturalmente, si chiama GNUPedia.
Caratteristica principale dell'enciclopedia promossa da Stallman
sarà quella di avvalersi dei software messi a disposizione dal
sistema GNU (Linux in primis) ed essere decentralizzata, ovvero i
contenuti potranno trovarsi su server di tutto il mondo. Questa
struttura aperta consentirà all'enciclopedia di rimanere slegata
dalla gestione centralizzata di una singola organizzazione, e
dunque libera.
Da quanto si apprende, dall'home page del progetto tutti sono
invitati a scrivere articoli per l'enciclopedia, e già ora è
possibile inviare materiale a questo e-mail;
ma di certo le persone più indicate a fornire materiale
enciclopedico e didattico saranno professori e studenti.
GNUPedia potrà essere accessibile ovunque sia disponibile
Internet, potrà essere duplicata su più server (mirror),
tradotta in altre lingue, quotata citando la fonte, modificata ed
eventualmente ripubblicata in altri ambiti a patto di chiedere il
permesso agli autori originali e citare la fonte.
Come ammette lo stesso Stallman, ci vorranno anni prima che il
progetto GNUPedia decolli e sempre più persone vi collaborino.
Che fra le idee di Stallman questa sia la più ambiziosa? Forse,
ma dopo Linux, nessuno sembra avere più il coraggio di chiamarle
utopie.
18/01/2001
Notizia tratta da Punto Informatico http://punto-informatico.it
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Groenlandia e Antartide: destini opposti
Gli studi potranno aiutare a formulare previsioni più precise sul futuro
Nella loro storia climatica, Groenlandia e Antartide hanno subito variazioni di temperatura del tutto simili ma di segno opposto negli stessi periodi. Lo affermano Edward Brook, docente di geologia e scienze ambientali della Washington State University di Vancouver, e Thomas Blunier, ricercatore del Dipartimento di Scienze della Terra della Princeton University.
I due paleoclimatologi hanno ottenuto nuove osservazioni sui rapidi cambiamenti climatici negli emisferi settentrionale e meridionale degli ultimi 100.000 anni che potrebbero aiutare gli scienziati a fare previsioni più accurate su quelli futuri.
In esame è stata la correlazione tra i cambiamenti climatici avvenuti ai due poli. Le ricerche sono state effettuate studiando la composizione chimica degli strati profondi di ghiaccio raccolti negli ultimi otto anni. La quantità di metano, di biossido di carbonio e di protossido di azoto intrappolata negli strati formatisi nelle centinaia di migliaia di anni passati rappresentano una testimonianza fedele della storia dei cambiamenti climatici del nostro pianeta.
Nell’articolo pubblicato sull’ultimo numero di «Scienc» sono riportate le conclusioni, piuttosto sorprendenti. Brook e Blunier, infatti, hanno mostrato che quando in Antartide le temperature sono diminuite, in Groenlandia sono generalmente aumentate, e viceversa. In particolare, dal confronto sistematico dei periodi di cambiamento più rapido nel clima nel corso degli ultimi centomila anni nelle due regioni glaciali, è emerso che il rapido riscaldamento nell’emisfero boreale è coinciso con un rapido raffreddamento dell’emisfero australe.
«Comprendere la manifestazione di questi rapidi cambiamenti anche in altre parti del mondo – ha spiegato Brook – è molto complicato ma fondamentale per scoprire dinamiche climatiche ancora poco conosciute e prevedere con maggiore precisione ciò che potrà avvenire in futuro.»
Notizia tratta da
"Le scienze
online" dell' 11/01/2001
Dicembre
2000
Oceani
sotto la superficie di Ganimede
Il satellite più grande del sistema solareLe
misure magnetiche effettuate nel maggio di quest’anno dalla sonda
spaziale Galileo della NASA lasciano poco spazio a dubbi: sotto la
crosta di ghiaccio che ricopre Ganimede, satellite di Giove, c’è uno
strato di acqua salata. La notizia è stata annunciata all’ultimo
convegno dell’American
Geophysical Union, tenutosi a San Francisco.
