Partenone, il tempio perfetto

 

di Antonio De Leo 2005

 

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Che il Partenone sia qualcosa di straordinario non c’è dubbio, ma per quale ragione lo è? Cos’è che rende quella costruzione tanto diversa da tutte le altre?  Il Partenone non è un qualunque tempio del periodo classico, è il tempio per eccellenza, è l’opera perfetta. La semplicità delle sue linee, l’equilibrio degli elementi che lo compongono, la proporzione di ogni singola parte con ogni altra e con il tutto, l’essenzialità delle forme, insomma non esiste null’altro di simile nella storia dell’architettura e nella storia dell’umanità.

Cerchiamo di capirci qualcosa in più.

Cronologia greca

 

Tanto per cominciare dobbiamo fare un lungo passo indietro con l'immaginazione di almeno venticinque secoli, lentamente, togliendo dalla nostra civiltà tutto quello che ognuno di questi pacchetti da cento anni c’ha lasciato, ma aggiungendo anche quello che invece ci siamo andati perdendo per strada e che è rimasto lì infondo, lontano nel tempo. Un pacchetto alla volta ricostruiamo la situazione di duemila e cinquecento anni fa. Ecco mi trovo nella Grecia di Pericle, sono senza automobili, senza medicine chimiche, senza orologio, senza mezzi di comunicazione rapida, senza luce elettrica e senza acqua corrente in casa, mi manca il tostapane, la macchinetta del caffé, in verità mi manca anche il caffé, non ho frigorifero e col caldo della Grecia gli alimenti si conservano per poco tempo. La mia vita è indissolubilmente legata ai cicli della natura e dipende dalla natura in tutto e per tutto. Principalmente mi manca il rumore di fondo che accompagna la nostra vita all’interno delle città e mancano le luci che confondono le stelle e manca l’inquinamento. Il cielo della Grecia di allora oggi si può ritrovare solo in posti molto lontani dai bagliori cittadini. In definitiva la natura metteva più paura di oggi, i tuoni, i lampi, i nubifragi, le tempeste, il gelo invernale, la siccità estiva, tutto metteva timore ed era fonte di preoccupazione e rispetto. Allora l’uomo così in stretto rapporto con la natura non avrebbe potuto "pensare" al di fuori di essa, è immaginabile come l'architetto che intendesse costruire un tempio, proprio per il rispetto che nutriva nei confronti della natura, avrebbe dovuto realizzarlo a sua  imitazione. Invece no, i Greci fanno un’operazione inversa a quella dell’intera storia dell’arte, iniziano con l’astrazione e terminano con l’imitazione. In principio era il Dorico, poi arriva lo Ionico ed infine il Corinzio. Tre stili per tre epoche diverse, per tre approcci diversi con la “forma” e con la natura. E’ chiaro come i misteri della natura e la sua contemplazione assorbissero buona parte della giornata delle menti “speculative”, avrei voluto vedere voi al loro posto. C’è qualcosa però che sono convinto avessero capito molto più di noi, e queste sono le regole che la natura impone e la capacità di estrarre dalla natura stessa un sistema di regole. Pensiamo alla geometria che noi oggi definiamo “euclidea”, anche se Euclide con molta probabilità visse intorno al 300 a.C. e il Partendone all’epoca fosse già stato costruito e pensiamo a come la geometria rappresenti il massimo di astrazione delle forme naturali e delle leggi che regolano la natura.  C’è un sapere antico dato dal rapporto dell’uomo col mondo che lo circondava che è andato perduto per sempre e che a noi risulta difficile immaginare. E’ difficile immaginare com’è possibile vedere nella natura la geometria, i quadrati perfetti, le rette infinite, i punti senza dimensione, i piani nello spazio, in definitiva gli enti geometrici che vivono esclusivamente in un universo astratto universale e ripetibile, che ricava le proprie leggi dal mondo concreto, reale, terreno, dalle proporzioni e dai rapporti che la natura stessa ha insegnato. L’uomo Greco è stato in grado di estrarre dalla propria esperienza “le regole” della geometria e delle proporzioni e mettere queste regole a fondamento delle proprie operazioni di “creazione” nell’architettura e nella scultura.

