Storie di mare

autori vari:

Mario Delgado Aparain, Ramon Diaz Eterovic, José Manuel Fajardo,

Mempo Giardinelli, Rosa Montero, Alfredo Pita, Hernan Rivera Letelier,

Antonio Sarabia, Luis Sepulveda

 

-Nove racconti sul mare-

 

Editore Guanda 12,00 €

 

Non amo scrivere su un libro che non mi è piaciuto, preferisco dimenticarlo. Ma questo è un libro che inganna, si annunciava veramente accattivante, bella la veste tipografica, bello il titolo, gli autori latino americani annunciavano fascino. Raccontare il mare è molto speciale e molti scrittori non vi hanno rinunciato, Melville, Conrad, Poe Hemingway e tantissimi altri, e altrettanti non vi rinunciano. Raccontare il mare è, però, tanto affascinante quanto pericoloso, si rischia facilmente di perdersi nella fantasia oppure di essere banali. Il mare è sfida, solitudine, sa essere crudo e avvolgente, pauroso e rassicurante. Simbolo di libertà per alcuni, incubo e costrizione per altri. Il mare, nella letteratura è tutto e il contrario di tutto. Queste sono le ragioni per cui non è facile essere originali e saper dire qualcosa di nuovo e straordinario.

Amare le storie di mare è amare un valore assoluto, rimanere affascinati da una storia di guerra sul mare non vuol dire amare la guerra, quello che ti incanta è avere come sfondo il mare, il mare liquido amniotico, contenitore che omogeneizza, amalgama, catalizza e fa esplodere la vita. Ci sono gli uomini e c'è il mare, sempre presente sulla scena, qualunque cosa accada non riesci a dimenticarlo, il mare c'è e la sua presenza è talmente forte da assumere il ruolo di protagonista in ogni racconto. Il mare raccoglie storie crude e difficili ma anche amore infinito e profondità di sentimenti e riflessioni. L'uomo che si trova di fronte al mare sa di essere a tu per tu con la vita e con la morte. Il mare ti porta a fare i conti con te stesso, tirare le somme senza inganni ne alibi. Quando ci si accinge a raccontare il mare occorre rispetto.

In questo libro le aspettative vengono deluse, le storie risultano spesso banali e vuote, tutto quello che ti aspetti è assente, dimenticato ancora prima di essere annunciato.

L'unico racconto degno di nota è l'ultimo, quello di Sepulveda, un paio di spunti sono veramente belli, ne citerò uno che mi ha colpito:

<un indio che non aveva mai visto scrivere si avvicina all'uomo intento a tracciare dei segni sulla carta e gli domanda cosa stia facendo,

"Vuoi sapere cosa faccio? Scrivo, Martin, scrivo....scrivere significa mettere giù lettere, che formano parole, e con le parole posso raccontare tutto quello che ho visto"

- L'uomo legge il brano che ha appena scritto all'indio e il dialogo riprende,

"Cos'altro può scrivere?"

"Quello che voglio. Tutto"

"Anche i sogni?"

"Anche i sogni se sono casti...."

- Ecco perché erano forti gli spagnoli, si era detto allora Martin Alonso Luna (l'indio). Potevano salvare i sogni dalla muffa dell'oblio e farvi ritorno una, cento, tutte le volte che desideravano.

"Voglio scrivere"

(e l'uomo) ...gli aveva confidato tutti i segreti nascosti fra i confini della a e della zeta....>

Cos'altro dire di questo libro, se avete abbastanza soldi per pagare un bel racconto di una decina di pagine 12 euro compratelo, altrimenti vi sono cose più interessanti su cui rivolgere l'attenzione.

 

Antonio De Leo

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