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Il
Convegno sulla violenza Il giorno 30 maggio 2000, noi alunni del biennio dell’Istituto Tecnico Industriale S. Cannizzaro, abbiamo preso parte ad un convegno sul tema della violenza e del suo mondo. Quest’argomento riguardava più da vicino la mia classe 2F, non perché fossimo dei piccoli teppisti, ma perché era l’ultima tappa del nostro lavoro sull’Olocausto (anch’esso un tipo di violenza che ha sconvolto il mondo e la storia).A
questo convegno sono intervenuti tre esperti, cui abbiamo esposto in
poche parole ciò che avevamo fatto sull’Olocausto, e un’altra
classe 1 L.S.T. ha esposto il proprio lavoro (riguardante sempre la
tematica della violenza). In seguito, gli esperti hanno risposto alle
domande che gli erano poste. Cosa
ne penso di quest’esperienza? Sono stata soddisfatta in parte, non
perché le risposte degli esperti non fossero esaurienti, ma per il
menefreghismo o meglio l’indifferenza dei ragazzi, che neanche
trattando un argomento di quest’importanza, hanno saputo “farsi
sentire”, nel senso che dovevano secondo me, scuotersi e dire:
“Cavolo… anch’io esisto!”. Tutti subiamo delle violenze più o
meno gravi, ed è in queste circostanze che noi dovremo dire:
“Basta!”. Secondo
me, esistono due tipi di violenza, quella morale e fisica entrambe
scaturite dalle incertezze e dalle paure di ognuno che, nel tentativo di
farsi accettare dagli altri, diventa “bullo” e violento. La
storia, sin dai tempi dei tempi, ci ha fatto assistere ad atti di
violenza, ma l’uomo non ne ha tratto esperienza. Saremmo pure nel
2000, ma se moralmente pensiamo ancora che il mondo, per esistere, abbia
bisogno della violenza in tutte le sue forme, allora siamo ancora più
arretrati di quanto non pensiamo. Sono
convinta che per combattere una piaga del genere sia necessario il
ritorno ai valori di un tempo, e soprattutto saper guardare al di là
della punta del proprio naso. Bisogna conoscere e visualizzare altri
orizzonti. Molto spesso la violenza nasce dalla non conoscenza di un
problema, ad esempio, il “diverso” rimane tale fino a che non si
conosce. A tal proposito c’è stato l’intervento della mamma di un
ragazzo portatore di handicap, che frequenta la nostra scuola, e che
nonostante la sua malattia non è stato emarginato dai compagni, anzi lo
hanno aiutato e sostenuto in ogni momento. È stato forse la parte che
più mi è piaciuta del convegno: perché dimostra che non tutti siamo
uguali e violenti. Angelo e Raffaella (2F)
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