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Il 22 febbraio 1911 Scott seppe che il norvegese
Amudsen si era stabilito nella Baia delle Balene. Amundsen! Il nome è sottolineato nel diario di Scott. « Non c'è dubbio che il piano di Amundsen è una vera minaccia nei confronti del nostro» scrive. Che gli piacesse o no era in corsa per il Polo. Ciononostante era deciso a far sì che il suo programma scientifico procedesse come stabilito. Avvenne così e questo lo uccise.

Nella
mappa il percorsi indicati sono quello tratteggiato di Amudsen e quello
in linea continua di Scott
L'incredibile marcia di Scott è ormai un classico. Egli scelse il percorso attraverso l'altopiano ghiacciato Ross vicino alle montagne; scelse anche di scalare il ghiacciaio Beardmore verso l'altopiano polare, scelse di affidarsi alla forza umana da quel punto critico in avanti. All'inizio usò cavallini siberiani, ma questi non ce la facevano e avevano bisogno, di molto foraggio. Aveva dei cani ma morirono: non era mai riuscito a trattare i cani eschimesi nel modo giusto.
L'avanzata è terribile. Si affonda ad ogni passo fino alle ginocchia... Il viaggio è stato molto faticoso ... Il tempo sta ricominciando ad essere brutto ... Oh! se avessimo qualche bella giornata. Scott e i suoi quattro compagni camminano, sciano, inciampano, barcollano, si muovono faticosamente in avanti. La loro slitta sobbalza continuamente sopra creste di neve simili a onde. Solo 27 miglia dal Polo. Adesso dovremmo farcela.
A dieci miglia dal Polo videro una bandiera segnaletica, le orme di cani e slitte.

La
Discovery nello stretto di McMurdo bloccata in uno strato di ghiaccio
alto 15 metri
Il 17 gennaio 1912 raggiunsero il Polo. E allora trovarono una bandiera norvegese e una
lettera di Amundsen per Scott, affinché la portasse al re Haakon. « Gran Dio » scarabocchiò Scott con le dita gelate « è un posto spaventoso ed è abbastanza terribile per noi avere faticato tanto a raggiungerlo senza il premio della priorità... Ora il ritorno a casa... Mi domando se potremo farcela ».
Uno morì ai piedi del ghiacciaio Beardmore, logorato e « quasi impazzito ». Un altro, un soldato di nome Oates, si accorse che i suoi piedi congelati non potevano portarlo più avanti: per timore di diventare un peso fatale per i suoi compagni se ne andò solo zoppicando a morire in una tormenta. A pochi chilometri da un deposito di provviste e dalla salvezza, Scott e gli altri due si rifugiarono in un anfratto mentre infuriava una tempesta. Il cibo e il combustibile finirono ed essi, indeboliti (si erano trascinati dietro campioni geologici raccolti durante la marcia), aspettarono la fine. « ... Non penso di poter scrivere oltre » si legge nell'ultimo passaggio del diario di Scott. « In nome di Dio abbiate cura dei nostri cari ».
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