Nazionalismo? Sì, se è quello romantico!

 

 

Il Romanticismo è l’età dell’affermazione del concetto di nazione e della proclamazione del diritto dei popoli a difendere la loro individualità.

I romantici, infatti, contrapposero al cosmopolitismo illuminista la rivalutazione delle differenze e delle caratteristiche proprie di ogni individuo, alla ragione, in nome della quale tutti gli uomini erano stati dichiarati uguali, contrapposero il sentimento che esprime le singole individualità. Di qui ad estendere questo concetto alla difesa della nazionalità il passo è breve. Così i romantici rivaluteranno la tradizioni, gli usi i costumi particolari di ogni popolo. L’individualismo romantico si estenderà a un’intera nazione introducendo sentimenti e ideali di libertà, indipendenza e insofferenza alla dominazione straniera. Ed è proprio da esigenze come queste che nascono i moti del 20-21, caratterizzati dalla comune richiesta di una costituzione, nonché dall’indipendenza dei popoli oppressi. Ma queste sommosse regionalmente circoscritte e carenti di un reciproco e solido collegamento, furono destinate al fallimento, tranne qualche eccezione. Sarà Giuseppe Mazzini a segnare in Italia il superamento degli orizzonti ristretti dei moti carbonari indirizzandosi verso una prospettiva europea in cui l’affermazione dell’indipendenza si inserisce in un programma di rinnovamento politico che deve coinvolgere tutta l’Europa. E proprio in questo è la modernità di Mazzini!. Egli individua nel popolo l’essenza divina, cioè Dio, e ne fa uno strumento provvidenziale, finalizzato a realizzare l’idea progresso. Il popolo diventa, quindi, un’entità che se da un lato si incarna nelle singole nazionalità, dall’altro confluisce nel concetto più generale di umanità che si realizza nella storia. La realizzazione della nazionalità è quindi per il Mazzini un processo che dipende interamente dal destino e dal progresso dell’umanità. Senso di nazionalità e di fratellanza tra i popoli si fondono e animano una personalità tipicamente romantica come Garibaldi la cui vita è dedicata con eroica abnegazione alla causa della libertà dell’Italia e di tutti i popoli. Significativo è lo slancio con cui nel ’70, ormai vecchio e deluso dalla piega presa dalla politica italiana, lascia il volontario esilio di Caprera per accorrere a combattere con il popolo parigino che chiudeva le porte della città all’avanzata dell’esercito prussiano. Qualche decennio dopo il nazionalismo romantico si sarebbe tramutato in imperialismo.

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