Il mio paese

Semplice, gentile e affascinante nella sua tranquillità. Potrebbe essere paragonato a Macondo, il villaggio calmo e vivo dell’opera di Gabriel Garcìa Màrquez, “Cent’anni di solitudine”.
Segni è, infatti, il paese più armonioso in assoluto. Posto su una collinetta all’altezza di 600 m sembra un piccolo paradiso terrestre, come se, nel giorno della Creazione, Dio avesse riservato quel colle ai nostri remoti antenati che stesero le sue fondamenta.
È, infatti, un luogo molto antico, nato ancor prima di Roma, che conserva tuttora le caratteristiche che lo hanno reso noto in tutta la regione migliaia di anni fa.
Con questo non voglio assolutamente dire che è un paese noioso, al contrario, io, i miei amici, i nostri genitori siamo nati e vissuti a Segni: lo conosciamo, forse, meglio di noi stessi.
Gli infiniti vicoli che si estendono per tutto il centro storico, ci nascondono quando scappiamo in lacrime e non vogliamo essere trovati; ci proteggono dalle paure che sono dentro di noi e sembrano abbracciarci con il calore di un amico, che forse non è mai stato tanto sincero. Queste strade costituiscono il cuore e la linfa vitale di Segni. Sono formate dai cosiddetti “sanpietrini”, delle pietre color nero, di forma quadrata, che danno un aspetto inquietante e, tuttavia, accattivante.
Tutti i vicoli portano alle chiese più antiche quali S. Pietro, S. Lucia, S. Stefano e la cattedrale
S. Maria Assunta. Quest’ultima è abbastanza spaziosa, si suddivide in tre navate: la centrale porta all’altare principale, le altre due portano alle diverse cappelle.
Il luogo più affascinante di Segni è sicuramente la pineta, un ampio spazio verde, situato su una superficie scoscesa. È il principale luogo di ritrovo per noi ragazzi. Forse amiamo tutti questo posto perché è molto tranquillo…e ai giovani, si sa, non piace molto stare in mezzo alla gente. Inoltre, in primavera il soffice manto verde si ricopre di piccoli fiori bianchi, rossi, azzurri e i pini immortali placano i furiosi raggi del sole. Il tramonto che si osserva dalla pineta è unico e il panorama che offre l’altura rende ancor più emozionante lo spettacolo. Il sole cade infuocato sulla pianura di Colleferro, così rosso, vivo, come se stesse facendo tutto il possibile per non morire.
Il resto del paese è comune e non c’è niente di speciale nelle strade contaminate dalle auto e dal frastuono. Il nostro paradiso è lassù, tra le fronde degli alberi, gli uccelli che cinguettano, i vicoli che accolgono i visitatori sconosciuti e quel senso fantastico e sublime di orgoglio che apre il cuore ad ognuno di noi quando pensiamo “questo è il mio paese”.

L. I° A LST
 

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