|
Recensione: L’ultima legione di V. M. Manfredi
Il romanzo è un misto di realtà e di finzione, di storia e di mito, di personaggi reali e inventati. L’autore vuole mettere in evidenza i valori umani quali la lealtà, l’onore e l’amore che oggi non sono più così importanti e a volte sono considerati morti e sepolti nelle tombe dei grandi condottieri dell’antichità. La storia parla di un soldato, Aurelio, che fa parte dell’ultima legione romana, La Nova Invicta, l’ultimo focolare di romanità, l’unico luogo in cui ci sono ancora persone che credono nella possibilità di rivedere l’antico splendore dell’impero romano. Purtroppo questa legione viene attaccata dai barbari e Aurelio viene incaricato di cercare rinforzi. Arriva alla villa del comandante Oreste, padre del giovane imperatore Romolo, e trova una carneficina. Il comandante, oramai in fin di vita, lo chiama e gli dice di salvare l’imperatore, suo figlio. Aurelio trova nelle ultime parole di Oreste, l’ideale, l’obiettivo della sua vita da quel giorno in poi. Scopre che l’imperatore era stato portato a Ravenna e tenta di salvarlo ma senza riuscirci. Nella fuga incontra Livia che gli salva la vita. Insieme liberano alcuni amici di Aurelio, compagni della Nova Invicta, Baciato, gigante africano dalla forza smisurata, Vatreno, valoroso stratega, Orozio e Demetrio, due compagni di sventura dei primi. Insieme liberano Romolo e Ambrosinus, precettore dell’imperatore, dalla prigionia a Capri e da qui inizia una fuga infinita dai barbari di Wulfila, che voleva vendicarsi di uno sfregio subito da Aurelio. Decidono di fuggire in Britannia, patria di Ambrosinus, dove quest’ultimo sperava di trovare la legione XII Draco ultimo baluardo per contrastare i barbari, che aveva giurato di combattere fino all’ultimo. Purtroppo al loro arrivo scoprono che la legione si era sciolta. Si accampano al suo interno e innalzano lo stendardo della legione in segno di sfida ai barbari. La guerra è sanguinosa ma quando tutto sembra finito gli ex legionari britannici tornano e aiutano Aurelio e gli altri. Durante la battaglia Romolo uccide Wulfila con la spada di Cesare ma alla fine della guerra la pianta in una roccia al centro di un lago ripudiando le guerre e la violenza. Il romanzo è molto complesso, dalla storia principale, la fuga di Romolo, s’intrecciano tante altre storie secondarie come l’amore tra Aurelio e Livia, la sfida tra il protagonista e Wulfila, l’amore paterno dello stesso Aurelio verso Romolo che poi si conclude con l’adozione. Il romanzo è coinvolgente e appassionante, le descrizioni sono precise e particolareggiate, forse un po’ troppo, questo, infatti, è l’unico aspetto negativo che ho rilevato nel libro. Le lunghe descrizioni rischiano di far cadere l’attenzione del lettore pur se sono indispensabili per farlo entrare nella storia. Grazie all’abilità dell’autore, chi legge può volare con la fantasia fino alla fredda, cupa e piovosa Britannia, può visitare le sue foreste e vivere da vicino le peripezie dei personaggi. Si possono osservare le battaglie e i duelli personali degli eroi fantastici e si riescono a capire perfettamente gli stati d’animo dei personaggi. Il linguaggio è abbastanza crudo e l’autore, senza giri di parole, cerca di andare diritto al punto anche descrivendo i soprusi e le violenze subiti dai personaggi. Per esempio nella descrizione della carneficina della villa, l’autore usa termini poco adatti a dei bambini, quindi non sarebbe consigliabile la lettura da parte di quest’ultimi. La storia non è di difficile comprensione quindi può essere letto da chiunque. Il libro mi è piaciuto molto soprattutto perché non si riesce a smettere di leggere, visto che ci si chiede sempre “come andrà a finire?”, inoltre leggendolo si torna indietro nel tempo e si rimane intrappolati in quell’epoca straordinaria. Bernardini Federico II° B LST |