Colleferro - La
quasi totalità delle risorse economiche dedicate alla ricerca
scientifica sugli organismi geneticamente modificati (Ogm) va alla
sperimentazione nel campo agro-alimentare, un settore nel quale
sono molti i timori sugli effetti negativi per la salute degli
esseri umani. Quasi nulla, invece, è destinato alla ricerca nel
campo farmacologico, dove invece già si sono visti importanti
risultati a beneficio delle persone malate, come per esempio la
produzione di insulina, necessaria alle persone diabetiche, a
costi accessibili.
Sono le considerazioni emerse nel seminario sulle biotecnologie
organizzato venerdì 1° dicembre a Colleferro nella sede
dell'Istituto tecnico industriale statale "Stanislao
Cannizzaro". All'iniziativa, organizzata dalla scuola stessa
e dalla Coop Toscana-Lazio, hanno preso parte anche alunni delle
altre superiori di Colleferro e una sessantina di allievi
dell'Istituto agrario di Frosinone. A loro è arrivato l'invito da
parte degli esperti intervenuti al convegno ad essere attenti:
dall'impegno dei giovani, hanno detto, deriva l'attenzione che chi
governa ha sulle problematiche intorno alle quali più sensibile
è l'interesse dell'opinione pubblica.
Il tema dell'incontro, coordinato dal presidente della sezione
soci di Collferro della Coop Toscana-Lazio, Gianfranco
Boccardelli, nel corso del quale sono intervenuti anche gli
alunni della IV e della V C elettronica del "Cannizzaro",
autori di alcune ricerche sugli Ogm, è stato: "Consumatori
informati per scelte consapevoli". «Un tema reso ancora più
attuale - ha detto, presentando l'iniziativa, la preside dell'Itis,
Andreina Albani - dalla vicenda della "mucca
pazza"».
«Teoricamente - ha detto, tra l'altro, agli alunni Enrico
Finotti, dell'Istituto nazionale per gli alimenti e la
nutrizione - la ricerca genetica permetterebbe oggi di fare uno
screening a livello genetico delle attitudini di una persona: una
circostanza che solleva diversi interrogativi. In natura non
esistono geni buoni e geni cattivi: è con l'ingegneria genetica
che si possono creare organismi che hanno funzioni positive o
negative».
Fabrizio Fabbri, direttore delle campagne di Greenpeace
Italia ha posto l'accento sulle conseguenze della politica di
utilizzo degli Ogm in quei Paesi che da più tempo la stanno
perseguendo: «Negli Usa si sta verificando ciò che noi
ambientalisti paventavamo: le caratteristiche di resistenza di
piante geneticamente modificate si stanno trasmettendo a piante
infestanti, creando così "super-infestanti"».
Fabbri ha poi riferito un episodio accaduto in Inghilterra: «Una
impiegata è stata licenziata dopo che un esame genetico aveva
rivelato che è portatrice di una malattia che avrebbe potuto
renderla meno efficiente sul lavoro. E le medesime difficoltà le
ha il figli, visto che la malattia si trasmette per via
ereditaria. E' una conseguenza inquietante dell'importanza che si
dà alla genetica: su questa strada si rischia di riprodurre la
ricerca della "razza pura" di Hitler».
Roberto Cavallini, responsabile delle attività sociali del
distretto tirrenico della Coop, ha illustrato le tecniche di
controllo da loro usate per evitare di immettere sulle tavole
alimenti geneticamente modificati. Infine, il responsabile per i
Castelli Romani della Confederazione italiana degli agricoltori, Alberto
Sportoletti, ha denunciato che «per gli interessi economici
delle quattro o cinque multinazionali che detengono il monopolio
della ricerca sugli Ogm si spendono soldi per la ricerca
scientifica nel settore agroalimentare, dove ci sono conseguenze
dannose per la salute degli esseri umani, mentre poche risorse
vengono destinate al settore farmaceutico».
Notizia
tratta dal settimanale telematico sedicinews.it
del 2 dicembre 2000