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3012

Un romanzo di Sebastiano Vassalli


Nel panorama della letteratura italiana il filone dei romanzi di fantascienza e fantapolitica non è mai stato molto fertile, anzi si tratta di un vero e proprio terreno sterile. A differenza di quella italiana, invece, la letteratura inglese e quella americana sono state troppo fertili in questo campo, producendo, il più delle volte, dei romanzetti godibili ma non d’alta qualità letteraria .Fanno eccezione,però, capolavori come la “Guerra dei mondi” di Wells, “1984” di Orwell e le di grandi opere di autori come Dick e Ahxel. Tra i classici della letteratura italiana opere che potremmo far rientrare nell’ambito delle distopie fantascientifiche sono le “Cosmicomiche” e “Ti con zero” di Calvino con le loro visioni di passati-futuri imprecisi, quasi a temporali, grotteschi e anche a volte inquietanti, in cui, in forma di miti, le più disparate teorie scientifiche diventano simbolo del mancato equilibrio nel binomio uomo-natura. Riconducibile al genere della fantapolitica è, invece, 3012, di Sebastiano Vassalli, uno degli autori più significativi nel panorama della narrativa contemporanea, che merita, a mio avviso di essere aggiunto tra i classici della letteratura italiana. In “3012”, Vassalli ci mostra un futuro ben più inquietante di quello descritto da autori stranieri quali Orwell.
Secondo un topos della letteratura italiana che ha illustri modelli in Ariosto e Manzoni e già sfruttato da Vassalli in altri suoi romanzi, la storia narrata non è presentata dall’autore di sua invenzione ma frutto di un antico manoscritto e “rispolverata” perché degna di essere letta. Vassalli in questo romanzo fa, così, le veci del curatore di uno strano neo-vangelo desunto dalla biografia di un Profeta, scritta più di duemila anni prima, da un “anonimo italiano”. Facendo le veci del curatore, nella prefazione l’autore ci spiega qual è la genesi di questa storia e quali sono le differenze rispetto alle leggende metropolitane che adornano la figura del Profeta ucciso perché “non dava fastidio a nessuno”. Ma l’aspetto più interessante e più originale di questo espediente letterario, sono le note che il curatore inserisce all’interno del testo per spiegare, con gli occhi di duemila anni dopo , gli aspetti della nostra storia e per aiutare il lettore a disincastrarsi tra duemila anni di storia.
Il romanzo è suddiviso in brevi capitoli nei quali vengono narrate le tappe fondamentali della vita del Profeta e gli aspetti della società del suo tempo. Questa suddivisione in brevi capitoli può ricordare la struttura di quasi tutti i testi religiosi e soprattutto quella dei vangeli di un altro profeta.
Anche se la vicenda descritta è drammatica ed ambientata in un mondo tetro, opprimente, sadico, la sottile vena ironica che percorre la narrazione la rende leggera.
Vassalli, che ha scritto questo libro di fantascienza perché accusato dalla critica di scrivere soltanto libri a carattere storico, non è riuscito ad uscir fuori dal suo filone letterario realizzando un romanzo storico nato nel futuro, 2000 anni dopo descrive il 3012. In questo modo la prospettiva temporale si allarga a dismisura arrivando a rappresentare il cammino dell’umanità in una dimensione assoluta ed approdando alla delineazione di una filosofia della storia.
“3012” è un titolo perfetto, accattivante, che risalta subito all’occhio; è l’anno del Profeta, come recita il sottotitolo, l’ultimo anno dell’evo antico e il primo del nuovo evo, è l’anno in cui tutti i veli dell’ipocrisia e del buonismo vengono infranti, l’uomo comprende finalmente la sua natura malvagia, la sua indole e i suoi istinti cattivi, ha raggiunto la consapevolezza di essere la peggiore tra le specie viventi perché la sua malvagità e i suoi istinti sono alimentati, giustificati ed amplificati dall’uso della ragione. L’uomo ha compreso che la guerra è inalienabile dalla sua vita, che la sua parte buona si esprime soltanto quando c’è un nemico specifico da odiare, ed ha finalmente capito che la guerra fa parte della sua natura, della sua evoluzione e del suo progresso, come le continue lotte e uccisioni sono parte integrante dell’evoluzione della natura, sia nel regno animale sia in quello vegetale. Il mondo è nato dalla “guerra degli elementi”, il nostro dio si chiama “Dio degli eserciti”, il dio del vecchio testamento, o meglio Ares.
Ma chi è il Profeta ? Il Profeta è un italiano di nome Antalo, un ragazzo di Fellonia, un “vitellone”, un ragazzo qualunque che lascia la sua città e va nella capitale in cerca di fortuna, gloria e amore. La sua attività di profeta prende piede negli ultimi giorni della sua breve vita, prima di essere ucciso dai suoi vicini perché “non dava fastidio a nessuno”. La sua predicazione sulla “guerra giusta e santa” nasce in netta contrapposizione con una società che opprime la natura umana con una falsa pace, che è stagnazione, inerzia, e fa sì che i veri istinti umani si sfoghino indistintamente su tutti e tutto.
