STUDIO RITMICO CON I PALLONI DA PALLAVOLO

 

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Il lavoro che stiamo realizzando in palestra con il coinvolgimento di una parte degli alunni delle classi IID, ID, IA e IC liceo Scientifico Tecnologico, consiste in uno studio ritmico collettivo con l’utilizzo dei palloni da pallavolo.  L’attrezzo viene sfruttato nella sua componente non convenzionale quindi non tecnica. La scelta dei palloni è stata dettata da una duplice esigenza: stimolare la coordinazione fine negli alunni e sfruttare le opportunità acustiche che gli attrezzi producono quando vengono palleggiati al suolo.

         L’esercizio è organizzato rispettando la sequenza ritmica del brano musicale scelto e si struttura e si motiva in relazione ai diversi momenti acustici. Abbiamo scelto un pezzo di percussioni (Bahia dei Bad Boys Batucada), in modo che la successione delle battute musicali risultasse chiara e coinvolgente.

         Il lavoro proposto prevede differenti livelli coordinativi, via via più sofisticati:

1)CORPO-ATTREZZO che presuppone una manualità raffinata per eseguire gli elementi tecnici proposti e una percezione dell’oggetto come strumento di lavoro significativo e motivante

2)CORPO-ATTREZZO-MUSICA che impone l’affinamento della capacità di coordinare il gesto motorio secondo la sequenza temporale scandita dalla base musicale scelta. Si rende a tal fine obbligato uno studio all’ascolto della musica, percepita nelle sue componenti ritmiche (accenti, scansioni metriche…) e melodiche

3)CORPO-ATTREZZO-MUSICA-GRUPPO  che presuppone l’ascolto oltre che delle proprie, anche delle altrui esigenze. L’esecuzione in gruppo esige l’attenzione all’altro, la disponibilità a sentirsi parte di un progetto, la permeabilità visiva e uditiva agli stimoli che i compagni con il loro lavoro possono suggerirci L’importanza di eseguire un compito motorio all’interno di un gruppo è tale in quanto facilita la realizzazione delle sincronie di gesto tecnico e frase musicale. La comprensione della ritmicità della musica è talvolta istintiva, talvolta frutto di studio e educazione mirata. Nel lavoro di gruppo i compagni costituiscono una cassa di risonanza delle intuizioni individuali: queste ultime vengono sostenute ed esaltate grazie alle sincronie sonore e visive che si determinano. I ragazzi che, invece, sono in difficoltà perché il loro approccio con la musica è meno immediato, all’interno del gruppo godono del riflesso simmetrico nell’altro e riscoprono il significato della musica in quanto guida per il movimento e quindi per le emozioni.

          L’esercizio prevede in alcuni momenti un lavoro a canone, in cui si formano sottogruppi che eseguono in successione elementi motori identici. Si realizza così una sorta di autogestione del gruppo, nel senso che la guida ritmica sorge al suo interno e si perde la necessità che una fonte sonora esterna coordini le sincronie.

          Un’altra componente essenziale nel lavoro di gruppo è quella ludica: la collaborazione fra i ragazzi e la compartecipazione allo svolgimento di un compito comune, può fare leva sull’entusiasmo e sulla gioia della condivisione.

          L’ultima considerazione in merito a questo lavoro vorrei dedicarla a quei ragazzi molto timidi e riservati che hanno trovato comunque il coraggio di esibirsi di fronte ad un pubblico, vincendo così i timori legati ai cattivi giudizi dei pari. A questi va il mio sostegno e la mia stima, sperando che questa esperienza sia servita loro nel processo di conquista della stima di sé, che da sempre accompagna la crescita individuale, soprattutto negli adolescenti.

 

Francesca Tortora

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