«Gli indizi magnetici di un possibile strato di acqua salata su
Ganimede – ha spiegato Margaret Kivelson, ricercatrice dell'Università
della California a Los Angeles che ha lavorato alla lettura degli
strumenti magnetometrici della sonda Galileo – sono più complicati di
quelli ottenuti in precedenza su Europa e Callisto, altri due satelliti
di Giove. Ganimede è addirittura più grande di Mercurio e di Plutone e
possiede un campo magnetico proprio oltre a quello indotto da Giove. Le
indicazioni di un campo indotto su Ganimede suggeriscono comunque la
presenza di acqua salata a circa 200 chilometri sotto la superficie:
occorre qualcosa con una conducibilità elettrica più alta di quella
del ghiaccio».
E non è tutto: secondo le misurazioni di riflessione della radiazione
infrarossa, su una porzione della superficie sarebbero presenti minerali
formatisi in un’epoca passata, quando l’acqua allo stato liquido era
presente anche sulla superficie. Tale indizio è confermato anche dalle
fotografie – prese da Galileo a poco più di 800 chilometri dalla
superficie – che mostrano profonde fratture della crosta.
«Ganimede è coperto di ghiaccio sia sui terreni più scuri e antichi
sia su quelli di formazione più recente, di colore più chiaro» ha
commentato Thomas McCord, geofisico dell'Università
delle Hawaii a Honolulu. «Secondo le indicazioni dello spettrometro,
alcune regioni contengono gli stessi minerali trovati su Europa; essi
potrebbero essere stati lasciati in seguito all’esposizione di acqua
salata in prossimità o addirittura al di sopra della superficie.
L’ipotesi più plausibile è che la radioattività naturale delle
rocce presenti in profondità riesca a produrre un calore sufficiente a
mantenere l’acqua allo stato liquido». Notizia tratta da
"Le scienze
online" del 19/12/2000
Durante
l'ultima glaciazione registrata in Antartide un brusco riscaldamento di
32 gradi in poche decine di anni, eventi
simili sono avvenuti anche nell’emisfero boreale
Gli strati di ghiaccio più antichi dell’Antartide indicano un
incremento di 32 gradi nelle temperature della zona avvenute in pochi
decenni verso la fine dell’ultima era glaciale, conclusasi circa
19.000 anni fa. Secondo James White, professore associato presso l'Università
del Colorado a Boulder, che ha presentato i risultati della ricerca
all’ultimo convegno dell’American
Geophysical Union, si tratta del più grande e improvviso evento di
riscaldamento mai registrato nell’emisfero australe. Tale risultato
contraddice precedenti valutazioni secondo le quali, durante l’ultima
deglaciazione, il riscaldamento dell’Antartide fu molto più graduale
di quelli documentati dalle ricerche effettuate in Groenlandia.
«Il riscaldamento registrato – ha spiegato White – è il primo a
poter essere comparato con i grandi eventi dello stesso tipo avvenuti
nell’emisfero boreale durante i periodi interglaciali, sia per il
valore dell’incremento di temperatura sia per la sua rapidità».
Dalle analisi dei campioni di ghiaccio presi nella zona di Siple Dome,
durante la spedizione finanziata dalla National Science Foundation lungo
la costa occidentale dell’Antartide, è emerso inoltre che il periodo
di brusco riscaldamento è coinciso con un significativo aumento del
livello del mare, documentato dai ricercatori dell’Australian
National University.
«Le indicazioni fornite dai carotaggi di Siple Dome – ha continuato
White – inducono a pensare che tale zona abbia addirittura potuto
innescare la fine del periodo glaciale. A causa della sua posizione
costiera, Siple Dome era sensibile a eventi climatici avvenuti nella
zona, come parziali collassi della calotta di ghiaccio dell’Antartide
occidentale, che avrebbero causato un aumento globale del livello dei
mari. Inoltre, non bisogna dimenticare che un secondo evento di brusco
riscaldamento avvenne 15.000 anni fa. Secondo le nostre conoscenze, esso
avrebbe preceduto un evento analogo nel nord dell’Oceano Atlantico
chiamato Bolling/Allerod.» Notizia tratta da
"Le scienze
online" del 19/12/2000
10 milioni per i PC dei giovani 19/12/00 - News - Roma - Se ne parla da molto tempo ma ora pare finalmente essere destinata a diventare realtà: è la cosiddetta "Carta di credito tecnologica", ovvero un credito quinquennale destinato ai giovani over18 desiderosi di acquistare "gli strumenti dell'informazione".
