TERZO
MILLENNIO: E’ FINITA L’ERA DEL POSTO FISSO!
Il
mercato del lavoro oggi, nel duemila, è ancora un utopia da
realizzare.Migliaia di giovani e meno giovani sono alla ricerca di
un lavoro che possa dare loro la speranza di pensare al futuro e la
certezza di poter vivere il presente. Si parla spesso di lavoro,
disoccupazione, imprenditorialità giovanile, di formule magiche che
sembrano risolutive per questi problemi; ne sono pieni i giornali,
se ne parla in politica, se ne discute ovunque ma alla fine la
soluzione arriva solo per i più “fortunati”.
Il
lavoro per l’individuo è una necessità’ infatti è grazie ad
esso che si possono soddisfare i propri bisogni, realizzare i propri
sogni, come possedere una casa, formarsi una famiglia o trascorrere
una vacanza, tutto ciò che concerne la vita stessa. Purtroppo anche
il mito del posto fisso sta svanendo e con esso la sicurezza che ne
scaturiva ed oggi siamo solo individui pieni di incertezze. Dico
siamo considerando il fatto che io sono uno di quelli che dopo aver
lavorato circa vent’anni, si ritrova al punto di partenza.
Infatti, dopo la licenza media, sono andato ad imparare un mestiere
presso ditte che hanno solo sfruttato la mia buona volontà e la mia
fatica, non garantendomi neppure la cosiddetta paga sindacale. Poi
è arrivato il servizio militare, momento di transizione dopo il
quale ci si aspetta che le cose possano cambiare, ma così non è
stato e da allora sono passato da una ditta all’altra, poi ad
un’altra ancora, sempre vittima di contratti a tempo, e di
formazione o occasionali, lasciandomi sempre immerso nella più
totale precarietà lavorativa aggravata inoltre dall’avanzamento
dell’età che non mi permette, a soli 35 anni, di inserirmi nel
mondo del lavoro. A questo punto l’ultima carta da giocare è il
diploma di maturità, un diploma che costa, ammesso che ci si
riesca, sacrifici non solo per me, ma per tutta la mia famiglia, che
indirettamente partecipa all’ardua impresa.
ERAMO
GIUSEPPE

I
DOLCI NELLA TRADIZIONE SEGNINA
A
Segni i dolci non sono mai stati una componente dei pasti
quotidiani,essi hanno sempre fatto parte delle ricorrenze liete nelle
famiglie e nelle comunità .Così alcuni tipi di dolci erano presenti
nel passato solo in alcune feste ed assenti in altre.Seguendo il ciclo
dell’anno troviamo i primi dolci nel periodo del carnevale(le
castagnole)e a seguire nella festa di pasqua: biscotti cresciuti, da
gustare con salumi e cioccolato,pizza battuta (pan di
Spagna),ciambelle “scottolate”dalla forma che ricordava vagamente
la corona di spine, molto elaborate,tanto che venivano fatte insieme
da più donne,che dovevano avere una particolare predisposizione a
lavorare la pasta per renderla friabile e raffinata.In occasione dei
matrimoni si preparava una varietà di ciambelle:tarlate,sciroppate,scottolate,a
cui venivano aggiunti i biglietti e le crostatine.I genitori degli
sposi mettevano questi dolci in una busta di carta pergamena
confezionata a mano,da regalare ai commensali.Chiudeva il pranzo
nuziale la zuppa inglese ovvero il pan di Spagna bagnato con rhum e
alchermes e farcito con crema e cioccolata preparate in casa.Nella
vigilia delle feste si praticava astinenza anche dai dolci a base di
latte e uova,ma si preparavano le ciambelline di magro dette
“ubriaconi”poiché impastate con il vino.Per la festa di S. Lucia,
il 13 dicembre,era tradizione acquistare nella fiera locale ogni tipo
di frutta secca che per certi versi e in certe occasioni sostituivano
i dolci.Il Natale era caratterizzato dai dolci a base di miele,pepe e
frutta secca:i quadretti e i mostaccioli. I
primi erano chiamati così poiché ritagliati nella pasta con
uno stampo di legno a forma di rombo intagliato dai pastori durante la
sorveglianza del loro gregge.Per le circostanze festive si preparavano
il ciambellone e la crostata,quest’ultima spalmata di marmellata
casalinga di cui le massaie facevano scorta nei mesi estivi con la
frutta che avevano nei loro pezzetti di vigna.Naturalmente tutti i
dolci di cui abbiamo parlato si preparavano rigorosamente in casa e si
cuocevano nei forni a legna che si trovavano nei vari rioni.
