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Il concorso del 1401 per la realizzazione de “Il Sacrificio di Isacco” in una formella, che vede partecipe Brunelleschi e Ghiberti, è vinto da Ghiberti. Le formelle sono la rappresentazione di due concetti completamente differenti tra loro: uno tardogotico e l’altro rinascimentale. Ghiberti è legato ancora agli slanci tardogotici; preferisce, infatti, rappresentare lo spazio, rendendo proporzionali gli elementi tra loro e decide di abbandonare gli effetti “speciali”, lasciando la scena sospesa nel tempo. Riporta molti elementi legati all’età tardogotica tradizionale. Ogni elemento è bilanciato; l’organizzazione dello spazio è ancora più importante del significato dell’opera (della scena) che fa da “sfondo” al moto regolare dei personaggi, facilmente sintetizzabile con delle linee curve. Brunelleschi lascia il tradizionale: ora non è più importante lo spazio, che costruisce con gesti e movimenti, ma il significato della scena. Tutto si svolge in poco tempo; i movimenti sono rapidi e la concentrazione dell’azione al vertice di un triangolo, alla cui base l’asino e il servo non partecipano al dramma, ne aumenta la tragicità. Lo spazio è eliminato e sostituito dal valore dei movimenti: si passa dal nulla al colmo dell’evento. Credo, tuttavia, che non si possa stabilire un vincitore perché entrambi gli autori hanno un proprio concetto, non confrontabile, poiché appartenenti ad età artistiche diverse.
Anna Laura Fioribello II Alst |