Sallustio Crispo, Caio (nato ad Amiterno 86-35 ca. a.C.) discendente di una ricca famiglia plebea dell'Aquila che gli consentì una buona educazione letteraria nella capitale, fu strenuo oppositore dell'aristocrazia romana e del suo capo, Pompeo Magno, e sostenitore di Giulio Cesare durante la guerra civile. Durante la campagna gallica di Cesare Sallustio fu cacciato dal senato con la generica accusa di vita scostumata ma, in realtà, solo per allontanare uno degli amici di Cesare. Raggiunse Cesare in Gallia e fu con lui al passaggio del Rubicone. Con Cesare al potere Sallustio ebbe molti incarichi politici tra cui il titolo di proconsole della provincia di Numidia, incarico che gli permise di tornare a Roma con troppe ricchezze perché non fosse lecito pensare che avesse emulato la rapacità consueta di tanti propretori e consoli romani. Poco dopo avvenne l’assassinio di Cesare. Accusato di malversazione, si ritirò a vita privata dedicandosi alla scrittura di opere storiche in cui, con atteggiamento moralistico, condannerà in nome della virtù tutti i cattivi operatori politici. Dopo la sua morte circolavano a Roma due opere che presentavano Sallustio come un uomo corrotto, dalla vita scandalosa che aveva, poi, avuto l’ardire in età matura, a quarant’anni di atteggiarsi a storico moralista fustigatore dei vizi della società romana. Da queste accuse lo assolve il grande latinista Concetto Marchese che di lui dice: “Egli non fu certo peggiore di tanti altri, i quali godettero pure di buona reputazione……….Quando intraprende la sua opera letterarie, passati i quarant’anni, egli è un pentito; e a quell’età i pentimenti sono facilmente sinceri. ……Del resto chi doveva seguire, ora, un uomo che aveva seguito Cesare? Quello che va dalla morte di Cesare alla battaglia di Azio è veramente il periodo più esasperante e mortificante di Roma repubblicana:” La sua prima monografia, il De coniuratione Catilinae, narrava della congiura ordita nel 63-62 a.C. da Catilina, che agli occhi di Sallustio esemplificava il declino politico e morale di Roma, iniziato dopo la vittoria su Cartagine e acceleratosi in seguito alla dittatura di Silla, soprattutto a causa della corruzione e della mancanza di ideali dell'oligarchia. La seconda opera, il Bellum Jugurthinum, è dedicata alla guerra contro Giugurta, scoppiata nel 112 a.C.: essa denuncia con grande vigore polemico la venalità e l'incompetenza dei nobiles di fronte al problema della successione al trono di Numidia e all'ascesa del plebeo Mario. Delle Historiae, opera annalistica in cinque libri che trattava degli avvenimenti successivi al 78 a.C., restano solo alcuni frammenti. Come storico, Sallustio non è privo di difetti: cronologie inesatte, nozioni geografiche scarse e imprecise, pregiudizi moralistici e antiaristocratici; tuttavia, la sua prosa densa e vigorosa, lo studio psicologico dei personaggi e la tensione morale lasciarono un'impronta profonda nella storiografia latina, a cominciare da Tacito. In apertura della sua monografia, “De coniuratione Catilinae”, Sallustio spiega che cosa l’abbia spinto a non cercare la gloria operando grandi imprese ma piuttosto narrandole. In età giovanile, egli dice, era immerso nelle tenebre dell’ambizione e del desiderio di potere non curandosi della triste realtà che lo circondava; a poco a poco, però, imparò a vedere da un altro punto di vista il mondo del potere. E’ stato allora che ha capito che la politica è in realtà un gioco d’imbrogli, corruzione e sotterfugi. Matura, così, in lui l’idea di abbandonare la corsa alla carriera politica per dedicarsi ad un impiego altrettanto onorevole: lo scrivere. Si risolve, così, a narrare questa congiura ,opera di un uomo che tentò un’impresa tra le più memorabili per rischio, difficoltà e delitti.