Questa società futura nasce dall’utopia della pace come reazione alla fine della nostra epoca dopo una lunga e disastrosa terza guerra mondiale. Tutti gli stati stremati e distrutti dalla guerra nucleare, provati dagli effetti delle radiazioni decidono di dare vita ad una nuova società della pace. Gli effetti delle radiazioni sono evidenti: la temperatura generale del globo si è alzata, molte zone sono diventate desertiche, è nata una nuova specie mutante di uomini con spaventose aberrazioni fisiche. Per mettere fine alle guerre auto distruttrici si cerca di realizzare il sogno di pace di tutte le epoche: tutti gli stati uniti in una sola ed unica società, “la società della Pace”, in un clima di perfetta fratellanza e democrazia. Ma l’utopia della pace è subito trasformata in distopia: il governo diventa una dittatura militare dove la “società della Pace” possiede l’unico esercito, i “pacificatori”, di immenso potere, controllano tutti gli aspetti di questa società sotto le direttive di una dittatura oligarchica. La democrazia diventa un’illusione, le cariche sono ereditarie. Il governo vive nella corruzione più totale e la maggior parte dei crimini vengono lasciati impuniti e messi a tacere. Anche la libertà diventa illusoria: tutti i cittadini dalla Pace possiedono sotto pelle un microchip con i loro dati anagrafici che viene aggiornato in continuazione a seconda di dove le persone si trovino, quali malattie abbiano, cosa stanno facendo e con chi lo stanno facendo; praticamente i “pacificatori” possono sapere dove una persona si trova, come sta e che cosa fa in qualsiasi momento. Chi è senza microchip è una persona morta, perché senza il chip non si ha accesso a niente.
Ma oltre il suo carattere dittatoriale la “società della Pace” ha un’altra caratteristica più spaventosa: la pace forzata, ormai con un durata di quasi cinquecento anni, che ha represso l’indole violenta dell’uomo facendo lievitare l’odio che esplode in omicidi e molti altri aspetti più macabri e sadici contro chiunque e senza movente. Ecco così che il crescente odio che fermenta all’interno delle persone diventa così potente da creare delle vere e proprie batterie viventi per produrre energia illimitata. In questa società nessuno si fida più di nessuno, l’amore, la lealtà,l’amicizia, niente esiste più all’infuori dell’odio. Si gira per le strade coperti di maschere e lunghi mantelli perché nessuno vuole rischiare la propria vita facendo vedere la propria faccia agli altri e chi accumula una discreta somma di denaro si rinchiude in centri dove si può vivere una vita virtuale di propria scelta per fuggire dall’orrenda realtà. Tutti parlano male di tutti, tutti cercano di avere successo alle spalle degli altri e divertendosi a rovinare la vita dei loro sottoposti, l’egoismo è nella forma più estrema. Per sfogare l’indole violenta si arriva a scegliere dei nomi a caso dall’elenco e a dare la caccia a prede casuali. Non esiste più un nemico specifico e quindi tutti sono diventati nemici di tutti.
In questo scenario appena descritto il protagonista è un disadattato, un caso umano: un ragazzo onesto, rispettoso delle persone e della legge, e per questo viene schiacciato da un sistema corrotto. E’ gentile, altruista, sempre disponibile nei confronti degli altri, ma è anche un sempliciotto credulone che non è per niente risoluto e attende che la vita gli rovini addosso. Antalo incontra una ragazza che come lui è una disadattata, in maniera violenta, però, e se ne innamora. E’ lei a suggerirgli che l’unico modo per uscire da questa “pace stagnante” e far tornare il mondo come prima, è la guerra “giusta e santissima”.
Antalo diviene il profeta di una nuova religione quando trova la sua amata uccisa da un cacciatore che aveva scelto lui come preda e prima di morire per mano dei suoi vicini, impauriti perché “non dava fastidio a nessuno”, inizia la sua predicazione.
La guerra viene vista dal Profeta come mezzo per tirare fuori la parte buona degli esseri umani: con la guerra ci saranno dei nemici da odiare su cui riversare gli istinti violenti e gli uomini riscopriranno la lealtà, l’amore, l’onore. Ma la guerra del Profeta non è la guerra catastrofica del nucleare, ma la guerra dei cavalieri con il loro codice, la guerra degli uomini contro gli uomini, rispettando e onorando il nemico. La guerra contro gli animali e contro la natura è un tradimento verso le norme cavalleresche e verso il Dio degli eserciti. Nella guerra non ci sono discriminazioni di sesso, razza, religione, ma tutti hanno i lori pari diritti e doveri.
Il curatore-autore alla fine ci dice che la predicazione del Profeta ha portato ad un grande cambiamento, come le rivoluzioni passate, ad una guerra sanguinosa e di estrema violenza che ha fatto stabilizzare il mondo in un altro contesto sociale e statale. Ma gli insegnamenti del Profeta sono ancora validi, noi siamo una malattia, la vita è una malattia della materia che altrimenti sarebbe inerte; il malato vuole guarire, ma noi non vogliamo che la ferita si richiuda perché l’inerzia non abbia ragione sul movimento e quindi abbiamo bisogno sempre di nuove guerre, di nemici e di amici per non soccombere in una carneficina generale come stava accadendo nell’era della “società della Pace”:“la guerra è la ragione profonda della nostra vita, la pace è la ragione profonda della nostra morte”.


Simone Alfonso V^ A LST
 

 

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