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Gli articoli pubblicati nel quotidiano il TEMPO

da alcune classi della nostra scuola..

Quanto leggiamo

Siamo con Galilei

Mangiar bene per vivere meglio

Il valore della verità

Noi e i Giornali

L'ambiente e le nuove tecnologie

Ragazzi speciali

Le droghe leggere tra i ragazzi

 Quanto leggiamo


I giovani e la lettura: una realtà ancora perseguibile o un bel ricordo del passato?

Che i giovani leggano poco è ormai un luogo comune! Il perché? Forse potrebbe aiutarci a comprenderlo la lettura delle prime pagine di un famoso romanzo di Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, in cui l’autore in un fitto dialogo col lettore lo invita a creare l’atmosfera adatta per rilassarsi, a far silenzio intorno a se’ per calarsi nella storia. Ma se la lettura è legata a tutto ciò noi giovani caotici, immersi in una vita dinamica, tra mille attività, stentiamo ad essere in sintonia con essa.Per saperne di più su questo tema abbiamo voluto condurre un’indagine nella nostra scuola.
Ne è emerso che i gusti della generazione del 2000 sono diversi rispetto a quelli dei loro coetanei degli anni 70. Autori una volta letti come Pavese tra di noi si sono rivelati un clamoroso fiasco, il tema di come il letterato debba vivere l’impegno per la società non è più sentito, mentre più apprezzata è la lettura di Calvino, delle Cosmicomiche per esempio, che offrono un affascinante incontro tra scienza e letteratura, o di romanzi riproposta in chiave postmoderna del romanzo storico manzoniano come “La chimera” di Vassalli o “Il nome della rosa” di Eco. Ma è emersa anche una diffusa disabitudine alla lettura. Quanti sono tra noi quelli che la vivono come un piacere, che riescono a penetrare l’atmosfera creata da un autore? In una classe di circa 20 alunni solo un quinto legge per piacere personale, i rimanenti solo su consiglio degli insegnanti, ma “consiglio” è un eufemismo, in realtà si tratta di un’imposizione.
E che dire dei classici studiati a scuola? I giovani del terzo millennio li sentono poco legati al presente, lontani dai loro interessi. C’è però una silenziosa minoranza che li considera ancora depositari di eterne verità il cui valore si è perso nel presente dominato dalla società dei consumi, che ha scoperto la magia della lettura, che sente il fascino del concetto di cultura come misura, ponderatezza trasmesso dai classici e lamenta che la logica del “branco” abbia preso il sopravvento. Ma cosa ne pensano gli insegnanti? Tra loro c’è chi asserisce con una vena d’amarezza che i giovani oggi non sono meno intelligenti di quelli di trent’anni fa, ma non comprendono quale grande occasione sia studiare mentre dovrebbero sfruttarla fino alle lacrime. C’è anche chi si sforza di trovare nuove strategie e afferma la necessità di sacrificare la quantità alla qualità dell’approccio con i classici: piccoli segmenti di opere che si impongono per densità di messaggio sviscerate in tutto il loro significato, fornendo una valida chiave di lettura, possono far nascere la curiosità di avvicinarsi ad un autore.

IV° A liceo Scientifico Tecnologico

 

Siamo con Galilei

Se la scuola si deve aprire alla realtà di una società tecnologica non si può esimere da una riflessione sulle biotecnologie
 

Un’occasione di approfondimento delle tematiche attuali nella scuola è data dall’area di progetto, che ci offre la possibilità di applicare le competenze e capacità acquisite in un progetto di ricerca. Per noi studenti del liceo scientifico tecnologico, nel cui curriculum hanno largo spazio le discipline biochimiche, una riflessione particolare meritano le biotecnologie. E’, così, che è nata la nostra area di progetto che ha preso l’avvio con la conferenza sull’applicazione delle biotecnologie nell’ambito alimentare del dott. Enrico Finotti dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione.
Gli studi sulle manipolazione del DNA con l’uso degli enzimi di restrizioni in grado di tagliare segmenti di DNA, chiamati sequenze di riconoscimento, possono avere una quantità di applicazione in campo alimentare e medico. Individuando, per esempio, la sequenza nucleotidica dell’ormone insulina, si è riusciti a produrlo in grandi quantità in laboratorio. La tecnica del DNA ricombinante permette l’inserimento specifico di geni in vettori idonei, introdotti poi in cellule batteriche in modo di indurle a sintetizzare proteine codificate dai geni. Oggi questa tecnica ci fornisce anche nuovi mezzi per la diagnosi precoce di malattie genetiche, tramite strumenti come i RFLP e le sonde radioattive. Ci sono, poi, altre tecniche che permettono di individuare i geni responsabili della corea di Huntington, della fibrosi cistica, e della forma più comune di distrofia muscolare dei bambini.
Le biotecnologie sono senz’altro un universo affascinante che ci apre prospettive mediche immense per il futuro ma suscitano anche molti timori e perplessità quando si affaccia l’ipotesi di manipolazioni che possano strumentalizzare l’uomo. E’ a questo punto che scatta la responsabilità dello scienziato che deve operare le giuste scelte. Significativo ci sembra quanto afferma Galileo nella ricostruzione della sua vita di Brecht in un’opera teatrale: “Per alcuni anni ebbi la forza di una pubblica autorità, e misi la mia sapienza a disposizione dei sapienti perché la usassero, o non la usassero, o ne abusassero, a seconda dei loro fini. Ho tradito la mia professione…”


V° A liceo Scientifico Tecnologico

 

 

 

 

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 Mangiar bene per vivere meglio

Una consapevolezza ancora tutta da costruire
Fanno riflettere i dati emersi da un'indagine


L'adesione al progetto "Pensa a cosa mangi" ha visto i ragazzi della 2E dell'ITIS Cannizzaro impegnati in un compito di realtà, per la realizzazione di uno spot pubblicitario rivolto ad altri ed a se stessi, e legittimato all'esterno del sistema scolastico per una riconosciuta utilità sociale. Sensibilizzati al problema da alcuni docenti, che hanno curato la formalizzazione e la progettazione del processo di lavoro, abbiamo proceduto con una metodologia adatta all'uopo.