IANNUCCI ROBERTA
IL
TEMPO LIBERO
Il
tempo libero nel contesto lavorativo in cui viviamo, è una parte
molto importante della nostra vita.Oggi l’uomo si è creato un mondo
dove tutto viene fatto a velocità superiore rispetto a qualche
decennio fa. Questo aumento di velocità è la causa di tutti gli
stress che ci accompagnano ogni giorno.La soluzione migliore a questo
problema è quella di riuscire ad equilibrare le ore lavorative con
quelle di riposo.E’ chiaro che questo concetto non è di facile
attuazione,perché il lavoro non è tutto uguale,però vale la pena
provare a renderlo possibile.C’è una citazione che dice:”lavorare
per vivere e non vivere per lavorare”,questo dovrebbe far riflettere
tutti.Proviamo a mettere sul piatto della bilancia il lavoro e il
tempo libero;il lavoro giornaliero deve avere la durata giusta senza
aggiungere ore straordinarie perché ogni ora che si aggiunge al
lavoro viene a mancare alla famiglia,agli hobbies e non può ridarcela
nessuno.Sull’altro piatto della bilancia c’è il denaro,più ore
lavorative,più soldi,più trattenute fiscali,meno tempo libero.Tutti
questi ingredienti miscelati nel modo sbagliato formano lo stress ed
una vita vissuta male.A questo punto entra in gioco l’intelletto che
ogni persona possiede,perché tutto sta nel saper dare ordine agli
ingredienti che formano la nostra vita.A volte è meglio rinunciare ad
una lira per avere un minuto libero in più,una mente rilassata e
riuscire a dare il giusto valore al sorriso del proprio figlio.
CAROSELLI ANTONIO

D.lg.vo.626:
LA
SUA APPLICAZIONE è REALE?
Siamo
ormai ad un livello di guardia.Troppi“ omicidi
bianchi”,troppi infortuni che si susseguono.Il non rispetto
delle norme di prevenzione, i subappalti, il lavoro nero sono le
principali cause del fenomeno.Si rimane inorriditi di fronte a notizie
di incidenti nei posti di lavoro come quelle che sentiamo nei Tg ,
leggiamo sui quotidiani o nei casi più “drammatici” siamo noi
stessi testimoni,dove la rabbia innesca un meccanismo di ribellione
verso i responsabili.Allora si ricorre ad ore di scioperi e stati di
agitazione per qualcosa che si poteva e si doveva fare prima.Ecco
perché la 626 non deve essere una moda ma deve essere utilizzata per
prevenire i rischi e il numero degli infortuni.Non è sufficiente una
buona legge (come la 626 o meglio la 242 del 03 /’96), quando no è
applicata.E’ incredibile che agli inizi del terzo millennio, dove si
ragiona in termini di vita su altri pianeti, si debba assistere
sulla”Terra” ad errori gestionali che purtroppo costano la vita ai
lavoratori.Questo riguarda in particolar modo quei giovani che
lavorano in nero(vedi edilizia).In Italia abbiamo circa 15 enti per
tutelare la sicurezza sui luoghi di lavoro, mentre in Europa alcune
nazioni ne hanno soltanto due, con la differenza che all’estero le
leggi erano esecutive già alla fine degli anni ’80, mentre nel
nostro Paese ancora oggi ci si nasconde dietro falsi sistemi(ad
esempio:per le aziende costruite prima del ’92 la sicurezza indica
i”Dispositivi individuali di Protezione”,mentre dopo il’92
ordina di costruire secondo l’UE ; la cui direttiva 89/391 prevede
il servizio di Prevenzione e Protezione). A mio parere è necessario
costruire una cultura della sicurezza e delle legalità e non come
invece spesso accade attraverso minacce del tipo”se vuoi lavorare è
così altrimenti si chiude”.Ora basta,svegliamoci perché i profitti
sulle nostre spalle e su quelle degli immigrati non devono esistere più.Noi
lavoriamo,loro non reinvestono ma portano il capitale all’estero.Ricordiamoci,
lavoratori tutti, che si lavora per”campare” e non il contrario.
Leggi
nazionali:
®
Costituzione
ART.41: ”la
legittimità all’ iniziativa Privata e al rispetto della
sicurezza”
®
legge del
27/4/1955 n°547
“Prevenzione infortuni”
®
legge del
19/03/1956 n° 303
“Igiene del lavoro”
®
legge n°277/1991
“Agenti cancerogeni e radiazioni”
®
Statuto dei
lavoratori: legge del 20/05/970 ART.9 “Tutela della salute dei
lavoratori”
GIUSEPPE
CACCIANINI
UTERO IN PRESTITO
Il
Giudice Dott. Chiara Schettini ha emesso una sentenza con la quale ha
sbalordito l’opinione pubblica, cioè permettere ad una donna che
non può avere figli di poterlo fare con l’aiuto di una sua amica la
quale verrà fecondata dagli ovociti in precedenza fecondati dai
coniugi. Questo argomento tocca da vicino soprattutto le donne che non
possono avere figli. Ci sono opinioni diverse: la Chiesa non è
d’accordo perche non c’è l’atto d’amore.I professori degli
ospedali si dividono in due chi è d’accordo e chi no.Io penso che
questa cosa sia giusta per chi veramente ha voglia di avere un figlio
e quindi sente il desiderio di essere madre.Questo tipo di soluzione
potrebbe eliminare la vendita di bambini e cercare di non permettere a
delle macchine di prendere il posto dell’utero materno.Quello che mi
fa pensare è che nel duemila ci siano ancora persone che si
nascondono dietro a delle scuse per non accettare cose di questo
tipo.Medici intervistati dalle reti di stato hanno avuto il coraggio
di dire che una donna che non partorisce non è una buona madre.Mi
chiedo allora quei poveri bambini che vengono adottati chissà in che
mani stanno.Comunque la vera mamma non è colei che partorisce ma
quella che educa e fa crescere in modo sereno e tranquillo il bambino
trasmettendogli quei valori che lo faranno vivere in modo onesto.