Si tratta cioè di un credito per l'acquisto di personal computer e di altri device tecnologici nonché per coprire le spese di corsi di formazione e di aggiornamento specialistico sempre a contenuto "hi-tech".
La misura, varata ieri dal Senato e così inserita nella Finanziaria, prevede che i fruitori utilizzino il credito entro cinque anni dall'emissione della carta. La somma dovrà poi essere restituita, senza interessi, entro due mesi dalla conclusione del quinto anno.
Sul piano finanziario, la spesa prevista dal Senato è di 55 miliardi per il 2001 e di 125 miliardi per il 2002. La copertura di queste spese è garantita da una porzione delle entrate ottenute con la gara per l'assegnazione delle licenze
UMTS.
19/12/2000
Notizia tratta da Punto Informatico http://punto-informatico.it
In Antartide per rilevare la tettonica delle zolle
La parte occidentale e quella orientale del continente si stanno separando
Le più recenti ricerche condotte in Antartide sui movimenti della crosta terrestre possono fornire nuove stime della tettonica delle zolle del bacino dell’Oceano Pacifico. Nella Terra Marie Byrd occidentale e nell’area della Baia di Ross la deformazione tettonica avviene apparentemente perché il continente si sta dividendo in due. Le cause possibili della deformazione includono la separazione e il sollevamento della crosta causato dal'aggiustamento isostatico che è seguito all’ultimo massimo di glaciazione avvenuto circa 14.000 anni fa.
L’aggiustamento isostatico è un movimento verticale causato dal peso aggiunto o sottratto a parti della crosta terrestre. Quando per esempio un ghiacciaio raggiunge il suo massimo peso, la crosta si abbassa; viceversa quando il ghiaccio fonde la crosta torna a salire.
«Il fatto che nella regione del Mare di Ross sia in atto una deformazione della crosta è largamente accettato – ha spiegato Bruce Luyendyk, direttore del Dipartimento di geologia dell'Università della California a Santa Barbara – ma la rapidità e le cause di tale deformazione sono in massima parte sconosciute. Si pensa comunque che sia in atto un fenomeno di espansione crostale con conseguente separazione tra la parte occidentale e quella orientale dell’Antartide.» Per misurare il rebound isostatico e la deformazione tettonica i ricercatori hanno installato tre stazioni autonome sugli affioramenti nella Terra Marie Byrd occidentale e sulle montagne della Catena Transantartica in grado di registrare continuamente la loro reciproca posizione grazie al sistema satellitare di posizionamento globale (Gps). Ciò ha permesso agli scienziati di raccogliere dati fin dal 1998 in una vasta area entro la Baia di
Ross.
«Finora – ha commentato Andrea Donnellan, del Jet Propulsion Laboratory della NASA, che ha sede a Pasadena, in California – i dati indicano che la separazione avviene in corrispondenza della Baia di Ross; le misurazioni future daranno modo di raffinarli ulteriormente».
Notizia tratta da
"Le scienze
online" del 18/12/2000
Fiasco all’Aja
Conclusasi senza accordi la COP-6 sul clima
Doveva
portare alla definitiva messa in opera del Protocollo di Kyoto e invece
si è chiusa con un nulla di fatto la VI Conferenza delle Parti (COP-6)
della United Nations Framework
Convention on Climate Change <//www.unfccc.de>. Eventuali
accordi e progressi sul controllo dei gas serra si potranno, si spera,
vedere nella seconda puntata della COP-6 il prossimo maggio. Diffusi la
delusione e il disappunto per il fallimento, sia pur accompagnati da
qualche nota di ottimismo generato dal fatto che, secondo alcuni
delegati, con una mezza giornata di confronti in più a disposizione si
sarebbe forse giunti a un risultato migliore. Due settimane di
negoziazioni hanno invece visto Unione Europea e Stati Uniti
contrapposti in un disaccordo irrisolvibile. In particolare gli Stati
Uniti, che sono i maggiori produttori mondiali delle emissioni
responsabili del riscaldamento planetario, spalleggiati da Australia,
Canada e Giappone, si sono impuntati sulla concessione ai paesi
industrializzati di uno «sconto-emissioni» equivalente alla quota di
anidride carbonica assorbita dalle foreste. Conditio sine qua non
secondo le quattro potenze industriali per il raggiungimento degli
obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto nel 1997 (la riduzione delle
emissioni del 5,2 per cento rispetto ai livelli del 1990 da realizzare
entro il 2008-2012). Richiesta inaccettabile per gli oppositori, pena un
complessivo aumento delle emissioni.
