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Gli Appunti
autobiografici
«Nacqui a Palermo il 13 luglio 1826 da Anna Di Benedetto e da
Mariano Cannizzaro, Magistrato, il quale nel 1826 era Direttore
Generale della Polizia di Sicilia e nel 1827 divenne Presidente
della Gran Corte dei conti di Sicilia.
La sua famiglia era composta di sei figlie e di quattro figli
compreso me, ultimo nato.
Feci i primi studii elementari parte in casa, parte nelle prime
classi del Ginnasio di Palermo, detto allora scuola normale.
Perduto il padre (che aveva appena 62 anni) il 21 marzo 1836,
entrai, alla fine dello stesso anno, nel Reale collegio-convitto
"Carolino Calasanzio".
Ne uscii temporaneamente durante la terribile epidemia colerica del
1837, nella quale perdei due fratelli avvocati ed io stesso fui
attaccato; dopo una lunga convalescenza, cessata l'epidemia, nello
stesso anno 1837 rientrai nel convitto e percorsi le classi
denominate: Grammatica inferiore - Grammatica superiore -Umane
lettere - Rettorica - Filosofia. Studiando cioè lingua e letteratura
italiana e latina, lingua francese, aritmetica, algebra e geometria
elementari, filosofia, geografia e un po' di storia greca e romana;
nessuna nozione di scienze naturali.
Nel pubblico saggio dato nel 1840 dagli allievi del convitto,
ottenni la medaglia di oro alla pari di un altro allievo. La
relazione di premiazione fatta in pubblico nel Settembre 1840 dice:
«che i due allievi di rettorica, Salemi e Cannizzaro, si mostrarono
non solo bene addottrinati nella letteratura latina ed italiana, ma
pure nella poetica, spiccando il Salemi per vigore di immaginazione,
il Cannizzaro per maturità di concetti. È anche di quest'ultimp
notata la perizia nell'aritmetica, superiore a tutti gli altri
allievi della stessa classe».
Diedi anche nell'anno successivo, saggio degli studii fatti nella
classe di filosofia, cioè di filosofia, di letteratura latina ed
italiana, di matematiche elementari, ed ottenni la medaglia.
Uscito di convitto nel 1841, frequentai l'Università di Palermo
dall'anno scolastico 1841-42 sino al 1845. Mi iscrissi al corso per
la laurea in medicina, ma frequentai corsi diversi di letterature e
di matematiche, feci alcuni esami richiesti per la laurea in
medicina, ma non presi tale laurea, ne altra. Si noti che
nell'Università di Palermo, allora non si davano altre lauree che
quelle professionali di medicina, di legge e di teologia.
Frequentai per tre anni di seguito il corso di fisiologia del
celebre fisiologo
Michele Fodera, col quale mi legai in intima amicizia. Sotto la sua
dirczione feci da me vari studii biologici; in casa di lui o in casa
propria mi addestrai alle ricerche sperimentali, non essendovi
allora nell'Università di Palermo un Laboratorio di fisiologia, il
cui insegnamento si era costretti a fare soltanto oralmente.
Spinto dalle esigenze della fisiologia tentai in casa propria di
esercitarmi nelle manipolazioni chimiche, mancando nell'Università
di Palermo qualsiasi Laboratorio chimico per gli allievi e non
essendovi altro che l'occorrente per le più elementari dimostrazioni
sperimentali delle lezioni, che con molta chiarezza faceva il Prof.
Casoria, noto per qualche lavoretto di analisi.
Nella seconda metà dell'anno 1845 mi fermai in Napoli, ove nel mese
di ottobre presi parte al Congresso degli scienziati italiani, e ad
alcune discussioni nelle sezioni di Zoologia e di Fisiologia.
Durante la dimora in Napoli fui accolto affettuosamente dal celebre
fisico Macedonie Melloni, che mi fece assistere ad alcune sue
ricerche, e che mi diede coll'esempio e coi consigli, efficaci
ammaestramenti sull'impiego dei metodi sperimentali.
