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L'incontro con Filippo Tuena

 

Cosa sono i libri per noi: parole infinite. Solo attraverso lo studio della letteratura  scopriamo in essi   un universo immenso che racchiude tutta la quotidianità, che le dà un senso.

Difficile raccontare come ci siamo sentiti dinanzi a Filippo Tuena . Non che fossimo intimoriti ma senz’altro entusiasmati dalla possibilità di incontrare  l’autore di un libro letto, di scoprire  la realtà di uno scrittore.

 Leggere un libro dedicato a un genio che ha segnato profondamente la storia è un’esperienza entusiasmante. Pagina, dopo pagina  “La grande ombra” ci ha svelato un personaggio del tutto diverso dal Michelangelo che siamo abituati a conoscere, con le sue passioni, i suoi rimorsi e i suoi affetti. Ma  è ancor più interessante è stato l’incontro con l’autore, che ci ha svelato verità e curiosità inaspettate.  Tuena  ci ha, infatti, permesso di passare  un’ora in compagnia di un genio che tutti conoscono e ammirano senza sapere  abbastanza, però, dell’uomo, del suo io, dei suoi travagli interiori.

 L’incontro si è aperto con la nostra presentazione del romanzo. Poi alcuni di noi, emozionatissimi, hanno letto una selezione di pagine, accompagnati  dall’esecuzione di pezzi di musica rinascimentale per chitarra  suonati da un nostro compagno. Tuena si è mostrato attento come se  ciò che stava ascoltando fosse per lui nuovo, ha poi apprezzato la scelta operata: più volte ha detto di aver partecipato a serate teatrali, in cui sono state lette parti del suo libro, ma in genere l’attenzione si era focalizzata sui monologhi  di personaggi famosi, piuttosto che su quelli da noi scelti, che pure si incentrano su  temi importanti del romanzo, quello della malinconia dell’esule e quello dell’insoddisfazione dell’artista nei confronti della sua opera. Alla presentazione sono seguite le domande. Come è avvenuto l’incontro con Michelangelo? Come è nata la struttura così particolare di questo romanzo che, partendo da un interrogativo  apre una sorta di inchiesta che tassello dopo tassello ricostruisce,  attraverso una serie di monologhi, la difficile personalità di una delle figure più rappresentative del nostro Rinascimento? Quale dei personaggi chiamati in causa nell’inchiesta è più caro all’autore? Così Tuena ha raccontato come il suo interesse per l’ultimo Michelangelo sia nato quasi casualmente mentre conduceva ricerche su uno “scalpellino” del ‘500, attraverso il rinvenimento di una lettera in cui questo lasciava trasparire un’immagine dell’artista vecchio e sofferente diversa da quella usuale. Di qui il desiderio di andare a fondo e di alzare il velo sulla realtà di un’anima.

Circa la struttura del romanzo, Tuena  dice che  è nata casualmente. Il suo progetto era  un romanzo sul Rinascimento, naufragato, però, sullo scoglio della lingua. La difficoltà era soprattutto nei dialoghi che, nel tentativo di rispecchiare l’epoca, risultavano infarciti  di pompose formule di apertura. Di qui la scelta di  rinunciare  ai dialoghi, alle descrizioni, al ruolo del narratore, per una struttura corale, grazie alla quale, i personaggi sfilano dinanzi ai nostri occhi raccontando, dando il loro contributo  per sciogliere l’enigma di una complessa personalità. Ogni monologo è il frutto di un paziente lavoro di  analisi di documenti, lettere, versi. A suggerire questa scelta ha contribuito il ricordo di una lettura di adolescente: la raccolta di poesie “Spoon River”. Per costruire una struttura ritmica al dialogo, ha inoltre svelato di essersi ispirato sia alla musica jazz sia al romanzo "Sulla strada" di Kerouac. Tra i personaggi preferiti da Tuena c'è senz’altro Daniele da Volterra e Giovan Battista Strozzi. Il primo perché rappresenta l’epilogo del Rinascimento, l’artista che rincorre vanamente la perfezione nelle sue opere, e , alla fine, non lascia che cose incompiute, desideri irrealizzati, ciò che realizza non è altro che l’ombra dei suoi sogni. Il secondo, invece, è un poeta di nobili origini che a causa di un difficile rapporto col potere si isola nel suo sfarzoso castello, in una sorta di esilio volontario trovando conforto nelle sue rime. A lui Michelangelo inviava i suoi versi per riceverne un giudizio schietto. Un personaggio, invece,  a cui non vanno le simpatie di Tuena è Vittoria Colonna, la vedova che dopo la morte del marito si rinchiuse in un monastero rifiutando di vivere, atteggiamento questo che lo scrittore non  apprezza. Inoltre la sua lunga corrispondenza con Michelangelo che egli stesso distrusse, forse per  i temi di fede affrontati,  pericolosi  in tempi di Controriforma, per cui difficile è stato ricostruire il suo rapporto con l’artista.

E proprio sul tema del rapporto di Michelangelo  con la fede si chiude l’intervista degli alunni a Tuena. Lo scrittore a questo proposito ricorda una sua lettera  ad un amico fiorentino, scritta dopo la morte del fratello, in cui chiedeva se questi avesse ricevuto i conforti religiosi prima di morire, concludendo che ciò che conta è avvicinarsi a Dio nell’intimo. Michelangelo sembra, così, condividere i temi protestanti in fatto di salvezza.

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