Sui motivi e sulle implicazioni della mancata risoluzione si interrogano
i rappresentanti dei cinque maggiori gruppi ambientalisti, da Greenpeace
alla Union of Concerned Scientists, presenti alla conferenza.
Sicuramente, galeotta fu la crisi presidenziale statunitense: la
concomitanza tra la consultazione internazionale e l’incertezza sulla
successione di Clinton ha giocato a sfavore, in quanto con Bush alla
presidenza sarebbe stata da mettere in conto una completa sostituzione
dei delegati incaricati dall’amministrazione Clinton. Eppure, anche
nella prospettiva di un governo repubblicano, agli occhi degli
ambientalisti il clima di questa conferenza è apparso più favorevole
che in precedenza.
Non resta che tenere in caldo quel che di buono è stato prodotto in
vista del prossimo confronto, sperando che gli effetti dell’insuccesso
non si rivelino troppo deleteri. Rimandare i tagli sulle emissioni
potrebbe significare un aggravamento della già critica situazione
climatica, nella quale versano soprattutto i paesi più poveri. E da non
sottovalutare sono anche alcuni meccanismi di mercato: il Protocollo di
Kyoto aprirebbe le porte a un’infinità di progetti per lo sviluppo
delle tecnologie pulite, delle energie rinnovabili e via dicendo, ma
quale azienda darebbe via libera agli investimenti in questo senso prima
della definizione degli aspetti operativi del protocollo?
Monica Oldani
Notizia
tratta da "Le scienze
online" del 5/12/2000
Un archivio elettronico multimediale
L’archivio, consultabile anche su Internet, sarà aggiornato continuamente
Anche
Cd-rom, siti web e altre opere multimediali assumono la dignità di opere
scientifiche a tutti gli effetti, e valgono come pubblicazioni. Per la prima
volta in Italia, l’Università
di Firenze <//www.unifi.it>
e la Biblioteca
Nazionale Centrale <//www.bncf.firenze.sbn.it>
hanno firmato un accordo per il riconoscimento scientifico di un’opera
realizzata con linguaggi multimediali o elettronici. Nelle sale, bellissime,
della Biblioteca Nazionale sarà creato un archivio elettronico nel quale
saranno custodite le opere che una commissione valuterà idonee a essere
«pubblicate».
L’archivio, consultabile anche su Internet, sarà aggiornato continuamente e
messo a disposizione dei mondo accademico per ricerche e consultazioni.
La decisione di Firenze è una piccola rivoluzione nel settore universitario.
Fino a oggi in Italia difficilmente un’opera elettronica poteva avere
dignità scientifica, mentre in altri Paesi da anni Cd-rom e website sono
equiparati al libro e alle pubblicazioni su carta.
Per ottenere la certificazione è indispensabile trovare un editore e ottenere
il nullaosta da commissione che valuterà il contenuto. In futuro, quando la
velocità di Internet lo consentirà, tutte le opere multimediali e
ipermediali saranno messe online e sarà possibile consultarle direttamente
dal computer di casa.
Marco Gasperetti
Notizia
tratta da "Le scienze
online" del 5/12/2000
Novembre
2000
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Un mondo
che cambia i connotati
Gli ultimi rilevamenti cartografici da satellite impongono una
revisione delle carte geografiche di regioni poco accessibili

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Il
mondo ha cambiato volto. Una cascata nel cuore della foresta
amazzonica, che si pensava addirittura più grande di quelle del
Niagara, una valle di ben 100 chilometri nell'Africa orientale e
diversi altri lineamenti topografici di grande scala si direbbero
recentemente scomparsi senza lasciare tracce. Ma meglio forse
sarebbe dire che non sono mai esistiti, anche se ancora sono
riportati su migliaia di carte geografiche.