 

 

Carte della Grecia, della Magna Grecia e della Ionia:

 

La sezione aurea:

 

Come premessa al discorso che mi accingerò a fare tra breve vorrei inserire una stringata disquisizione sulla “sezione aurea”.

Il rapporto aureo ha sempre affascinato gli studiosi di tutte le epoche, Keplero, che per primo si accorse della sua ricorrenza nelle scienze naturali, l’ha chiamato “Sezione divina”, definendolo il più grande tesoro della geometria dopo il teorema di Pitagora, Leonardo lo chiamò “numero d’oro”, Pacioli e Alfred Dürer  “proporzione divina”, cioè elemento proporzionale analogico tra la figura umana e la natura oggettiva.  

Indichiamo con Φ il rapporto aureo, nelle righe seguenti ci accorgeremo che questo numero, derivante da un rapporto che poi spiegheremo, ha delle particolarità che non appartengono a nessun altro numero:

 

Φ=1,6180339887…., con infinite cifre decimali prive di sequenze ripetitive.

1/ Φ= 0,6180339887....

Φ2= 2,6180339887....

Φ3= Φ2+ Φ

Φ4= Φ3+ Φ2

Φ5= Φ4+ Φ3

 

"La serie delle potenze è a un tempo moltiplicativa e additiva, cioè partecipa insieme della natura di una progressione geometrica e d'una serie aritmetica. Nella "società dei numeri" il numero aureo costituisce una personalità, un invariante notevole, senza dubbio il più importante tra i numeri algebrici incommensurabili". Circa verso la metà del milleottocento fu il tedesco Zeising a proclamare: "Affincè un tutto (qui non si tratta più soltanto di un segmanto), diviso in due parti uguali, appaia bello dal punto di vista della forma, è necessario avere la parte piccola e la grande nello stesso rapporto che fra la grande e il tutto".(Agostino Capoccia, Introduzione generale alla storia della tecnica UTET)

 

Da cosa deriva il “Rapporto” aureo?

 

BD=AB/2

a=AC

b= CB

Φ= a/b

 

 

 

Si prenda un quadrato di lato “a”, si divida in due parti perfettamente uguali nel senso dell’altezza ottenendo due rettangoli di base “a/2”, si prenda la diagonale del rettangolo così ricavato e si ribalti sul prolungamento della base del quadrato. Il rapporto tra la dimensione “c” ottenuta sommando le due lunghezze “a+b=c” ed il lato del quadrato di partenza è un rapporto aureo.

 

In cui

Φ= c/a

Il rapporto aureo si riscontra in natura nella sequenza di crescita delle foglie sui rami degli alberi,  nelle conchiglie per quanto riguarda lo sviluppo della chiocciola del guscio, nelle evoluzioni di volo degli uccelli, nel rapporto tra le varie parti del corpo umano e in moltissime altre cose.

 

Alcuni esempi di rapporto aureo in natura:

 

 

 

 

Crescita delle foglie nei rami

Cavolo

Corpo della formica

Conchiglia

Nervature nella foglia

Galassia

Girasole

Nautilus

Movimento dei Barracuda

Ragnatela

Uragano Linda

 

 

Le Corbusier ricercava una “misura armonica universale” ed ha scritto un libro, intitolato “Le Modulor” in cui ha cercato di dimostrare l’esistenza di un rapporto tra le proporzioni del corpo umano e la proporzione aurea. Le Cobusier aveva costruito un metro-fettuccia suddiviso in due serie ricavate dai suoi calcoli, serie rossa e serie blu, con questi rapporti ha “misurato” una certa quantità di opere riscontrando che in tutte le costruzioni più belle di tutti i tempi c’è il rispetto della proporzione aurea nelle singole parti e nell’insieme.

