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ATTIVITA’  RIGUARDANTI L’INNOVAZIONE DIDATTICA, FLESSIBILITA’ DELL’ORARIO E INSEGNAMENTO MODULARE

NEL TRIENNIO DI CHIMICA

«Mirabil arte»

(La chimica secondo la definizione di Vincenzo Monti)

 

Progetto di sperimentazione didattica e organizzativa del triennio di Specializzazione Chimica

dell’Istituto Tecnico «Stanislao Cannizzaro» di Colleferro

1.       Problemi e motivazioni. 1.1 Premessa: il contesto territoriale e la storia della specializzazione; 1.2 Dispersione e insuccesso scolastico: tassi di selezione e abbandono.

2.       Struttura del progetto e sue finalità. 2.1. Dal monitoraggio al gruppo di lavoro. 2.2 Fasi del lavoro istruttorio e preliminare coinvolgimento dei genitori e degli alunni. 2.3. Obiettivi e metodi del «progetto esecutivo»; numero degli alunni e delle classi coinvolte; la modularità e le sessioni. 2.4.Offerta  formativa  integrativa. 2.5. Il monitoraggio e la valutazione.

3.       Risorse. 3.1. Risorse umane: docenti e personale ATA complessivamente coinvolto. 3.2. Risorse materiali: i laboratori e le aule. 3.3. Risorse economiche

 

1. Problemi e motivazioni

1.1. Premessa: il contesto territoriale e la storia della specializzazione. La storia dell’Istituto Tecnico Industriale di Colleferro è intimamente legata allo sviluppo della Specializzazione di Chimica industriale. Lo evidenzia la stessa denominazione dell’Istituto, intitolato a Stanislao Cannizzaro, uno dei massimi cattedratici della Chimica d’età liberale, oltre che senatore del Regno.

            La vocazione industriale della città, cresciuta in questo secolo di pari passo con lo sviluppo dei suoi stabilimenti, è stata vocazione essenzialmente chimica. Non è qui il caso di riandare alle vicende della attuale  FIAT AVIO (ex  SNIA  BPD) di Colleferro, che appartengono alla storia industriale del nostro paese. La nascita e lo sviluppo in questo dopoguerra, pur tra mille difficoltà, di un Istituto in grado di formare degli operatori del settore chimico è stata la naturale conseguenza della crescente domanda di addetti specializzati; e il raccordo tra Scuola e Industria si è talvolta concretizzato in effettive partecipazioni e supporti dell’industria locale all’Istituto. Al crescere del numero degli addetti della BPD, nel perioo di maggior sviluppo del settore chimico nel nostro Paese, si accrescevano parimenti le dotazioni dell’Istituto, che si ampliava, cambiava sede, assumeva un ruolo importante come istituzione in città e soprattutto si provvedeva di laboratori chimici complessi e all’avanguardia, laboratori di cui tuttora continua a disporre. Pure con le evidenti necessarie esigenze di ammodernamento e adeguamento allo sviluppo tecnologico, essi rappresentano a tutt’oggi un apprezzabile parte del patrimonio scolastico pubblico dell’intera provincia.

1.2. Dispersione e insuccesso scolastico: tassi di selezione e abbandono. A fronte di questa storia, di queste dotazioni e di un consolidato knowhow di esperienze didattiche del corpo insegnante, la specializzazione chimica è venuta perdendo in questi anni più recenti parte della sua forza attrattiva, con i giovani orientati altrove da interessi e prospettive forse più allettanti.

            Si è venuta così progressivamente riducendo, nel corso degli anni, l’incidenza del triennio «dei chimici», come abitualmente denominato, all’interno dell’Istituto, sino all’attuale situazione dell’anno scolastico 1999-2000, che presenta un’unica sezione per complessivi 57 alunni iscritti.

            Alla sproporzione evidente tra importanza delle strutture dell’Istituto e destinatari della formazione, ha fatto anche riscontro nello stesso arco di tempo considerato una quota crescente di insuccessi scolastici, con elevati tassi di selezione e dispersione. Alcuni dati raccolti, elaborati e analizzati dal Gruppo ristretto di Chimica (su cui infra, 2.1) nel preliminare monitoraggio effettuato, dimostrano «cifre alla mano» l’incidenza di questo fenomeno nell’ultimo triennio; il rapporto tra iscritti alla classe terza del 1996-1997 e l’attuale classe V fornisce cifre facilmente interpretabili:

Classe III CHIMICA a. s 1997-1998: iscritti 25

Classe V  CHIMICA a.s. 1999-2000: iscritti 14.