Nuove carte geografiche dovranno essere disegnate, che avranno un
aspetto diverso grazie ai più recenti progressi della tecnologia
cartografica. A completare, infatti, la più precisa e accurata
immagine della forma del Mondo, è stato il laboratorio di ricerca
geografica dell'università
De Monfort di Leicester, in Gran Bretagna. Per correggere gli
errori di rilevamento, i ricercatori inglesi si sono basati sui
dati raccolti da un altimetro radar in orbita intorno alla Terra
sui satelliti Ers 1 e 2 - lanciati dall'Esa - combinandoli con
quelli dei rilevamenti sul campo. Inoltre, tramite il nuovo
sistema sono state ricostruite aree geografiche particolarmente
inaccessibili come i poli, i deserti e le foreste più vaste.
«Abbiamo ottenuto in assoluto l’immagine più accurata della
forma della superficie terrestre», afferma Philippa Berry,
direttrice del progetto, «il 40 per cento dei dati dei modelli
precedenti è da buttare via, mentre un altro 20 per cento dovrà
subire correzioni importanti». Gli errori presenti sulle vecchie
carte sono dovuti all’uso di strumenti di rilevamento che
presentano grandi limiti intrinseci.
Nel rilevamento cartografico di grande scala, infatti,
un’approssimazione anche millimetrica, può essere così
decisiva da causare la restituzione di un’immagine completamente
distorta della zona geografica considerata.
Manuela Evangelista
Notizia
tratta da "Le scienze
online" del 17/11/2000
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Negroponte:
L'e-futuro è in Asia
Il
docente del MIT, noto per le sue esternazioni sul futuro di Internet,
questa volta avverte che tra pochi anni la maggioranza degli utenti
della Rete non si troverà in Occidente. Sarà l'Asia a guidare il
cambiamento
Roma - Nicholas Negroponte non ha dubbi: "Nei prossimi pochi anni
assisteremo ad un boom senza precedenti delle tecnologie
dell'informazione nei paesi asiatici in via di sviluppo".
Lo scienziato del MIT, noto anche come scrittore e "Internet
guru", ha spiegato che sono molti i segni di questo sviluppo
rapido. Come ad esempio il virus LoveLetter: "Due o tre anni fa uno
si sarebbe aspettato che a costruire un virus come ILoveYou fosse un
hacker di qualche università americana e non un tecnico filippino. Ora
iniziamo a vedere che per essere leader non è necessario avere una
potente economia alle spalle". Ma altri segni sono anche la
costante emigrazione di tecnici e programmatori che dall'India si
spostano in Europa, in Germania in particolare, e nella Silicon Valley
americana affamata di nuovi cervelli.
Secondo
Negroponte, dunque, i paesi in via di sviluppo utilizzeranno presto
Internet più di tutti gli altri, soprattutto grazie alla diffusione
delle tecnologie wireless che consentiranno di superare d'un sol colpo
numerosi "passaggi" legati alla povertà delle infrastrutture
di rete fissa.
Lo scienziato del MIT ha ribadito, in una conferenza tenuta nelle scorse
ore, che "la demografia della Rete cambierà, e i player di maggior
peso su Internet saranno le nazioni in via di sviluppo". Ed è per
questo che Negroponte prevede investimenti occidentali in America Latina
dove troverebbero un ottimo connubio, per la diffusione della Rete, sia
la latente ostilità diffusa verso le autorità locali e nazionali che
la presenza di una vasta popolazione giovane. Questi due elementi da
tempo sono individuati da Negroponte come sintomi di una rapida crescita
della Rete, "anarchica" e "giovane".
Ma ancora più del continente americano sarà l'Asia, ha detto lo
scienziato, a far sentire il proprio peso. India e Cina guideranno il
loro enorme potenziale verso Internet sebbene i governi dell'uno e
dell'altro paese oggi ancora sottostimino l'impatto della Rete.
"Nei prossimi anni - ha detto Negroponte - Internet porterà ad una
accelerazione verso il cambiamento e lo sviluppo senza precedenti per la
Cina".
