A spasso con Tuena per i luoghi di Michelangelo

Sabato 19 e domenica 20, un paio di quelle giornate  che solo Roma ad ottobre sa regalarti: Il sole, il cielo limpido e l'aria fresca d'autunno. L'appuntamento di fronte alla chiesa di Santa Maria di Loreto, vicino alla Colonna Traiana. Oggi si parla in strada, in mezzo a gruppi di turisti che come eserciti di conquistatori vengono a consumare cultura fatta di aneddoti, che il giorno dopo avranno dimenticato, guidati da uomini e donne forniti di alte aste con bandiere, che parlano in fretta ed in cinque minuti sciorinano duemila anni di storia. Tra il rumore delle ambulanze o delle volanti della polizia, le parole a volte coperte dalla confusione del  traffico e dallo scalpiccio di vecchi cavalli agganciati a carrozzelle con sopra turisti felici di farsi alleggerire il portafogli. Gli spettatori, noi, un po' fuori tema, con i libri in mano, in attesa di un momento di pausa per osare la richiesta di una dedica, seduti sulle gradinate del basamento alle spalle del foro Traiano. L'intrattenitore, Filippo Tuena, autore dei magnifici libri "La grande ombra" e "La passione dell'error mio", il primo una sorta di inchiesta su Michelangelo, il secondo una selezione ragionata e commentata del carteggio del grande artista.

L'argomento, naturalmente, Michelangelo. Tuena parla come parlando ad amici di sempre di un amico comune, ci racconta degli ultimi anni di vita dell'uomo simbolo del rinascimento italiano, dell'autore del giudizio universale alla cappella Sistina e di decine di opere di meraviglia ineguagliata. Con la fatica dell'attenzione a non perdere una sola parola ci si dimentica del traffico, della Roma caotica, dei turisti che ti circondano rumorosamente e si sprofonda piano piano in un rinascimento immaginato, si comincia a vedere Piazza Venezia come l'agglomerato di casette che era cinquecent'anni fa. Si ritrova la casa dove ha vissuto Michelangelo, in Macel de Corvi, proprio li, sostituita dal boschetto che si trova al fianco del palazzo delle Assicurazioni Generali, su Piazza Venezia. Si vede il vecchio che sale sul ronzino per fare la passeggiata a cui non rinuncia fino a pochi giorni prima della morte. Si segue con lo sguardo Michelangelo, stizzito, che bofonchia qualcosa tra se e se, attraversare la strada coi fogli delle bozze del giudizio tra le mani, andare da un papa che si è spostato a Palazzo Venezia per raccogliere un po' di ponentino che non arriva fin su al vaticano, un papa che a Michelangelo non piace e da noia e che pretende di vedere il suo lavoro e ragionarci con lui. Si vede ancora l'artista chino sulle sue carte, sui suoi disegni, nella casa modesta e con poca luce, perché egli lavora il marmo e il marmo predilige la penombra alla luce, per apprezzare appieno le forme dei volumi, l'artista, dicevamo, interrotto da qualcuno che bussa alla porta e quasi con rabbia dice "avanti". Si vede il bel Tommaso de' Cavalieri entrare timido nello studio, vestito di tutto punto, un po' dandy e un po' macho, e Michelangelo, prima rivolgersi con sgarbo a chi ha osato infrangere la sua concentrazione e poi cambiare d'umore, rimanerne attratto, affascinato, folgorato. Michelangelo alla scoperta, forse, in Roma, di qualcosa di cui si meraviglia possa esistere, la bellezza della giovinezza, la bellezza come archetipo per la sua arte e attrazione più mentale che fisica, che colma i suoi pensieri di vecchio e lo fa tremare come un adolescente.

Due giornate che non si dimenticheranno facilmente e che ci hanno dato la possibilità di strappare a Tuena l'impegno di venire, a febbraio, nella nostra scuola per incontrare i ragazzi del liceo tecnologico, a parlare insieme, di quel Michelangelo che ancora ci riempie di stupore e che è così restio a farsi conoscere fin nel profondo.

 

Antonio De Leo

Ernesta Cicini

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