GIUFFRE’
EMANUELA
IL
PASSAGGIO DAL JAZZ TRADIZIONALE ALLA FUSION
L’era
dello swing è ritenuto da alcuni un momento di decadenza nella storia
jazzistica, una degenerazione commerciale causata principalmente
dall’evoluzione dei mass media, che tentò di far del jazz un genere
di musica consumistica.La reazione si fece subito sentire, infatti
d’ora in poi sarà un alternarsi di tendenze contrastanti,sia per
ricondurre il jazz allo stile di New Orleans (luogo di nascita del
jazz), che per rivalutarlo come musica seria, per renderlo più calmo
e accessibile a tutti,o infine,per riportarlo alla forma”primistica”
afro-americana (free jazz).Dopo la stagione innovativa e
rivoluzionaria del free, il panorama del jazz presenta un ampia serie
di evoluzioni.Assistiamo infatti alla ripresa di stili tradizionali
(swing,be-bop) e alla contaminazione con
generi diversi (rock, samba,bossanova), fino alla nascita
fusion, generein grado di fondere più stili con massima disinvoltura
e gradevolezza.La caratteristica più spiccata dei jazzisti di oggi è
quella di riuscire a passare attraverso i più disparati generi
musicali,pur restando fedeli all’impronta jazzista originaria.
Tra
i più grandi musicisti di fusion ricordiamo:
Jaco
Pastorius (bassista),
John
Patitucci (bassista),
Omar
Hakim (batterista),
Corea
(pianista),
Marcus
Miller assista),Earth
WIND&FIRE (gruppo fusion).
Centofanti
Gabriele
LA MUSICA
L’educazione
musicale è uno degli strumenti di formazione più potenti che
l’essere umano possieda visto che armonia,melodia e ritmo penetrano
nel fondo dell’anima.
Un
particolare esempio lo si è visto negli anni ’30 e ’40 in
Germania,quando i nazisti facevano ascoltare marce dal ritmo
trascinante per preparare le folle ad ascoltare i discorsi ipnotici di
Adolf Hitler.Quindi non c’è dubbio che la musica sia in grado di
influire sulla mente e sul cuore,e può essere usata,sottolineando
usata,per influenzarci sia nel bene che nel male. Il perché di come
la musica parli alle nostre emozioni è da ricercare negli elementi
che la compongono,e il modo con cui vengono elaborati dal cervello.
Gli
elementi principali della musica sono,come accennato
all’inizio,l’armonia,la melodia e il ritmo.Il ritmo in particolare
è uno dei primi elementi con cui acquistiamo familiarità ancor prima
di nascere,sentendo il battito cardiaco di nostra madre.Dopo la
nascita il cuore e la respirazione continuano ad influenzarci a
livello subconscio quindi si è ipotizzato che quasi tutti sembrano
preferire composizioni in cui il tempo è compreso fra settanta e
cento battute al minuto.Lo stesso intervallo di tempo della frequenza
cardiaca di un adulto.L’armonia è una combinazione di suoni
dall’effetto piacevole il contrario è la dissonanza.Il costante
alternarsi di armonia e dissonanza crea,anche se in maniera quasi
impercettibile,momenti di maggiore o minore tensione che si
rispecchiano nelle nostre emozioni.Questo delicato alternarsi di
emozioni è piacevole,mentre una musica dissonante da sola può dare
ai nervi e suscitare sensazioni spiacevoli,come una musica basata solo
sull’armonia può risultare noiosa. La melodia invece consiste nella
disposizione armoniosa di singole note in seguenza.A seconda di come
sono disposte le note e le pause,una melodia può risultare triste o
briosa.Come l’armonia,anche la melodia crea momenti di maggiore o
minore tensione.Uniti insieme,tutti questi elementi creano forze
potenti in grado di suscitare o attenuare emozioni.
Quindi
concludendo posso solo aggiungere che in tutta la vita di un essere
umano c’è sempre questo fenomeno che lo circonda, e siccome ha il
potere (non dico assoluto) di pilotare la sua mente è compito delle
case discografiche e dei compositori stessi,cercare il più possibile
di scrivere e incidere brani musicali che parlino alle persone in modo
positivo,cercando di invitarle a trovare la chiave giusta sia nei loro
problemi,che in quelli di carattere mondiale specialmente in questo
periodo di tempo in cui aumentano vertiginosamente le depressioni, i
suicidi,e l’illegalità c’è sempre più bisogno di ascoltare una
voce veramente amica,la voce della musica.
ALBERTO
DE CAROLIS
LAVORO
MINORILE, SCHIAVITU’
UNA
VERGOGNA CHE DEVE FINIRE!