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Global, ma con cautela
Capelli gelatinati, cuffie alle orecchie, jeans scoloriti e attillati, scarpe griffate e slacciate, telefonino in mano, questa è l’immagine della nostra generazione. Chi direbbe che questi giovani, apparentemente superficiali e attenti solo all’esteriorità, s’interessino di quello che accade nel mondo, siano sensibili alla povertà, alla pace tra i popoli, alla disparità economico-sociale? Eppure è proprio così! Da un’indagine svolta tra i nostri coetanei risulta che la maggior parte di loro manifesta opinioni convinte e chiare sui problemi della nostra società. Sono contrari ai sistemi di accumulazione del capitale e del potere a danno dei paesi economicamente più deboli, alla politica aggressiva ed imperialistica di alcune potenze mondiali, ai modelli di consumo e di produzione che prevedono l’eccessivo sfruttamento delle risorse. I giovani chiedono una globalizzazione sostenibile: eliminazione della povertà, gestione equilibrata delle risorse, conservazione delle tradizioni culturali di ogni paese, crescita economica dei paesi poveri. Sentono, quindi, il villaggio globale come un modo per prendere coscienza dei diritti che appartengono all’intera umanità.
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