!5/11/2000
Notizia tratta da Punto Informatico http://punto-informatico.it
Ottobre
2000
|
Cam
e computer per decifrare Archimede
|
| L'unico
testo del più celebre matematico della storia giunto fino
a noi dovrebbe essere decifrato nella sua interezza entro
il prossimo settembre. Sono 174 pagine di trattato oggi
all'esame di due università americane in competizione |
17/10/00 - News -
Baltimora (USA) - Una competizione tra due team di ricerca
per decifrare tutte le 174 pagine dell'unico testo firmato
da Archimede di Siracusa 2.300 anni fa e giunto fino a
noi. Per comprendere fino in fondo cosa è stato scritto
dal più celebre dei matematici, due università stanno
lavorando contro il tempo ed entro il prossimo settembre,
tra un anno dunque, dovrebbero giungere alla
"soluzione".
Fino
a questo momento gli scienziati della Johns
Hopkins School of Medicine e quelli del Rochester
Institute of Technology sono riusciti a decifrare solo
cinque delle 174 pagine della "Teoria dei corpi
galleggianti" e ci vogliono, pare, i computer più
attrezzati per procedere "speditamente" nel
lavoro.
Servono
computer e strumenti ottici avanzati, spiegano i
ricercatori, per la singolarissima storia del testo. Le
174 pagine di Archimede, infatti, nel decimo secolo furono
copiate da un amanuense che così le preservò dalla
distruzione. Ma due secoli dopo, un monaco decise di usare
quelle pergamene per scriverci sopra un altro testo.
Questo accadde perché il materiale di scrittura era raro
e costoso.
Ora
i due team di ricerca sono impegnati a individuare il
testo originale sotto quello apposto nel 12esimo secolo.
Per la riuscita dell'impresa vengono utilizzate telecamere
digitali governate da sistemi di processo avanzati capaci
di discernere le immagini prodotte dal bombardamento
ultravioletto e infrarosso. Sfruttando tecnologie in uso
negli enti di ricerca medica e spaziale, gli scienziati
sembrano riuscire a "tirar fuori" quel testo.
Quelli della Hopkins stanno sfruttando una tecnologia di
imaging "iperspettrale" con bombardamenti di
ultravioletti capaci di evidenziare le modificazioni
apportate dall'inchiostro utilizzato nel decimo secolo.
I due team, che lavorano a questa impresa ormai da
gennaio, stanno cercando ambedue di farsi assegnare
l'intero lavoro dall'anonimo possessore del testo di
Archimede. Il prezioso palinsesto era stato acquistato nel
1998 ad un'asta per 2 milioni di dollari e dato in
gestione alla galleria di Baltimora. !7/10/2000
Notizia tratta da Punto Informatico http://punto-informatico.it |
|
Giugno
2000
DA
SETTEMBRE AL VIA LA PRIMA LAUREA ONLINE MILANESE
Partira'
a settembre il primo corso di laurea in Italia da svolgersi tramite
Internet. Sara' un corso in Ingegneria Informatica. I promotori e gli
sviluppatori di questa innovazione sono il Politecnico di Milano e il
gruppo editoriale l'Espresso: il primo garantisce e cura l'aspetto
contenutistico e didattico, mentre il secondo si occupa della parte
redazionale ed informatica. L'iscrizione avverra' tramite normale test
di ammissione al Politecnico e prevede la scelta tra un corso di laurea
full-time (6 semestri) ed uno part-time (9 semestri) espressamente
pensato per studenti lavoratori. I supporti didattici saranno
rappresentati da un cd-rom per ogni materia di insegnamento e da un sito
web corredato di tutti gli strumenti atti a garantire l'interattivita'
tra studenti e docenti (Forum, Chat line, Virtual Cafe'). Gli studenti
faranno parte di classi composte da 25 persone, seguite da un docente e
da un tutor.
