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Le variazioni Reinach Filippo Tuena
-Romanzo storico- Editore Rizzoli Costo € 17,50
Difficile raccontare questo gioiello di Tuena, una storia narrata, ricercata in documenti e testimonianze, un lavoro meticoloso per capire il pensiero e la vita di altri che porta l’autore a cercare se stesso e il lettore con lui. Per comprendere meglio provo a fare un esperimento, se volessi parlare di una scultura, una di Michelangelo, artista caro all’autore sul quale ha scritto altri libri, proverei a sentirmi lui stesso, incarnarlo per viverlo e penetrarne i sensi e così i pensieri. Di Michelangelo conosco la storia, la vita, ma non bastano per carpirne i segreti, i documenti e le opere non rendono quello che manca, troppo indefinita la ricostruzione, fredda, distante e allora provo a immaginare ciò che vedono i suoi occhi, l’unica cosa possibile è usare me stesso, i miei ricordi, le mie sensazioni, la mia vita per comprendere l’altro, sapendo che le esperienze che costruiscono le storie degli uomini sono per forza di cose condivise, a dispetto di tutto. E allora mi immedesimo in lui e sento nelle mani il peso dello scalpello e del martello e come in una lente d’ingrandimento il mio sguardo si concentra sulle schegge di pietra che esplodono in mille frammenti al tocco della mia forza, e il fisico si annulla, bianco di polvere e stanco, e sudato, il corpo diventa un fantasma che uso e non sento e mentre tutte le fibre concorrono allo sforzo la mente si sottrae alla sofferenza e percorre le sue strade, come un pilota di formula uno sfiora veloce le barriere della pista alla ricerca del limite estremo così la mente si esalta nella perfezione del gesto, solo ed unico gesto, senza errore, gesto assoluto e seguo le linee della statua, la luce, in alto le fibre muscolari del collo fino alla curva della mandibola che in basso si annullano nell’incavo della clavicola e il resto è sottinteso, non mi occorre definire, mettere la parola fine al mio lavoro vorrebbe dire abbandonarlo a se stesso, determinarne la sorte e allora il gesto rimane a mezz’aria, la superficie scabra mi da maggiori possibilità, apre altre strade per arrivare alla fine, che non voglio percorrere, è inutile sapere la forma quando c’è tutto quanto mi occorre per sentirla nell’anima, e il marmo rimane ruvido come in un’attesa infinita che il tempo non riesce a fermare e rimane la vita del possibile contro la morte della parola fine. E il sudore mi scende sulla fronte misto alla polvere e un gesto distratto del braccio ormai bianco lo scaccia, è un lieve fastidio che non sento neanche come non sento più il mondo ch’è intorno e mi fermo e accarezzo la pietra, chiudo gli occhi e i polpastrelli sentono la forma esaltando i particolari indefiniti e ruvidi che nella mente diventano enormi trasportati dal tatto, sono schegge di vita che creano il volume, e tutto è perfetto.
Michelangelo, San Matteo, 1504-1506 Questa è l’operazione, difficile e profonda, che compie Tuena per ricostruire la storia dei Reinach, è una meditazione su sé per trovare l’altro, gli altri, distanti nel tempo e nei luoghi. Al contrario del mio goffo tentativo Michelangiolesco Tuena usa parole pulite, perfette, le frasi hanno l’armonia ritrovata nei grandi narratori, la maturità raggiunta in questo libro va molto oltre il consueto, vocaboli che raccontano al lettore sentimenti profondi e che scavano nei ricordi di ognuno, nei pensieri persi da troppo tempo che finalmente riprendono vita. L’autore si definisce “cercatore di storie” per me in questo testo è un “archeologo d'anime”. Storia triste di sofferenza e di morte, storia di tutto e poi niente, la vita vissuta e annullata costruita su tracce sbiadite o nascoste dal tempo e dagli eventi, e affiorano voci e figure, volti, pensieri e gesti dal nulla ritrovato in una ricerca difficile, una mappa con troppi vicoli ciechi, dalla quale emerge l’umanità avvolta nella nebbia del campo di Auschwitz, ombre indefinite che Tuena riconosce e dove, come incerto riflesso nell'acqua profonda di un pozzo, riconosce se stesso. Poi le tracce si perdono, se ne trovano altre che in breve svaniscono anch’esse, una sinusoide di speranze e delusioni, e dall’improbabile riprende vita una musica in Re che schiarisce la scena e dà voce al silenzio. Antonio De Leo
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