Conservai indelebili, nella mia educazione intellettuale, le orme
impressevi dalla lunga dimestichezza col Fodera, dalla breve
assistenza al Melloni ed infine dalla pratica fatta per due anni nel
laboratorio del Piria, che fu il mio vero maestro in chimica. Per
l'intermedio del Melloni, alla fine del Congresso degli scienziati,
il Piria mi offrì il posto di preparatore straordinario nel
Laboratorio di chimica dell'Università di Pisa, ufficio che accettai
ed esercitai per i due anni scolastici 45-46 e 46-47. In questi due
anni scolastici ebbi la mia intera educazione chimica, colla sola
eccezione delle vacanze che passai in Sicilia.
Da preparatore seguii con attenzione le lezioni di chimica
inorganica ed organica nei due anni, facendovi le esperienze ed il
sunto sugli appunti ordinalissimi dello stesso Professore; il resto
della giornata lo passavo nel laboratorio insieme al Piria che in
quegli anni attendeva, per più di otto ore al giorno, alle
importanti sue ricerche sulla Solicino, sulla Populina,
suìVAsparagina e sopra alcuni derivati della Naftalina ed anche
parecchie analisi minerali.
Il più delle volte io facevo da semplice testimone, osservando con
attenzione ed in silenzio quello insuperabile modello d'ordine, di
precisione e di eleganza che era il Piria nell'esperimentare e
nell'analizzare. Di tempo in tempo Egli mi delegava la continuazione
di qualche esperienza o analisi da Lui iniziata o qualche
preparazione di materiale che gli abbisognava; il che dovevo fare
attenendomi fedelmente alle precise istruzioni da Lui ricevute.
Nelle ore mattutine, prima che il Piria scendesse dal suo alloggio
nel laboratorio, o nelle ore che se ne allontanava io attendevo a
preparare le dimostrazioni sperimentali delle lezioni o da me solo
o in compagnia del Bertagnini, nel che dovevamo porre la massima
cura per soddisfare le esigenze del Piria, che richiedeva nelle
esperienze del suo corso non solo esattezza, ma eleganza.
Passavo spesso le serate in gradevolissima conversazione col Piria,
ed allora soltanto Egli dava a me spiegazione sulle sue ricerche
alle quali avea assistito come testimone nella giornata; allora
soltanto si discuteva alla pari. Era il Piria affabilissimo in
queste conversazioni serali, però taciturno lavoratore nella
giornata e severissimo giudice per qualsiasi negligenza dei
preparatori, che lo assistevano sia nelle lezioni, sia nei suoi
lavori.
Così sotto una severa disciplina io potei in due anni scolastici,
compire la mia educazione pratica in chimica.
Mi proponevo tornando in Sicilia, dopo le vacanze, l'anno scolastico
successivo, intraprendere qualche ricerca originale; ma tornato in
Sicilia alla fine di luglio 1847 incominciai a prendere parte alla
preparazione della rivoluzione; avvenuta questa in gennaio 1848,
feci per poco in Messina da ufficiale di artiglieria; eletto
deputato di Francavilla al Parlamento siciliano mi recai a Palermo
alla fine di marzo; presi parte ai lavori parlamentari, come il più
giovane deputato, da Segretario nella Camera dei Comuni. Dopo la
caduta di Messina avvenuta il 7 settembre 1848 fui mandato in
Taormina, affine di raccogliervi forze cittadine da opporre
all'avanzare delle truppe regie; firmato l'armistizio del 13
settembre, rimasi a Taormina come Commissario del Governo siciliano.
Rottosi in marzo del 1849 l'armistizio, seguii la sorte delle truppe
siciliane, e mi ritirai per la via di Catania e di Castrogiovanni in
Palermo; ed in maggiol849, caduta la rivoluzione siciliana, mi
imbarcai sulla fregata siciliana Indipendente.