L’analisi dettagliata dei curricola scolastici degli allievi, fa emergere un dato ancor più sintomatico: spesso  gli alunni  giungono al  termine  del triennio  di  studi attraverso  percorsi  irregolari  segnati  da  situazioni  di  insuccesso  come  debiti  formativi, ripetenze …..(nonostante

 le innovazioni legislative di questi ultimi anni abbiano  inciso  sul tasso di ripetenza, a livello nazionale, nel senso di una sostanziale complessiva decrescita).

Al di là di facili quanto banali ipotesi, che hanno messo in causa ricorrentemente e alternativamente la «severità» degli insegnanti o l’inadeguatezza del bagaglio culturale e specialmente scientifico degli alunni, si è cercato, a partire dallo scorso mese di novembre 1997, da parte di alcuni insegnanti del triennio, di operare un’analisi più accurata delle ragioni dell’insuccesso.

Le difficoltà di apprendimento, che investono principalmente (ma non esclusivamente) le discipline specifiche d’indirizzo, sono riconducibili a:

1) Elevato numero delle discipline presenti nel piano di studi;

2) Eccessiva diluizione nel tempo dello svolgimento dei programmi (che risente negativamente delle continue e inevitabili interruzioni);

3) Difficoltà ad organizzare, nelle discipline d’indirizzo regolate secondo le suddivisioni e scansioni ministeriali, specifiche azioni interdisciplinari per favorire un'organica acquisizione delle conoscenze e competenze secondo criteri di priorità e propedeuticità.

4) Difficoltà organizzative nell’attività di laboratorio, frammentate e diluite da un orario di cattedra non consono al completamento delle esperienze.

5) Eccessiva pesantezza del carico giornaliero di discipline, con ricadute negative sulle possibilità concrete di apprendimento.

La volontà di trovare risposte a questi problemi nasce, non da ultimo, da una rinnovata richiesta da parte dell'imprenditoria di operatori specializzati, dopo anni di stagnazione del settore. A questa richiesta la scuola, in particolare l’Istituto Cannizzaro, allo stato attuale non è in grado di fornire adeguate risposte, considerato il numero esiguo di alunni che annualmente licenzia.

2. Struttura del progetto e sue finalità

2.1 Dal monitoraggio al «gruppo ristretto di lavoro». A seguito di questa analisi, è stato condotto nella Specializzazione un monitoraggio attraverso un questionario sottoposto al corpo insegnante nel mese di maggio 1998 che, alla luce dei provvedimenti ministeriali (D. M. 765, 27.11.1997), intendeva verificare la disponibilità ad operare innovazioni organizzative e didattiche. Parimenti è iniziata nelle classi un’opera di sensibilizzazione degli allievi, con l’intento di renderli protagonisti e partecipi delle iniziative in corso di elaborazione e si è costantemente richiesto il loro contributo di idee, prospettando alcune delle ipotesi innovative oggetto di attenzione. I confortanti risultati ottenuti sia presso i docenti che presso gli alunni delle classi interessate (classi III , IV e V  a.s.1997-1998) hanno rappresentato oggetto di discussione e deliberazione da parte dei Consigli  di classe che, unanimemente concordi a favorire iniziative volte ad innovare la didattica e l’organizzazione dell’attività scolastica, hanno espresso il «Gruppo ristretto sperimentazione autonomia. Specializzazione di Chimica», riunitosi per la prima volta il 4 giugno 1998, dopo il formale assenso del Dipartimento di Chimica e del Collegio docenti.

2.2. Fasi del lavoro istruttorio e preliminare coinvolgimento dei genitori e degli alunni. Messasi al lavoro il 4 giugno, la Commissione, composta dai professori Gagliardi, Notari, Pantano e Colaiacomo, ha eletto nella prima riunione presidente la Prof.ssa Gagliardi. Nelle sei prime riunioni, dal 6 giugno al 14 settembre, la Commissione ha messo a punto «il progetto esecutivo», che sottoposto al Dipartimento e alla Preside il 14 settembre; ai genitori e agli alunni in riunioni interclasse e assemblee appositamente convocate tra il 19 e il 25 settembre  ed  approvato  dal  collegio  Docenti   il  30  settembre, è  stato  sperimentato  nell’anno  scolastico 1998-1999.

2.3. Obiettivi e metodi del «progetto esecutivo»; numero degli alunni e delle classi coinvolte; ragioni della modularità e delle sessioni.

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