Web: http://www.corsionline.polimi.it
Data: 1
giugno 2000
Info:
laureaonline@somedia.it , segreteria.studenti@como.polimi.it
Informazione
tratta da www.sophia.it
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Archeologia: dal 26 al 29
giugno a Roma musei gratis
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ROMA - Festa grande per l'archeologia romana. Dal 26 al 29
giugno la soprintendenza archeologica riapre monumenti per lungo
tempo in restauro (come la tomba di Cecilia Metella) o ne apre
altri chiusi da sempre o sui quali si è cominciato da poco a
scavare (come villa dei Quintili, la più grande e importante
villa suburbana di Roma). Per l'occasione sarà completata anche
un'opera più che decennale, il polo nazionale romano, cioè il
Museo nazionale romano, con le due ultime sezioni del Museo delle
Terme di Diocleziano. Un sistema che presenta tutta la storia di
Roma (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps, Crypta Balbi, e appunto
Museo delle Terme). Nello stesso museo apre il grande, restaurato
chiostro di Michelangelo. Nelle monumentali aule delle terme viene
contemporaneamente inaugurata la mostra su Romolo e Remo, cioè
sulla nascita di Roma.
notizia
tratta dal sito http://www.repubblica.it
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ARCHEOLOGIA:
TROVATE DUE ANTICHE CITTA' SOMMERSE

L'archeologo francese
Franck Goddio
ALESSANDRIA (EGITTO),
3 GIU - Due antiche citta' sommerse sono state trovate nelle acque del
Mediterraneo, a una ventina di km da Alessandria in Egitto. Lo hanno
annunciato oggi il Consiglio superiore delle antichita' e l'Istituto
europeo di archeologia sottomarina. Le due citta', Herakleion e
Menouthis, situate vicino allo sbocco occidentale del delta del Nilo,
racchiudono vestigia greco-romane e resti di faraoni. Sono in
particolare celebri, rispettivamente, per i loro templi di Ercole e di
Iside. Dopo due anni di scavi i ricercatori hanno rinvenuto nelle due
citta' statue, sfingi e colonne dell'antico Egitto, alcune delle quali
risalgono alla 26/ma (tra il VI e il VII secolo a.C.) e alla 30/ma
dinastia (IV secolo a.C.). A livello storico le scoperte dimostrano che
l'area, fiorita splendidamente fino alla fondazione di Alessandria (331
a.C.), e' sopravvissuta fino all'VIII secolo, sotto il califfato
islamico degli Omayyadi.
Notizia (ANSA-AFP)
03/06/2000 12:27
Il testo e le immagini
della pagina successiva sono tratti dal sito di La
Repubblica
Maggio 2000
Lingue:
entro 10 anni più della metà scomparirà notizia
tratta dal sito http://www.repubblica.it
Privacy,
non si espongono i voti degli studenti bocciati
ROMA - È stata una delle ultime ordinanze firmate dal
ministro Luigi Berlinguer. Il 20 aprile ha raggiunto i presidi
delle scuole secondarie superiori: a partire da quest'anno, i
voti degli studenti bocciati non appariranno più sui quadri
finali. Accanto ai nomi dei respinti verrà scritto "non
ammesso alla classe successiva" o "non
qualificato". (continua) notizia
tratta dal sito http://www.repubblica.it
http://radio.iol.it/home.htm
- RADIO FRECCIA «La radio risorge in Rete». Alle 9000 radio online di tutto il mondo se ne aggiunge una: Radio Freccia,
la web-radio che mancava. Newsletter
di Italia Online - 29 maggio 2000
Finalmente!
L'emendamento che permette di ottenere agevolazioni per l'acquisto di un
pc, per gli studenti del
primo anno delle superiori, è quasi una realtà. da
Educazione&Scuola notizia (ANSA): Roma, 25 Maggio - La
commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento
del governo al collegato sull'istruzione con il quale si finanzia il programma dei
''pc agli studenti''. L'emendamento
stanzia 200 miliardi di lire in due anni (65 miliardi per il
2000 e il resto l'anno successivo) istituendo un fondo di
garanzia destinato a coprire i rischi sui crediti erogati
dalle banche, in attuazione della convenzione tra la
presidenza del Consiglio e l'Abi (Associazione bancaria
italiana). Il collegato alla finanziaria per l'istruzione
dovrebbe essere approvato dalla
commissione Cultura la settimana prossima per approdare
nell'aula di Montecitorio i primi di giugno. Il responsabile
Ds per l'informazione Giuseppe Giulietti ha auspicato un iter
rapido del provvedimento sottolineando che il programma ''Pc agli
studenti'' e'
uno strumento importante della campagna del governo per l'alfabetizzazione
informatica.
Grazie
a Bruno Forresu di Docenti.org
per aver segnalato la notizia.
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