Ricca colazione per una maggiore prontezza e concentrazione a scuola

Con un'indagine sulle abitudini alimentari di un campione di 174 studenti del biennio, attraverso un questionario anonimo, siamo pervenuti a risultati tangibili e controllabili. I dati emersi rivelano situazioni sconcertanti. Il 38% della popolazione scolastica considerata salta sistematicamente l'appuntamento della prima colazione, che rimpiazza a metà mattinata con pizza, merendine, patatine fritte, bevande zuccherine e gassate. Questo significa sottoporre l'organismo ad un rallentamento dell'attenzione e della concentrazione dovuta a sbalzi di glicemia, cioè di quantità di zucchero nel sangue. Il 45% concentra a pranzo ed a cena l'apporto calorico, con un conseguente affaticamento dell'apparato digerente, e ingurgita cibi ricchi di grassi animali e poveri di amidi, di fibre, di vitamine, di minerali, e magari adatti a promuovere processi di malattie cronico-degenerative. I giovani per vari motivi vivono questa situazione pesante e disordinata, forse perché costretti a consumare da soli il pranzo, magari attingendo a caso dal frigorifero stracolmo di prodotti precotti e surgelati o dalle mode alimentari spesso improvvisate e/o consigliate da conoscenti. E tuttavia è diffusa fra i ragazzi la tendenza a migliorarsi, ad adottare un'alimentazione meglio regolamentata per la preferenza accordata, da una larga maggioranza, al consumo di carboidrati complessivi. Come riuscire nell'intento di mantenere la nostra salute e contemporaneamente avere un rapporto equilibrato con il cibo? L'analisi e l'elaborazione di un testo pubblicitario ci hanno permesso di individuare, e quindi di proporre, il modello della "dieta mediterranea" come quello salutare e idoneo alla soluzione del problema. In-fatti, la dieta mediterranea oltre a far riscoprire sa-pori antichi e dimenticati, inibisce e allontana al-cune "malattie del benessere". Esperti nazionali e internazionali concordano sui pregi di tale dieta. Del resto anche l'OMS nel passato si è assunto il compito di coordinare la ricerca medica del mon-do mediterraneo, affinché una politica alimentare e nutrizionale fosse comune all'area geografica considerata.

II° E Alessio Montesanti, Alessandro Palazzi, Fabbiano Bucci, Agnese Seccafieno

  Il valore della verità


L’esistenza della verità assoluta e un possibile punto di incontro tra le diverse verità sono stati argomento di un dibattito, realizzato in compresenza tra le discipline di matematica e storia.
Cos’è la verità? Credo che nessuno lo sappia perché, d’altra parte, com’è naturale, ognuno la riporta secondo il proprio punto di vista. Viene considerata come il primo scopo della filosofia, la ricerca della verità percorre l’intera storia del pensiero: i greci al tempo loro pensavano che fosse vero ciò che è; Cicerone stesso sostenne che la verità provenisse da tre fonti: sensi, ragione, fede.
Molti sostennero che la verità si rivela solo a coloro che la ricercano, ma la ricerca è personale. Per verità si intende la massima espressione della dignità umana, il coraggio della verità, è la verità più alta.
Il problema della verità ritornò anche in età medievale, e in età rinascimentale ad esempio con Giovanni Pico della Mirandola che si adoperò per la conciliazione, delle diverse filosofie, fondata sull’incessante ricerca della verità da parte di tutti gli uomini di tutte le epoche.
Anche in Italia nella seconda metà del XIX secolo. nacque un movimento culturale chiamato verismo, che fu il primo punto d’incontro delle varie correnti di pensiero sulla ricerca del reale! In genere le persone si lasciano confondere dalle cosiddette “verità” riportate dai mass-media, dai libri e dal cinema senza preoccuparsi di cercarne una propria; si lasciano influenzare senza cercare di farsi un’idea riguardo all’argomento. Un esempio è la visione storica della scoperta dell’America: in genere, nei libri di storia (vedi il nostro) è riportata come l’inizio di una nuova vita, come il superamento di alcuni ostacoli, quali le concezioni cosmografiche, quindi come l’ampliamento degli orizzonti umani.
Ma non è stata mai considerata come la fine della civiltà Azteca, Maya ed Incas. Qual è la verità? Chi erano gli eroi? Gli indiani d’America o i coloni?
La verità non è né nell’una né nell’altra parte; e per trovarla credo che l’unica cosa giusta da fare sia allontanarsi dalla vicenda per poterne avere una visione più completa più ampia. Questione di prospettiva. Non ci si dovrebbe mai fidare della verità apparente, ma bisognerebbe scrutare il tutto, per poterne estrarre una verità più obiettiva possibile e congruente a quella posta in essere.
In fondo la vittoria non sta nel trovare una verità preconfezionata, o peggio ancora nell’adagiarsi ad essa; ma sta nel ricercarla e per quanto possa esser brutta o triste è sempre verità (qualunque essa sia!).

 Bellizzia della III° A Chimica

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