Sbarcato in Marsiglia, dopo l'interruzione completa per due anni
degli studi di chimica, procurai riprenderli colla lettura e colla
visita degli stabilimenti delle industrie chimiche. Dopo alcune
settimane passate a Marsiglia visitai Arles, Avignone, Lione, Nimes
e Montpellier, tornando a Lione ove mi fermai qualche tempo per
studiare le industrie che mi era permesso di visitare. Da Lione, in
settembre 1849, andai a Torino per assistere al ritomo della salma
di Carlo Alberto.
Alla fine di ottobre mi recai a Parigi. Per mezzo di una lettera di
Piria mi posi in relazione con Cahours. Egli mi procurò
l'introduzione nel piccolo laboratorio di chimica di Chevreul
annesso al grande anfiteatro del Giardino delle Piante, del quale
laboratorio era preparatore Cloez. Ivi lavorai assiduamente da me
solo e qualche volta in compagnia di Cloez; qualche volta assistetti
alle esperienze che Fremy faceva nel laboratorio di Gay-Lussac, il
quale comunicava per mezzo dell'anfiteatro con quello di Chevreul.
Mi allontanavo dal laboratorio soltanto nei giorni e nelle ore delle
lezioni di Regnault al collegio di Francia, che costantemente
seguivo.
In quel laboratorio feci lo studio della cianamide ed aveva già
preparato una provvista di cloruro di cianogeno e diverse ammine col
metodo allora recente di Wurtz, per continuare ed estendere quel
lavoro.
Nel 3 novembre 1851 andai in Alessandria della Paglia nominato
Professore di fìsica, chimica e meccanica in quel Collegio
Nazionale, nel cosidetto corso speciale che corrisponde al corso
tecnico o alla scuola reale di Germania. Il Municipio di quella
città mi fornì un laboratorio sufficiente per le dimostrazioni
sperimentali delle lezioni e pei lavori proprii in compagnia di un
preparatore.
Non avendo avuto studenti regolari nel corso speciale feci lezioni
pubbliche, or di chimica or di meccanica elementare, frequentate da
cittadini e da operai. Ivi aveva incominciato a proseguire lo studio
della cianametilamide che sospesi (non senza qualche reclamo) quando
Cloez e Cahours pubblicarono le loro esperienze sullo stesso
argomento.
Ivi intrapresi poi il lavoro sull'alcool benzoico.
Stetti in Alessandria sino all'ottobre 1855, passando spesso i mesi
di vacanza o a Pisa, in compagnia di Piria o a Montignoso presso
Massa-Carrara in casa di Bertagnini col quale lavoravo sulle aldeidi
aromatiche. Ivi, usando il metodo del Bertagnini, incominciai a
depurare l'aldeide benzoica colla quale preparai l'alcool.
In ottobre 1855 fui nominato Professore di chimica nell'Università
di Genova; contemporaneamente il Piria era da Pisa chiamato
Professore a Torino.
Incominciai l'insegnamento l'anno scolastico 55-56 con una
prelezione La chimica e le scienze naturali e lo ripetei per gli
anni successivi sino al 1861. Negli anni 57, 58, 59 e 60, fui anche
in quella Università incaricato dell'insegnamento della chimica
applicata alle costruzioni.
Trovai in Genova per Laboratorio una cameraccia oscura ed umida e
neppure l'occorrente per le più elementari dimostrazioni
sperimentali delle lezioni, sicché non potei in tutto l'anno 1855
proseguire i lavori incominciati in Alessandria e molto meno
intraprenderne dei nuovi.
Nell'anno successivo ottenni un nuovo locale all'ultimo piano
dell'edificio universitario e potei adattarlo convenientemente per
lavorare io col preparatore, e un paio di allievi, senza però una
vera scuola pratica. In quel Laboratorio proseguii i lavori sugli
alcooli aromatici.