 

Modulor

 

Cosa c’entra tutto questo col Partenone? Pazienza, prima o poi lo vedremo.

 

Ancora sul Partenone:

 

Ritorniamo quindi a parlare del Partenone e dello stile che lo caratterizza, che noi chiameremo "Ordine". E' bene, per prima cosa, riflettere sul termine stesso di "Ordine" e sul significato intrinseco che il termine stesso esprime. Ordine vuol dire regola, anzi per essere precisi, sistematica costruzione di regole entro le quali muoversi per inventare le variabili che ne stabiliscano l'equilibrio e l'armonia. Il Partenone è stato realizzato ufficialmente dagli architetti Ictino e Callicrate ma è sicuramente il grande Fidia la mente organizzatrice di tutto. Perchè l'uso dell'ordine Dorico quando ci troviamo già in epoca Ionica? Qui il discorso si fa complesso ma è bene spiegare le ragioni della strana scelta. Per capire meglio dovremo riferirci a qualcosa di consueto, che tutti noi conosciamo, prendendo ad esempio lo sviluppo del modello di una automobile, o se volete di un qualunque altro oggetto, ad esempio un telefono cellulare, un computer, un frullatore o che so io, ok, prendiamo l'automobile. Ricordate la FIAT 500? Alla sua prima comparsa sul mercato aveva gli sportelli a vento, se si lasciava lo sportello leggermente aperto quando si era in moto questi si spalancavano all'improvviso, ma non solo, le signore con le gonne, scendendo dall'auto, avevano l'imbarazzo di mostrare le loro gambe, si fece subito la correzione di questo difetto nel modello immediatamente successivo. I difetti vennero eliminati mano mano che il pubblico, con l'uso, metteva in risalto le manchevolezze progettuali, un po' come accade oggi con i software che, alla loro frettolosa uscita  per ragioni di marketing, vedono tappare le falle con l'immissione successiva di numerosi "Service pack" o "Patch", in italiano "pezze". Torniamo alla 500, esce il modello, nel tempo questo si perfeziona subendo una sorta di parabola ascendente, fino a che in contemporanea sul mercato escono altre auto concorrenti che offrono di più allo stesso prezzo, a quel punto inizia la corsa al gadget, si offre sempre di più, si rifinisce, si scopiazza dalle altre auto qualcosa per continuare a rendere il modello appetibile; ricordate i paraurti tubolari tipo "Mini minor", il cruscotto rivestito in plastica e il motore più potente del 126? Intanto la FIAT preparava l'immissione sul mercato del suo nuovo modello di super utilitaria, appunto la 126. Insomma quando la parabola della 500 incomincia la fase discendente possiamo dire che il modello originale si "imbastardisce" e diventa un meticcio con diverse contaminazioni. Bene ora immaginiamo che la nostra 500 sia l'ordine Dorico. Quando oramai siamo in un'epoca in cui è l'ordine Ionico a fiorire nei templi "alla moda", Fidia sceglie di utilizzare il Dorico per il suo capolavoro. L'uso di uno stile ormai quasi decaduto permette una analisi "a posteriori" degli elementi costituenti, permette l'estrapolazione delle proporzioni perfette, l'eliminazione del superfluo.

Nell'immagine alcuni esempi di evoluzione dell'ordine Dorico

 

La decantazione offre la possibilità dell'analisi formale che uno stile nella sua fase ascendente, come lo Ionico, non potrebbe certamente offrire. Una operazione quasi assurda ma essenziale per le finalità che Fidia si ripropone, dimostrare in un'opera il grado di perfezione che l'uomo dell'età di Pericle è in grado di raggiungere. Il Partenone è pensato come un mirabile meccanismo, il risultato della standardizzazione di uno stile antico, la summa della storia e della sapienza del popolo greco.

 

 

 

Costruzione geometrica del fronte ovest del tempio:

 

 

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