Durante la mia residenza a Genova pubblicai, oltre i lavori
sperimentali, il Sunto di un corso di filosofia chimica che aveva
fatto in quella Università, ed una lezione di quel corso.
Nell'anno 1860, appena dopo l'ingresso di Garibaldi a Palermo, mi ci
recai per rivedere la mia vecchia madre e le mie sorelle che non
avevo potuto vedere dopo il 1849; e per prestare, ove occorresse,
l'opera mia per il consolidamento della rivoluzione. Lasciai Palermo
per recarmi insieme al Prof. Pavesi di Pavia, al Congresso dei
chimici adunatesi a Karlsruhe; tornato a Genova partii subito per
Palermo insieme alla mia famiglia (moglie ed una bambina lattante
nata nel maggio dello stesso anno).
A Palermo feci parte del «Consiglio di Stato straordinario
incaricato di studiare ed esporre al Governo quali sarebbero nella
costituzione della grande famiglia italiana gli ordini e le
istituzioni su cui convenga portare l'attenzione, perché rimangano
conciliati i bisogni peculiari della Sicilia con quelli generali
dell'Unità e prosperità della Nazione Italiana».
Compito nell'ottobre 1860 questo incarico, mi restituii colla
famiglia a Genova dopo una breve fermata a Napoli, ove era stato
messo a capo della istruzione pubblica il Prof. Piria.
A Genova ripresi l'insegnamento, non avendo accettato la nomina
avuta in marzo 1860, di professore di chimica organica nella
Università di Pisa, né l'incarico datomi in Dicembre della cattedra
di chimica organica nella Università di Napoli.
Nell'ottobre 1861 fui nominato professore di chimica inorganica ed
organica e Direttore dello annesso laboratorio nell'Università di
Palermo, ove mi stabilii poco dopo.
Trovai il Laboratorio nello stesso stato in cui era quando seguii il
corso di chimica nel 1842-43; consistente cioè in alcuni armadi
posti nella stessa sala delle lezioni, nei quali armadi vi era
l'occorrente per le più elementari dimostrazioni delle lezioni.
Perciò nello stesso anno scolastico 61-62 la mia attività fu
impiegata nelle lezioni e nelle pratiche necessario per ottenere un
nuovo laboratorio. L'ebbi nell'anno successivo nel piano superiore
dell'edificio universitario, composto di oltre l'anfiteatro per le
lezioni, di più ambienti adattati a lavori e ricerche del
Professore, degli assistenti, e di alcuni allievi, e di un ambiente
abbastanza ampio per la scuola pratica di analisi.
Ivi per un decennio feci l'insegnamento orale e pratico. Ebbi la
collaborazione di Adolfo Lieben (prima da aiuto, poi da collega
Professore), di Guglielmo Koerner ed in ultimo di Emanuele Paternò,
che ebbe la sua educazione scientifica e compì la sua carriera in
Palermo, ove mi successe nella cattedra.
In Palermo, mia città nativa e stante i precedenti miei del 1848,
non potei evitare di prendere qualche parte alla vita pubblica. Fui
per alcuni anni consigliere comunale ed assessore della Giunta
municipale negli anni che si aprivano le nuove scuole elementari;
impiantai una scuola tecnica serale per gli operai, che è stata
dalle amministrazioni municipali successive mantenuta e ampliata.
Fui nello stesso tempo Rettore dell'Università.
In una elezione di deputati fui candidato in un collegio di Palermo
del partito liberale moderato ed in ballottaggio col candidato del
partito clericale, Ondes Reggio, che mi vinse per pochi voti.
Nel 1871 fui nominato Professore di chimica nell'Università di Roma;
fui anche nominato Senatore del Regno.
Nel 1871 feci opera per ottenere e costruire l'attuale istituto
chimico nell'orto di S. Lorenzo in Panispema, ove dal 1872 fo tutti
gli anni due corsi, ciascuno di tre lezioni la settimana, uno di
chimica generale ed uno di chimica organica, e dirigo la scuola
pratica».
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